"Il nome della rosa" di Umberto Eco

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Griglia di comprensione e analisi di un testo letterario di tipo narrativo
"Il nome della rosa" di Umberto Eco

Coordinate spaziali e temporali:
a)Il racconto è ambientato in un'abbazia benedettina dell'Italia settentrionale,di cui l'autore però non rivela nè il nome nè la precisa collocazione.
b)Il racconto si svolge verso la fine del Novembre del 1327,nell'arco di sette giorni.
c)Sia il tempo che il luogo in cui si svolge il romanzo sono espliciti, vengono infatti rivelati dall'autore, tramite Adso, nel prologo e nelle prime pagine del libro ("al finire dell'anno del Signore 1327","Era una bella mattina di fine Novembre","eravamo diretti verso settentrione")
d)Il romanzo è ricco di descrizioni degli ambienti, e anche dei particolari elementi dei vari edifici. Ad esempio dettagliatissime sono le descrizioni della chiesa dell'abbazia e del suo portale ("Vidi un trono posto nel cielo e un assiso sul trono.Il volto dell'assiso era severo e impassibile, gli occhi spalancati e dardeggianti...")e quella dello scriptorium ("l'abbondanza di finestre faceva si che la sala fosse allietata da una luce continua e diffusa anche se si era in un pomeriggio d'inverno.Le vetrate non erano colorate...").

