Madame Bovary

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Dario Massano Classe 4ªB
Liceo Scientifico di Carignano 2/08/’00
AUTORE: Gustave Flaubert
TITOLO: Madame Bovary
CASA EDITRICE: Garzanti
ANNO:1999
L’intreccio del romanzo ruota tutto attorno alla figura della protagonista, Emma Rouault, figlia di un agiato propietario terriero andata sposa ad un mediocre medico di campagna, Charles Bovary appena rimasto vedovo di un’anziana donna che egli non aveva amato. Emma E tuttavia inquieta, insoddisfatta aspirando a qualcosa di molto diverso che lei stessa non riesce a immaginare. Il suo deperimento spinge il marito a trasferirsi da tostes a Yonville, dove Emma mette al mondo una figlia, berthe; qui ha una relazione scevra di ogni sensualità ma emotivamente intensa col giovane Léon, che si allontana però senza dichiararle il suo amore. Emma, ormai pronta per l’adulterio si innamora di un play-boy di provincia, Rodolphe, con il quale intraprende una tempestosa relazione: abbandonata da Rodolphe, spaventato dalla insana passione di Emma, essa incontra casualmente a Rouen Léon, ma anche il rapporto con lui termina drammaticamente. Sommersa dai debiti che ha contratto sempre più numerosi per riempire il vuoto profondo che ha dentro, avviata ad un proggressivo degrado fisico e morale sotto gli occhi impotenti e inconsapevoli del marito, Emma, dopo aver chiesto inutilmente aiuto ai suoi ex amanti si uccide con il veleno.
Il romanzo è costituito da tre parti: la prima è di nove capitoli; la seconda, la più lunga è di quindici; la terza infine, quella conclusiva, di dieci. Flaubert in questo libro usa la poetica dell’impersonalità. Egli esce di scena, rinuncia a narrare i fatti trattati commentando o giudicando, costruisce una rappresentazione oggettiva e impersonale della realtà. Egli desidera allontanarsi dalla realtà limitata, attraverso un’apertura sempre più ampia, razionalmente controllata, alla realtà totale. Passiamo ora ad esaminare la prima parte del romanzo i cui primi otto capitoli possono essere così riassunti: 1) infanzia ed adolescenza di Charles; 2) incontro con Emma e 3) dichiarazione d'amore; 4) il matrimonio 5) la casa Bovary a Tostes; 6) l'educazione di Emma; 7) la vita quotidiana e la routine matrimoniale; 8) il ballo al castello di Vaubyessard su invito del marchese di Andervilliers; il 9), che conclude la prima parte, raccoglie le fila dei capitoli precedenti e prepara la seconda parte del romanzo che comincia con l'arrivo dei Bovary a Yonville. Incontriamo dunque la nostra eroina per la prima volta nella casa del padre in campagna. Quando Charles Bovary alza gli occhi su di lei Emma gli appare con un sorriso gentile sulle labbra mentre indossa un vestito azzurro guarnito di tre balze: l'azzurro, il cilestrino, il blu accompagnano spesso le descrizioni della bellezza di Emma: sebbene i suoi occhi siano neri, qualcosa di celeste l'avvolge sempre: é l'indizio per Flaubert della sua ambigua personalità, della sua nascosta sensualità. L’autore inoltre ci mostra che Emma ama recitare: essa non conosce la sincerità né lo spirito critico; la prima recita con cui si presenta ai lettori é proprio quella della giovane ingenua e pudica, brava e obbediente, in cerca di un marito. Flaubert fa in modo che lo sguardo di Charles sia colpito, dopo l'azzurro del vestito, dalla bianchezza delle unghie di Emma: "erano brillanti, fini in cima, più lisce dell'avorio di Dieppe e tagliate a mandorla", e dagli occhi giudicati belli e che si volgevano verso il dottore appena conosciuto con un "candido ardimento". Flaubert manovra i suoi personaggi in modo che tanto Charles che il vecchio papà Rouault siano convinti che Emma é un fiore troppo prezioso per vivere in campagna: pelle bianchissima, mani delicate, piedini da parigina, vestiti azzurri ed eleganti, la pettinatura raffinata, tutto porta alla costruzione di un ritratto femminile di ragazza dolce e docile, ma un particolare contraddice la visione iniziale: " Ella portava, come un uomo, trattenuto da due bottoni del corsetto, un occhialetto di tartaruga". Questo occhialetto