ll racisme expliquè a ma fille

Materie:Traduzione
Categoria:Francese
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Testo

--Dimmi papà, cos’è il razzismo?
-- Il razzismo è un comportamento assai diffuso, comune a tutte le società, tanto da diventare purtroppo! Banale.
Esso consiste nel manifestare diffidenza e disprezzo per le persone che hanno caratteristiche culturali o fisiche diverse dalle nostre.
--Quando dici “comune”, vuoi dire normale?
--No. Non è perché un comportamento è diffuso può essere considerato normale.
In generale, l’uomo ha tendenza a non amare chi è diverso da lui, uno straniero, per esempio: è un comportamento vecchio come l’essere umano; è universale. È così in tutto il mondo.
--Se è così in tutto il mondo anch’io potrei essere razzista!
-- Intanto la natura spontanea dei bambini non è razzista.
Un bambino non nasce razzista.
Se i suoi genitori o i suoi famigliari non gli hanno messo in testa idee razziste, non c’è motivo perché lo diventi.
Se, per esempio, ti fanno credere che quelli con la pelle bianca sono superiore a chi ha la pelle nera, e se tu prendi seriamente queste affermazioni, potresti avere un comportamento razzista nei confronti dei neri.
--Cosa vuol dire essere superiori?
-- Per esempio, credere che uno, che ha la pelle bianca, è più intelligente di chi ha la pelle di un altro colore, nera o gialla.
In altre parole, l’aspetto fisico del corpo umano , che ci differenzia l’uno dall’altro, non implica nessuna disuguaglianza.
--Credi che io possa diventare razzista?
--Divenirlo è possibile ; tutto dipende dall’educazione che avrai ricevuto.
Vale di più saperlo e negarsi di esserlo, come dire accettare l’idea che ogni giovane o adulto sia capace, un giorno, di avere un comportamento di rigetto verso qualcuno che non gli ha fatto qualcosa ma che è diverso da lui.
Questo capita spesso. Ognuno di noi può fare, un giorno, un brutto gesto, provare un cattivo sentimento. Quando si è turbati da un estraneo, si crede di essere migliori o peggiori di questi, lo si respinge, non lo si vuole accanto, ancor meno come amico solamente perché si tratta di qualcuno diverso da noi.
- Diverso?
- La diversità, è il contrario della rassomiglianza, di colui con il quale ci si identifica. La prima differenza che si manifesta è il sesso. Un uomo è diverso da una donna ed una donna da un uomo. Quando si tratta di questa differenza, generalmente c’è un’attrazione.
- Diversamente, colui che si definisce “differente” ha un altro colore di pelle, parla un’altra lingua, cucina diversamente, ha altri costumi, religioni, modo di vivere, modo di fare festa, ecc. Vi sono le differenze fisiche (altezza, cuore della pelle, tratti del viso, ecc.) e poi c’è la differenza caratteriale, mentale, di altro credo.
-Allora il razzista non ama le lingue, la cucina, colori che non sono i suoi?
No,non del tutto; un razzista può apprezzare ed imparare altre lingue poiché ne ha bisogno per lavoro o per svago, ma può esprimere un giudizio negati ed ingiusto sui popoli che parlano queste lingue in egual modo può rifiutare di affittare una stanza ad uno studente straniero, ad esempio vietnamita, ed avere il piacere di mangiare in ristoranti asiatici. Razzista è colui che pensa che tutto ciò che molto differente da lui minacci la sua tranquillità.
- È il razzista che si sente minacciato?
Sì, perché ha paura di chi non gli assomiglia. Il razzista è colui che soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità. Questi si equivalgono poiché il suo comportamento,in un caso come nell’altro, sarà del disprezzo.
- Ha paura?
L’essere umano ha bisogno d’ essere rassicurato. Non apprezza molto quel che rischia di disturbarlo nelle sue certezze. Tende a diffidare di ciò che è nuovo. Spesso, si ha paura di ciò che non si conosce. Si ha paura nell’oscurità, perché non si sa cosa potrebbe accaderci quando le luci sono tutte spente. Ci si sente senza senza difesa davanti. Si immaginano delle cose orrende. Senza ragione. Non è logico. Talvolta niente giustifica la paura e ciò nonostante si ha paura. È inutile ragionarci, si reagisce come se esistesse una minaccia. Il razzismo non è cosa né giusta né ragionevole.
