Fotografia: lenti e macchine fotografiche

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Testo

La profondità di campo
È quell’intervallo di spazio che si estende per ⅓ in avanti e per ⅔
Indietro rispetto al punto su cui abbiamo eseguito la messa a fuoco, dove tutti gli oggetti appaiono nitidi.
3 sono gli elementi che la modificano:
- 1. la distanza fra il punto di messa a fuoco e l’obbiettivo, più vicino è il soggetto minore sarà la profondità.
- 2. Il diaframma: più aperto sarà il diaframma, minore sarà la profondità di campo
- 3. obbiettivi: varia a seconda dell’obbiettivo in uso, con i grandangolari avremo molta profondità di campo, mentre con i teleobbiettivi ne avremo poca.
Macchine fotografiche
Mirino, otturatore, piano focale, camera oscura, diaframma.
Sempre gli stessi elementi.
CRITERI DI CONSIDERAZIONE
• formato; diverse dimensioni di piano focale, quindi della grandezza dell’immagine che si forma.
• Visione dell’immagine; come la macchina fa vedere l’immagine attraverso il piano focale. Possono essere:
- a visione diretta
- reflex bioculari e monoculari
- a banco ottico.
A visione diretta: hanno un mirino che è separato dall’obbiettivo. Sulla parte anteriore ha due finestre: l’obbiettivo ed il mirino separati. Sono economiche, di piccolo formato, non hanno obbiettivi intercambiabili, non hanno una precisa messa a fuoco. L’immagine che vediamo attraverso il mirino è indipendente da quella prodotta dall’obbiettivo: errore di paralasse: l’occhio fa vedere una roba e l’obbiettivo un'altra.
Reflex monoculari : immagine riflessa: inserimento di un vetro smerigliato : blocca l’immagine e la rende visibile, si forma l’immagine su esso. Mirino a pozzetto. Quando si scatta, lo specchio ruota verso l’alto.
Piccolo o medio formato, massimo 6 x 6. vediamo l’immagine prodotta dall’obbiettivo. Controllo della situazione, si vede quello che succede e si gestisce l’immagine.
- pentaprisma: immagine prodotta dallo specchio, visione virtuale. Raddrizzamento dell’immagine per quanto riguarda l’altro e il basso ma non destra e sinistra. Il pentaprisma la raddrizza da destra a sinistra.
Reflex monoculari: non esistono più, erano le prime reflex, due obbiettivi identici, a focali fisse, non si può cambiare l’obbiettivo.
Banco ottico: difficili da usare, macchina da professionisti, piani focali, formato grande, possibilità di muovere la standarta come una fisarmonica. Consente di intervenire sulla forma dell’immagine, fotografia industriale, grande formato ben dettagliata, la risoluzione fa la differenza.

Temperatura di colore
La luce è bianca solo quando le tre componenti sono presenti in parti uguali.
Questo accade raramente perché ci sarà sempre un colore in eccesso o in difetto. Il risultato è un bianco con una dominante di colore.
Questo fenomeno deve essere controllato: temperatura di colore che si misura col termocolorimetro in gradi kelvin -273 C° = 0 K
è una scala centigrada.
La luce è bianca quando è a 6000 K. Il verde si considera il colore di bilanciamento gli altri due sono o in eccesso o in difetto.
+ 6000K = luce blu
6000 K = luce bianca
-6000K= luce rossa

