Relazione del film "Mare dentro" di Alejandro Amenabar

Materie:Scheda libro
Categoria:Filosofia

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Testo


Titolo originale: Mar adentro
Regia: Alejandro Amenabar
Data del film: Venezia 2004
Sabato 04 Dicembre 2004 (cinema)
Periodo storico: 1990/2000 (Attuale)
Ambiente: Spagna, ……..
Durata: 125 minuti
Genere: Drammatico
Distribuzione: Lucky Red
Protagonista: Ramon Sampedro (Javier Bardem)
Personaggi secondari:
• Rosa (Lola Duenas), un’operaia con due figli piccoli che ha saputo del caso in televisione, va a trovare Ramon incuriosita, senza sapere bene perchè, anche se non può resistere alla tentazione;
• Julia (Belen Ruda), un’avvocatessa colpita a sua volta da una malattia degenerativa, che prende a cuore il suo caso per portarlo in tribunale e poter aiutarlo;
• Manuela (Mabel Rivera), la cognata del protagonista che si prende cura di lui finendo per sentirlo come figlio suo;
• Javi (Tamar Novas), il nipote di Ramon che lo aiuta a scrivere le lettere e gli sta vicino;
• Josè (Celso Bugallo), fratello di Ramon, contrario alle volontà di Ramon che non riesce a sostenere un confronto con lui. Infatti ogni volta che iniziano una discussione lui afferma di essere il fratello più grande e quindi che ha il potere decisionale;
• German (Alberto Jimenez), padre di Ramon, persona molto taciturna e contraria al volere del figlo non esprimendosi.Soffre molto anche se non lo da a vedere.
• Padre Francisco (Josè Maria Pou); sacerdote tetraplegico come lui che contesta pubblicamente volontà di Ramon andandolo a trovare per fargli chiamare idea;
• Fratello Andres (Alberto Amarilla), novizio che accompagna il sacerdote a casa di Ramon e fa da tramite fra i due non riuscendo Padre Francisco a salire in camera di Ramos;
• Genè (Clara Segura), ragazza che appartiene ad un’associazione che aiuta i tetraplegici, diviene grande amica di Ramo.
• Marc (Francesc Garido), l’aiutante di Julia, che poi prenderà il suo posto quando lei si sentirà mal e porterà il caso in tribunale.
Trama in breve.
Ramon Sampedro, un ex marinaio che girava il mondo, reso tetraplegico da un banalissimo incidente in mare che gli spezza l’osso del collo. Un tuffo in mare, in quel mare che gli resterà dentro per tutta la vita. Oltre il mare, il richiamo del viaggio e della vita. Ma al di qua dei vetri un corpo immobile, costretto da trent’anni all’infermità proprio da quelle distese blu che ama e ha solcato così spesso.
Dipende in tutto e per tutto dalla famiglia, Manuela si prende cura di lui trattandolo e sentendolo come un figlio. Scrive tenendo una matita fra i denti. Egli vuole tornare a decidere in prima persona del proprio tempo, della propria vita Questa decisione coincide con la sua libertà di morire. Stabilisce di dire addio alla vita, alla sofferenza, all’immobilità, al sogno sognato dall’universo della sua finestra. Sulla strada del viaggio incontra persone che si oppongono al suo proposito (l’ostinato fratello), persone che lo seguiranno silenziosamente (la cognata, il nipote, il padre), persone che lo ameranno senza restituire l’amara sensazione della commiserazione. Solo da queste ultime Ramon capirà chi lo potrà aiutare fino alla fine. La scelta di nascere e quella di morire non è dato controllare.In molti cercano di dargli consigli. Un sacerdote, anche lui bloccato in sedia a rotelle, gli vuole far capire quant’è bello il mondo, nonostante tutto. Ma egli vuole morire con dignità, per far ciò intraprende una battaglia legale per ottenere l’autorizzazione per avviarsi verso la dolce morte. Solo Julia, l’avvocato che sta difendendo la sua causa di fronte alla corte, sembra pronta a stare dalla sua parte.
La battaglia però, è destinata al fallimento, soprattutto per l’arretratezza degli ambienti religiosi e culturali di certa parte della Spagna.
Le persone da lui hanno imparato molto: il senso della sofferenza, la pudicizia dei sentimenti, il valore stesso della vita.
Per uccidersi, chiede aiuto a dei suoi amici, che si spartiscono i compiti senza così commettere reato e che gli posano davanti al letto un bicchiere contenente acqua e una dose di cianuro di potassio.
Il film termina con frammenti assolutizzati dall’imminenza della fine, gettati con velocità, come un ultimo e veloce salto, eseguito con sicurezza ed esperienza da chi, rivivendo ogni notte in sogno il giorno dell’incidente, provava l’esperienza della morte, raggiungendo finalmente il suo sublime gesto di libertà, da vedersi non come un insulto al dono della vita, ma come l’ultima azione di un uomo che l’ha amata sopra ogni cosa.
Analisi del film:
Problemi affrontati: Il tema principale affrontato nel film è costituito dall’eutanasia, argomento duro e controverso. Viene ripercorsa tutta la vita da paraplegico del protagonista; si vuole raccontare la battaglia legale che ha condotto per far affermare la sua libertà e che ha lasciato tracce di sé in alcune poesie.
Viene analizzata la morte di Ramon Sampedro, questa visione non è drammatica: essa è la fine ma fa parte del processo della vita, quindi non gli toglie il senso, la vita continua ad essere meravigliosa. Questa dicotomia tra la vita e la morte è fondamentale nel film.