- Papà, se il razzista è un uomo che ha paura, il capo del partito che non ama gli stranieri dovrebbe aver paura tutto il tempo. Ciò nonostante, ogni volta che appare in tv, sono io che ho paura! Egli urla, minaccia i giornalisti e picchia sul tavolo.
- Sì, ma il capo di cui tu parli è un uomo politico noto per la propria aggressività. Il suo razzismo si esprime in modo violento. Comunica alla gente malinformata delle affermazioni false affinché loro s’impauriscano. Sfrutta la paura, talvolta reale, delle persone. Per esempio, dice loro che gli immigrati vengono in Francia per rubare il lavoro ai francesi, toccare gli interessi famigliari e farsi curare gratuitamente negli ospedali. Non è vero. Gli immigrati fanno spesso dei lavori che rifiutano i francesi. Essi pagano le loro tasse compresa la parte sanitaria; hanno diritto alle cure quando si ammalano. Se domani, per disgrazia, fossero espulsi tutti gli immigrati in Francia, crollerebbe l’economia di questo paese.
- Capisco. Il razzista ha paura senza ragione.
- Ha paura dello straniero, di chi non si conosce, soprattutto se quello straniero è più povero di lui. Il razzista è più portato a diffidare di un operaio africano che di un miliardario americano. Ancor meglio, se un emiro del Golfo viene a passare le sue vacanze in Costa Azzurra è accolto a braccia aperte, perché colui che si accoglie non è l’Arabo, ma il ricco che è venuto a spendere dei soldi.
- Cos’è uno straniero?
- Il termine “straniero” ha la stessa radice di “estraneo” e di “strano”, che indica ciò che è “di fuori”, “esterno”. Indica colui che non è della famiglia, che non appartiene né al clan né alla tribù. E' qualcuno che viene da un altro paese, sia esso vicino o lontano, talvolta da un'altra città o un altro villaggio. Da ciò è nato il concetto di xenofobia, che significa "ostilità verso gli stranieri e ciò che viene dall'estero”. Oggi però la parola strano designa qualcosa di straordinario di molto diverso da quel che si ha l’abitudine di vedere. È sinonimo della parola “bizzarro”.
- Quando vado dalla mia amichetta,in Normandia, non sono una straniera?
- Per gli abitanti del posto, s’, senz’altro, perché tu vieni da fuori, da Parigi, e perché tu sei marocchina. Ti ricordi di quando siamo andati in Senegal? Ebbene, noi eravamo degli stranieri per i senegalesi.
- Ma i senegalesi non avevano paura di me, né io di loro!
- Si,perché tua madre ed io ti abbiamo spiegato che non dovevi aver paura degli stranieri, siano essi ricchi o poveri, grandi o piccoli, bianchi o neri. Non dimenticarlo! Si è sempre uno straniero per qualcuno, vale a dire che si è sempre visti come qualcosa di strano da chi non è della nostra cultura.
- Dimmi, papà, non ho ancora capito perché il razzismo esiste dappertutto.
- Nelle società molto antiche, dette primitive, l'uomo aveva un comportamento simile a quello degli animali. Un gatto comincia dal marcare il territorio. Se un altro gatto o un altro animale tenta di portargli via il suo cibo, o di infastidire i suoi piccoli, il gatto che si sente a casa sua si difende e protegge i suoi con tutte le unghie. L'uomo è così. Gli piace avere la sua casa, la sua terra, i suoi beni e si batte per conservarli.
- E questo è normale. Il razzista pensa che lo straniero, chiunque esso sia,si impadronirà dei suoi beni. Allora ne diffida, senza riflettere, quasi istintivamente. L'animale lotta solo se attaccato. Talvolta invece l'uomo aggredisce lo straniero anche quando questi non ha affatto l'intenzione di impossessarsi di qualcosa.
- E tu trovi che questo sia comune in tutte le società?
- Comune, piuttosto diffuso, sì; normale, no. Da molto tempo l'uomo agisce così. C'è la natura e poi la cultura. In altre parole c'è il comportamento istintivo, senza riflessione, senza ragionamento, poi c'è il comportamento razionale, quello che deriva dall'educazione, dalla scuola e dal ragionamento. È ciò che si chiama “cultura” in opposizione alla natura. Con la cultura si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli con altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi quanto i nostri.
- Se per cultura intendi educazione, il razzismo può anche derivare da quel che si impara….
- Non si nasce razzisti, lo si diventa. C’è una buona e una cattiva educazione. Tutto dipende da chi educa, sia a scuola che a casa.
- Ma allora l’animale, che non riceve nessuna educazione, è migliore dell’uomo?