d’estate il sole diventa bianco dalle 10711 alle 273 del pomeriggio, mentre il mattino risulta azzurro e verso sera rosso.
In inverno lo è verso mezzogiorno mentre andando verso l’alba o il tramonto è rossa.
Se il cielo è nuvoloso la luce sarà bluastra in qualsiasi stagione.
Le luci artificiali in genere in fotografia non si usano. L’unica luce bianca è quella del flash tarata a 6000K. Le altre lampade che si usano in foto sono invece rosse, tarate a 3200K
Pellicole invertibili
Luce naturale: 6000K: luce bianca pellicole day light.
Luce artificiale : flash o lampade 3200. pellicole T per luce artificiale.
È una pellicola simile al negativo resa però positiva durante la fase di sviluppo. La striscia ottenuta non subisce nessun cambiamento rispetto alle luci con cui si fotografa.
Nel negativo il problema si supera perché nella stampa è possibili correggere i colori.
Si può fotografare con una dominanza usando un filtro per correggere i colori davanti all’obbiettivo.
Comportamento della luce
Quando l’energia luminosa colpisce una superficie possono verificarsi vari fenomeni.
1. assorbimento: quando la luce incontra un corpo opaco (non trasparente) nel caso di un corpo nero, viene totalmente assorbita, un corpo rosso assorse le radiazioni verde e blu e respinge quelle rosse. Avviene quando c’è un intrattenuta di luce.
2. riflessione: un corpo bianco respinge tutti i colori. Quando la luce incontra un corpo opaco può venire riflessa, respinta: esso avviene con un angolo di incidenza uguale a quello di riflessione. Per cambiare un riflesso basta cambiare l’angolo di incidenza.
Tutte le palline hanno questa teoria. Ci sono due situazioni diverse:
- riflessione speculare: quando la luce incontra superfici lisce.
- Riflessione diffusa: quanto incontra una superficie irregolare, con angoli di incidenza diversi e la luce si riflette in tutte le direzioni.
3. trasmissione: avviene quando la luce attraversa materiali non opachi (senza trasparenze), una parte è riflessa e l’altra trapassata. Può essere parziale o totale.
4. rifrazione: cambiamento di direzione che subisce la luce quando passa obliquamente da un mezzo denso (compatto) a uno più o meno denso, il raggio di luce viene deviato e si avvicina alla normale.
Angolo di rifrazione < angolo di incidenza
Lo spostamento può essere relativo a :
- angolo di incidenze (maggiore è maggiore la rifrazione) e viceversa.
- Quanto i due corpi sono diversi; si esprime con l’indice di rifrazione (più sono simili, minore lo spostamento e viceversa)
- Lunghezza d’onda della luce.
In ogni caso quando oltrepassa c’è una variazione di velocità. Se passa dall’aria al vetro subisce un rallentamento che la causa della rifrazione.
5. interferenza: due onde perfettamente sovrapposte ma in opposizione di fase. Quando questo succede le due onde si annullano: interferenza-
quando la luce attraversa materiali trasparenti sottili quando la lunghezza d’onda della luce. Formazione anelli di Newton.
6. polarizzazione: un raggio di luce emesso da una sorgente oscilla su tutti i piani. In dei casi le oscillazioni sono costrette a vibrare in un unico piano.
In questo caso la luce si definisce polarizzata.
Questo succede quando viene riflessa da superfici lisce, i raggi polarizzano e il riflesso è l’effetto della luce polarizzata.
Esistono dei filtri che si mettono davanti all’obbiettivo e assorbono la luce polarizzata.
LE LENTI – OTTICA FOTOGRAFICA
Obbiettivo : sistema ottico costituito da lenti.
Una lente è un pezzo di vetro formato da due calotte. Le due curve sono delle porzioni di sfera. Non ha importanza né la grandezza né la curvatura.
Calotta sferica
Lenti convergenti : più spesse al centro e più sottili ai bordi. Positive. Immagini reali ( che si possono raccogliere su uno schermo, cinema, macchina fotografica,proiettore). Le immagini reali sono quelle che si ottengono dall’unione dei raggi di luce che convergono in un unico punto.
Lenti divergenti : sottili al centro e più spesse ai bordi. Negativa. Immagini virtuali ( specchio, lenti ingrandimento). Le immagini virtuali so ottengono quando i raggi divergono cioè si prolungano.
Le lenti si distinguono per la lunghezza focale cioè la distanza tra la lente e il piano focale principale.
Piano focale principale: passa per il punto focale principale dove si forma l’immagine nitida a fuoco.
Soggetti vicini : immagine nitida su piani focali lontani.
Soggetti lontani : immagine nitida su piani focali vicini.
LUMINOSITà DELL’ OBBIETTIVO
Le informazioni dell’obbiettivo sono scritte sopra ; casa produttrice, marca, numero matricola, lunghezza focale.
Diametro dell’obbiettivo: misura della ghiera esterna dell’obbiettivo.
Due informazioni fondamentali :
1. lunghezza focale
2. 1 : n
VETRO OTTICO
Il vetro osservandolo nella sua massa è verde. Un obbiettivo ha diverse lenti; si usano vetri incolore, materiale con garanzia di omogeneità, resistente ma molabile.
Possibilità di cambiare lenti diverse, non esistono obbiettivi perfetti.
Aberrazioni ottiche : difetti, errori che gli obbiettivi portano con sé nonostante tutte le correzioni che si possono apportare alle lenti.
7 tipologie di aberrazioni :
- aberrazione sferica;
- aberrazione cromatica
- aberrazione cromatica laterale
- coma; si verifica quando è buio e c’è una fonte luminosa come un lampione e si vede una chiazza a cono
- distorsione; quando si fotografa una forma geometrica e i due lati invece di essere dritti vengono curvati.
- curvatura di campo
- astigmatismo; incapacità della lente di riprodurre i punti come tali e li riproduce come linee.
Ci sarà sempre un errore o più, nessun obbiettivo non ne ha. Uno può scegliere i difetti da lasciare a seconda del lavoro che fa.
Tutte le superfici delle lenti vengono trattate in modo da riprodurre uno strato antiriflesso in superficie.