da uomo é una delle prime spie con cui Flaubert ci mette sull'avviso: Emma è una donna dalla personalità fortemente contraddiottoria. Nel terzo capitolo della prima parte, assistiamo ad una scena di seduzione, rappresentata con ampiezza di dettagli visivi: da una parte Emma è intenta a cucire, da brava ragazza, dall'altra con la scena del liquore si mostra una esperta seduttrice: “ La testa arrovesciata, le labbra sporgenti, il collo teso, ridacchiava di non sentir nulla, mentre con la punta della lingua, guizzante tra i denti sottili, leccava a piccoli colpi il fondo del bicchierino”. Tuttavia Flaubert spiana la strada alla sua eroina: Charles resta improvvisamente vedovo. Il racconto dell'infanzia di Emma é tra le pagine del romanzo più illuminanti per capire la psicologia di questo personaggio. La sua infanzia é trascorsa in un convento di Orsoline dove oltre al ricamo, la danza ed il disegno ha sempre letto molto: leggeva di nascosto libri d'amore in cui si parlava di amanti lontani, "di turbamenti di cuore, di giuramenti, di singhiozzi, di lacrime e baci, di navicelle al chiaro di luna, di usignoli nei boschi, di signori coraggiosi come leoni, dolci come agnelli". A quindici anni Emma aveva letto moltissimi libri. Oltre alla lettura il convento le propone la vocazione religiosa: ma Emma non é interessata al rapporto con Dio: essa amava il misticismo, la stanchezza provocata da una religiosità devozionistica e rituale. Il suo rapporto con la fede é solo estetico e sensuale: le piaceva pensare a Cristo come al "fidanzato, lo sposo, l'amante celeste" e ciò suscitava nella sua anima delle "dolcezze inattese". Morta la madre Emma viene rispedita a casa. Dopo il matrimonio con Charles la vita coniugale prende il suo ritmo fatto di rituali ripetitivi che annoiano rapidamente la giovane sposa. Le parole "felicità" "amore" "ebbrezza" su cui aveva sospirato e che le erano apparse belle nei romanzi letti in convento le appaiono ora"ingannevoli e prive di senso": " la noia filava come un ragno la sua rete nell'ombra" ci spiega Flaubert. Un fatto inatteso spezza la nebbia del menage coniugale: l'invito ad un ballo da parte del marchese d'Andervilliers. Nelle poche ore trascorse nell'ambiente ricco e raffinato del castello Emma respira l'aria a lei più congeniale: tutto é splendido ai suoi occhi, solo la figura del marito ne esce ancora più monotona. La visita alla Vaubyessard ha lasciato "un buco nella sua vita, alla maniera di quei crepacci che, in una sola notte, scava qualche volta la tempesta nelle montagne." Tornata dal grande evento del ballo, Emma tenta di costruirsi una vita fittizia di lussi e di divertimenti: compra una carta topografica di Parigi e inventa delle passeggiate da compiervi, si abbona a riviste femminili, segue da lontano le serate all'Opera, l'apertura di un nuovo negozio parigino, una riunione mondana. Così essa tenta di vincere la noia: Emma aspetta un avvenimento, qualcosa che la distragga dalla monotonia insopportabile del matrimonio; non suona più il pianoforte, diventa capricciosa, non mangia quasi più, beve aceto, si inonda di colonia, deperisce. Il buon dottor Bovary, malgrado la cosa gli procuri un danno economico decide di trasfrerirsi a Yonville, sicuro che il cambiamento d'aria gioverà ad Emma che é incinta. Pochi giorni prima della partenza, Emma mettendo ordine in un cassetto, si punge le dita con il filo di ferro del suo bouquet da sposa; Emma lo scaglia nel fuoco e lo vede consumarsi: questa immagine metaforica della distruzione del suo matrimonio è quella con cui Flaubert conclude la prima parte del romanzo. Nella seconda parte del romanzo, in attesa di sistemarsi nella nuova casa i Bovary alloggiano in una locanda dove incontrano il giovane Léon, praticante notaio, con il quale entriamo nel vivo del tema centrale del libro: l'adulterio. Al capitolo terzo vi è il racconto della nascita della figlia di Emma: questa non la guarda neppure, "voltò la testa e svenne". La bambina chiamata Berthe come una cameriera che Emma aveva incontrato al ballo, viene mandata da una povera balia fuori