- Diciamo che l’animale non ha sentimenti prestabiliti. L’uomo, al contrario, ha quelli che si chiamano pregiudizi. Giudica gli altri prima di conoscerli. Crede di sapere già quel che sono e quanto valgono. Spesso si sbaglia. La sua paura viene da questo. Ed è per combattere la propria paura che l’uomo si trova talvolta a fare la guerra. Sai, quando io dico che lui ha paura, non bisogna credere che tremi: al contrario, la paura provoca la sua aggressività. Si sente minacciato ed attacca. Il razzista è aggressivo.
- Allora, è a causa del razzismo che ci sono delle guerre?
- In certi casi è così. Alla base c’è la volontà di prendere le cose degli altri. Si utilizza il razzismo o la religione per spingere le persone verso l’odio, a detestarsi nonostante non si conoscano nemmeno. C’è la paura dello straniero, paura che prenda la mia casa, il mio lavoro, mia moglie. È l’ignoranza che alimenta la paura. Non so chi sia questo straniero e nemmeno lui sa chi sono io. Guarda ad esempio i nostri vicini di casa. Si sono diffidati di noi, fino al giorno in cui lì abbiamo invitati a mangiare un couscous. In quel momento si sono resi conto che noi viviamo come loro. Ai loro occhi, noi abbiamo smesso di sembrargli pericolosi, nonostante noi fossimo originari di un altro paese, il Marocco. Invitandoli noi abbiamo allontanato la loro diffidenza. Ci siamo parlati, ci siamo conosciuti meglio. Abbiamo riso insieme. Questo significa che stavamo a nostro agio, mentre prima quando ci si incontrava per le scale, ci si diceva soltanto buongiorno.
- Quindi per lottare contro il razzismo bisogna invitarsi!
- È una buona idea. Imparare a conoscersi, parlarsi, ridere insieme; cercare di dividersi i piaceri, ma anche i dolori, mostrare che abbiamo spesso le stese preoccupazioni, gli stessi problemi, è questo che potrebbe far indietreggiare il razzismo. Il viaggio può essere anch’esso un buon mezzo per conoscere meglio gli altri. Già Montagne (1533-1592) spingeva i suoi compatrioti a viaggiare ed ad osservare le differenze. Per lui il viaggio era in modo migliore per >. Conoscere gli altri per meglio conoscersi.
- Il razzismo è sempre esistito?
- Sì, da quando è nato l’uomo, sotto forme diverse secondo le epoche. Già a un epoca molto antica, la preistoria, quella che un romanziere chiamo “la guerra del fuoco”, gli uomini si attaccavano con delle armi rudimentali, delle semplici clave, per un territorio, capanna, una donna, delle provviste alimentari, ecc. Da all’ora fortificavano i confini, appuntivano le armi, per la paura di essere invasi. L’uomo è ossessionato dalla mancanza di sicurezza, quel che lo porta talvolta a temere il vicino, lo straniero.
- Il razzismo, è la guerra?
- Le guerre possono avere delle cause diverse, spesso economiche. Ma per di più, alcune si fanno in nome della presunta superiorità di un gruppo su un altro. Si può superare questo aspetto istintivo grazie al ragionamento ed all’educazione. per arrivarci, si deve decidere di non aver più paura del vicino, dello straniero.
- Allora, che cosa si può fare?
- Imparare. Educarsi. Riflettere. Cercar di comprendere ogni cosa, mostrarsi curiosi di tutto quel che riguarda l’uomo, controllare i primi istinti, le proprie pulsioni..
- Che cos’è una pulsione?
- È l’azione di spingere, di tendere verso un obbiettivo in modo non razionale. Questa parola ha creato “ripulsione”, che è l’azione concreta di respingere il nemico, di rigettare qualcuno verso l’esterno. Ripulsione vuol dire anche disgusto. Esprime un sentimento molto negativo.
- Il razzista è colui che spinge fuori lo straniero perché lo disgusta?
- Sì lo caccia anche se non è minacciato semplicemente perché non li garba. E per giustificare questa violenta azione, inventa degli argomenti che lì fanno comodo. Talvolta fa appello alla scienza ma la scienza no ha mai giustificato il razzismo. Lì fa dire qualsiasi cosa, perché pensa che la scienza lì fornisca delle prove solide e incontestabili. Il razzismo non ha alcuna base scientifica nonostante alcuni uomini hanno tentato di servirsi della scienza per giustificare le loro idee di discriminazione.
- Cosa significa questa parola?