Ci sono due fuochi, uno davanti ed uno dietro sia nelle lenti che negli obbiettivi.
2 punti ottici fondamentali negli obbiettivi : punti nodali, si trovano lungo l’asse ottico dell’obbiettivo e possono trovarsi in qualsiasi punto, anche fuori. La distanza tra punto focale e punto nodale sarà la lunghezza del piano focale dell’obbiettivo. La loro posizione determina le caratteristiche dell’obbiettivo. È scritta in mm sull’obbiettivo.
Circoli di confusione
Problema della messa a fuoco; immagine sfuocata, non definita.
Nitidezza: immagine tale quando è formata da punti di luce.
L’immagine è sfuocata se il piano focale non è sulla convergenza dei punti di luce.
Il circolo di confusione è il limite che ha il nostro occhio di distinguere un cerchio da un punto; è una cosa soggettiva.
Il passaggio tra la zona di sfocatura e la zona nitida e la dimensione del dischetto di luce in quel punto è il circolo di confusione.
La profondità di fuoco è l’intervallo tra il circolo di confusione, lo spazio entro il cui si può muovere il piano focale per ottenere immagini nitide.
Serve a spiegare perché esiste la profondità di campo.
La profondità di campo esiste perché esiste quella di fuoco. Cambiano al variare dell’obbiettivo, del diaframma e della distanza fra obbiettivo e punto di messa a fuoco.
- obbiettivi grandangolari: maggiore
- più chiuso il diaframma, maggiore la profondità
- più lontano il punto di messa a fuoco, maggiore la profondità
distanza iperfocale
Distanza tra l’obbiettivo e dove inizia la profondità di campo quando metto a fuoco all’ ∞.
Lo spazio oltre il soggetto se posto all’infinito è sprecato; lo si sposta in avanti e si mette a fuoco sul punto iperfocale.
Si ottiene una profondità di campo in modo da guadagnare profondità in avanti.
Cambia a seconda dell’obbiettivo e diaframma.
Obbiettivi
• obbiettivi zoom.
Obbiettivi a focale variabile (non fissa), possibilità di un intervallo di focali.
Obbiettivo fisso es. 50 mm; uno variabile può avere una focale es. dal 35 al 70
Digitali: cambia la focale, si muove l’obbiettivo costruttivamente.
Focali corte valori bassi: grandangolari.
Valori alti es. 1000.. valori da teleobbiettivi. Obbiettivo zoom mai come un ottica fissa.
• Obbiettivi fish eye
Obbiettivi a occhio di pesce, super grandangolari (grandangolare normale dai 60 ai 90°); in questi obbiettivi l’angolo di campo è superiore ai 100°, può arrivare persino a 180°
Focali di 12, 15 mm, cortissime. Costosi perché se ne producono pochissimi, hanno usi rari, poco usati. Ai lati l’immagine che si forma è molto deformata.
L’immagine nel fotogramma è rotonda nonostante il formato rettangolare perché nono ha un potere di copertura abbastanza grande da coprire un fotogramma.
Sono obbiettivi molto grandi, hanno una lente anteriore molto curva e sporgente. Più la focale si accorcia più la curvatura aumenta.
• Obbiettivi afocali
Non hanno una lunghezza focale. Erano molto diffusi una volta. Vengono usati in coppia con gli obbiettivi tradizionali. Aumentano il doppio la lunghezza focale dell’obbiettivo in uso. Riceve i fasci di luce dell’obbiettivo precedente; è da sconsigliare perché la qualità è pessima.
• Obbiettivi cattadiotrici
Obbiettivi speciali, anziché essere costruiti con lenti sono costruiti con specchi.
Lenti – rifrazione ; specchi – riflessione
Lavora per riflessione dai 300 in su.
Vantaggiosi per ottenere teleobbiettivi molto
spinti cioè lunghezze focali molto lunghe.
Teleobbiettivi focale 100, se fossero costruiti
con lenti ci sarebbero troppe cose da portare,
luminosità bassa.. sono l’alternativa.
Pesano pochissimo, sono molto compatti, piccoli,
leggeri e luminosi e relativamente a basso costo.
Qualità dell’immagine
Gli usi degli obbiettivi sono diversificati per la qualità dell’immagine prodotta sul piano focale, relativa alla condizione di osservazione.
Per valutare un obbiettivo si guarda l’immagine prodotta sul piano focale e si guardano tre fattori :
- nitidezza ; quando ad ogni punto del soggetto corrisponde un punto, ed è quindi formata da punti ed ha una riproduzione fedele della realtà.
- Potere risolvente; capacità di un obbiettivo di risolvere i più piccoli particolari, dettagli. Si fanno dei test, si fotografa una tabella tipo; un astigmatico non distingue i più piccoli particolari.
- Contrasto; diversi gradi di contrasto; obbiettivi con segno netto oppure con un passaggio graduale. Qualità del contrasto tra bianchi e neri; basso contrasto – alto potere risolvente o viceversa; vede tutto ma se non è nettamente segnato il potere è vanificato.
Gli obbiettivi più usati oggi hanno un basso potere risolvente ed un alto contrasto.
Macrofotografia – fotografare a distanza ravvicinata
21∙36, 50 mm focale; possibilità di avvicinamento a soggetti.
50mm focale ∙ 10 = 50
teleobbiettivo
200mm ∙ 10 = 2m
grandangolare
24 mm = 24 cm
l’immagine che si raccoglie sul piano focale più sarà vicina più sarà luminosa.
L’esposimetro dà i valori corretti per condizioni di lavoro normali dall’infinto alle dieci focali.
• Tubi di prolunga : di diverse profondità di campo che si interpongono tra il corpo macchina e l’obbiettivo in modo da aumentare la distanza; ci sono anche dei soffietti. L’esposimetro in questo caso non va più bene.
Immagine buia; le fotocellule dell’esposimetro sono sul piano focale, sui bordi della pellicola, viene letta la luminosità dell’immagine indipendentemente dal tubo. Nel 90% dei casi è lì l’esposimetro.
Tecniche per macro a basso costo.
• Lenti addizionali; lenti poste davanti all’obbiettivo, delle triplette. Sconsigliate perché la qualità precipita, lenti economiche e scadenti, tipo lenti di ingrandimento.
• Obbiettivo macro; già in partenza fatti per soggetti molto vicini. È come gli altri, senza il problema della luminosità.
• Obbiettivi zoom; molte colte con posizione macro, però con grossi limiti, qualità in precipitazione.
Il problema è nella profondità di campo che sparisce, non esiste più. L’unico modo per ottenere un po’ di profondità è quello di chiudere il diaframma.
Potere di copertura: rappresenta la dimensione del fascio di luce che si proietta sul piano focale valutandola con il diaframma tutto aperto; più lunga è la focale maggiore è il potere di copertura.
Luminosità: massima quantità di luce che un obbiettivo riesce a far arrivare sul piano focale. È scritta sulla ghiera dell’obbiettivo es 1 : n oppure f/n
l.f/ap effettiva=apertura relativa
più basso è il numero, maggiore la luminosità. Max diaframma, max luminosità.
Aberrazioni: sferiche, cromatica,cromatica laterale,coma, distorsione, curvatura di campo, astigmatismo.
Punti nodali; due punti ottici fondamentali, si trovano lungo l’asse ottico dell’obbiettivo e possono trovarsi in qualsiasi punto, anche fuori. Distanza tra punto nodale e punto focale sarà la lunghezza focale.
Formato: dimensione del piano dove si viene a formare l’immagine
Visione dell’immagine; come la macchina fa vedere l’immagine attraverso il mirino
Visione diretta- visione attraverso mirino indipendente da quella prodotta dall’obbiettivo, errore di paralasse.
Reflex monoculare. Vetro smerigliato x bloccare l’immagine e renderla visibile. Mirino pozzetto max 6∙6. gestione imm.
Bioculari.non esistono più,le prime reflex, due obbiettivi identici,focali fisse.
Banco ottico:diff da usare,per professionisti,grande formato, come fisarmonica. Interviene sulla forma dell’immagine, fotografia industriale,risoluzione
Illuminazione artificiale
Due modi di produrre luce.
La luce è una forma di energia : si ottiene trasformando l’energia elettrica.
1. lampade ad incandescenza
lampade che producono luce sfruttando il passaggio dell’energia elettrica attraverso un filamento metallico.
Elettrodi unite da un filamento metallico al tungsteno che al passaggio dell’energia elettrica diventa facilmente incandescente, emette luce.
Materiali isolanti → conduttori.
L’energia elettrica si misura in volt per quanto riguarda l’intensità in Italia V= 220 o 380 su impianti industriali; esprime la potenza ad es. una batteria ha 1,5 V.
I watt invece esprimono il consumo, quello che serve a far funzionare. Quelli che ne consumano di più sono quelli oggetti che producono calore. Dipende dal contratto enel, 3000, 4500 o 6000 watt.
2. scarica elettrica nei gas.
L’energia passa attraverso dei gas (al neon il più usato); tubi al neon. Sfruttamento del passaggio dell’energia elettrica attraverso i gas.
In foto non si usano. Stesso concetto dei lampeggiatori elettronici, il flash.
- Non permette di fotografare a luce bassa
- Lo spettro prodotto è discontinuo. È verde per la natura del gas dentro

- La luce deve essere puntiforme. Forma e dimensione, si deve creare un’ombra non tante.

