Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar

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Testo

RELAZIONE DEL LIBRO
“ M E M O R I E D I A D R I A N O “
Marguerite Yourcenar
( ( ( ( (
TITOLO: MEMORIE DI ADRIANO
AUTORE: MARGUERITE YOURCENAR
ANNO: 1951
CASA EDITRICE: EINAUDI
TRAMA: Marguerite Yourcenar descrive la storia dell’imperatore romano Adriano immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo ed originale: infatti immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita di imperatore all’amico Marc’Aurelio, che poi diventerà suo nipote adottivo. Questa lettera si suddivide in sei capitoli, che analizzerò analiticamente uno ad uno.
 ANIMULA VAGULA BLANDULA
Adriano racconta all’amico Marco di essersi recato dal suo medico Ermogene poiché è malato ed è sicuro di una sua prossima morte per un’idropisia di cuore. Successivamente si dilegua parlando:
- del suo corpo, che gli è tanto caro ma che ormai è malato
- della sua prossima morte
- della caccia, praticata sin da adolescente ma ormai abbandonata
- del suo cavallo Boristene
- di nuoto, che praticava assiduamente
- della corsa
- del mangiare
- della voluttà dell’amore
- del prodigio dell’amore (erotica = teoria del contatto)
- della tecnica del vero seduttore (quale egli non è), e che egli disprezza profondamente
- del sonno, che guarisce dalla stanchezza ed immuta le persone.
Dopo essersi sfogato, Adriano propone a Marco di raccontargli la sua vita senza nascondergli nulla, a parte i particolari più scandalosi, per definirsi e per conoscersi meglio prima di morire. Egli dispone di tre mezzi per valutare l’esistenza umana: lo studio di se stesso, che è il metodo più difficile ed insidioso, ed egli stesso ammette di avere una conoscenza di se stesso oscura e segreta; l’osservazione degli uomini, che si adoperano per nascondere i loro segreti o per fare credere di averne; ed i libri. Afferma che la vita gli ha chiarito tutto ciò che era scritto nei libri; gli autori non fanno altro che scrivere menzogne, e se scrivono cose reali, queste non lo sono per intero.
La sua vita è definita da quello che egli non è stato: buon soldato per quindici anni, non grande uomo di guerra; amatore d’arte, non artista; capace di delitti, ma non carico di delitti. Le sue azioni sono il solo mezzo di cui egli dispone per affidarsi alla memoria degli uomini, e perfino alla propria. Continuando poi a scrivere a Marco, Adriano si accorge che la sua vita è banale, e che quindi non merita neppure di essere ripensata, tanto meno di essere scritta.
 VARIUS MULTIPLEX MULTIFORMIS
Ora Adriano si accinge a descrivere all’amico Marco la propria famiglia : inizia a parlare dell’avo Marullino, uomo colto ma contadino, che si diceva esercitasse la magia; una notte Marullino andò a svegliare Adriano undicenne predicendogli la venuta dell’impero del mondo. Successivamente parla di suo padre Elio Afro Adriano, uomo che trascorse la sua vita in amministrazioni senza gloria e morì quando il figlio Adriano aveva dodici anni. Poi parla della madre, che abbandonò quando il suo tutore lo venne a chiamare per partire verso Roma e cita il prozio Elio, uomo molto colto che si limitava alle letture degli autori dell’età augustea. Infine parla brevemente della sorella Paolina, donna seria e arcigna, sposatasi ancor giovane con un uomo vecchio. Dopo aver parlato a Marco dei propri parenti, Adriano inizia a parlare della sua giovinezza; egli nacque ad Italica e non a Roma come tutti gli imperatori che lo avevano preceduto. Egli frequentò la scuola di Terenzio Scauro a Roma, che faceva conoscere mediocremente filosofi e poeti, ma preparava abbastanza bene alle vicissitudini della vita. Adriano amava i poeti più ermetici e oscuri, che richiedono al pensiero alcuni sforzi per comprenderli come Orazio ed Ovidio, ma il suo maestro Scauro gli disse che sarebbe stato solo un poeta mediocre. A questo Adriano non volle mai credere. Scauro inoltre insegnò il greco ad Adriano, che gli fu riconoscente: Adriano dice di avere governato l’impero in latino, ma di avere pensato e vissuto in greco. A sedici anni il suo tutore Acilio Attiano grazie all’aiuto di Scauro mandò Adriano presso il sofista Iseo: Adriano rimase subito affascinato dalla bellezza di Atene e si appassionò di matematiche e di arti, ed inoltre seguì un corso di medicina tenuto da Leotichide, il quale gli insegnò il metodo. Adriano racconta all’amico Marco che egli ha amato assai poco la sua giovinezza; quando si trovava ad Atene rimpiangeva Roma che sebbene fosse inferiore alla Grecia sotto tanti aspetti, recuperava vantaggio per la dimestichezza con affari di Stato che esigeva dai suoi cittadini; così tornò a Roma, dove fu nominato giudice del tribunale a cui erano demandate le questioni ereditarie. In quel periodo a Roma morì l’imperatore Domiziano. Adriano non era molto amato poiché aveva un carattere ellenico e veniva chiamato “lo studente greco”. Poi scoprì un modus vivendi con il quale potè adempiere perfettamente al compito più gravoso senza impegnarsi interamente. Ma la conquista che lo impegnò di più fu quella della libertà di assentire, e in questo modo Adriano ha finito per accettare se stesso.