Personaggi
a)Il protagonisti dell'intera vicenda sono Guglielmo da Baskerville e il suo aiutante Adso da Melk,suo allievo e compagno di viaggio;loro aiutanti sono Nicola da Morimondo,maestro vetraio dell'abbazia e l'erborista Severino;Jorge da Burgos,è uno degli antagonisti,è lui infatti l'assassino "inseguito" per tutta la narrazione; oltre a Jorge, ostili ad Adso e Guglielmo sono anche l'abate Abbone,che negli ultimi giorni del racconto cerca di ostacolarli, Malachia, Remigio e Bencio, che hanno la coscienza sporca e Bernardo Gui, che pur non essendo un antagonista vero e proprio, possiamo considerarlo un personaggio negativo.
b)I personaggi vengono quasi sempre presentati tramite descrizioni dirette fatte dal narratore, ad eccezione di Adso che, essendo il narratore, non si descrive.
c)Protagonista dell'intera vicenda è Adso da Melk, che è anche il narratore. All'epoca dei fatti è un giovane novizio benedettino; non abbiamo molte informazioni sul suo aspetto fisico,sappiamo solamente che è molto giovane ("la mano...aveva sfiorato la mia gota,allora del tutto imberbe"),viene definito bello da Salvatore ("il cellario o io,perchè eravamo l'uno potente e l'altro giovane e bello") e dalla fanciulla ("e mi pareva dicesse qualcosa come:tu sei giovane,tu sei bello...").
E' un ragazzo molto curioso,come lui stesso più volte ammette ("ero bruciato dalla curiosità...","curioso com'ero,mi acquattai dietro alla porta della sala").Si definisce inoltre poco agile ("...una agilità che a me sovente faceva difetto").Appare molto desideroso di apprendere dal suo illustre maestro Guglielmo da Baskerville.
Durante la permanenza nell'abbazia Adso cade nel peccato carnale, e il ricordo di questa debolezza lo perseguiterà per tutta la vita, impedendogli di essere sereno anche adesso che è anziano.
Adesso ricorda quei terribili sette giorni considerandoli fondamentali per la sua crescita intellettuale,ma soprattutto spirituale.
Maestro di Adso è l'inglese Guglielmo di Baskerville, un dotto francescano inviato in varie abbazie dall'imperatre per cercare di mediare e di riconciliare i sostenitori dell'impero con quelli del papato.
La sua descrizione fisiognomica ci viene data da Adso che nel prologo lo presenta come un uomo la cui "apparenza fisica" era "tale da attirare l'attenzione dell'osservatore più distratto".Il giovane novizio afferma che quest'uomo gli ricorda la figura del padre e ce lo descrive così: "La sua statura superava quella di un uomo normale ed era tanto magro che sembrava più alto.Aveva gli occhi acuti e penetranti; il naso affilato e un po' adunco conferiva conferiva al suo volto l'espressione di uno che vigili[...]Anche il mento denunciava in lui una salda volontà,pur se il viso allungato e coperto di efelidi poteva talora esprimere incertezza e perlessità", "la cosa che di lui subito mi aveva colpito, erano certi ciuffi di peli giallastri che gli uscivano dalle orecchie, e le sopracciglia folte e bionde.Poteva egli avere cinquanta primavere ed era dunque già molto vecchio, ma muoveva il suo corpo instancabile con una agilità che a me sovente faceva difetto.La sua energia pareva inesauribile,quando lo coglieva un eccesso di attività."
Dal punto di vista culturale Guglielmo possiede un sapere che potremmo definire enciclopedico, che gli conferisce grande rispetto da parte di tutte le persone che lo incontrano e gli permette di affrontare qualsiasi situazione con una certa sicurezza e prontezza nell'agire.La sapienza di Guglielmo è così grande che Adso ne rimane più volte colpito ("[...] e mi stupii con lui della sua sapienza").
Oltre ad essere un uomo molto saggio è continuamente interessato a scoprire cose nuove, viene infatti definito dal narratore "uomo assetato di esperienze nuove", tanto che sembra quasi invidioso di non aver potuto provare l'esperienza peccaminosa del suo giovane allievo.Guglielmo ama inoltre utilizzare la propria deduttività e la propria sapienza per stupire gli altri ("il mio maestro amava stupire gli altri con la prontezza delle sue deduzioni [...]").Essendo un frate francescano,anche in lui è molto forte il senso della religiosità, anche se nella notte del settimo giorno pronuncia "una orribile bestemmia", cosa insolita per un uomo con la sua severa educazione.Non rifiuta, inoltre, elementi della cultura pagana, in particolare prova grande ammirazione per Aristotele.
Anche per Jorge da Burgos, come per Guglielmo, la descrizione fisiognomica è ben evidente nel testo.E' l'uomo più vecchio di tutta l'abbazia dopo Alinardo ("Jorge deve avere più di ottant'anni"), e viene presentato così: "era un monaco curvo per il peso degli anni, bianco come la neve,non dico solo il pelo, ma pure il viso e le pupille. Mi avvidi che era cieco. La voce era ancora maestosa e le membra possenti anche se il corpo era rattrappito dal peso dell'età.". Il narratore si sofferma più volte sull'impenetrabilità del suo volto ("impenetrabile il volto del cieco Jorge").Ma la carattristica che più trasparisce è la sua saggezza: Jorge è un uomo molto silenzioso, riflessivo,stimato da tutti ("I monaci tutti lo avevano in grande stima e si rivolgevano sovente a lui leggendogli brani di difficile comprensione, consultandolo per uno scolio o chiedendoglilumi sul come rappresentare un animale o un santo").Ha fatto tesoro della sua memoria che ancora oggi gli permette di ricordare pagine di libri letti quando ancora possedeva la vista,più di quarant'anni prima; anche lui possiede infatti una grandissima cultura.
Senza dubbio è il riso l'argomento più presente nei discorsi di Jorge:secondo lui gli uomini che ridono si prendono beffe delle cose divine e si allontanano dalla realtà, rischiando di commettere gravi errori.Proprio per difendere le proprie idee cosparge di veleno il II libro della poetica di Aristotele, dove il filosofo greco giustifica e apprezza il riso, causando una lunga catena di morte.
L'autore identifica in Jorge una sorta di Anticristo ed esprime questo suo giudizio negativo tramite Guglelmo con queste parole: "In quel volto devastato dall'odio per la filosofia,ho visto il ritratto dell'Anticristo.Esso puo nascere dalla stessa pietà o dall'eccessivo amore per la verità".
Dell'aspetto fisico Abbone, il capo dell'abbazia in quanto abate,abbiamo poche informazioni : sappiamo che è basso di statura.Ma senza dubbio l'aspetto che più ci interessa di lui è il suo attaccamento all'abbazia: infatti è abate da circa trenta anni ("La sua nomina avvenne prima che io arrivassi qui,saranno ora trent'anni"), è orgoglioso dei tesori che questa contiene e non esita a gloriarsi di ogni ricchezza, in particolare del suo anello ("Alzò una mano e lasciò che la luce del giorno illuminasse uno splendido anello che recava all'anulare,insegna del suo potere.L'anello sfavillò in tutto il fulgore delle sue piete", "Muoveva l'anello e abbacinava i miei occhi con il suo sfavillio, come se volesse stordirmi").Possiamo vedere l'attaccamento che l'abate ha per l'abbazia dal fatto che pur di salvaguardare la buona reputazione del suo monastero rinunci al fatto che si sappia in giro la verità su tutti gli omicidi.
Abbone non è ben visto dagli altri monaci, che credono sia diventato abate esclusivamente perchè aveva l'appoggio di potenti ed era riuscito a far passare il cadavere di San Tommaso attraverso una scala di una torre dalla quale non riusciva a passare.Nella notte del settimo giorno rimane intrapplato da Jorge in un cunicolo che l'avrebbe condotto nel Finis Africae e lì muore soffocato.
Abbiamo molte informazioni precise del cellario Remigio da Varagine, che ci sono fornite nel processo che gli viene fatto con l'accusa di essere stato un Dolciniano.
Ha cinquantadue anni, ha passato la gioventù nella banda di Fra Dolcino, poi, preoccupato per la sua incolumità si è rifugiato nell'abbazia, dove da otto anni svolge la funzione di cellario. Fisicamente è un uomo robusto , piccolo di statura, ma veloce, "di aspetto volgare ma gioviale".
Non è il tipico monaco, cede spesso alle tentazioni della carne (sfrutta una ragazza del villaggio in cambio di un po' di cibo) e ha un passato da eretico.Proprio per questi suoi difetti viene processato dall'Inquisizione e condannato a morire sul rogo.
Salvatore è una figura molto particolare: principalmente per il modo in cui si esprime, non consce infatti il latino, ma parla una sorta di lingua formata da più dialetti che ha conosciuto nella turbolenta gioventù; anche fisicamente è strano: potremmo riassumere la sua descrizione dicendo che è simile ad un mostro ("[...] la tonaca sudicia e lacera lo faceva assomigliare piuttosto a un vagabondo, e il suo volto non era dissimile da quello dei mostri che avevo appena visto sui capitelli." e ancora viene paragonato al diavolo da Adso). Ha la testa rasata a causa di un eczema, sopracciglia dense e folte, occhi rotondi con le pupille "piccole e mobilissime", uno sguardo al tempo stesso innocente e maligno, un naso stranamente piccolo, la bocca ampia e malformata e "denti neri e aguzzi come quelli di un cane". in gioventù era stato compagno del cellario nel gruppo dei Dolciniani e, anche lui inquisito, viene condannato al rogo.
Malachia da Hildesheim, il bibliotecario, fisicamente è definito "uomo dalla singolare fisionomia": è infatti molto alto e magro, ma sgraziato; il suo volto è pallido, gli occhi melanconici. Apparentemente è severo, inquietante e molto sicuro di sè (viene infatti definito così "Mestizia e severità predominavano nelle linee del suo volto e i suoi occhi erano così intensi che a un solo sguardo potevano penetrare il cuore di chi gli parlava", "Scuro,accigliato,impenetrabile"), ma successivamente si scopre che è molto insicuro, è solo un burattino nelle mani degli altri (Jorge lo definisce "un esecutore fedele"), viene infatti descritto da Adso come un poveretto,vaso di coccio tra vasi di ferro (definizione usata nei Promessi Sposi di A.Manzoni), incupito perchè smarrito, silenzioso perchè consapevole di non aver niente da dire.
Nicola da Morimondo è il maestro vetraio dell'abbazia. E' uno dei pochi personaggi di cui non abbiamo descrizioni fisiche ma possiamo facilmente dedurre che è un lavoratore operoso e al tempo stesso desideroso di poter approfondire le proprie conoscenze scientifiche; lo vediamo dal fatto che non si tira indietro quando Guglielmo gli chiede di provare a fabbricare un nuovo paio di occhiali, anzi nè è lusingato e contento di poter provare a fare qualcosa che non ha mai fatto.
E' sempre molto gentle e disponibile con Guglielmo ed Adso.
Severino da Sant'Emmerano è l'erborista dell'abbazia. E' quasi coetaneo di Guglielmo, e fornisce un prezioso aiuto ai protagonisti. Di lui sappiamo che è un grande esperto di erbe e veleni, che ha una buona memoria e che è sempre disponibile al dialogo e a collaborare con le indagini per giungere alla scoperta del male che avvolge l'abbazia. Viene ucciso verso la fine del libro da Malachia, istigato dal cieco Jorge.
Ubertino da Casale è un grandissimo amico di Guglielmo. Viene così descritto dal narratore: "Era un vegliardo,col volto glabro, il cranio senza capelli, i grandi occhi celesti, una bocca sottile e rossa, la pelle candida, il teschio ossuto a cui la pelle aderiva come fosse una mummia conservata nel latte. Le mani erano bianche, dalle dita lunghe e sottili. Sembrava una fanciulla avvizzita da morte precoce."
Pur essendo già in età avanzata è ancora considerato dall'inquisizione un pericolo per la chiesa, proprio per questo è costretto a fuggire dall'abbazia, ma servirà a poco: verrà ucciso pochi anni dopo.
Venanzio da Salvemec è uno dei copisti dell'abbazia. E' la seconda vittima. Non sappiamo molto del suo aspetto fisico, se non che è giovane.Ha spesso dei contrasti con Jorge riguardo alla questione sulla liceità del riso.
Bencio da Upsala è uno studioso di retorica. Ha un particolare difetto che Guglielmo definisce "lussuria del sapere", che lo porta ha compiere azioni scellerate pur di arrivare al tanto bramato libro: per questo inganna Guglielmo e Adso, ma poi riconsegna il libro prima di venirne avvelenato. Anche se nessuno lo dice apertamente notiamo nel carattere di Bencio molti difetti, tra cui: l'arroganza e la superbia.
Berengario è un giovane monaco lussurioso; di aspetto e di carattere simile ad una donna (" Berengario [...] era di natura molto sensibile, talora una contrarietà o un'emozione gli provocavano tremori, sudori freddi, sbarrava gli occhi e cadeva per terra sputando una bava biancastra"); Guglielmo lo definisce sciocco,infido e lascivo.
Bernardo Gui è un inquisitore papale. Anche per lui è rievante la caratterizzazione fisiognomica: "era un domenicano di circa settant'anni, esile ma diritto nella figura,i suoi occhi sono particolari, grigi, fredi, capaci di fissare senza espressione,abile sia nel celare pensieri e passioni che nell esprimerli a bella posta". Dai suoi comportamenti emerge senza dubbio il suo desiderio di vedere glli accusati messi al rogo il più presto possibile; egli non è mosso dal desiderio di fare giustizia, il suo unico scopo è quello di trovare un capro espiatorio per rafforzare davanti agli altri la potenza della sua carica. E' definito " martello degli eretici".
Alinardo da Grottaferrata è il monaco più vecchio dell'abbazia, quasi centenario. Viene presentato esclusivamente come fragile e assente di spirito. Ha vissuto tutta la sua vita nell'abbazia e ne ricorda ottant'anni di storia, ma l'unico che gli dà ascolto è Guglielmo, perchè gli altri lo considerano demente.
d)La maggior parte dei personaggi del libro non si modifica nel corso della narrazione; anche se alcuni, come Adso, si possono definire dinamici. Il giovane benedettino fà molte esperienze e proprio a causa di queste compie una continua maturazione intellettuale e spirituale.
Anche Bencio cambia radicalmente: mentre inizialmente è ossessionato dalla "lussuria del sapere", quando viene nominato aiuto bibliotecario diventa come quelli che lo avevano preceduto, difende cioè dagli altri tutti quei libri che fino a poco tempo prima bramava.

