Foto e linguaggio

Materie:Appunti
Categoria:Fotografia

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FOTO E LINGUAGGIO
Il linguaggio e la regola, la realtà e la sua comprensione.
Come si accennava nella prefazione gli approcci possibili al mondo della fotografia possono essere molteplici: per genere, per periodo storico, per autore, per tecniche o ancora per aspetti sociologici, linguistici o artistici, spesso queste chiavi di lettura si trovano come più piani che si intersecano e che interagiscono fra loro.
Occorre, però, iniziare il percorso nell'ambito della fotografia partendo da una riflessione sulle immagini come linguaggio e strumento di comunicazione. Anche in questo caso si potrebbero prendere più direzioni: da un lato il risalire all'inizio delle prime forme della civiltà umana contraddistinte dal comparire di un linguaggio fatto di segni tracciati sulle pareti delle caverne, immagini che creano, per certi versi, l'inizio della storia e della scansione del tempo1; dall'altro lato ci si può ricollegare a tutti quegli studi sulla percezione visiva che vanno dalle analisi di tipo neurologico2 a quelle che affrontano il problema più da un punto di vista della psicologia della visione3 .
Noi non ci addentreremo in questi percorsi ma, per rimanere nello specifico della fotografia, porremo una premessa di carattere linguistico e filosofico molto importante: la fotografia4 è un linguaggio specifico, con caratteristiche semiologiche particolari che possono variare in funzione dell'uso che ne viene fatto; questa affermazione, che può sembrare banale in realtà non lo è in quanto, ancora oggi, molte persone ritengono la fotografia un linguaggio senza codice5 , una sorta di scrittura che non richiede alfabetizzazione in quanto messaggio analogico. Al contrario non esiste, in assoluto, nessun linguaggio analogico, ma, anzi, dal momento in cui si pone, ciascun linguaggio porta con sè, inseparabilmente, il concetto di distanza 6 ,ogni linguaggio si incarna attraverso dei segni che richiedono quindi una interpretazione; questo modo di porre il problema fa risalire alla classificazione dei segni di Peirce7 che ricolloca il segno all'interno di una relazione segnica 8 e non come unità a sè stante, questa relazione si articola, poi, in una classificazione che potremmo ridurre pressapoco così:
I Il segno si pone in relazione a se stesso (banalmente deve esistere e possedere determinate qualità),
II Il segno si deve porre in relazione a qualcosa d'altro,all'oggetto al quale si riferisce,
III Il segno si pone in relazione (per) ad un interpretante, occorre, in altre parole, qualcuno in grado di cogliere e stabilire un nesso, un ponte.
In questo modo si pongono le basi per capire correttamente che cosa significhi interpretare un qualsiasi linguaggio, quindi, anche quello delle immagini.
E' l'idea della semiosi infinita perchè, nella realtà, per poter comprendere, porsi in relazione, conoscere qualsiasi cosa occorre rifarsi alle esperienze maturate precedentemente che forniscono una griglia interpretativa, ma che, a sua volta, si è formata sulla scorta delle precedenti esperienze, e così via di rimando in rimando, all'infinito.
Lo spazio e il tempo in una scelta: la fotografia come interpretazione.
Partendo dalle premesse fin qui poste si può quindi iniziare un percorso all'interno della fotografia analizzando i diversi usi ai quali essa viene adibita oggi, una sorta di studio strutturale della "parole" come strumento di comprensione di questo linguaggio.
Parlare dei generi fotografici equivale al tentativo di tracciare una mappa degli usi, una grande carta geografica le cui aree corrispondono a diverse modalità di scrittura e di interpretazione delle immagini. Comprendere una fotografia significa, innanzi tutto, coglierne la collocazione all'interno delle possibili strategie comunicative.
Premettendo che le divisioni non sono mai così rigide e schematiche nella realtà, parlando dei diversi usi della fotografia i due ambiti prevalenti sono sicuramente quelli che prevedono da un lato un utilizzo privato delle immagini,e dall'altro un uso pubblico. Questa prima distinzione comporta inoltre uno sviluppo ed una concezione diversi per quanto riguarda la moltiplicazione,la riproduzione delle stesse fotografie.