Dopo essere stato a Roma Adriano tornò alla vita militare che aveva abbandonato da sedicenne e venne promosso tribuno alla Seconda Legione, situata sulle sponde dell’alto Danubio, ed in novembre venne trasferito alla Quinta Legione sulle foci del Danubio. Nel frattempo Domiziano venne assassinato e gli susseguì Nerva, che adottò Traiano poiché era già in età avanzata. Le legioni divennero più intelligenti e la loro attenzione si rivolgeva agli affari esteri dell’impero, ma il patriottismo romano assumeva in quegli uomini di mestiere forme brutali di abuso delle popolazioni nomadi. Ad Adriano piaceva molto frequentare i barbari e gli capitò anche di adorare i loro dei e di stabilire con loro compravendite.
Quando Nerva morì Adriano si recò in Germania per avvisare Traiano dell’accaduto; il nuovo erede accolse la notizia con gran disinvoltura. Adriano ispirava scarsissima fiducia a Traiano, che lo sapeva rimproverare ma anche premiare se necessario. In quel periodo inoltre Adriano si legò appassionatamente ad un giovinetto che anche Traiano aveva adocchiato. Un anno dopo venne lanciata anche una spedizione contro i Daci durante la quale Adriano compì diverse azioni brillanti che gli procurarono una reputazione a Roma e una certa notorietà nell’armata. Così Adriano fu notato anche dall’imperatore che finì per vedere in lui un secondo figlio; dopo che ebbe dato fuoco ai consiglieri avvelenati del re Decebalo Traiano, compiaciuto dal coraggio del cugino Adriano, gli infilò al dito l’anello di diamanti che egli stesso aveva ricevuto da Nerva, quasi come pegno della successione al potere.
Adriano aveva ormai grande fama, e ricoprì la carica di segretario del Senato. Inoltre Adriano scriveva discorsi per Traiano, che addirittura leggeva egli stesso in Senato; queste funzioni segrete gli valsero l’intimità e la fiducia dell’imperatore, ma l’antica antipatia perdurava. Ventottenne, Adriano sposò Sabina, nipote di Traiano, anche se questo si opponeva; così Adriano divenne più che mai uomo di famiglia e fu costretto a vivere a corte. Egli divenne multiforme e versatile, poiché dovette adattarsi a persone che gradiva molto o per nulla.
Ora Adriano si diletta nel parlare all’amico Marco della sua vita sentimentale: dopo aver sposato Sabina questa divenne improvvisamente insopportabile e consumata dal tempo. Così Adriano trovò molte amanti con le quali instaurò legami piacevoli e conturbanti, che sapevano saziare il vuoto provocato dalla moglie. Tra tutte quelle amanti egli ne amò deliziosamente una, con la quale rideva e si sentiva finalmente appagato, ma che purtroppo morì giovane esiliata dalla sua famiglia in seguito a un divorzio che fece scandalo.
Dopo il trionfo di Traiano sui Daci un’ulteriore pericolo sorprendeva Roma: le incursioni sarmate. Adriano fu inviato in guerra con la carica di governatore della Pannonia e i poteri di generale capo. La guerra durò undici mesi, ma Adriano ricompose definitivamente l’ordine qualche mese dopo essere salito al trono; morirono molti romani per mano dei Sarmati oppure a causa di malattie, che decimarono l’esercito.
Terminata la guerra, morì Licinio Sura, moderato consigliere di Traiano, e appunto questi attendeva esclusivamente ai suoi progetti di guerra mentre Adriano governava sempre più l’amministrazione civile. Traiano demolì la figura di uno stato ricco, poiché la follia dello sperpero s’era impadronita di lui per quanto riguarda le sue esigenze personali. Un anno prima della guerra Adriano fu promosso alla carica di governatore della Siria e di legato presso l’esercito. Durante i pochi anni che precedettero la crisi egli andò a passare qualche mese in Grecia, dove fu nominato arconte di Atene e si appassionò ancor più all’ellenismo, promettendosi di imporre pian piano al mondo la sola cultura greca.
Dopo un anno che Adriano occupava la carica di governatore della Siria, Traiano lo raggiunse ad Antiochia per iniziare l’invasione dell’impero partico. Quando l’imperatore fu in procinto di partire per quella spedizione irta di pericoli, non aveva ancora designato il suo successore, anche se era già giunto all’età di sessantaquattro anni. Ed Adriano all’età di quarant’anni bramava molto l’impero: voleva il potere, lo voleva per imporre i suoi piani, per tentare i suoi rimedi, per instaurare la pace, ma lo voleva soprattutto per essere interamente se stesso, prima di morire. Dopo un periodo di dieci anni nei quali non ebbe diretti contatti con l’imperatore e la spedizione procedeva con grande soddisfazione, un messo annunciò ad Adriano il decesso di Traiano e la sua designazione ad imperatore. Tutto ciò che era stato bramato, vagheggiato, discusso o taciuto fu finalmente nelle sue mani.