Il narratore e il narrativo
a)Il narratore è Adso, il protagonista della storia. Ma c'è da fare una precisazione: adesso, da vecchio, narra gli avvenimenti che avvennero nella sua gioventù e quindi c'è un contrasto molto evidente tra il suo carattere da vecchio rispetto a quello del giovane novizio benedettino.
b)Adso è l'unico narratore
c)Non possiamo affermare con certezza chi sia il narratorio, ma è comunque esterno alla storia
d)Il narratore si può definire omniscente in quanto, essendo presente nella storia come personaggio, ha già vissuto gli eventi che descrive nella vecchiaia. Ma talvolta vediamo una sorta di "sdoppiamento" fra l'Adso giovane, che non riesce a spiegarsi determinate cose, e l'Adso ottantenne che invece le comprende.
e)Il narratore, essendo omniscente, conosce più cose rispetto agli altri personaggi
f)Nella narrazione sono presenti molti monologhi, poichè Adso è al tempo stesso narratore e protagonista della vicenda. Molti sono anche i discorsi diretti (quando il narratore ritiene giusto riportare le parole così come sono state pronunciate); quando invece è più importante la totalità del discorso vengono utilizzati discorsi indiretti e raccontati. Nel complesso prevalgono i discorsi diretti e quelli raccontati.