Il flash è costruito sulla base del passaggio dell’energia elettrica attraverso tubo, è la migliore per la foto. 6000 gradi Kelvin. Tanta luce a costi bassissimi. Dura pochi secondi, vista la sua intensità si può considerare continua.
Filo di rame: serve a trasportare la luce, sono grossi in funzione della quantità di energia elettrica che deve trasportare. Energia elettrica : flusso di elettroni. Massima casalinga 3 KW, una presa normale è di circa 1000 e passa watt.
3.Led. bassissimo consumo.

Luce artificiale.
Non esistono più in foto, scarsa resa e toppo consumo. Superata.
Il filamento diventa incandescente, si consuma (sublima). Diventa grigiastra finchè si rompe e si spezza il filamento.
Lampade al tungsteno alogeno :
anziché esser vuote all’interno hanno un filamento come le altre ed un gas alogeno.
Avendo il gas, si forma un ciclo all’interno della lampada fra il tungsteno ed il gas. Il tungsteno evapora in gas, l’unione si sposta verso la zona fredda della lampada nell’esterno e si provoca una scissione (si divide) ed il tungsteno si rideposita sul filamento per un fatto di sbalzi di temperatura. In teoria cosi facendo dura un eterno ma si rompe per il modo di deposito.
Lampade al quarzo, quarzine, 15, 20 €
Forma particolare: il filamento è in posizione equidistante dal vetro.
c’è di mezzo uno sbalzo di temperatura. Vetri speciali, al quarzo- 220 W / trasformatore di bassa tensione 12W. Luce forte.
In foto si usano queste, più costose. 3200 K.
Lampeggiatori elettronici
Flash: mezzo, strumento che produce, invece che una luce continua, un lampo di luce molto intenso di durata brevissima.
Differenza di tecnica di ripresa tra luce continua e flash,
i primi esempi risalgono all’inizio del 1800 sui film western, era una fiammata. Polvere di magnesio, altamente infiammabile. Emissione di una gran luce anche se non arrivava ai 6000 K.
1900 invenzione dei primi flash: lampade al magnesio.
si metteva la lampadina che scoppiava e si rimetteva ogni volta. 1960 circa.
Scomparse questo sistema da quando l’elettronica iniziò ad essere applicata.
I lampeggiatori elettronici, venivano applicati di serie alle macchine fotografiche per dilettanti. Si arriva fino al professionale dove non sono incorporati ed i lampeggiatori per sala posa dove non ci sono lampade a flusso continuo ed è tutto attrezzato con lampade flash
.
Il flash si basa sul principio delle lampade a scarica nei gas;
A: accumulatore, condensatore (capacità di assorbire energia elettrica come una spugna e la porta ad un altissimo voltaggio, eleva la tensione)
E : energia mandata al condensatore che ha bisogno di un tempo di ricarica.
Problema della sincronizzazione: per fare una foto si fa click, dietro c’è l’otturatore che si apre e chiude, bisogna che il flash scatti quando questo si apre.
Problema dell’esposizione : bisogna fare un calcolo.
Problemi d’uso della luce
Problema della sincronizzazione:
tempi brevi: i flash più potenti arrivano a tre centesimi di secondo. Tutti gli altri si parla di millesimi. Si deve usare un tempo di esposizione che è determinato dal tipo di otturatore in uso, a centrale o a tendina.
- otturatore centrale: fra le lenti dell’obbiettivo, vicino al diaframma, lamelle che aprono e chiudono il passaggio della luce; è quello più diffuso.
Le lamelle iniziano ad aprirsi dal centro, per muoversi impiegano tempo. Il tempo più breve è 1/500 ed è sempre più lungo della durata dei flash. Produrre un immagine in modo simultaneo.
- Tendina: reflex 35mm e basta e in nessun altra macchina. Funzione per scorrimento orizzontali e verticali. L’esposizione non è simultanea. Avviene in momenti diversi- si deve usare il tempo di esposizione più breve che garantisca che tutto il fotogramma sia scoperto. Tempi lunghi, 1 secondo, viene una strisce basta.
Sulla scala dei tempi c’è una posizione contrassegnata che corrisponde alla posizione del tempo di sincronizzazione, questo è di un altro colore oppure viene chiamato come posa B, asterisco, flash…
Corretta esposizione del diaframma:
- sensibilità di un emulsione
- considerare la potenza del flash: i lampeggiatori hanno capacità di produrre lampi piccoli o intensi. Si deve capire il suo numero guida. Calcolare il diaframma:
N.G / m (distanza)= diaframma.
Si arrotonda al valore più vicino.
Questo vale per le pellicole di media sensibilità ad es. 100 Iso.
Sistema manuale.
Sul flash di solito dietro però c’è una tabellina con tutto.
Quasi tutti quelli moderni sono automatici. L’automatismo è la capacità del flash di emettere lampi più o meno intensi, io scelgo il diaframma e il flash emette lampi più o meno potenti.
- distanza del soggetto; legge del quadrato della distanza: più ci si allontana e meno luce arriva.
Flash all’esterno: soggetto molto brillante ed illuminato a giorno ma quello che c’è dietro molto buio
Occhi rossi: talmente forte che entra nel cristallino, illumina la retina soprattutto negli occhi chiari.
S esi orienta il flash verso una luce, viene fuori più morbido
È impossibile ottenere un buon risultato. diffuso.