Aspetto pico-relazionali: Il protagonista tende a stare chiuso nel suo mondo (immobile sul letto). Decide di relazionarsi solo con le persone che lo vogliono aiutare, e, se qualcuno prova a contraddirlo, lui inizia ad “attaccarlo” aprendogli gli occhi sulla propria vita, e criticandone la condizione psicologica. (Vedi primo incontro con Rosa, la accusa, difendendosi, di essere frustrata).
Sentimenti affettivi individuali: Ramon compie un sereno e lineare viaggio verso la morte, cercando di realizzare il suo desiderio anelante: sconfiggere la morte. Egli scrive e raccoglie poesie nel libro Cartes desde el Inferno, e nell’altro postumo Candu eu caia. La descrizione artistica diventa così atto originario, un punto di rottura in cui l’essere reinvesta un passato che nutre un avvenire favoloso, in cui l’uomo si rifugia. L’introspezione, unita alle sue creazioni, come un tentativo di negazione del reale: così l’arte diventa “espressione del disagio”. Anche Nietzsche considerava la malattia una preziosa occasione di salute mentale: “Avvalendosi di un’ottica binoculare, il malato osserva ciò che è apparentemente sano con il suo sguardo corrosivo per poi considerare ciò che è malato con l’occhio rigenerato della ‘grande salute’, quella che non può fare a meno della malattia come mezzo e amo di conseguenza”.
Ramon afferma: “I miei pensieri sono diventati i miei avvenimenti, il resto non è che la storia della mia malattia” .
Aspetti affettivi fra le persone: Tutte le persone che conoscono Ramon tendono ad affezionarglisi,portando avanti la battaglia con lui. Solo il padre si oppone esprimendosi. La famiglia di Ramon lo sostiene molto bene, specialmente la nuora, che l accudisce come se fosse suo figlio.
Si può dire che tutti i personaggi creino un’enorme famiglia, non litigando mai; sono presenti solo due gelosie: tra Manuela e Rosa (la prima è gelosa perché la seconda pensa di poterlo accudire meglio) e tra Rosa e Julia (in quanto la prima è gelosa del rapporto tra la seconda e Ramon).
Emozioni suscitate:
Il film è stato molto coinvolgente, sono riuscita a provare le stesse emozioni e sensazioni dei personaggi. Ho percepito compassione, tenerezza e dolore nei confronti di Ramon; ammirazione ed incomprensione nei riguardi della sua famiglia; stima per le persone che cercavano di aiutarlo come ad esempio Julia, Marc e Genè. Al contrario, disdegno riguardo alle decisioni della corte ed al loro accanimento verso la legge non ascoltando Ramon.
Commento:
A mio parere il punto di forza del film è costituito dai “sogni volanti” di Ramon, tutti inevitabilmente incentrati nella rincorsa dell’elemento che ha segnato la sua esistenza, il mare. Il film è incredibilmente emozionante, ama la vita, per privazione, più di chiunque altro gli sia attorno. Viene proposta una storia forte e commovente, una sceneggiatura curata ed attenta. E’ presente una certa furbizia nei temi e nelle scelte registiche effettuate. Il regista è stato veramente bravo nel curare ogni minimo particolare. Affronta con delicatezza il complesso universo psicologico che sta dietro la cognizione del dolore.
L’attenzione del pubblico non può solo essere rivolta al senso stesso del dolore, ma anche a chi lo prova. Non si vuole porre l’accento sull’aspetto politico-sociale, ma ad illustrare il lato umano di chi ha deciso di farla finita.
Viene fatta un po’ di filosofia offrendo riflessioni sul concetto di morte e di vita, sul senso dell’assenza di
essa.
E’ molto bella inoltre, la motivazione del titolo (titolo della sua poesia dedicata all’avvocatessa) e la connessione con la fine del film.
Ora bisognerebbe chiedersi tutti: “la sua richiesta era ragionevole o no?”.
Frasi e scene che mi hanno colpita:
1. C’è una cosa peggiore della morte di un figlio, che voglia morire;
2. Nessuno che tenti il suicidio e sopravviva viene processato, ma quando è necessario l’aiuto di un’altra persona per morire con dignità, allora lo Stato interferisce nell’autonomia delle persone e dice che la vita che vivono non è la loro e che non possono disporne;
3. Ad un certo punto il protagonista chiede alla nuora il motivo per cui vuole morire;
4. Egli avrebbe desiderato morire con dignità;
5. Non può essere inflitta una punizione a chi ha aiutato Ramon a morire, perché ogni azione, compiuta ognuna da man diversa, non costituisce reato;
6. Ramon rinuncia al bene più grande, il suo corpo.
7. Vivere non è un obbligo, ma un diritto;
8. Quando uno non può scappare e dipende dagli altri, impara a piangere con il sorriso sulle labbra.

Poesia:
Mare dentro, in alto mare – dentro senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.
Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo.
L’abbraccio più infantile, e il più duro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio.

Il tuo sguardo il mio sguardo, come un eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.
Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.
Pacifico Noemi Eva 5° A 05-01-2007
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