 TELLUS STABILITA
Subito dopo essere divenuto imperatore Adriano intavolò nuovi negoziati di pace, cancellò le annessioni pericolose con la Mesopotamia e l’Armenia, ristabilì l’ordine in Egitto a causa delle ribellioni e si dedicò ad equilibrare i rapporti fra i Greci ed i Giudei. Il suo traguardo era il raggiungimento della pace, anche se vi erano problemi sia in Mauretania sia in Bretagna dove i soldati fomentavano disordini. Acilio Attiano, attenendosi agli ordini di Adriano, eliminò tutti i nemici dichiarati dell’imperatore: Celso, Palma e Nigrino. Dopo ciò però il Senato non si dimenticò che erano stati giustiziati alcuni uomini per ordine di Adriano, e questo, per migliorare la sua immagine ai loro occhi, si dimostrò più clemente, scrupoloso e giusto. Adriano successivamente si arrabbiò tremendamente con il suo tutore, ma alla fine lo premiò per la sua costante fedeltà facendolo entrare in Senato con un alta carica onorifica equestre.
Dimenticato l’omicidio dei nemici di Adriano, tutti esaltarono l’imperatore per le sue modeste virtù, per la cortesia estrema e per la pazienza, ed inoltre il Senato lo ricoprì di titoli onorifici che egli però non accettò. Infatti Adriano desiderava che il suo prestigio fosse personale, e che si misurasse per la sua agilità mentale, per la forza e per le imprese compiute. Ogni qual volta Adriano ebbe notato disordini, egli ristabilì subito l’ordine poiché amava vivere in uno stato pacifico. Prima di andare via da Roma per realizzare i suoi grandi progetti e le attività pacifiche egli volle tributare a Traiano il suo grande trionfo con una grande celebrazione.
Adriano si accorse che Roma non era più Roma; la città era divenuta lo Stato. Le virtù che l’avevano resa grande, Humanitas Felicitas Libertas, avrebbero dovuto adattarsi a tutta la terra. Successivamente Adriano parla all’amico Marco a proposito:
- delle leggi, alle quali egli non crede molto. Infatti ne eliminò alcune superflue e promulgò un piccolo numero di saggi decreti
- della schiavitù, che egli non ammette in forme particolarmente insidiose
- della condizione della donna, che è sottoposta e protetta allo stesso tempo, debole e potente, troppo disprezzata e troppo rispettata
- dell’economia di Roma e della svalutazione della moneta
- dell’esercito, che è multiforme e sa adattarsi ai vari luoghi
- dei suoi funzionari (il Consiglio del Principe)
- delle sue dimore
- delle ricostruzioni e delle costruzioni da lui compiute
- delle città da lui create (Plotinopoli, Adrianopoli, Antinopoli, Adrianotera)
- dell’arte
- della propaganda imperiale (TELLUS STABILITA)
Ora Adriano comincia a parlare dei suoi viaggi; egli infatti dovette trattenersi in Germania ed in Britannia per opere di ricostruzione e di costruzione, come il vallo nella Britannia del nord. Poi si diresse in Gallia, in Spagna e rapidamente in Mauretania per una rivolta. Tornato dalla Mauretania, Adriano trascorse un breve periodo nella sua Villa di Tivoli perché dopo fu richiamato in Oriente.
Infatti era nato il pericolo di una guerra con i Parti, così Adriano dovette incontrarsi con Osroe, il re partico, per acquietare ogni cosa. Terminata la visita a Osroe, invece di tornare a Roma Adriano decise di dedicare qualche anno della sua vita alle province greche e orientali dell’impero, ponendo sempre più Atene come sua patria e suo centro per lo studio degli astri, ai quali era molto appassionato.
 SAECULUM AUREUM
L’estate successiva Adriano si recò in Asia Minore, presso il procuratore della provincia Cneo Pompeo Procuro. Nella villa di questo Adriano conobbe un giovinetto bitino, Antinoo, che portò via con sé. Antinoo, con la sua dolcezza e la sua bellezza, portò la felicità nella vita dell’imperatore, che ne fece il suo prediletto. In primavera Adriano accompagnò Antinoo in Arcadia, sua patria natale, poi insieme si stabilirono ad Atene. Lì Adriano conobbe Arriano di Nicomedia, il suo migliore amico. Con il passare del tempo Adriano si accorse che Antinoo pensava già molto alla morte, che guardava con orrore.
Quando Adriano tornò da Atene a Roma trovò la piccola urna di Plotina deposta sotto la Colonna Traiana. Molti sue opere veniva concluse; la restaurazione del Colosseo, il tempio di Venere, il Pantheon. Quando fu inaugurato il tempio di Venere, Sabina moglie di Adriano, ricevette il titolo di imperatrice.
Il tempo passò ed Antinoo a vent’anni si uccise. Adriano rimase molto scosso dall’accaduto, poiché neppure la breve relazione con Lucio Ceionio l’aveva portato a tale disperazione. Antinoo si suicidò soffocandosi in un fiume egiziano, dove fu ritrovato da Adriano e da Cabria, dopo aver compiuto un rito di sacrificio da una maga. Alla vista di Antinoo morto, tutto crollò intorno ad Adriano, tutto sembrò spegnersi. Per onorarlo, Adriano ordinò la costruzione di Antinopoli proprio sulla riva di quel fiume dove Antinoo si era suicidato. Successivamente Adriano stabilì il giorno delle esequie e consegnò nelle mani degli imbalsamatori il corpo di Antinoo.