Catena cronologica
a)Spesso gli avvenimenti non vengono raccontati nell'ordine cronolgico, ma vengono mescolati tra di loro.
b)L'intera narrazione si può considerare un flash-back, infatti l'Adso ottantenne ricorda gli avvenimenti accaduti piìù di sessant'anni prima. Ci sono comunque altri flash-back all'interno della storia, come quando il cellario, durante il processo, racconta della sua gioventù turbolenta,o quando viene ricostruita la storia dei bibliotecari e degli abati che si sono succeduti negli anni. Ci sono anche molte anticipazioni, come "il giorno dopo le preoccupazioni dell'Abate avrebbero dovuto aumentare, perchè i deltti sarebbero stati tre" oppure "avrei dovuto restare ancora di guardia, e avremmo risparmiato tante altre sventure".
c)Nella storia si ha un continuo aumento della tensione, che raggiunge il suo culmine nella notte del settimo giorno, quando Guglielmo e Adso entrano nel Finis Africae.
d)All'arrivo dei due protaganoisti all'abbazia (che possiamo considerare la situazione iniziale) è già avvenuta la morte di Adelmo, alla quale ne seguiranno moltre altre (gli eventi complicanti). Per tutta la durata del racconto, possiamo considerare l'indagine svolta da Guglielmo e Adso lo sviluppo dell'azione, che ha una svolta decisiva nell'ultimo giorno quando, dopo la scoperta dell'assassino e la rivelazione del suo piano criminale, l'abbazia si incendia e viene distrutta (la conclusione).
e)Il tempo della storia e il tempo del racconto non coincidono, ci sono infatti molte pause nella narrazione, con divagazioni di Adso su vari argomenti, come il turbamento sull'amore della fanciulla o le discussioni sulla povertà di Cristo, che occupano molte pagine, e sono pressochè inutili. Ci sono anche delle ellissi, utilizzate per eliminare momenti della narrazione nei quali non avviene nulla di interessante.
Anche le pause sono frequenti, quando il racconto non procede e vengono descritti i pensieri di qualche personaggio o le lunghissime descrizioni dei luoghi (ad esempio quella del portale della chiesa). Non sono frequenti i sommari, mentre ben più presenti sono le scene, nelle quali il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono (ad esempio nella notte del settimo giorno, quando i due protagonisti inseguono Jorge nella biblioteca).

Stile
a)Ad esclusione dei dialghi fra i vari personaggi, viene utilizzato un linguaggio standard, semplice e facilmente comprensibile. Mentre durante i discorsi diretti ogni personaggio parla con il suo personale linguaggio, ricercato ed elegante per i monaci più dotti, quasi incomprensibile per Salvatore.
b)Nella narrazione il suono non è particolarmente curato: è uniforme, i casi di allitterazioni e scontri di consonanti sono piuttosto rari.
c)Il lessico utilizzato è arricchito con moltissime espressioni in latino, che servono per far entrare sempre di più il lettore nel clima medievale. Sempre per lo stesso motivo ci sono anche molte parole ormai poco utilizzate (come "fomite"), o addirittura cadute in disuso.Ricchissima è l'aggettivazione nelle innumerevoli descrizioni.
d)Metafore e similitudini non sono molto utilizzate, se non che per descrivere qualche personaggio o in qualche discussione teologica.
e)Il tono varia a seconda della scena e dello stato d'animo del narratore, dal drammatico al referenziale, che comunque resta quello predominante.

Il tema o i temi
a)Il tema principale della storia è l'indagine svolta da Guglielmo ed Adso al fine di scoprire l'omicida
b)Il tema principale minore è l'incontro fra la legazione pontificia e quella dei rappresentanti dell'ordine francescano. Anche le eresie, l'inquisizione, la povertà di Cristo e il ruolo della donna all'interno del creato si possono considerare temi minori, perchè vengono più volte ripresi dal narratore.
c)Non è necessario che l'autore dichiari esplicitamente i temi minori, tanto sono chiari ed evidenti nella storia.
d)Il libro è stato pubblicato nel 1980, dopo due anni di lavoro.
e)L'autore specifica che il suo libro potrebbe piacere a diversi tipi di lettor, da quelli attratti dalla trama, a quelli attratti dalle idee e dai dibattimenti teologici o dalle citazioni di altri libri.
f)Nelle postille Umberto Eco afferma che ha scritto il libro perchè ne aveva voglia, aveva voglia di avvelenare un monaco; tutto è partito da lì, per poi evolversi grazie ad approfonditi studi sul Medioevo, sulla vita nelle abbazie, sui movimenti ereticali e su tutto ciò che fa parte del romanzo.
g)Il libro ha avuto subito un grande successo; uno dei critici più famosi , Lars Gustafsson, lo ha definito "il libro più intelligente - ma ance il più divertente - di questi ultimi anni"; altri critici da tutto il mondo non hanno fatto altro che esaltarne l'intelligenza, la ricchezza, l'ironia, tutte caratteristiche che hanno fatto diventare "Il nome della rosa" uno dei libri di maggior successo degli ultimi anni.
Da ricordare inoltre che questo romanzo ha ispirato l'omonimo film nel 1986, anche questo di grandissimo successo.

