Manifesto del Partito Comunista

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Testo

Michela Biacca

MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA
I TEMA) Nella prima parte del “Manifesto” viene illustrato il ruolo della borghesia nella storia.
Per Marx “la storia di ogni società è stata finora la storia di lotte di classe”, infatti le epoche storiche a lui precedenti furono sempre caratterizzate da una suddivisione della società in diversi ceti. Nell’epoca di Marx invece, chiamata epoca borghese, si era venuta a formare una semplificazione degli antagonismi di classe con la formazione di due uniche classi: la borghesia e il proletariato.
L’autore definisce la borghesia come il prodotto di un lungo processo di sviluppo accompagnato da un corrispondente progresso politico: ceto oppresso sotto i signori feudali, associazioni armate a autonome nel comune, contrappeso alla nobiltà e fondamento principale delle grandi monarchie, potere statale moderno.
Essa ha sempre avuto un ruolo principalmente rivoluzionario.
Marx continua dicendo che la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita idilliche non lasciando fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo pagamento in contanti. Essa ha instaurato uno sfruttamento aperto, spudorato, diretto, arido al posto dello sfruttamento mascherato d’illusioni religiose e politiche
Per il bisogno di un maggior smercio la borghesia percorre tutto il globo terrestre, da questo ne consegue un’impronta cosmopolitica, cioè all’isolamento locale subentra uno scambio universale, un’interdipendenza fra le nazioni. Tutte le nazioni vengono trascinate nella civiltà.
La borghesia ha agglomerato la popolazione, centralizzato i mezzi di produzione, concentrato in poche mani la proprietà, ne consegue una centralizzazione politica.
II TEMA) Marx sostiene che nella stessa misura in cui si sviluppa la borghesia si sviluppa anche il proletariato, la moderna classe di lavoratori che “vive solo fino a quando trova lavoro e trova lavoro solo in quanto il suo lavoro accresce il capitale”. Questi lavoratori vendono ad essere niente più che una merce come tutte le altre e sono quindi soggetti alle oscillazioni del mercato. Il lavoratore viene ad essere un accessorio della macchina e da lui si pretende solo il più facile, il più monotono, il più elementare movimento. Nemmeno le differenze di sesso e di età hanno alcuna rilevanza sociale per la classe operaia, lavorano tutti indistintamente.
L’autore continua dicendo che il proletariato percorre alcuni fasi di sviluppo, ma la sua lotta contro la borghesia comincia dalla nascita. La borghesia viene così ad essere come “l’apprendista stregone incapace di controllare le potenze da lui stesso evocate”.
Con lo sviluppo dell’industria il proletariato si unisce in grandi masse diventando sempre più forte e più consapevole della sua forza. Saltuariamente vengono a formarsi rivolte nelle quali la vittoria, nel caso in cui avvenga, è solo provvisoria, il vero risultato è il rafforzamento dell’unità dei lavoratori.
Conclude questa parte affermando che ormai l’esistenza della borghesia non è più compatibile con quella della società.
III TEMA) rapporto tra comunisti e proletari. Marx sostiene che i comunisti si distinguono dai restanti partiti proletari perché affermano gli interessi comuni di tutto il proletariato, indipendentemente dalla nazionalità e inoltre perché essi esprimono sempre l’interesse complessivo del movimento nelle varie fasi in cui si sviluppa la lotta fra proletariato e borghesia. I comunisti in sostanza sono la parte più decisa dei partiti operai di ogni paese e sono anticipatamente consapevoli delle condizioni, del corso e dei risultati del movimento proletario. Quindi il partito deve essere costantemente un passo avanti alle esigenze del proletariato. Per l’autore il primo compito dei comunisti era la costituzione del proletariato in classe, l’annientamento del dominio della borghesia e la conquista del potere politico da parte del proletariato.
IV TEMA) In questa parte Marx difende e specifica tutte le posizioni più controbattute del programma del partito comunista, in più considera la rivoluzione del proletariato la soluzione per abolire lo sfruttamento. Compito della rivoluzione è quello di abolire l’indipendenza, la personalità e la libertà borghesi. Con “libertà” si intende il libero commercio, la libertà di acquistare e di vendere. Tutto ciò affinché tutti gli uomini possano usufruire dei prodotti sociali., ne consegue quindi anche un’abolizione delle classi sociali. Al posto della vecchia società borghese con le sue classi e le sue contrapposizioni di classe sarebbe dovuta subentrare un’associazione in cui “il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti.
V TEMA) Critica verso la “letteratura sociale”:
a) Il socialismo reazionario: è quello voluto dagli aristocratici feudali, infatti nella rivoluzione francese del 1830 e nel movimento riformatore inglese l’aristocrazia era stata sconfitta dalla borghesia, non restava altro se non il conflitto letterario. Così per conquistarsi delle simpatie, l’aristocrazia fingeva di perdere di vista i propri interessi per formulare il proprio atto di accusa contro la borghesia nell’interesse esclusivo dei lavoratori.
b) Il socialismo piccolo borghese: Marx sostiene che la piccola borghesia medievale e i piccoli contadini sono stati i precursori della moderna borghesia. In paesi come la Francia, dove i contadini sono più della metà della popolazione, era logico che gli intellettuali schieratisi per il proletariato contro la borghesia usassero il metro del piccolo borghese e del piccolo contadino e prendessero parte per i lavoratori dal punto di vista piccolo borghese.
Questo socialismo ha comunque dimostrato gli effetti distruttivi delle macchine e della divisione del lavoro, la concentrazione dei capitali e della proprietà fondiaria, la sovrapproduzione, le crisi, il necessario tramonto dei piccoli borghesi e dei piccoli contadini, la miseria del proletariato, l'anarchia della produzione, le stridenti sproporzioni nella distribuzione della ricchezza, la guerra industriale di sterminio tra le nazioni, la liquidazione dei vecchi costumi, dei vecchi rapporti familiari, delle vecchie nazionalità.
In termini positivi questo socialismo vuole ricostruire gli antichi mezzi di produzione e di scambio e con essi gli antichi rapporti di proprietà e la vecchia società.
c) Il socialismo critico-utopistico: Secondo Marx i fondatori di questi sistemi colgono la contrapposizione fra le classi, ma non colgono l’autonomo ruolo storico del proletariato, non colgono alcun movimento politico proprio del proletariato. Essi hanno una rappresentazione fantastica della società futura e esaltano la promulgazione di riforme non la rivoluzione.
Gli scritti socialisti e comunisti contengono però anche elementi critici, essi infatti attaccano tutte le fondamenta della società esistente, hanno perciò offerto materiali molto apprezzabili per la maturazione dei lavoratori. Le loro affermazioni esprimono la scomparsa della contrapposizione fra le classi che proprio ai loro tempi cominciava a svilupparsi e che essi conobbero solo nella sua prima indeterminatezza.

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