Nell’ansia di perdere tutto Antinoo aveva trovato quel mezzo per legarsi sempre ad Adriano. La morte è penosa, ma anche la vita può esserlo: infatti da quando morì Antinoo, Adriano aspettò la morte, poiché una vita senza il suo prediletto ormai non aveva più senso. Terminate le litanie Antinoo fu deposto in una caverna della catena arabica che un tempo i re d’Egitto utilizzavano come sepolcri.
 DISCIPLINA AUGUSTA
Dopo le esequie Adriano tornò in Grecia via terra passando per Antiochia e per Andrinopoli e si stabilì ad Atene nella casa di Arriano. Lì Adriano trascorse un periodo di riflessione nel quale rilesse le sue opere e pensò alla stesura di una serie di cronache destinate a continuare le Elleniche e a terminare con il suo regno. Lo stesso anno si incontrò con la sacerdotessa di Eleusi per stabilire le modalità del culto di Antinoo e stabilì contatti con il vescovo dei cristiani Quadrato. Inoltre portò a termine la revisione della costituzione ateniese rifacendosi alle antiche leggi democratiche di Clistere. Da allora Adriano non fece più ritorno ad Atene.
Successivamente codificò l’amministrazione dell’Italia grazie all’Editto Perpetuo con il fine di diminuire le contraddizioni e gli abusi. Inoltre fece costruire un sepolcro nel Campo di Marte alla memoria di Antinoo, l’Odeon, la nuova biblioteca di Efeso e terminò la sua Villa a Tivoli. Dopo un lungo periodo dalla morte di Antinoo il piacere riprese il suo ruolo nella vita di Adriano che si dedicò con impegno sempre maggiore al suo mestiere di imperatore.
La situazione in Giudea andava sempre più peggiorando poiché gli zeloti avevano una concezione monoteista che continuavano a professare al contrario dei Romani che erano politeisti. I giudei non ammettevano la costruzione di Aelia Capitolina da parte dell’imperatore così nacque la rivolta. A Gerusalemme il capo della rivolta Simone condusse una guerra nella cittadella di Betar per un anno, resistendo alla fame e alla sete. Ma nel frattempo anche l’esercito romano fu decimato e persino Adriano soffrì a causa della guerra in corso. Alla fine però la guerra terminò a favore dei Romani che cancellarono la Giudea dalla carta rinominandola Palestina
Dopo la lunga permanenza a Gerusalemme Adriano si sentiva molto affaticato e soffriva d’insonnia; visitandolo, Ermogene finì per diagnosticargli un inizio di una idropisia di cuore. Da allora Adriano si sentì sottomesso da quel male che era diventato improvvisamente suo padrone. Egli sapeva che lo attendevano due soli affari importanti: uno era la scelta del suo successore, l’altro era la sua morte.
Quando ritornò a Roma Adriano fu accolto trionfante dalla guerra contro Gerusalemme alla quale aveva partecipato. Egli vi fece ritorno per terminare i suoi giorni il più dignitosamente possibile e per pensare al suo successore. Iniziò ad esaminarne alcuni, ma adottò Lucio Ceionio poiché gli era sempre stato fedele ed era molto abile e prese il nome di Elio Cesare. In quei giorni morì anche sua moglie ed Adriano fece uccidere Serviano perché temeva che avrebbe potuto complottare contro di lui e contro suo figlio adottivo.
Adriano nominò subito Lucio governatore della Pannonia, e questo svolse in tutta serietà l’incarito assegnatogli. Purtroppo si ammalò seriamente e morì, lasciando ad Adriano l’incombenza di scegliere un nuovo successore. In Senato Adriano notò Antonino, un funzionario irreprensibile dotato di grande bontà, che egli stesso scelse come successore. Ed inoltre designò come figli adottivi di Antonino proprio il suo amico Marco, che per suo volere chiamò Marc’Aurelio, ed il figlio di Lucio. Ormai Adriano aveva compiuto la sua opera pubblica e si ritirò nella Villa di Tivoli.
 PATIENTIA
Dopo aver nominato il suo successore Adriano può morire in pace; non ha più fretta di morire, e cerca di vivere al meglio gli ultimi momenti. Purtroppo il suo male lo logora talmente tanto che Adriano decide di cercare la morte; perciò chiama prima il suo capocaccia Mastore e poi il medico Giolla chiedendo loro di ucciderlo o con armi o con un veleno, ma i due servi si rifiutano di obbedire. Così Adriano si convince che la morte arriverà prima o poi, ed egli dovrà dimostrarsi paziente ed attenderla. La sua pazienza dà frutti: egli soffre meno e la vita torna a sembrargli quasi dolce. L’esistenza gli ha dato molto ed egli ha saputo ottenere molto da lei, ma ora l’esistenza non ha più nulla da offrirgli ed egli è certo di non avere più nulla da imparare da lei. Fino ai suoi ultimi istanti Adriano sarà amato d’amore umano, grazie a tutti coloro che lo hanno sempre servito umilmente e con devozione.