La profondità di campo
È quell’intervallo di spazio che si estende per ⅓ in avanti e per ⅔
Indietro rispetto al punto su cui abbiamo eseguito la messa a fuoco, dove tutti gli oggetti appaiono nitidi.
3 sono gli elementi che la modificano:
- 1. la distanza fra il punto di messa a fuoco e l’obbiettivo, più vicino è il soggetto minore sarà la profondità.
- 2. Il diaframma: più aperto sarà il diaframma, minore sarà la profondità di campo
- 3. obbiettivi: varia a seconda dell’obbiettivo in uso, con i grandangolari avremo molta profondità di campo, mentre con i teleobbiettivi ne avremo poca.
Macchine fotografiche
Mirino, otturatore, piano focale, camera oscura, diaframma.
Sempre gli stessi elementi.
CRITERI DI CONSIDERAZIONE
• formato; diverse dimensioni di piano focale, quindi della grandezza dell’immagine che si forma.
• Visione dell’immagine; come la macchina fa vedere l’immagine attraverso il piano focale. Possono essere:
- a visione diretta
- reflex bioculari e monoculari
- a banco ottico.
A visione diretta: hanno un mirino che è separato dall’obbiettivo. Sulla parte anteriore ha due finestre: l’obbiettivo ed il mirino separati. Sono economiche, di piccolo formato, non hanno obbiettivi intercambiabili, non hanno una precisa messa a fuoco. L’immagine che vediamo attraverso il mirino è indipendente da quella prodotta dall’obbiettivo: errore di paralasse: l’occhio fa vedere una roba e l’obbiettivo un'altra.
Reflex monoculari : immagine riflessa: inserimento di un vetro smerigliato : blocca l’immagine e la rende visibile, si forma l’immagine su esso. Mirino a pozzetto. Quando si scatta, lo specchio ruota verso l’alto.
Piccolo o medio formato, massimo 6 x 6. vediamo l’immagine prodotta dall’obbiettivo. Controllo della situazione, si vede quello che succede e si gestisce l’immagine.
- pentaprisma: immagine prodotta dallo specchio, visione virtuale. Raddrizzamento dell’immagine per quanto riguarda l’altro e il basso ma non destra e sinistra. Il pentaprisma la raddrizza da destra a sinistra.
Reflex monoculari: non esistono più, erano le prime reflex, due obbiettivi identici, a focali fisse, non si può cambiare l’obbiettivo.
Banco ottico: difficili da usare, macchina da professionisti, piani focali, formato grande, possibilità di muovere la standarta come una fisarmonica. Consente di intervenire sulla forma dell’immagine, fotografia industriale, grande formato ben dettagliata, la risoluzione fa la differenza.

Temperatura di colore
La luce è bianca solo quando le tre componenti sono presenti in parti uguali.
Questo accade raramente perché ci sarà sempre un colore in eccesso o in difetto. Il risultato è un bianco con una dominante di colore.
Questo fenomeno deve essere controllato: temperatura di colore che si misura col termocolorimetro in gradi kelvin -273 C° = 0 K
è una scala centigrada.
La luce è bianca quando è a 6000 K. Il verde si considera il colore di bilanciamento gli altri due sono o in eccesso o in difetto.
+ 6000K = luce blu
6000 K = luce bianca
-6000K= luce rossa