Yonville. Nel visitare la figlia, Emma si imbatte un giorno in Leon che chiede di accompagnarla; questa è più interessata al corteggiamento del bel giovane che dalla presenza della neonata che la infastidisce. Emma si innamora di Léon ma non osa confessarlo neppure a se stessa. Più si accorge di amarlo e più respinge questo amore: è trattenuta dalla paura, non certo dalla lealtà nei confronti del marito. Indispettita dal fatto che Charles non si accorge del supplizio a cui si sottopone nel non contraccambiare l'amore di Leon, comincia a recitare la parte della moglie virtuosa, comportandosi con rassegnazione. Una volta Emma torna a casa sconvolta e l'autore ci fa assistere ad uno degli episodi pìiù penosi del romanzo: Emma rifiuta il tentativo della piccola Berthe di abbracciare la madre che la respinge brutalmente causandone la ferita ad una guancia. Flaubert ci mostra che malgrado la recita nel cuore di Emma non vi é amore ma solo insofferenza ed odio. Emma dunque non si concede a Lèon e detesta il marito e la figlia, così per consolarsi comincia a fare acquisti che soddisfano la sua vanità ed il gusto per l'esotico, come aveva fatto in gioventù attraverso le letture. Compra limoni per pulirsi le unghie, un inginocchiatoio gotico, vestaglie di seta, un vestito di cachemire blu, sciarpe orientali; cambia anche pettinatura prendendo ad arrotolarsi i capelli come un uomo, userà anche oggetti da uomo: pantaloncini alla turca, corsetto da cacciatore, cappello con la piuma, a simboleggiare una profonda mancanza di ordine interiore nella vita della protagonista. Léon frattanto é partito; Emma deperisce, sviene, sputa sangue, passa le giornate stesa a letto a guardare la vita dalla finestra dalla quale un giorno appare finalmente la novità. Un bel giovanotto, vestito di velluto verde, attira l'attenzione di Emma. Rodolphe, trentenne brutale e disinvolto con le donne, adocchia la sua preda; riesce a convincere Charles a mandarle Emma a cavallo con lui per farla distrarre. Allora Emma incomincia a cavalcare al fianco del bel Rodolphe verso l’adulterio. Le parole dell'uomo sono false e di cattivo gusto (voi siete nella mia anima come una madonna sul piedistallo) ma Emma non si accorge della loro falsità: é come se cadesse dentro uno dei romanzi d'amore di cui ha sognato di essere la protagonista. Nelle parole dell'uomo riconosce il linguaggio della sua cultura e cade nella trappola. Finalmente Emma ha coronato il suo sogno identificandosi in una delle donne fatali che aveva tanto invidiato. La relazione tra i due va avanti; lei é sentimentale, ossessivae indiscreta. Lui volgare, annoiato e freddo. Lei gli impone la fuga. Lui prende tempo, finge di accettare ma pensa invece alle noie, alle spese e le invia un cesto di albicocche con un messaggio nascosto, nello stile più falso: "Coraggio; Emma, coraggio! Io non posso provocare la rovina della vostra esistenza...", Emma nel leggere la lettera sviene. Il suo delirio dura quarantatrè giorni, poi Emma si avvia verso la guarigione. A Bovary, per il bene della moglie, viene consigliato di farla svagare: i due decidono di andare a Rouen, a vedere la Lucia di Lammermoor. Nel capitolo XV, con cui si conclude la seconda parte del romanzo, vediamo i due Bovary al teatro: Emma ama il melodramma soprattutto per quello che vi è in esso di sentimentale, cioé quello che più le somiglia. Qui avviene l'incontro fatale con Léon. I due si ritrovano e proprio Charles mette la moglie nelle condizioni di tradirlo. Egli torna a Yonville lasciando Emma a Rouen con Léon. I due si vedono in chiesa, lei é decisa a dirgli addio, ma nel consegnargli la lettera rimane sconvolta dalle parole giuste che lui sa usare per far breccia nel suo cuore: anche Léon sa usare lo sile del romanzo d'amore. Ancora una volta, Emma cade nella trappola del romanzo d’amore. Ad Emma lui appare bellissimo "Egli abbassava le ciglia lunghe e fini che si piegavano. La guancia dalla pelle soave arrossiva, pensava lei, per il desiderio della sua persona e sentiva una invincibile voglia di posarci le labbra." Léon, per una volta