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RELAZIONE DEL LIBRO
“ M E M O R I E D I A D R I A N O “
Marguerite Yourcenar
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TITOLO: MEMORIE DI ADRIANO
AUTORE: MARGUERITE YOURCENAR
ANNO: 1951
CASA EDITRICE: EINAUDI
TRAMA: Marguerite Yourcenar descrive la storia dell’imperatore romano Adriano immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo ed originale: infatti immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita di imperatore all’amico Marc’Aurelio, che poi diventerà suo nipote adottivo. Questa lettera si suddivide in sei capitoli, che analizzerò analiticamente uno ad uno.
 ANIMULA VAGULA BLANDULA
Adriano racconta all’amico Marco di essersi recato dal suo medico Ermogene poiché è malato ed è sicuro di una sua prossima morte per un’idropisia di cuore. Successivamente si dilegua parlando:
- del suo corpo, che gli è tanto caro ma che ormai è malato
- della sua prossima morte
- della caccia, praticata sin da adolescente ma ormai abbandonata
- del suo cavallo Boristene
- di nuoto, che praticava assiduamente
- della corsa
- del mangiare
- della voluttà dell’amore
- del prodigio dell’amore (erotica = teoria del contatto)
- della tecnica del vero seduttore (quale egli non è), e che egli disprezza profondamente
- del sonno, che guarisce dalla stanchezza ed immuta le persone.
Dopo essersi sfogato, Adriano propone a Marco di raccontargli la sua vita senza nascondergli nulla, a parte i particolari più scandalosi, per definirsi e per conoscersi meglio prima di morire. Egli dispone di tre mezzi per valutare l’esistenza umana: lo studio di se stesso, che è il metodo più difficile ed insidioso, ed egli stesso ammette di avere una conoscenza di se stesso oscura e segreta; l’osservazione degli uomini, che si adoperano per nascondere i loro segreti o per fare credere di averne; ed i libri. Afferma che la vita gli ha chiarito tutto ciò che era scritto nei libri; gli autori non fanno altro che scrivere menzogne, e se scrivono cose reali, queste non lo sono per intero.
La sua vita è definita da quello che egli non è stato: buon soldato per quindici anni, non grande uomo di guerra; amatore d’arte, non artista; capace di delitti, ma non carico di delitti. Le sue azioni sono il solo mezzo di cui egli dispone per affidarsi alla memoria degli uomini, e perfino alla propria. Continuando poi a scrivere a Marco, Adriano si accorge che la sua vita è banale, e che quindi non merita neppure di essere ripensata, tanto meno di essere scritta.
 VARIUS MULTIPLEX MULTIFORMIS
Ora Adriano si accinge a descrivere all’amico Marco la propria famiglia : inizia a parlare dell’avo Marullino, uomo colto ma contadino, che si diceva esercitasse la magia; una notte Marullino andò a svegliare Adriano undicenne predicendogli la venuta dell’impero del mondo. Successivamente parla di suo padre Elio Afro Adriano, uomo che trascorse la sua vita in amministrazioni senza gloria e morì quando il figlio Adriano aveva dodici anni. Poi parla della madre, che abbandonò quando il suo tutore lo venne a chiamare per partire verso Roma e cita il prozio Elio, uomo molto colto che si limitava alle letture degli autori dell’età augustea. Infine parla brevemente della sorella Paolina, donna seria e arcigna, sposatasi ancor giovane con un uomo vecchio. Dopo aver parlato a Marco dei propri parenti, Adriano inizia a parlare della sua giovinezza; egli nacque ad Italica e non a Roma come tutti gli imperatori che lo avevano preceduto. Egli frequentò la scuola di Terenzio Scauro a Roma, che faceva conoscere mediocremente filosofi e poeti, ma preparava abbastanza bene alle vicissitudini della vita. Adriano amava i poeti più ermetici e oscuri, che richiedono al pensiero alcuni sforzi per comprenderli come Orazio ed Ovidio, ma il suo maestro Scauro gli disse che sarebbe stato solo un poeta mediocre. A questo Adriano non volle mai credere. Scauro inoltre insegnò il greco ad Adriano, che gli fu riconoscente: Adriano dice di avere governato l’impero in latino, ma di avere pensato e vissuto in greco. A sedici anni il suo tutore Acilio Attiano grazie all’aiuto di Scauro mandò Adriano presso il sofista Iseo: Adriano rimase subito affascinato dalla bellezza di Atene e si appassionò di matematiche e di arti, ed inoltre seguì un corso di medicina tenuto da Leotichide, il quale gli insegnò il metodo. Adriano racconta all’amico Marco che egli ha amato assai poco la sua giovinezza; quando si trovava ad Atene rimpiangeva Roma che sebbene fosse inferiore alla Grecia sotto tanti aspetti, recuperava vantaggio per la dimestichezza con affari di Stato che esigeva dai suoi cittadini; così tornò a Roma, dove fu nominato giudice del tribunale a cui erano demandate le questioni ereditarie. In quel periodo a Roma morì l’imperatore Domiziano. Adriano non era molto amato poiché aveva un carattere ellenico e veniva chiamato “lo studente greco”. Poi scoprì un modus vivendi con il quale potè adempiere perfettamente al compito più gravoso senza impegnarsi interamente. Ma la conquista che lo impegnò di più fu quella della libertà di assentire, e in questo modo Adriano ha finito per accettare se stesso.