Griglia di comprensione e analisi di un testo letterario di tipo narrativo
"Il nome della rosa" di Umberto Eco

Coordinate spaziali e temporali:
a)Il racconto è ambientato in un'abbazia benedettina dell'Italia settentrionale,di cui l'autore però non rivela nè il nome nè la precisa collocazione.
b)Il racconto si svolge verso la fine del Novembre del 1327,nell'arco di sette giorni.
c)Sia il tempo che il luogo in cui si svolge il romanzo sono espliciti, vengono infatti rivelati dall'autore, tramite Adso, nel prologo e nelle prime pagine del libro ("al finire dell'anno del Signore 1327","Era una bella mattina di fine Novembre","eravamo diretti verso settentrione")
d)Il romanzo è ricco di descrizioni degli ambienti, e anche dei particolari elementi dei vari edifici. Ad esempio dettagliatissime sono le descrizioni della chiesa dell'abbazia e del suo portale ("Vidi un trono posto nel cielo e un assiso sul trono.Il volto dell'assiso era severo e impassibile, gli occhi spalancati e dardeggianti...")e quella dello scriptorium ("l'abbondanza di finestre faceva si che la sala fosse allietata da una luce continua e diffusa anche se si era in un pomeriggio d'inverno.Le vetrate non erano colorate...").