deciso, chiama una carrozza dicendo che a Parigi si usa così. Questo gesto è per Emma magico, poiché Leon la distoglie dal suo provincialismo. Qui abbiamo il celebre episodio della carrozza : la corsa insensata della carrozza che discende la rue Grand Pont, attraverso piazza Des Artes, il quai Napoleon e il Pont Neuf per arrestarsi dinnanzi alla statua di Corneille. Dall'interno della carrozza non sentiamo null'altro che la voce che dice di continuare ogni qualvolta il vetturino, esausto, tenta di fermarsi. Quello che avviene fra i due, le loro effusioni, niente ci rivela Flaubert, solo quella voce soffocata che ad ogni fermata ordina di proseguire. Flaubert mentre non ci dice niente del rapporto intimo fra i due, ci riferisce il commento dei "borghesi che spalancavano gli occhi davanti a questa cosa così straordinaria in provincia: una vettura a tendine chiuse che appariva e riappariva continuamente, più chiusa di una bara e sballottata come una navicella". Il romanzo si avvia ormai verso l'epilogo tragico. Tutta la sensualità repressa di Emma esce allo scoperto e Léon ne é prima attratto, poi spaventato: "Vedendola così sfrenata in amore, Léon si dice che la signora Bovary deve essere passata attraverso chissà quali prove di sofferenza e di piacere. Ma quello che al principio lo incantava, adesso un po' lo spaventa". La relazione con Lèon va avanti, dapprima in modo piano, poi la mancanza di soldi, il continuo firmare cambiali la rendono sempre più nevrotica e infelice. Casa Bovary ormai é una casa piena di debiti, la piccola Berthe gira con le calze bucate ma Emma, inguaribilmente, continua a procurarsi oggetti di lusso, sogna ancora amori principeschi, vende oggetti di famiglia con noncuranza; Léon, come a suo tempo Rodolphe, cerca ormai di liberarsi di lei, che, come dice Flaubert, è arrivata al fondo della sua depravazione, che non è solo l'adulterio, poiché Emma appare anche compiaciuta del piacere e della libertà di procurarselo. Essa è il simbolo della rivendicazione femminile della libertà: in un mondo che prescrive la sottomissione, Emma tenta una grossolana politica di liberazione dalla schiavitù del ruolo femminile: questo è certamente uno dei motivi per cui il libro ebbe tanto successo presso le lettrici del secolo scorso. Il romanzo é ormai alle ultime battute. Emma di fronte alla richiesta ultima di saldare l'enorme debito che ha contratto con il mercante strozzino Lheureux, si abbassa fino a proporsi a lui. Non ottenendo nulla, ricorrerà a tutti i suoi ex: Léon, Rodolphe, e anche al notaio Guillaumin dal quale si reca come ultima sponda. Esauriti, però, i tentativi di trovare soldi si procura del veleno per topi immergendo le dita nel vaso di arsenico e ingurgitandolo rapidamente. Crede di morire subito, invece la sua agonia sarà lunghissima e terribile. Flaubert realisticamente si sofferma su ogni fase del supplizio della sua eroina; dal punto di vista del narratore realista questo è nelle regole, ma c'è qualcosa in più: Flaubert ci appare qui il giustiziere della sua protagonista. Al capezzale della moribonda giunge il prete che unge con l'olio santo le parti del corpo di Emma che più avevano colluso con il peccato: la bocca, le mani, le narici. Questa è la condanna finale dello scrittore nei confronti della sua eroina.
Per concludere questa schedatura, vorrei inserire il mio commento personale che non è positivo. Il libro non rientra nel mio genere preferito essendo un romanzo tragico e amoroso. Ritengo comunque che Flaubert abbia scritto un capolavoro che condanna e ci informa sulle condizioni delle donne borghesi dell’epoca. Sottolineo dell’epoca poiché il romanzo non è più attuale. Oggi le donne non sono più casalinghe chiuse in casa a badare ai figli. Sono uscite da questo ruolo ed hanno ottenuto un lavoro fuori dalle mura familiari, hanno la possibilità di svagarsi e sono molto più libere. Oggi, sinceramente penso che sia molto difficile trovare un’Emma Bovary. Posso, quindi dire che questo libro va oggi letto in chiave storica e non tanto come un manuale per una rivolta femminile del proprio ruolo.