d’estate il sole diventa bianco dalle 10711 alle 273 del pomeriggio, mentre il mattino risulta azzurro e verso sera rosso.
In inverno lo è verso mezzogiorno mentre andando verso l’alba o il tramonto è rossa.
Se il cielo è nuvoloso la luce sarà bluastra in qualsiasi stagione.
Le luci artificiali in genere in fotografia non si usano. L’unica luce bianca è quella del flash tarata a 6000K. Le altre lampade che si usano in foto sono invece rosse, tarate a 3200K
Pellicole invertibili
Luce naturale: 6000K: luce bianca pellicole day light.
Luce artificiale : flash o lampade 3200. pellicole T per luce artificiale.
È una pellicola simile al negativo resa però positiva durante la fase di sviluppo. La striscia ottenuta non subisce nessun cambiamento rispetto alle luci con cui si fotografa.
Nel negativo il problema si supera perché nella stampa è possibili correggere i colori.
Si può fotografare con una dominanza usando un filtro per correggere i colori davanti all’obbiettivo.
Comportamento della luce
Quando l’energia luminosa colpisce una superficie possono verificarsi vari fenomeni.
1. assorbimento: quando la luce incontra un corpo opaco (non trasparente) nel caso di un corpo nero, viene totalmente assorbita, un corpo rosso assorse le radiazioni verde e blu e respinge quelle rosse. Avviene quando c’è un intrattenuta di luce.
2. riflessione: un corpo bianco respinge tutti i colori. Quando la luce incontra un corpo opaco può venire riflessa, respinta: esso avviene con un angolo di incidenza uguale a quello di riflessione. Per cambiare un riflesso basta cambiare l’angolo di incidenza.
Tutte le palline hanno questa teoria. Ci sono due situazioni diverse:
- riflessione speculare: quando la luce incontra superfici lisce.
- Riflessione diffusa: quanto incontra una superficie irregolare, con angoli di incidenza diversi e la luce si riflette in tutte le direzioni.
3. trasmissione: avviene quando la luce attraversa materiali non opachi (senza trasparenze), una parte è riflessa e l’altra trapassata. Può essere parziale o totale.
4. rifrazione: cambiamento di direzione che subisce la luce quando passa obliquamente da un mezzo denso (compatto) a uno più o meno denso, il raggio di luce viene deviato e si avvicina alla normale.
Angolo di rifrazione < angolo di incidenza
Lo spostamento può essere relativo a :
- angolo di incidenze (maggiore è maggiore la rifrazione) e viceversa.
- Quanto i due corpi sono diversi; si esprime con l’indice di rifrazione (più sono simili, minore lo spostamento e viceversa)
- Lunghezza d’onda della luce.
In ogni caso quando oltrepassa c’è una variazione di velocità. Se passa dall’aria al vetro subisce un rallentamento che la causa della rifrazione.
5. interferenza: due onde perfettamente sovrapposte ma in opposizione di fase. Quando questo succede le due onde si annullano: interferenza-
quando la luce attraversa materiali trasparenti sottili quando la lunghezza d’onda della luce. Formazione anelli di Newton.
6. polarizzazione: un raggio di luce emesso da una sorgente oscilla su tutti i piani. In dei casi le oscillazioni sono costrette a vibrare in un unico piano.
In questo caso la luce si definisce polarizzata.
Questo succede quando viene riflessa da superfici lisce, i raggi polarizzano e il riflesso è l’effetto della luce polarizzata.
Esistono dei filtri che si mettono davanti all’obbiettivo e assorbono la luce polarizzata.
LE LENTI – OTTICA FOTOGRAFICA
Obbiettivo : sistema ottico costituito da lenti.
Una lente è un pezzo di vetro formato da due calotte. Le due curve sono delle porzioni di sfera. Non ha importanza né la grandezza né la curvatura.
Calotta sferica
Lenti convergenti : più spesse al centro e più sottili ai bordi. Positive. Immagini reali ( che si possono raccogliere su uno schermo, cinema, macchina fotografica,proiettore). Le immagini reali sono quelle che si ottengono dall’unione dei raggi di luce che convergono in un unico punto.
Lenti divergenti : sottili al centro e più spesse ai bordi. Negativa. Immagini virtuali ( specchio, lenti ingrandimento). Le immagini virtuali so ottengono quando i raggi divergono cioè si prolungano.
Le lenti si distinguono per la lunghezza focale cioè la distanza tra la lente e il piano focale principale.
Piano focale principale: passa per il punto focale principale dove si forma l’immagine nitida a fuoco.
Soggetti vicini : immagine nitida su piani focali lontani.
Soggetti lontani : immagine nitida su piani focali vicini.
LUMINOSITà DELL’ OBBIETTIVO
Le informazioni dell’obbiettivo sono scritte sopra ; casa produttrice, marca, numero matricola, lunghezza focale.
Diametro dell’obbiettivo: misura della ghiera esterna dell’obbiettivo.
Due informazioni fondamentali :
1. lunghezza focale
2. 1 : n
VETRO OTTICO
Il vetro osservandolo nella sua massa è verde. Un obbiettivo ha diverse lenti; si usano vetri incolore, materiale con garanzia di omogeneità, resistente ma molabile.
Possibilità di cambiare lenti diverse, non esistono obbiettivi perfetti.
Aberrazioni ottiche : difetti, errori che gli obbiettivi portano con sé nonostante tutte le correzioni che si possono apportare alle lenti.
7 tipologie di aberrazioni :
- aberrazione sferica;
- aberrazione cromatica
- aberrazione cromatica laterale
- coma; si verifica quando è buio e c’è una fonte luminosa come un lampione e si vede una chiazza a cono
- distorsione; quando si fotografa una forma geometrica e i due lati invece di essere dritti vengono curvati.
- curvatura di campo
- astigmatismo; incapacità della lente di riprodurre i punti come tali e li riproduce come linee.
Ci sarà sempre un errore o più, nessun obbiettivo non ne ha. Uno può scegliere i difetti da lasciare a seconda del lavoro che fa.
Tutte le superfici delle lenti vengono trattate in modo da riprodurre uno strato antiriflesso in superficie.