Personaggi
a)Il protagonisti dell'intera vicenda sono Guglielmo da Baskerville e il suo aiutante Adso da Melk,suo allievo e compagno di viaggio;loro aiutanti sono Nicola da Morimondo,maestro vetraio dell'abbazia e l'erborista Severino;Jorge da Burgos,è uno degli antagonisti,è lui infatti l'assassino "inseguito" per tutta la narrazione; oltre a Jorge, ostili ad Adso e Guglielmo sono anche l'abate Abbone,che negli ultimi giorni del racconto cerca di ostacolarli, Malachia, Remigio e Bencio, che hanno la coscienza sporca e Bernardo Gui, che pur non essendo un antagonista vero e proprio, possiamo considerarlo un personaggio negativo.
b)I personaggi vengono quasi sempre presentati tramite descrizioni dirette fatte dal narratore, ad eccezione di Adso che, essendo il narratore, non si descrive.
c)Protagonista dell'intera vicenda è Adso da Melk, che è anche il narratore. All'epoca dei fatti è un giovane novizio benedettino; non abbiamo molte informazioni sul suo aspetto fisico,sappiamo solamente che è molto giovane ("la mano...aveva sfiorato la mia gota,allora del tutto imberbe"),viene definito bello da Salvatore ("il cellario o io,perchè eravamo l'uno potente e l'altro giovane e bello") e dalla fanciulla ("e mi pareva dicesse qualcosa come:tu sei giovane,tu sei bello...").
E' un ragazzo molto curioso,come lui stesso più volte ammette ("ero bruciato dalla curiosità...","curioso com'ero,mi acquattai dietro alla porta della sala").Si definisce inoltre poco agile ("...una agilità che a me sovente faceva difetto").Appare molto desideroso di apprendere dal suo illustre maestro Guglielmo da Baskerville.
Durante la permanenza nell'abbazia Adso cade nel peccato carnale, e il ricordo di questa debolezza lo perseguiterà per tutta la vita, impedendogli di essere sereno anche adesso che è anziano.
Adesso ricorda quei terribili sette giorni considerandoli fondamentali per la sua crescita intellettuale,ma soprattutto spirituale.
Maestro di Adso è l'inglese Guglielmo di Baskerville, un dotto francescano inviato in varie abbazie dall'imperatre per cercare di mediare e di riconciliare i sostenitori dell'impero con quelli del papato.
La sua descrizione fisiognomica ci viene data da Adso che nel prologo lo presenta come un uomo la cui "apparenza fisica" era "tale da attirare l'attenzione dell'osservatore più distratto".Il giovane novizio afferma che quest'uomo gli ricorda la figura del padre e ce lo descrive così: "La sua statura superava quella di un uomo normale ed era tanto magro che sembrava più alto.Aveva gli occhi acuti e penetranti; il naso affilato e un po' adunco conferiva conferiva al suo volto l'espressione di uno che vigili[...]Anche il mento denunciava in lui una salda volontà,pur se il viso allungato e coperto di efelidi poteva talora esprimere incertezza e perlessità", "la cosa che di lui subito mi aveva colpito, erano certi ciuffi di peli giallastri che gli uscivano dalle orecchie, e le sopracciglia folte e bionde.Poteva egli avere cinquanta primavere ed era dunque già molto vecchio, ma muoveva il suo corpo instancabile con una agilità che a me sovente faceva difetto.La sua energia pareva inesauribile,quando lo coglieva un eccesso di attività."
Dal punto di vista culturale Guglielmo possiede un sapere che potremmo definire enciclopedico, che gli conferisce grande rispetto da parte di tutte le persone che lo incontrano e gli permette di affrontare qualsiasi situazione con una certa sicurezza e prontezza nell'agire.La sapienza di Guglielmo è così grande che Adso ne rimane più volte colpito ("[...] e mi stupii con lui della sua sapienza").
Oltre ad essere un uomo molto saggio è continuamente interessato a scoprire cose nuove, viene infatti definito dal narratore "uomo assetato di esperienze nuove", tanto che sembra quasi invidioso di non aver potuto provare l'esperienza peccaminosa del suo giovane allievo.Guglielmo ama inoltre utilizzare la propria deduttività e la propria sapienza per stupire gli altri ("il mio maestro amava stupire gli altri con la prontezza delle sue deduzioni [...]").Essendo un frate francescano,anche in lui è molto forte il senso della religiosità, anche se nella notte del settimo giorno pronuncia "una orribile bestemmia", cosa insolita per un uomo con la sua severa educazione.Non rifiuta, inoltre, elementi della cultura pagana, in particolare prova grande ammirazione per Aristotele.
Anche per Jorge da Burgos, come per Guglielmo, la descrizione fisiognomica è ben evidente nel testo.E' l'uomo più vecchio di tutta l'abbazia dopo Alinardo ("Jorge deve avere più di ottant'anni"), e viene presentato così: "era un monaco curvo per il peso degli anni, bianco come la neve,non dico solo il pelo, ma pure il viso e le pupille. Mi avvidi che era cieco. La voce era ancora maestosa e le membra possenti anche se il corpo era rattrappito dal peso dell'età.". Il narratore si sofferma più volte sull'impenetrabilità del suo volto ("impenetrabile il volto del cieco Jorge").Ma la carattristica che più trasparisce è la sua saggezza: Jorge è un uomo molto silenzioso, riflessivo,stimato da tutti ("I monaci tutti lo avevano in grande stima e si rivolgevano sovente a lui leggendogli brani di difficile comprensione, consultandolo per uno scolio o chiedendoglilumi sul come rappresentare un animale o un santo").Ha fatto tesoro della sua memoria che ancora oggi gli permette di ricordare pagine di libri letti quando ancora possedeva la vista,più di quarant'anni prima; anche lui possiede infatti una grandissima cultura.
Senza dubbio è il riso l'argomento più presente nei discorsi di Jorge:secondo lui gli uomini che ridono si prendono beffe delle cose divine e si allontanano dalla realtà, rischiando di commettere gravi errori.Proprio per difendere le proprie idee cosparge di veleno il II libro della poetica di Aristotele, dove il filosofo greco giustifica e apprezza il riso, causando una lunga catena di morte.
L'autore identifica in Jorge una sorta di Anticristo ed esprime questo suo giudizio negativo tramite Guglelmo con queste parole: "In quel volto devastato dall'odio per la filosofia,ho visto il ritratto dell'Anticristo.Esso puo nascere dalla stessa pietà o dall'eccessivo amore per la verità".
Dell'aspetto fisico Abbone, il capo dell'abbazia in quanto abate,abbiamo poche informazioni : sappiamo che è basso di statura.Ma senza dubbio l'aspetto che più ci interessa di lui è il suo attaccamento all'abbazia: infatti è abate da circa trenta anni ("La sua nomina avvenne prima che io arrivassi qui,saranno ora trent'anni"), è orgoglioso dei tesori che questa contiene e non esita a gloriarsi di ogni ricchezza, in particolare del suo anello ("Alzò una mano e lasciò che la luce del giorno illuminasse uno splendido anello che recava all'anulare,insegna del suo potere.L'anello sfavillò in tutto il fulgore delle sue piete", "Muoveva l'anello e abbacinava i miei occhi con il suo sfavillio, come se volesse stordirmi").Possiamo vedere l'attaccamento che l'abate ha per l'abbazia dal fatto che pur di salvaguardare la buona reputazione del suo monastero rinunci al fatto che si sappia in giro la verità su tutti gli omicidi.
Abbone non è ben visto dagli altri monaci, che credono sia diventato abate esclusivamente perchè aveva l'appoggio di potenti ed era riuscito a far passare il cadavere di San Tommaso attraverso una scala di una torre dalla quale non riusciva a passare.Nella notte del settimo giorno rimane intrapplato da Jorge in un cunicolo che l'avrebbe condotto nel Finis Africae e lì muore soffocato.
Abbiamo molte informazioni precise del cellario Remigio da Varagine, che ci sono fornite nel processo che gli viene fatto con l'accusa di essere stato un Dolciniano.
Ha cinquantadue anni, ha passato la gioventù nella banda di Fra Dolcino, poi, preoccupato per la sua incolumità si è rifugiato nell'abbazia, dove da otto anni svolge la funzione di cellario. Fisicamente è un uomo robusto , piccolo di statura, ma veloce, "di aspetto volgare ma gioviale".
Non è il tipico monaco, cede spesso alle tentazioni della carne (sfrutta una ragazza del villaggio in cambio di un po' di cibo) e ha un passato da eretico.Proprio per questi suoi difetti viene processato dall'Inquisizione e condannato a morire sul rogo.
Salvatore è una figura molto particolare: principalmente per il modo in cui si esprime, non consce infatti il latino, ma parla una sorta di lingua formata da più dialetti che ha conosciuto nella turbolenta gioventù; anche fisicamente è strano: potremmo riassumere la sua descrizione dicendo che è simile ad un mostro ("[...] la tonaca sudicia e lacera lo faceva assomigliare piuttosto a un vagabondo, e il suo volto non era dissimile da quello dei mostri che avevo appena visto sui capitelli." e ancora viene paragonato al diavolo da Adso). Ha la testa rasata a causa di un eczema, sopracciglia dense e folte, occhi rotondi con le pupille "piccole e mobilissime", uno sguardo al tempo stesso innocente e maligno, un naso stranamente piccolo, la bocca ampia e malformata e "denti neri e aguzzi come quelli di un cane". in gioventù era stato compagno del cellario nel gruppo dei Dolciniani e, anche lui inquisito, viene condannato al rogo.
Malachia da Hildesheim, il bibliotecario, fisicamente è definito "uomo dalla singolare fisionomia": è infatti molto alto e magro, ma sgraziato; il suo volto è pallido, gli occhi melanconici. Apparentemente è severo, inquietante e molto sicuro di sè (viene infatti definito così "Mestizia e severità predominavano nelle linee del suo volto e i suoi occhi erano così intensi che a un solo sguardo potevano penetrare il cuore di chi gli parlava", "Scuro,accigliato,impenetrabile"), ma successivamente si scopre che è molto insicuro, è solo un burattino nelle mani degli altri (Jorge lo definisce "un esecutore fedele"), viene infatti descritto da Adso come un poveretto,vaso di coccio tra vasi di ferro (definizione usata nei Promessi Sposi di A.Manzoni), incupito perchè smarrito, silenzioso perchè consapevole di non aver niente da dire.
Nicola da Morimondo è il maestro vetraio dell'abbazia. E' uno dei pochi personaggi di cui non abbiamo descrizioni fisiche ma possiamo facilmente dedurre che è un lavoratore operoso e al tempo stesso desideroso di poter approfondire le proprie conoscenze scientifiche; lo vediamo dal fatto che non si tira indietro quando Guglielmo gli chiede di provare a fabbricare un nuovo paio di occhiali, anzi nè è lusingato e contento di poter provare a fare qualcosa che non ha mai fatto.
E' sempre molto gentle e disponibile con Guglielmo ed Adso.
Severino da Sant'Emmerano è l'erborista dell'abbazia. E' quasi coetaneo di Guglielmo, e fornisce un prezioso aiuto ai protagonisti. Di lui sappiamo che è un grande esperto di erbe e veleni, che ha una buona memoria e che è sempre disponibile al dialogo e a collaborare con le indagini per giungere alla scoperta del male che avvolge l'abbazia. Viene ucciso verso la fine del libro da Malachia, istigato dal cieco Jorge.
Ubertino da Casale è un grandissimo amico di Guglielmo. Viene così descritto dal narratore: "Era un vegliardo,col volto glabro, il cranio senza capelli, i grandi occhi celesti, una bocca sottile e rossa, la pelle candida, il teschio ossuto a cui la pelle aderiva come fosse una mummia conservata nel latte. Le mani erano bianche, dalle dita lunghe e sottili. Sembrava una fanciulla avvizzita da morte precoce."
Pur essendo già in età avanzata è ancora considerato dall'inquisizione un pericolo per la chiesa, proprio per questo è costretto a fuggire dall'abbazia, ma servirà a poco: verrà ucciso pochi anni dopo.
Venanzio da Salvemec è uno dei copisti dell'abbazia. E' la seconda vittima. Non sappiamo molto del suo aspetto fisico, se non che è giovane.Ha spesso dei contrasti con Jorge riguardo alla questione sulla liceità del riso.
Bencio da Upsala è uno studioso di retorica. Ha un particolare difetto che Guglielmo definisce "lussuria del sapere", che lo porta ha compiere azioni scellerate pur di arrivare al tanto bramato libro: per questo inganna Guglielmo e Adso, ma poi riconsegna il libro prima di venirne avvelenato. Anche se nessuno lo dice apertamente notiamo nel carattere di Bencio molti difetti, tra cui: l'arroganza e la superbia.
Berengario è un giovane monaco lussurioso; di aspetto e di carattere simile ad una donna (" Berengario [...] era di natura molto sensibile, talora una contrarietà o un'emozione gli provocavano tremori, sudori freddi, sbarrava gli occhi e cadeva per terra sputando una bava biancastra"); Guglielmo lo definisce sciocco,infido e lascivo.
Bernardo Gui è un inquisitore papale. Anche per lui è rievante la caratterizzazione fisiognomica: "era un domenicano di circa settant'anni, esile ma diritto nella figura,i suoi occhi sono particolari, grigi, fredi, capaci di fissare senza espressione,abile sia nel celare pensieri e passioni che nell esprimerli a bella posta". Dai suoi comportamenti emerge senza dubbio il suo desiderio di vedere glli accusati messi al rogo il più presto possibile; egli non è mosso dal desiderio di fare giustizia, il suo unico scopo è quello di trovare un capro espiatorio per rafforzare davanti agli altri la potenza della sua carica. E' definito " martello degli eretici".
Alinardo da Grottaferrata è il monaco più vecchio dell'abbazia, quasi centenario. Viene presentato esclusivamente come fragile e assente di spirito. Ha vissuto tutta la sua vita nell'abbazia e ne ricorda ottant'anni di storia, ma l'unico che gli dà ascolto è Guglielmo, perchè gli altri lo considerano demente.
d)La maggior parte dei personaggi del libro non si modifica nel corso della narrazione; anche se alcuni, come Adso, si possono definire dinamici. Il giovane benedettino fà molte esperienze e proprio a causa di queste compie una continua maturazione intellettuale e spirituale.
Anche Bencio cambia radicalmente: mentre inizialmente è ossessionato dalla "lussuria del sapere", quando viene nominato aiuto bibliotecario diventa come quelli che lo avevano preceduto, difende cioè dagli altri tutti quei libri che fino a poco tempo prima bramava.