Dario Massano Classe 4ªB
Liceo Scientifico di Carignano 2/08/’00
AUTORE: Gustave Flaubert
TITOLO: Madame Bovary
CASA EDITRICE: Garzanti
ANNO:1999
L’intreccio del romanzo ruota tutto attorno alla figura della protagonista, Emma Rouault, figlia di un agiato propietario terriero andata sposa ad un mediocre medico di campagna, Charles Bovary appena rimasto vedovo di un’anziana donna che egli non aveva amato. Emma E tuttavia inquieta, insoddisfatta aspirando a qualcosa di molto diverso che lei stessa non riesce a immaginare. Il suo deperimento spinge il marito a trasferirsi da tostes a Yonville, dove Emma mette al mondo una figlia, berthe; qui ha una relazione scevra di ogni sensualità ma emotivamente intensa col giovane Léon, che si allontana però senza dichiararle il suo amore. Emma, ormai pronta per l’adulterio si innamora di un play-boy di provincia, Rodolphe, con il quale intraprende una tempestosa relazione: abbandonata da Rodolphe, spaventato dalla insana passione di Emma, essa incontra casualmente a Rouen Léon, ma anche il rapporto con lui termina drammaticamente. Sommersa dai debiti che ha contratto sempre più numerosi per riempire il vuoto profondo che ha dentro, avviata ad un proggressivo degrado fisico e morale sotto gli occhi impotenti e inconsapevoli del marito, Emma, dopo aver chiesto inutilmente aiuto ai suoi ex amanti si uccide con il veleno.
Il romanzo è costituito da tre parti: la prima è di nove capitoli; la seconda, la più lunga è di quindici; la terza infine, quella conclusiva, di dieci. Flaubert in questo libro usa la poetica dell’impersonalità. Egli esce di scena, rinuncia a narrare i fatti trattati commentando o giudicando, costruisce una rappresentazione oggettiva e impersonale della realtà. Egli desidera allontanarsi dalla realtà limitata, attraverso un’apertura sempre più ampia, razionalmente controllata, alla realtà totale. Passiamo ora ad esaminare la prima parte del romanzo i cui primi otto capitoli possono essere così riassunti: 1) infanzia ed adolescenza di Charles; 2) incontro con Emma e 3) dichiarazione d'amore; 4) il matrimonio 5) la casa Bovary a Tostes; 6) l'educazione di Emma; 7) la vita quotidiana e la routine matrimoniale; 8) il ballo al castello di Vaubyessard su invito del marchese di Andervilliers; il 9), che conclude la prima parte, raccoglie le fila dei capitoli precedenti e prepara la seconda parte del romanzo che comincia con l'arrivo dei Bovary a Yonville. Incontriamo dunque la nostra eroina per la prima volta nella casa del padre in campagna. Quando Charles Bovary alza gli occhi su di lei Emma gli appare con un sorriso gentile sulle labbra mentre indossa un vestito azzurro guarnito di tre balze: l'azzurro, il cilestrino, il blu accompagnano spesso le descrizioni della bellezza di Emma: sebbene i suoi occhi siano neri, qualcosa di celeste l'avvolge sempre: é l'indizio per Flaubert della sua ambigua personalità, della sua nascosta sensualità. L’autore inoltre ci mostra che Emma ama recitare: essa non conosce la sincerità né lo spirito critico; la prima recita con cui si presenta ai lettori é proprio quella della giovane ingenua e pudica, brava e obbediente, in cerca di un marito. Flaubert fa in modo che lo sguardo di Charles sia colpito, dopo l'azzurro del vestito, dalla bianchezza delle unghie di Emma: "erano brillanti, fini in cima, più lisce dell'avorio di Dieppe e tagliate a mandorla", e dagli occhi giudicati belli e che si volgevano verso il dottore appena conosciuto con un "candido ardimento". Flaubert manovra i suoi personaggi in modo che tanto Charles che il vecchio papà Rouault siano convinti che Emma é un fiore troppo prezioso per vivere in campagna: pelle bianchissima, mani delicate, piedini da parigina, vestiti azzurri ed eleganti, la pettinatura raffinata, tutto porta alla costruzione di un ritratto femminile di ragazza dolce e docile, ma un particolare contraddice la visione iniziale: " Ella portava, come un uomo, trattenuto da due bottoni del corsetto, un occhialetto di tartaruga". Questo occhialetto da uomo é una delle prime spie con cui Flaubert ci mette