Ci sono due fuochi, uno davanti ed uno dietro sia nelle lenti che negli obbiettivi.
2 punti ottici fondamentali negli obbiettivi : punti nodali, si trovano lungo l’asse ottico dell’obbiettivo e possono trovarsi in qualsiasi punto, anche fuori. La distanza tra punto focale e punto nodale sarà la lunghezza del piano focale dell’obbiettivo. La loro posizione determina le caratteristiche dell’obbiettivo. È scritta in mm sull’obbiettivo.
Circoli di confusione
Problema della messa a fuoco; immagine sfuocata, non definita.
Nitidezza: immagine tale quando è formata da punti di luce.
L’immagine è sfuocata se il piano focale non è sulla convergenza dei punti di luce.
Il circolo di confusione è il limite che ha il nostro occhio di distinguere un cerchio da un punto; è una cosa soggettiva.
Il passaggio tra la zona di sfocatura e la zona nitida e la dimensione del dischetto di luce in quel punto è il circolo di confusione.
La profondità di fuoco è l’intervallo tra il circolo di confusione, lo spazio entro il cui si può muovere il piano focale per ottenere immagini nitide.
Serve a spiegare perché esiste la profondità di campo.
La profondità di campo esiste perché esiste quella di fuoco. Cambiano al variare dell’obbiettivo, del diaframma e della distanza fra obbiettivo e punto di messa a fuoco.
- obbiettivi grandangolari: maggiore
- più chiuso il diaframma, maggiore la profondità
- più lontano il punto di messa a fuoco, maggiore la profondità
distanza iperfocale
Distanza tra l’obbiettivo e dove inizia la profondità di campo quando metto a fuoco all’ ∞.
Lo spazio oltre il soggetto se posto all’infinito è sprecato; lo si sposta in avanti e si mette a fuoco sul punto iperfocale.
Si ottiene una profondità di campo in modo da guadagnare profondità in avanti.
Cambia a seconda dell’obbiettivo e diaframma.
Obbiettivi
• obbiettivi zoom.
Obbiettivi a focale variabile (non fissa), possibilità di un intervallo di focali.
Obbiettivo fisso es. 50 mm; uno variabile può avere una focale es. dal 35 al 70
Digitali: cambia la focale, si muove l’obbiettivo costruttivamente.
Focali corte valori bassi: grandangolari.
Valori alti es. 1000.. valori da teleobbiettivi. Obbiettivo zoom mai come un ottica fissa.
• Obbiettivi fish eye
Obbiettivi a occhio di pesce, super grandangolari (grandangolare normale dai 60 ai 90°); in questi obbiettivi l’angolo di campo è superiore ai 100°, può arrivare persino a 180°
Focali di 12, 15 mm, cortissime. Costosi perché se ne producono pochissimi, hanno usi rari, poco usati. Ai lati l’immagine che si forma è molto deformata.
L’immagine nel fotogramma è rotonda nonostante il formato rettangolare perché nono ha un potere di copertura abbastanza grande da coprire un fotogramma.
Sono obbiettivi molto grandi, hanno una lente anteriore molto curva e sporgente. Più la focale si accorcia più la curvatura aumenta.
• Obbiettivi afocali
Non hanno una lunghezza focale. Erano molto diffusi una volta. Vengono usati in coppia con gli obbiettivi tradizionali. Aumentano il doppio la lunghezza focale dell’obbiettivo in uso. Riceve i fasci di luce dell’obbiettivo precedente; è da sconsigliare perché la qualità è pessima.
• Obbiettivi cattadiotrici
Obbiettivi speciali, anziché essere costruiti con lenti sono costruiti con specchi.
Lenti – rifrazione ; specchi – riflessione
Lavora per riflessione dai 300 in su.
Vantaggiosi per ottenere teleobbiettivi molto
spinti cioè lunghezze focali molto lunghe.
Teleobbiettivi focale 100, se fossero costruiti
con lenti ci sarebbero troppe cose da portare,
luminosità bassa.. sono l’alternativa.
Pesano pochissimo, sono molto compatti, piccoli,
leggeri e luminosi e relativamente a basso costo.
Qualità dell’immagine
Gli usi degli obbiettivi sono diversificati per la qualità dell’immagine prodotta sul piano focale, relativa alla condizione di osservazione.
Per valutare un obbiettivo si guarda l’immagine prodotta sul piano focale e si guardano tre fattori :
- nitidezza ; quando ad ogni punto del soggetto corrisponde un punto, ed è quindi formata da punti ed ha una riproduzione fedele della realtà.
- Potere risolvente; capacità di un obbiettivo di risolvere i più piccoli particolari, dettagli. Si fanno dei test, si fotografa una tabella tipo; un astigmatico non distingue i più piccoli particolari.
- Contrasto; diversi gradi di contrasto; obbiettivi con segno netto oppure con un passaggio graduale. Qualità del contrasto tra bianchi e neri; basso contrasto – alto potere risolvente o viceversa; vede tutto ma se non è nettamente segnato il potere è vanificato.
Gli obbiettivi più usati oggi hanno un basso potere risolvente ed un alto contrasto.
Macrofotografia – fotografare a distanza ravvicinata
21∙36, 50 mm focale; possibilità di avvicinamento a soggetti.
50mm focale ∙ 10 = 50
teleobbiettivo
200mm ∙ 10 = 2m
grandangolare
24 mm = 24 cm
l’immagine che si raccoglie sul piano focale più sarà vicina più sarà luminosa.
L’esposimetro dà i valori corretti per condizioni di lavoro normali dall’infinto alle dieci focali.
• Tubi di prolunga : di diverse profondità di campo che si interpongono tra il corpo macchina e l’obbiettivo in modo da aumentare la distanza; ci sono anche dei soffietti. L’esposimetro in questo caso non va più bene.
Immagine buia; le fotocellule dell’esposimetro sono sul piano focale, sui bordi della pellicola, viene letta la luminosità dell’immagine indipendentemente dal tubo. Nel 90% dei casi è lì l’esposimetro.
Tecniche per macro a basso costo.
• Lenti addizionali; lenti poste davanti all’obbiettivo, delle triplette. Sconsigliate perché la qualità precipita, lenti economiche e scadenti, tipo lenti di ingrandimento.
• Obbiettivo macro; già in partenza fatti per soggetti molto vicini. È come gli altri, senza il problema della luminosità.
• Obbiettivi zoom; molte colte con posizione macro, però con grossi limiti, qualità in precipitazione.
Il problema è nella profondità di campo che sparisce, non esiste più. L’unico modo per ottenere un po’ di profondità è quello di chiudere il diaframma.
Potere di copertura: rappresenta la dimensione del fascio di luce che si proietta sul piano focale valutandola con il diaframma tutto aperto; più lunga è la focale maggiore è il potere di copertura.
Luminosità: massima quantità di luce che un obbiettivo riesce a far arrivare sul piano focale. È scritta sulla ghiera dell’obbiettivo es 1 : n oppure f/n
l.f/ap effettiva=apertura relativa
più basso è il numero, maggiore la luminosità. Max diaframma, max luminosità.
Aberrazioni: sferiche, cromatica,cromatica laterale,coma, distorsione, curvatura di campo, astigmatismo.
Punti nodali; due punti ottici fondamentali, si trovano lungo l’asse ottico dell’obbiettivo e possono trovarsi in qualsiasi punto, anche fuori. Distanza tra punto nodale e punto focale sarà la lunghezza focale.
Formato: dimensione del piano dove si viene a formare l’immagine
Visione dell’immagine; come la macchina fa vedere l’immagine attraverso il mirino
Visione diretta- visione attraverso mirino indipendente da quella prodotta dall’obbiettivo, errore di paralasse.
Reflex monoculare. Vetro smerigliato x bloccare l’immagine e renderla visibile. Mirino pozzetto max 6∙6. gestione imm.
Bioculari.non esistono più,le prime reflex, due obbiettivi identici,focali fisse.
Banco ottico:diff da usare,per professionisti,grande formato, come fisarmonica. Interviene sulla forma dell’immagine, fotografia industriale,risoluzione
Illuminazione artificiale
Due modi di produrre luce.
La luce è una forma di energia : si ottiene trasformando l’energia elettrica.
1. lampade ad incandescenza
lampade che producono luce sfruttando il passaggio dell’energia elettrica attraverso un filamento metallico.
Elettrodi unite da un filamento metallico al tungsteno che al passaggio dell’energia elettrica diventa facilmente incandescente, emette luce.
Materiali isolanti → conduttori.
L’energia elettrica si misura in volt per quanto riguarda l’intensità in Italia V= 220 o 380 su impianti industriali; esprime la potenza ad es. una batteria ha 1,5 V.
I watt invece esprimono il consumo, quello che serve a far funzionare. Quelli che ne consumano di più sono quelli oggetti che producono calore. Dipende dal contratto enel, 3000, 4500 o 6000 watt.
2. scarica elettrica nei gas.
L’energia passa attraverso dei gas (al neon il più usato); tubi al neon. Sfruttamento del passaggio dell’energia elettrica attraverso i gas.
In foto non si usano. Stesso concetto dei lampeggiatori elettronici, il flash.
- Non permette di fotografare a luce bassa
- Lo spettro prodotto è discontinuo. È verde per la natura del gas dentro

- La luce deve essere puntiforme. Forma e dimensione, si deve creare un’ombra non tante.