Dopo essere stato a Roma Adriano tornò alla vita militare che aveva abbandonato da sedicenne e venne promosso tribuno alla Seconda Legione, situata sulle sponde dell’alto Danubio, ed in novembre venne trasferito alla Quinta Legione sulle foci del Danubio. Nel frattempo Domiziano venne assassinato e gli susseguì Nerva, che adottò Traiano poiché era già in età avanzata. Le legioni divennero più intelligenti e la loro attenzione si rivolgeva agli affari esteri dell’impero, ma il patriottismo romano assumeva in quegli uomini di mestiere forme brutali di abuso delle popolazioni nomadi. Ad Adriano piaceva molto frequentare i barbari e gli capitò anche di adorare i loro dei e di stabilire con loro compravendite.
Quando Nerva morì Adriano si recò in Germania per avvisare Traiano dell’accaduto; il nuovo erede accolse la notizia con gran disinvoltura. Adriano ispirava scarsissima fiducia a Traiano, che lo sapeva rimproverare ma anche premiare se necessario. In quel periodo inoltre Adriano si legò appassionatamente ad un giovinetto che anche Traiano aveva adocchiato. Un anno dopo venne lanciata anche una spedizione contro i Daci durante la quale Adriano compì diverse azioni brillanti che gli procurarono una reputazione a Roma e una certa notorietà nell’armata. Così Adriano fu notato anche dall’imperatore che finì per vedere in lui un secondo figlio; dopo che ebbe dato fuoco ai consiglieri avvelenati del re Decebalo Traiano, compiaciuto dal coraggio del cugino Adriano, gli infilò al dito l’anello di diamanti che egli stesso aveva ricevuto da Nerva, quasi come pegno della successione al potere.
Adriano aveva ormai grande fama, e ricoprì la carica di segretario del Senato. Inoltre Adriano scriveva discorsi per Traiano, che addirittura leggeva egli stesso in Senato; queste funzioni segrete gli valsero l’intimità e la fiducia dell’imperatore, ma l’antica antipatia perdurava. Ventottenne, Adriano sposò Sabina, nipote di Traiano, anche se questo si opponeva; così Adriano divenne più che mai uomo di famiglia e fu costretto a vivere a corte. Egli divenne multiforme e versatile, poiché dovette adattarsi a persone che gradiva molto o per nulla.
Ora Adriano si diletta nel parlare all’amico Marco della sua vita sentimentale: dopo aver sposato Sabina questa divenne improvvisamente insopportabile e consumata dal tempo. Così Adriano trovò molte amanti con le quali instaurò legami piacevoli e conturbanti, che sapevano saziare il vuoto provocato dalla moglie. Tra tutte quelle amanti egli ne amò deliziosamente una, con la quale rideva e si sentiva finalmente appagato, ma che purtroppo morì giovane esiliata dalla sua famiglia in seguito a un divorzio che fece scandalo.
Dopo il trionfo di Traiano sui Daci un’ulteriore pericolo sorprendeva Roma: le incursioni sarmate. Adriano fu inviato in guerra con la carica di governatore della Pannonia e i poteri di generale capo. La guerra durò undici mesi, ma Adriano ricompose definitivamente l’ordine qualche mese dopo essere salito al trono; morirono molti romani per mano dei Sarmati oppure a causa di malattie, che decimarono l’esercito.
Terminata la guerra, morì Licinio Sura, moderato consigliere di Traiano, e appunto questi attendeva esclusivamente ai suoi progetti di guerra mentre Adriano governava sempre più l’amministrazione civile. Traiano demolì la figura di uno stato ricco, poiché la follia dello sperpero s’era impadronita di lui per quanto riguarda le sue esigenze personali. Un anno prima della guerra Adriano fu promosso alla carica di governatore della Siria e di legato presso l’esercito. Durante i pochi anni che precedettero la crisi egli andò a passare qualche mese in Grecia, dove fu nominato arconte di Atene e si appassionò ancor più all’ellenismo, promettendosi di imporre pian piano al mondo la sola cultura greca.
Dopo un anno che Adriano occupava la carica di governatore della Siria, Traiano lo raggiunse ad Antiochia per iniziare l’invasione dell’impero partico. Quando l’imperatore fu in procinto di partire per quella spedizione irta di pericoli, non aveva ancora designato il suo successore, anche se era già giunto all’età di sessantaquattro anni. Ed Adriano all’età di quarant’anni bramava molto l’impero: voleva il potere, lo voleva per imporre i suoi piani, per tentare i suoi rimedi, per instaurare la pace, ma lo voleva soprattutto per essere interamente se stesso, prima di morire. Dopo un periodo di dieci anni nei quali non ebbe diretti contatti con l’imperatore e la spedizione procedeva con grande soddisfazione, un messo annunciò ad Adriano il decesso di Traiano e la sua designazione ad imperatore. Tutto ciò che era stato bramato, vagheggiato, discusso o taciuto fu finalmente nelle sue mani.