sull'avviso: Emma è una donna dalla personalità fortemente contraddiottoria. Nel terzo capitolo della prima parte, assistiamo ad una scena di seduzione, rappresentata con ampiezza di dettagli visivi: da una parte Emma è intenta a cucire, da brava ragazza, dall'altra con la scena del liquore si mostra una esperta seduttrice: “ La testa arrovesciata, le labbra sporgenti, il collo teso, ridacchiava di non sentir nulla, mentre con la punta della lingua, guizzante tra i denti sottili, leccava a piccoli colpi il fondo del bicchierino”. Tuttavia Flaubert spiana la strada alla sua eroina: Charles resta improvvisamente vedovo. Il racconto dell'infanzia di Emma é tra le pagine del romanzo più illuminanti per capire la psicologia di questo personaggio. La sua infanzia é trascorsa in un convento di Orsoline dove oltre al ricamo, la danza ed il disegno ha sempre letto molto: leggeva di nascosto libri d'amore in cui si parlava di amanti lontani, "di turbamenti di cuore, di giuramenti, di singhiozzi, di lacrime e baci, di navicelle al chiaro di luna, di usignoli nei boschi, di signori coraggiosi come leoni, dolci come agnelli". A quindici anni Emma aveva letto moltissimi libri. Oltre alla lettura il convento le propone la vocazione religiosa: ma Emma non é interessata al rapporto con Dio: essa amava il misticismo, la stanchezza provocata da una religiosità devozionistica e rituale. Il suo rapporto con la fede é solo estetico e sensuale: le piaceva pensare a Cristo come al "fidanzato, lo sposo, l'amante celeste" e ciò suscitava nella sua anima delle "dolcezze inattese". Morta la madre Emma viene rispedita a casa. Dopo il matrimonio con Charles la vita coniugale prende il suo ritmo fatto di rituali ripetitivi che annoiano rapidamente la giovane sposa. Le parole "felicità" "amore" "ebbrezza" su cui aveva sospirato e che le erano apparse belle nei romanzi letti in convento le appaiono ora"ingannevoli e prive di senso": " la noia filava come un ragno la sua rete nell'ombra" ci spiega Flaubert. Un fatto inatteso spezza la nebbia del menage coniugale: l'invito ad un ballo da parte del marchese d'Andervilliers. Nelle poche ore trascorse nell'ambiente ricco e raffinato del castello Emma respira l'aria a lei più congeniale: tutto é splendido ai suoi occhi, solo la figura del marito ne esce ancora più monotona. La visita alla Vaubyessard ha lasciato "un buco nella sua vita, alla maniera di quei crepacci che, in una sola notte, scava qualche volta la tempesta nelle montagne." Tornata dal grande evento del ballo, Emma tenta di costruirsi una vita fittizia di lussi e di divertimenti: compra una carta topografica di Parigi e inventa delle passeggiate da compiervi, si abbona a riviste femminili, segue da lontano le serate all'Opera, l'apertura di un nuovo negozio parigino, una riunione mondana. Così essa tenta di vincere la noia: Emma aspetta un avvenimento, qualcosa che la distragga dalla monotonia insopportabile del matrimonio; non suona più il pianoforte, diventa capricciosa, non mangia quasi più, beve aceto, si inonda di colonia, deperisce. Il buon dottor Bovary, malgrado la cosa gli procuri un danno economico decide di trasfrerirsi a Yonville, sicuro che il cambiamento d'aria gioverà ad Emma che é incinta. Pochi giorni prima della partenza, Emma mettendo ordine in un cassetto, si punge le dita con il filo di ferro del suo bouquet da sposa; Emma lo scaglia nel fuoco e lo vede consumarsi: questa immagine metaforica della distruzione del suo matrimonio è quella con cui Flaubert conclude la prima parte del romanzo. Nella seconda parte del romanzo, in attesa di sistemarsi nella nuova casa i Bovary alloggiano in una locanda dove incontrano il giovane Léon, praticante notaio, con il quale entriamo nel vivo del tema centrale del libro: l'adulterio. Al capitolo terzo vi è il racconto della nascita della figlia di Emma: questa non la guarda neppure, "voltò la testa e svenne". La bambina chiamata Berthe come una cameriera che Emma aveva incontrato al ballo, viene mandata da una povera balia fuori Yonville. Nel visitare la figlia, Emma si imbatte un giorno