Il flash è costruito sulla base del passaggio dell’energia elettrica attraverso tubo, è la migliore per la foto. 6000 gradi Kelvin. Tanta luce a costi bassissimi. Dura pochi secondi, vista la sua intensità si può considerare continua.
Filo di rame: serve a trasportare la luce, sono grossi in funzione della quantità di energia elettrica che deve trasportare. Energia elettrica : flusso di elettroni. Massima casalinga 3 KW, una presa normale è di circa 1000 e passa watt.
3.Led. bassissimo consumo.

Luce artificiale.
Non esistono più in foto, scarsa resa e toppo consumo. Superata.
Il filamento diventa incandescente, si consuma (sublima). Diventa grigiastra finchè si rompe e si spezza il filamento.
Lampade al tungsteno alogeno :
anziché esser vuote all’interno hanno un filamento come le altre ed un gas alogeno.
Avendo il gas, si forma un ciclo all’interno della lampada fra il tungsteno ed il gas. Il tungsteno evapora in gas, l’unione si sposta verso la zona fredda della lampada nell’esterno e si provoca una scissione (si divide) ed il tungsteno si rideposita sul filamento per un fatto di sbalzi di temperatura. In teoria cosi facendo dura un eterno ma si rompe per il modo di deposito.
Lampade al quarzo, quarzine, 15, 20 €
Forma particolare: il filamento è in posizione equidistante dal vetro.
c’è di mezzo uno sbalzo di temperatura. Vetri speciali, al quarzo- 220 W / trasformatore di bassa tensione 12W. Luce forte.
In foto si usano queste, più costose. 3200 K.
Lampeggiatori elettronici
Flash: mezzo, strumento che produce, invece che una luce continua, un lampo di luce molto intenso di durata brevissima.
Differenza di tecnica di ripresa tra luce continua e flash,
i primi esempi risalgono all’inizio del 1800 sui film western, era una fiammata. Polvere di magnesio, altamente infiammabile. Emissione di una gran luce anche se non arrivava ai 6000 K.
1900 invenzione dei primi flash: lampade al magnesio.
si metteva la lampadina che scoppiava e si rimetteva ogni volta. 1960 circa.
Scomparse questo sistema da quando l’elettronica iniziò ad essere applicata.
I lampeggiatori elettronici, venivano applicati di serie alle macchine fotografiche per dilettanti. Si arriva fino al professionale dove non sono incorporati ed i lampeggiatori per sala posa dove non ci sono lampade a flusso continuo ed è tutto attrezzato con lampade flash
.
Il flash si basa sul principio delle lampade a scarica nei gas;
A: accumulatore, condensatore (capacità di assorbire energia elettrica come una spugna e la porta ad un altissimo voltaggio, eleva la tensione)
E : energia mandata al condensatore che ha bisogno di un tempo di ricarica.
Problema della sincronizzazione: per fare una foto si fa click, dietro c’è l’otturatore che si apre e chiude, bisogna che il flash scatti quando questo si apre.
Problema dell’esposizione : bisogna fare un calcolo.
Problemi d’uso della luce
Problema della sincronizzazione:
tempi brevi: i flash più potenti arrivano a tre centesimi di secondo. Tutti gli altri si parla di millesimi. Si deve usare un tempo di esposizione che è determinato dal tipo di otturatore in uso, a centrale o a tendina.
- otturatore centrale: fra le lenti dell’obbiettivo, vicino al diaframma, lamelle che aprono e chiudono il passaggio della luce; è quello più diffuso.
Le lamelle iniziano ad aprirsi dal centro, per muoversi impiegano tempo. Il tempo più breve è 1/500 ed è sempre più lungo della durata dei flash. Produrre un immagine in modo simultaneo.
- Tendina: reflex 35mm e basta e in nessun altra macchina. Funzione per scorrimento orizzontali e verticali. L’esposizione non è simultanea. Avviene in momenti diversi- si deve usare il tempo di esposizione più breve che garantisca che tutto il fotogramma sia scoperto. Tempi lunghi, 1 secondo, viene una strisce basta.
Sulla scala dei tempi c’è una posizione contrassegnata che corrisponde alla posizione del tempo di sincronizzazione, questo è di un altro colore oppure viene chiamato come posa B, asterisco, flash…
Corretta esposizione del diaframma:
- sensibilità di un emulsione
- considerare la potenza del flash: i lampeggiatori hanno capacità di produrre lampi piccoli o intensi. Si deve capire il suo numero guida. Calcolare il diaframma:
N.G / m (distanza)= diaframma.
Si arrotonda al valore più vicino.
Questo vale per le pellicole di media sensibilità ad es. 100 Iso.
Sistema manuale.
Sul flash di solito dietro però c’è una tabellina con tutto.
Quasi tutti quelli moderni sono automatici. L’automatismo è la capacità del flash di emettere lampi più o meno intensi, io scelgo il diaframma e il flash emette lampi più o meno potenti.
- distanza del soggetto; legge del quadrato della distanza: più ci si allontana e meno luce arriva.
Flash all’esterno: soggetto molto brillante ed illuminato a giorno ma quello che c’è dietro molto buio
Occhi rossi: talmente forte che entra nel cristallino, illumina la retina soprattutto negli occhi chiari.
S esi orienta il flash verso una luce, viene fuori più morbido
È impossibile ottenere un buon risultato. diffuso.

Esempio