Il narratore e il narrativo
a)Il narratore è Adso, il protagonista della storia. Ma c'è da fare una precisazione: adesso, da vecchio, narra gli avvenimenti che avvennero nella sua gioventù e quindi c'è un contrasto molto evidente tra il suo carattere da vecchio rispetto a quello del giovane novizio benedettino.
b)Adso è l'unico narratore
c)Non possiamo affermare con certezza chi sia il narratorio, ma è comunque esterno alla storia
d)Il narratore si può definire omniscente in quanto, essendo presente nella storia come personaggio, ha già vissuto gli eventi che descrive nella vecchiaia. Ma talvolta vediamo una sorta di "sdoppiamento" fra l'Adso giovane, che non riesce a spiegarsi determinate cose, e l'Adso ottantenne che invece le comprende.
e)Il narratore, essendo omniscente, conosce più cose rispetto agli altri personaggi
f)Nella narrazione sono presenti molti monologhi, poichè Adso è al tempo stesso narratore e protagonista della vicenda. Molti sono anche i discorsi diretti (quando il narratore ritiene giusto riportare le parole così come sono state pronunciate); quando invece è più importante la totalità del discorso vengono utilizzati discorsi indiretti e raccontati. Nel complesso prevalgono i discorsi diretti e quelli raccontati.