FOTO E LINGUAGGIO
Il linguaggio e la regola, la realtà e la sua comprensione.
Come si accennava nella prefazione gli approcci possibili al mondo della fotografia possono essere molteplici: per genere, per periodo storico, per autore, per tecniche o ancora per aspetti sociologici, linguistici o artistici, spesso queste chiavi di lettura si trovano come più piani che si intersecano e che interagiscono fra loro.
Occorre, però, iniziare il percorso nell'ambito della fotografia partendo da una riflessione sulle immagini come linguaggio e strumento di comunicazione. Anche in questo caso si potrebbero prendere più direzioni: da un lato il risalire all'inizio delle prime forme della civiltà umana contraddistinte dal comparire di un linguaggio fatto di segni tracciati sulle pareti delle caverne, immagini che creano, per certi versi, l'inizio della storia e della scansione del tempo1; dall'altro lato ci si può ricollegare a tutti quegli studi sulla percezione visiva che vanno dalle analisi di tipo neurologico2 a quelle che affrontano il problema più da un punto di vista della psicologia della visione3 .
Noi non ci addentreremo in questi percorsi ma, per rimanere nello specifico della fotografia, porremo una premessa di carattere linguistico e filosofico molto importante: la fotografia4 è un linguaggio specifico, con caratteristiche semiologiche particolari che possono variare in funzione dell'uso che ne viene fatto; questa affermazione, che può sembrare banale in realtà non lo è in quanto, ancora oggi, molte persone ritengono la fotografia un linguaggio senza codice5 , una sorta di scrittura che non richiede alfabetizzazione in quanto messaggio analogico. Al contrario non esiste, in assoluto, nessun linguaggio analogico, ma, anzi, dal momento in cui si pone, ciascun linguaggio porta con sè, inseparabilmente, il concetto di distanza 6 ,ogni linguaggio si incarna attraverso dei segni che richiedono quindi una interpretazione; questo modo di porre il problema fa risalire alla classificazione dei segni di Peirce7 che ricolloca il segno all'interno di una relazione segnica 8 e non come unità a sè stante, questa relazione si articola, poi, in una classificazione che potremmo ridurre pressapoco così:
I Il segno si pone in relazione a se stesso (banalmente deve esistere e possedere determinate qualità),
II Il segno si deve porre in relazione a qualcosa d'altro,all'oggetto al quale si riferisce,
III Il segno si pone in relazione (per) ad un interpretante, occorre, in altre parole, qualcuno in grado di cogliere e stabilire un nesso, un ponte.
In questo modo si pongono le basi per capire correttamente che cosa significhi interpretare un qualsiasi linguaggio, quindi, anche quello delle immagini.
E' l'idea della semiosi infinita perchè, nella realtà, per poter comprendere, porsi in relazione, conoscere qualsiasi cosa occorre rifarsi alle esperienze maturate precedentemente che forniscono una griglia interpretativa, ma che, a sua volta, si è formata sulla scorta delle precedenti esperienze, e così via di rimando in rimando, all'infinito.
Lo spazio e il tempo in una scelta: la fotografia come interpretazione.
Partendo dalle premesse fin qui poste si può quindi iniziare un percorso all'interno della fotografia analizzando i diversi usi ai quali essa viene adibita oggi, una sorta di studio strutturale della "parole" come strumento di comprensione di questo linguaggio.
Parlare dei generi fotografici equivale al tentativo di tracciare una mappa degli usi, una grande carta geografica le cui aree corrispondono a diverse modalità di scrittura e di interpretazione delle immagini. Comprendere una fotografia significa, innanzi tutto, coglierne la collocazione all'interno delle possibili strategie comunicative.
Premettendo che le divisioni non sono mai così rigide e schematiche nella realtà, parlando dei diversi usi della fotografia i due ambiti prevalenti sono sicuramente quelli che prevedono da un lato un utilizzo privato delle immagini,e dall'altro un uso pubblico. Questa prima distinzione comporta inoltre uno sviluppo ed una concezione diversi per quanto riguarda la moltiplicazione,la riproduzione delle stesse fotografie.

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