- È il fatto di separare un gruppo sociale o etnico dagli altri trattandolo peggio. È così, ad esempio, in una scuola l’amministrazione decideva di inserire in una classe gli allievi neri perché considera che questi bambini siano meno intelligenti rispetto agli altri. Fortunatamente questa discriminazione non esiste nelle scuole francesi. Essa esisteva in America ed in africa del sud. Quando si obbliga una comunità etnica o religiosa, a riunirsi per vivere isolata dal resto della popolazione si creano quel che si chiamano i ghetti
- È una prigione?
- La parola ghetto, è il nome di una piccola isola di fronte a Venezia, in Italia. Nel 1516 gli ebrei di Venezia furono inviati su quest’isola separati da le altre comunità. Il ghetto è una forma di prigione. Comunque, è una discriminazione.
- Quali sono le prove scientifiche del razzismo?
- Non vene sono, ma il razzista crede o fa credere che lo straniero appartenga ad un'altra razza, una razza che considera come inferiore. Ma sbaglia totalmente: esiste una sola razza chiamiamola del tipo umano la specie umana per opposizione alla specie animale. Tra gli animali, le differenze sono tante tra una specie l’altra. C’è la specie canina e la specie bovina.
- Nella specie canina, le differenze sono tanto importanti (tra un pastore tedesco ed un bassotto tedesco) che è possibile definire più razze. Questo è impossibile per la specie umana perché un uomo equivale a un uomo.
- Ma papà eppure si dice che qualcuno è di razza bianca un altro di razza nera, o gialla ce l’hanno detto spesso a scuola. La maestra ha detto l’altro giorno che Abdou, che arriva dal Mali, era di razza nera.
- Se la tua maestra ha effettivamente detto questo, si sbaglia. Sono desolato di dirti questo, so che le vuoi del bene, ma commette un errore e credo che lei non se ne renda conto. Ascoltami bene. Le normalmente razze umane non esistono. Esiste una specie umana nella quale vi sono degli uomini delle donne, delle persone di colore di taglie grandi o di taglia piccola,m con delle attitudini differenti e varie. E poi vi sono numerose razze animali. La parola “razza” non deve essere utilizzata per dire che c’è una differenza umana. L parola “razza” non ha alcuna base scientifica. È stata utilizzata per aumentare gli effetti di differenze apparenti vale a dire fisiche. Non abbiamo il diritto per basarci sulle differenze fisiche- il colore della pelle, la taglia, i tratti del viso- per dividere l’umanità in modo gerarchico, vale a dire considerando che esistano degli uomini superiori ad altri che metteremmo in una classe inferiore. In altre parole non si ha il diritto di credere o soprattutto di far credere che si è bianchi di pelle si hanno delle qualità supplementari in confronto ad una persona di colore. Ti propongo di non utilizzare più la parola “razza”. È stata talmente sfruttata da persone ostili che meglio rimpiazzarle dalle parole “genere umano”. Dunque il genere umano è composto da gruppi diversi e differenti. Ma ogni uomo ed ogni donna del pianeta hanno il sangue dello stesso colore nelle loro vene sia che abbiano la pelle rosa, bianca, nera, marrone, gialla o altra.
- Perché gli africani hanno la pelle nera e gli europei la pelle bianca?
- L’aspetto scuro della pelle è dovuto ad una pigmentazione chiamata melanina. Questo pigmento esiste in tutti gli esseri umani. Ciò nonostante è fabbricato dall’organismo in quantità superiori dagli africani rispetto agli europei o agli asiatici.
- Allora il mio compagno Abdou fabbrica più…
- Melanina, è come un colorante.
- Quindi fabbrica più melanina rispetto a me. So anche che abbiamo più sangue rosso, ma quando a mamma serviva del sangue il medico ha detto che il tuo gruppo era differente.
- Si esistono diversi gruppi sanguigni: sono quattro, A B 0 e AB. Il gruppo 0 è donatore universale. Il gruppo AB è ricevitore universale. Questo non ha niente a che vedere con la questione di superiorità o di inferiorità. Le differenze si trovano nella cultura (la lingua, il costume, i riti, la cucina, ecc.). ricordati, è Tam, l’amica vietnamita di tua madre che le ha donato il sangue nonostante tua madre sia marocchina. Hanno lo stesso gruppo sanguigno e ciò nonostante hanno culture molto diverse e non hanno lo stesso colore della pelle.
- Quindi se un giorno del Mali, Abdou avesse bisogno di sangue potrei dargliene?
- Se avete lo stesso gruppo sanguigno, sì.

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