Catena cronologica
a)Spesso gli avvenimenti non vengono raccontati nell'ordine cronolgico, ma vengono mescolati tra di loro.
b)L'intera narrazione si può considerare un flash-back, infatti l'Adso ottantenne ricorda gli avvenimenti accaduti piìù di sessant'anni prima. Ci sono comunque altri flash-back all'interno della storia, come quando il cellario, durante il processo, racconta della sua gioventù turbolenta,o quando viene ricostruita la storia dei bibliotecari e degli abati che si sono succeduti negli anni. Ci sono anche molte anticipazioni, come "il giorno dopo le preoccupazioni dell'Abate avrebbero dovuto aumentare, perchè i deltti sarebbero stati tre" oppure "avrei dovuto restare ancora di guardia, e avremmo risparmiato tante altre sventure".
c)Nella storia si ha un continuo aumento della tensione, che raggiunge il suo culmine nella notte del settimo giorno, quando Guglielmo e Adso entrano nel Finis Africae.
d)All'arrivo dei due protaganoisti all'abbazia (che possiamo considerare la situazione iniziale) è già avvenuta la morte di Adelmo, alla quale ne seguiranno moltre altre (gli eventi complicanti). Per tutta la durata del racconto, possiamo considerare l'indagine svolta da Guglielmo e Adso lo sviluppo dell'azione, che ha una svolta decisiva nell'ultimo giorno quando, dopo la scoperta dell'assassino e la rivelazione del suo piano criminale, l'abbazia si incendia e viene distrutta (la conclusione).
e)Il tempo della storia e il tempo del racconto non coincidono, ci sono infatti molte pause nella narrazione, con divagazioni di Adso su vari argomenti, come il turbamento sull'amore della fanciulla o le discussioni sulla povertà di Cristo, che occupano molte pagine, e sono pressochè inutili. Ci sono anche delle ellissi, utilizzate per eliminare momenti della narrazione nei quali non avviene nulla di interessante.
Anche le pause sono frequenti, quando il racconto non procede e vengono descritti i pensieri di qualche personaggio o le lunghissime descrizioni dei luoghi (ad esempio quella del portale della chiesa). Non sono frequenti i sommari, mentre ben più presenti sono le scene, nelle quali il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono (ad esempio nella notte del settimo giorno, quando i due protagonisti inseguono Jorge nella biblioteca).

Stile
a)Ad esclusione dei dialghi fra i vari personaggi, viene utilizzato un linguaggio standard, semplice e facilmente comprensibile. Mentre durante i discorsi diretti ogni personaggio parla con il suo personale linguaggio, ricercato ed elegante per i monaci più dotti, quasi incomprensibile per Salvatore.
b)Nella narrazione il suono non è particolarmente curato: è uniforme, i casi di allitterazioni e scontri di consonanti sono piuttosto rari.
c)Il lessico utilizzato è arricchito con moltissime espressioni in latino, che servono per far entrare sempre di più il lettore nel clima medievale. Sempre per lo stesso motivo ci sono anche molte parole ormai poco utilizzate (come "fomite"), o addirittura cadute in disuso.Ricchissima è l'aggettivazione nelle innumerevoli descrizioni.
d)Metafore e similitudini non sono molto utilizzate, se non che per descrivere qualche personaggio o in qualche discussione teologica.
e)Il tono varia a seconda della scena e dello stato d'animo del narratore, dal drammatico al referenziale, che comunque resta quello predominante.

Il tema o i temi
a)Il tema principale della storia è l'indagine svolta da Guglielmo ed Adso al fine di scoprire l'omicida
b)Il tema principale minore è l'incontro fra la legazione pontificia e quella dei rappresentanti dell'ordine francescano. Anche le eresie, l'inquisizione, la povertà di Cristo e il ruolo della donna all'interno del creato si possono considerare temi minori, perchè vengono più volte ripresi dal narratore.
c)Non è necessario che l'autore dichiari esplicitamente i temi minori, tanto sono chiari ed evidenti nella storia.
d)Il libro è stato pubblicato nel 1980, dopo due anni di lavoro.
e)L'autore specifica che il suo libro potrebbe piacere a diversi tipi di lettor, da quelli attratti dalla trama, a quelli attratti dalle idee e dai dibattimenti teologici o dalle citazioni di altri libri.
f)Nelle postille Umberto Eco afferma che ha scritto il libro perchè ne aveva voglia, aveva voglia di avvelenare un monaco; tutto è partito da lì, per poi evolversi grazie ad approfonditi studi sul Medioevo, sulla vita nelle abbazie, sui movimenti ereticali e su tutto ciò che fa parte del romanzo.
g)Il libro ha avuto subito un grande successo; uno dei critici più famosi , Lars Gustafsson, lo ha definito "il libro più intelligente - ma ance il più divertente - di questi ultimi anni"; altri critici da tutto il mondo non hanno fatto altro che esaltarne l'intelligenza, la ricchezza, l'ironia, tutte caratteristiche che hanno fatto diventare "Il nome della rosa" uno dei libri di maggior successo degli ultimi anni.
Da ricordare inoltre che questo romanzo ha ispirato l'omonimo film nel 1986, anche questo di grandissimo successo.

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