Nesso fra religione ed economia

Materie:Tema
Categoria:Filosofia

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Testo

Tesi #2:
Nesso fra religione ed economia (Weber)

Nel suo saggio Weber cerca di spiegare quale sia il nesso fra lo sviluppo del capitalismo e l’etica protestante. Introduce come premessa il dato che rende maggiore il risultato di partecipazione all’attività capitalistica dei protestanti rispetto ai cattolici. Egli sostiene che la partecipazione a quelle funzioni economiche presuppone un possesso di denaro e un’educazione costosa, ed è quindi legata al possesso di una certa eredità o comunque ad uno stato di benessere economico. La partecipazione maggiore dei protestanti alla proprietà capitalistica è legata anche alla scelta della scuola: la maggior parte dei protestanti scelgono infatti istituti tecnici atti alla preparazione per gli studi industriali, mentre i cattolici preferiscono perseguire studi culturali come i licei classici.

Per spiegare la maggiore propensione dei protestanti al possesso di capitali Weber fa un altro esempio: dice infatti che gli artigiani cattolici tendono a rimanere tali, diventando padroni della propria bottega, mentre i garzoni protestanti confluiscono in misura maggiore verso le fabbriche per occuparvi posizioni superiori.

Egli parla poi di Benjamin Franklin, citandone dei passi per spiegare quale sia l’etica del capitalismo. Il concetto di fondo è che il denaro genera denaro: non bisogna quindi accontentarsi di aver ‘’accumulato’’ somme ingenti, ma bisogna nuovamente investirle per mettere a frutto le proprie potenzialità. Idea costitutiva dello spirito capitalistico è l’idea di un dovere che l’individuo deve sentire nei confronti della sua attività professionale. Viene anche evidenziato però il concetto di utilitarismo, infatti Franklin afferma che l’onestà è utile, poiché procura credito, e lo stesso vale per la puntualità e la diligenza che diventano in questo modo delle virtù, nonostante esse lo siano solo nella misura in cui diventano concretamente utili e quindi sfruttabili. Da qui si evince come il profitto, anziché essere semplice mezzo di sussistenza, diventi quasi lo scopo della vita dell’uomo, che esiste proprio in funzione delle attività lucrative.

Viene quindi introdotto il concetto di Beruf, che contiene già un’etimologia religiosa in quanto vuol dire “vocazione”: il Beruf, che ha doppio significato, anche di professione, spiega quindi come l’unico modo di essere graditi a Dio sia l’adempiere ai propri doveri, ossia alla sua professione, che diventa perciò appunto la sua vocazione. Il Beruf è ciò a cui l’uomo si deve adattare in quanto esprime la volontà divina. Il lavoro professionale diventa quindi un compito affidato proprio da Dio. Ed è qui che Weber stringe il nesso fra protestantesimo e capitalismo: con la dottrina della predestinazione in cui credevano i seguaci di Calvino si introduce il successo come segno dell’appartenenza al gruppo di eletti scelti da Dio per la salvezza.

La predestinazione riguarda il fatto che Dio abbia scelto dall’eternità un numero predefinito di persone per destinarle alla vita eterna dando loro la grazia, mentre abbia determinato che il resto dell’umanità segua la via del peccato e quindi sia destinato alla dannazione eterna.

Per Calvino non è Dio a essere in funzione dell’uomo, ma è l’uomo a essere in funzione di Dio.
La teoria della predestinazione viene spiegata con un ragionamento molto semplice: se il merito o la colpa degli uomini potessero decretare il loro destino, significherebbe ritenere che le decisioni di Dio, assolutamente libere, possano essere cambiate dalla volontà umana: cosa assolutamente impensabile. Poiché quindi ciò che Dio stabilisce è immutabile, la sua grazia non può essere perduta da chi l’ha ricevuta, e non può essere acquistata da colui al quale è stata negata.

Si afferma così che l’attività economica è anche un fatto spirituale che trova la sua origine nella religione calvinista. Ma La dottrina della predestinazione generava nell’uomo il bisogno di conquistare la certezza della propria elezione: due erano le vie consigliate, innanzi tutto non bisognava dubitare dell’essere eletti, in secondo luogo veniva raccomandato il lavoro professionale, in quanto considerato il mezzo più eminente per raggiungere la sicurezza di sé. Solo questo dissipava il dubbio e conferiva la certezza dello stato di grazia. La riluttanza verso il lavoro diventa sintomo della mancanza di grazia.

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