in Leon che chiede di accompagnarla; questa è più interessata al corteggiamento del bel giovane che dalla presenza della neonata che la infastidisce. Emma si innamora di Léon ma non osa confessarlo neppure a se stessa. Più si accorge di amarlo e più respinge questo amore: è trattenuta dalla paura, non certo dalla lealtà nei confronti del marito. Indispettita dal fatto che Charles non si accorge del supplizio a cui si sottopone nel non contraccambiare l'amore di Leon, comincia a recitare la parte della moglie virtuosa, comportandosi con rassegnazione. Una volta Emma torna a casa sconvolta e l'autore ci fa assistere ad uno degli episodi pìiù penosi del romanzo: Emma rifiuta il tentativo della piccola Berthe di abbracciare la madre che la respinge brutalmente causandone la ferita ad una guancia. Flaubert ci mostra che malgrado la recita nel cuore di Emma non vi é amore ma solo insofferenza ed odio. Emma dunque non si concede a Lèon e detesta il marito e la figlia, così per consolarsi comincia a fare acquisti che soddisfano la sua vanità ed il gusto per l'esotico, come aveva fatto in gioventù attraverso le letture. Compra limoni per pulirsi le unghie, un inginocchiatoio gotico, vestaglie di seta, un vestito di cachemire blu, sciarpe orientali; cambia anche pettinatura prendendo ad arrotolarsi i capelli come un uomo, userà anche oggetti da uomo: pantaloncini alla turca, corsetto da cacciatore, cappello con la piuma, a simboleggiare una profonda mancanza di ordine interiore nella vita della protagonista. Léon frattanto é partito; Emma deperisce, sviene, sputa sangue, passa le giornate stesa a letto a guardare la vita dalla finestra dalla quale un giorno appare finalmente la novità. Un bel giovanotto, vestito di velluto verde, attira l'attenzione di Emma. Rodolphe, trentenne brutale e disinvolto con le donne, adocchia la sua preda; riesce a convincere Charles a mandarle Emma a cavallo con lui per farla distrarre. Allora Emma incomincia a cavalcare al fianco del bel Rodolphe verso l’adulterio. Le parole dell'uomo sono false e di cattivo gusto (voi siete nella mia anima come una madonna sul piedistallo) ma Emma non si accorge della loro falsità: é come se cadesse dentro uno dei romanzi d'amore di cui ha sognato di essere la protagonista. Nelle parole dell'uomo riconosce il linguaggio della sua cultura e cade nella trappola. Finalmente Emma ha coronato il suo sogno identificandosi in una delle donne fatali che aveva tanto invidiato. La relazione tra i due va avanti; lei é sentimentale, ossessivae indiscreta. Lui volgare, annoiato e freddo. Lei gli impone la fuga. Lui prende tempo, finge di accettare ma pensa invece alle noie, alle spese e le invia un cesto di albicocche con un messaggio nascosto, nello stile più falso: "Coraggio; Emma, coraggio! Io non posso provocare la rovina della vostra esistenza...", Emma nel leggere la lettera sviene. Il suo delirio dura quarantatrè giorni, poi Emma si avvia verso la guarigione. A Bovary, per il bene della moglie, viene consigliato di farla svagare: i due decidono di andare a Rouen, a vedere la Lucia di Lammermoor. Nel capitolo XV, con cui si conclude la seconda parte del romanzo, vediamo i due Bovary al teatro: Emma ama il melodramma soprattutto per quello che vi è in esso di sentimentale, cioé quello che più le somiglia. Qui avviene l'incontro fatale con Léon. I due si ritrovano e proprio Charles mette la moglie nelle condizioni di tradirlo. Egli torna a Yonville lasciando Emma a Rouen con Léon. I due si vedono in chiesa, lei é decisa a dirgli addio, ma nel consegnargli la lettera rimane sconvolta dalle parole giuste che lui sa usare per far breccia nel suo cuore: anche Léon sa usare lo sile del romanzo d'amore. Ancora una volta, Emma cade nella trappola del romanzo d’amore. Ad Emma lui appare bellissimo "Egli abbassava le ciglia lunghe e fini che si piegavano. La guancia dalla pelle soave arrossiva, pensava lei, per il desiderio della sua persona e sentiva una invincibile voglia di posarci le labbra." Léon, per una volta deciso, chiama una carrozza dicendo che a Parigi si usa