 TELLUS STABILITA
Subito dopo essere divenuto imperatore Adriano intavolò nuovi negoziati di pace, cancellò le annessioni pericolose con la Mesopotamia e l’Armenia, ristabilì l’ordine in Egitto a causa delle ribellioni e si dedicò ad equilibrare i rapporti fra i Greci ed i Giudei. Il suo traguardo era il raggiungimento della pace, anche se vi erano problemi sia in Mauretania sia in Bretagna dove i soldati fomentavano disordini. Acilio Attiano, attenendosi agli ordini di Adriano, eliminò tutti i nemici dichiarati dell’imperatore: Celso, Palma e Nigrino. Dopo ciò però il Senato non si dimenticò che erano stati giustiziati alcuni uomini per ordine di Adriano, e questo, per migliorare la sua immagine ai loro occhi, si dimostrò più clemente, scrupoloso e giusto. Adriano successivamente si arrabbiò tremendamente con il suo tutore, ma alla fine lo premiò per la sua costante fedeltà facendolo entrare in Senato con un alta carica onorifica equestre.
Dimenticato l’omicidio dei nemici di Adriano, tutti esaltarono l’imperatore per le sue modeste virtù, per la cortesia estrema e per la pazienza, ed inoltre il Senato lo ricoprì di titoli onorifici che egli però non accettò. Infatti Adriano desiderava che il suo prestigio fosse personale, e che si misurasse per la sua agilità mentale, per la forza e per le imprese compiute. Ogni qual volta Adriano ebbe notato disordini, egli ristabilì subito l’ordine poiché amava vivere in uno stato pacifico. Prima di andare via da Roma per realizzare i suoi grandi progetti e le attività pacifiche egli volle tributare a Traiano il suo grande trionfo con una grande celebrazione.
Adriano si accorse che Roma non era più Roma; la città era divenuta lo Stato. Le virtù che l’avevano resa grande, Humanitas Felicitas Libertas, avrebbero dovuto adattarsi a tutta la terra. Successivamente Adriano parla all’amico Marco a proposito:
- delle leggi, alle quali egli non crede molto. Infatti ne eliminò alcune superflue e promulgò un piccolo numero di saggi decreti
- della schiavitù, che egli non ammette in forme particolarmente insidiose
- della condizione della donna, che è sottoposta e protetta allo stesso tempo, debole e potente, troppo disprezzata e troppo rispettata
- dell’economia di Roma e della svalutazione della moneta
- dell’esercito, che è multiforme e sa adattarsi ai vari luoghi
- dei suoi funzionari (il Consiglio del Principe)
- delle sue dimore
- delle ricostruzioni e delle costruzioni da lui compiute
- delle città da lui create (Plotinopoli, Adrianopoli, Antinopoli, Adrianotera)
- dell’arte
- della propaganda imperiale (TELLUS STABILITA)
Ora Adriano comincia a parlare dei suoi viaggi; egli infatti dovette trattenersi in Germania ed in Britannia per opere di ricostruzione e di costruzione, come il vallo nella Britannia del nord. Poi si diresse in Gallia, in Spagna e rapidamente in Mauretania per una rivolta. Tornato dalla Mauretania, Adriano trascorse un breve periodo nella sua Villa di Tivoli perché dopo fu richiamato in Oriente.
Infatti era nato il pericolo di una guerra con i Parti, così Adriano dovette incontrarsi con Osroe, il re partico, per acquietare ogni cosa. Terminata la visita a Osroe, invece di tornare a Roma Adriano decise di dedicare qualche anno della sua vita alle province greche e orientali dell’impero, ponendo sempre più Atene come sua patria e suo centro per lo studio degli astri, ai quali era molto appassionato.
 SAECULUM AUREUM
L’estate successiva Adriano si recò in Asia Minore, presso il procuratore della provincia Cneo Pompeo Procuro. Nella villa di questo Adriano conobbe un giovinetto bitino, Antinoo, che portò via con sé. Antinoo, con la sua dolcezza e la sua bellezza, portò la felicità nella vita dell’imperatore, che ne fece il suo prediletto. In primavera Adriano accompagnò Antinoo in Arcadia, sua patria natale, poi insieme si stabilirono ad Atene. Lì Adriano conobbe Arriano di Nicomedia, il suo migliore amico. Con il passare del tempo Adriano si accorse che Antinoo pensava già molto alla morte, che guardava con orrore.
Quando Adriano tornò da Atene a Roma trovò la piccola urna di Plotina deposta sotto la Colonna Traiana. Molti sue opere veniva concluse; la restaurazione del Colosseo, il tempio di Venere, il Pantheon. Quando fu inaugurato il tempio di Venere, Sabina moglie di Adriano, ricevette il titolo di imperatrice.
Il tempo passò ed Antinoo a vent’anni si uccise. Adriano rimase molto scosso dall’accaduto, poiché neppure la breve relazione con Lucio Ceionio l’aveva portato a tale disperazione. Antinoo si suicidò soffocandosi in un fiume egiziano, dove fu ritrovato da Adriano e da Cabria, dopo aver compiuto un rito di sacrificio da una maga. Alla vista di Antinoo morto, tutto crollò intorno ad Adriano, tutto sembrò spegnersi. Per onorarlo, Adriano ordinò la costruzione di Antinopoli proprio sulla riva di quel fiume dove Antinoo si era suicidato. Successivamente Adriano stabilì il giorno delle esequie e consegnò nelle mani degli imbalsamatori il corpo di Antinoo.