così. Questo gesto è per Emma magico, poiché Leon la distoglie dal suo provincialismo. Qui abbiamo il celebre episodio della carrozza : la corsa insensata della carrozza che discende la rue Grand Pont, attraverso piazza Des Artes, il quai Napoleon e il Pont Neuf per arrestarsi dinnanzi alla statua di Corneille. Dall'interno della carrozza non sentiamo null'altro che la voce che dice di continuare ogni qualvolta il vetturino, esausto, tenta di fermarsi. Quello che avviene fra i due, le loro effusioni, niente ci rivela Flaubert, solo quella voce soffocata che ad ogni fermata ordina di proseguire. Flaubert mentre non ci dice niente del rapporto intimo fra i due, ci riferisce il commento dei "borghesi che spalancavano gli occhi davanti a questa cosa così straordinaria in provincia: una vettura a tendine chiuse che appariva e riappariva continuamente, più chiusa di una bara e sballottata come una navicella". Il romanzo si avvia ormai verso l'epilogo tragico. Tutta la sensualità repressa di Emma esce allo scoperto e Léon ne é prima attratto, poi spaventato: "Vedendola così sfrenata in amore, Léon si dice che la signora Bovary deve essere passata attraverso chissà quali prove di sofferenza e di piacere. Ma quello che al principio lo incantava, adesso un po' lo spaventa". La relazione con Lèon va avanti, dapprima in modo piano, poi la mancanza di soldi, il continuo firmare cambiali la rendono sempre più nevrotica e infelice. Casa Bovary ormai é una casa piena di debiti, la piccola Berthe gira con le calze bucate ma Emma, inguaribilmente, continua a procurarsi oggetti di lusso, sogna ancora amori principeschi, vende oggetti di famiglia con noncuranza; Léon, come a suo tempo Rodolphe, cerca ormai di liberarsi di lei, che, come dice Flaubert, è arrivata al fondo della sua depravazione, che non è solo l'adulterio, poiché Emma appare anche compiaciuta del piacere e della libertà di procurarselo. Essa è il simbolo della rivendicazione femminile della libertà: in un mondo che prescrive la sottomissione, Emma tenta una grossolana politica di liberazione dalla schiavitù del ruolo femminile: questo è certamente uno dei motivi per cui il libro ebbe tanto successo presso le lettrici del secolo scorso. Il romanzo é ormai alle ultime battute. Emma di fronte alla richiesta ultima di saldare l'enorme debito che ha contratto con il mercante strozzino Lheureux, si abbassa fino a proporsi a lui. Non ottenendo nulla, ricorrerà a tutti i suoi ex: Léon, Rodolphe, e anche al notaio Guillaumin dal quale si reca come ultima sponda. Esauriti, però, i tentativi di trovare soldi si procura del veleno per topi immergendo le dita nel vaso di arsenico e ingurgitandolo rapidamente. Crede di morire subito, invece la sua agonia sarà lunghissima e terribile. Flaubert realisticamente si sofferma su ogni fase del supplizio della sua eroina; dal punto di vista del narratore realista questo è nelle regole, ma c'è qualcosa in più: Flaubert ci appare qui il giustiziere della sua protagonista. Al capezzale della moribonda giunge il prete che unge con l'olio santo le parti del corpo di Emma che più avevano colluso con il peccato: la bocca, le mani, le narici. Questa è la condanna finale dello scrittore nei confronti della sua eroina.
Per concludere questa schedatura, vorrei inserire il mio commento personale che non è positivo. Il libro non rientra nel mio genere preferito essendo un romanzo tragico e amoroso. Ritengo comunque che Flaubert abbia scritto un capolavoro che condanna e ci informa sulle condizioni delle donne borghesi dell’epoca. Sottolineo dell’epoca poiché il romanzo non è più attuale. Oggi le donne non sono più casalinghe chiuse in casa a badare ai figli. Sono uscite da questo ruolo ed hanno ottenuto un lavoro fuori dalle mura familiari, hanno la possibilità di svagarsi e sono molto più libere. Oggi, sinceramente penso che sia molto difficile trovare un’Emma Bovary. Posso, quindi dire che questo libro va oggi letto in chiave storica e non tanto come un manuale per una rivolta femminile del proprio ruolo.

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