Nell’ansia di perdere tutto Antinoo aveva trovato quel mezzo per legarsi sempre ad Adriano. La morte è penosa, ma anche la vita può esserlo: infatti da quando morì Antinoo, Adriano aspettò la morte, poiché una vita senza il suo prediletto ormai non aveva più senso. Terminate le litanie Antinoo fu deposto in una caverna della catena arabica che un tempo i re d’Egitto utilizzavano come sepolcri.
 DISCIPLINA AUGUSTA
Dopo le esequie Adriano tornò in Grecia via terra passando per Antiochia e per Andrinopoli e si stabilì ad Atene nella casa di Arriano. Lì Adriano trascorse un periodo di riflessione nel quale rilesse le sue opere e pensò alla stesura di una serie di cronache destinate a continuare le Elleniche e a terminare con il suo regno. Lo stesso anno si incontrò con la sacerdotessa di Eleusi per stabilire le modalità del culto di Antinoo e stabilì contatti con il vescovo dei cristiani Quadrato. Inoltre portò a termine la revisione della costituzione ateniese rifacendosi alle antiche leggi democratiche di Clistere. Da allora Adriano non fece più ritorno ad Atene.
Successivamente codificò l’amministrazione dell’Italia grazie all’Editto Perpetuo con il fine di diminuire le contraddizioni e gli abusi. Inoltre fece costruire un sepolcro nel Campo di Marte alla memoria di Antinoo, l’Odeon, la nuova biblioteca di Efeso e terminò la sua Villa a Tivoli. Dopo un lungo periodo dalla morte di Antinoo il piacere riprese il suo ruolo nella vita di Adriano che si dedicò con impegno sempre maggiore al suo mestiere di imperatore.
La situazione in Giudea andava sempre più peggiorando poiché gli zeloti avevano una concezione monoteista che continuavano a professare al contrario dei Romani che erano politeisti. I giudei non ammettevano la costruzione di Aelia Capitolina da parte dell’imperatore così nacque la rivolta. A Gerusalemme il capo della rivolta Simone condusse una guerra nella cittadella di Betar per un anno, resistendo alla fame e alla sete. Ma nel frattempo anche l’esercito romano fu decimato e persino Adriano soffrì a causa della guerra in corso. Alla fine però la guerra terminò a favore dei Romani che cancellarono la Giudea dalla carta rinominandola Palestina
Dopo la lunga permanenza a Gerusalemme Adriano si sentiva molto affaticato e soffriva d’insonnia; visitandolo, Ermogene finì per diagnosticargli un inizio di una idropisia di cuore. Da allora Adriano si sentì sottomesso da quel male che era diventato improvvisamente suo padrone. Egli sapeva che lo attendevano due soli affari importanti: uno era la scelta del suo successore, l’altro era la sua morte.
Quando ritornò a Roma Adriano fu accolto trionfante dalla guerra contro Gerusalemme alla quale aveva partecipato. Egli vi fece ritorno per terminare i suoi giorni il più dignitosamente possibile e per pensare al suo successore. Iniziò ad esaminarne alcuni, ma adottò Lucio Ceionio poiché gli era sempre stato fedele ed era molto abile e prese il nome di Elio Cesare. In quei giorni morì anche sua moglie ed Adriano fece uccidere Serviano perché temeva che avrebbe potuto complottare contro di lui e contro suo figlio adottivo.
Adriano nominò subito Lucio governatore della Pannonia, e questo svolse in tutta serietà l’incarito assegnatogli. Purtroppo si ammalò seriamente e morì, lasciando ad Adriano l’incombenza di scegliere un nuovo successore. In Senato Adriano notò Antonino, un funzionario irreprensibile dotato di grande bontà, che egli stesso scelse come successore. Ed inoltre designò come figli adottivi di Antonino proprio il suo amico Marco, che per suo volere chiamò Marc’Aurelio, ed il figlio di Lucio. Ormai Adriano aveva compiuto la sua opera pubblica e si ritirò nella Villa di Tivoli.
 PATIENTIA
Dopo aver nominato il suo successore Adriano può morire in pace; non ha più fretta di morire, e cerca di vivere al meglio gli ultimi momenti. Purtroppo il suo male lo logora talmente tanto che Adriano decide di cercare la morte; perciò chiama prima il suo capocaccia Mastore e poi il medico Giolla chiedendo loro di ucciderlo o con armi o con un veleno, ma i due servi si rifiutano di obbedire. Così Adriano si convince che la morte arriverà prima o poi, ed egli dovrà dimostrarsi paziente ed attenderla. La sua pazienza dà frutti: egli soffre meno e la vita torna a sembrargli quasi dolce. L’esistenza gli ha dato molto ed egli ha saputo ottenere molto da lei, ma ora l’esistenza non ha più nulla da offrirgli ed egli è certo di non avere più nulla da imparare da lei. Fino ai suoi ultimi istanti Adriano sarà amato d’amore umano, grazie a tutti coloro che lo hanno sempre servito umilmente e con devozione.
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Esempio



  


  1. SPARVOLI

    CONCEZIONE DELL'ARTE NEL LIBRO MEMORIE DI ADRIANO

  2. katia

    dovrei sostenere a breve l'esame di letteratura francese


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