LOCKE

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LOCKE
RAGIONE ED ESPERIENZA: Per Locke la ragione non è uguale e unica in tutti gli uomini, e non è infallibile perché ha poche idee, oscure e che non si possono concatenare in ragionamenti. Essa deve ricavare idee e principi dall’esperienza sempre ricca di limiti e condizioni. La ragione (anche se debole e imperfetta) è l’unica guida che ha l’uomo e Locke vuole estendere il suo campo a tutto ciò che interessa l’uomo stesso (politica, morale, religione). Gli venne in mente che, prima di immergersi in indagini sulla natura, bisognasse esaminare le capacità dell’uomo e vedere quali oggetti il suo intelletto fosse capace di considerare. Fu quindi con Locke che nacque la prima indagine critica della filosofia moderna ( diretta quindi a stabilire le effettive possibilità umane con i relativi limiti).
Questi limiti sono propri dell’uomo perché propri della sua ragione, in quanto essa deve far i conti con l’esperienza. L’esperienza fornisce alla ragione il materiale che essa adopera, cioè le idee semplici, che essa poi rielabora e combina al fine di formare idee complesse e ragionamenti, ma in questo compito è sempre controllata dall’esperienza che impedisce all’uomo di avventurarsi in problemi al di la delle sue capacità.
LE IDEE SEMPLICI E LA PASSIVITA’ DELLA MENTE: Locke parte (come Cartesio) dal fatto che l’oggetto della nostra conoscenza siano le idee: perciò pensare e avere idee sono la stessa cosa. Esse derivano dalla passività della ragione nei confronti della realtà, realtà che può essere esterna o interna (le cose naturali o il suo spirito), e che darà luogo rispettivamente a idee di sensazione e di riflessione. Cosi come per Cartesio avere un’idea significa percepirla, esserne cosciente, anche per Locke, e di ciò si avvale nella critica alle idee innate: esse per esistere dovrebbero venir pensate, ma pensate da tutti, compresi bambini, idioti e selvaggi, ma siccome essi non pensano a questo genere di idee in loro non esistono e non possono quindi esser considerate innate.
La nostra conoscenza è fatta di idee, le idee derivano dall’esperienza, quindi l’analisi della nostra conoscenza dovrà portare a una classificazione di tutte le idee fornite dall’esperienza. La conoscenza umana è il risultato della ricombinazione ed elaborazione di idee semplici (fornite alla ragione dalla sensazione e dalla riflessione) in idee complesse. Il limite dell’intelletto umano sta nella sua dipendenza dall’esperienza: esso non potrà mai creare delle nuove idee semplici, senza riceverle dall’esperienza.
Analizzando le idee semplici di sensazione, Locke distingue la sensazione stessa dalla qualità della cosa che la produce in noi (cioè ogni idea o sensazione è la copia di una qualità oggettiva). Egli chiama qualità primarie quelle oggettive, e qualità secondarie quelle soggettive.
L’ATTIVITA’ DELLA MENTE E LE IDEE: Lo spirito nel ricevere le idee è passivo, diventa attivo al momento della loro rielaborazione, che si conclude con la formazione di idee complesse o generali.
Le idee complesse si riducono a tre categorie: di modo, di sostanza, e di relazione. Quelle di modo non esistono di per se, ma sono manifestazioni di una sostanza (triangolo, gratitudine, delitto); quelle di sostanza esistono di per se (uomo, piombo pecora); e infine quelle di relazione sono confronti di varie idee fra loro.
Per quanto riguarda le idee complesse di sostanza spesso l’uomo scambia le idee semplici unite in idee semplici singole, e siccome non è facile concepire come possa esistere un’idea semplice di per se, le conferisce un substratum, un sostrato che è appunto la sostanza, che supera la testimonianza dell’esperienza. L’idea alla quale diamo in nome di sostanza non è altro che un supposto, ma sconosciuto, sostegno delle qualità effettivamente esistenti.
La sostanza corporea è il sostrato delle qualità sensibili, la sostanza spirituale è il sostrato delle attività dello spirito.
Per quanto riguarda le idee complesse di relazione, l’intelletto procede sempre al di là delle cose singole, considerandole nei rapporti con cui stanno insieme alle altre, dando luogo così a relazioni e nomi relativi. Le idee di relazione più importanti sono quelle di causa ed effetto, di identità e diversità (se prendiamo in considerazione l’identità di una persona: essa è la coscienza che accompagna gli stati o i pensieri interni: il fatto che l’uomo oltre che percepire, percepisca di percepire, significa che la coscienza di se stesso lo accompagna in tutte le sensazioni o percezioni). L’identità di una persona è la sua coscienza: il fondamento della sua unità di persona.
Le idee generali sono segni delle cose particolari, e i nomi generali sono segni delle idee generali. Ad esempio l’idea di uomo: non esiste l’uomo per eccellenza ma esiste solamente come rapporto di somiglianza fra cose particolari. Alle idee generali non corrisponde una realtà generale o universale ma un rapporto tra le cose particolari ed esistenti. Non esiste realtà universale di uomo, il nome e l’idea di uomo sono segni conferiti a tutte quelle idee particolari che noi, osservandone i caratteri comuni, classifichiamo come “uomo”. Il nostro intelletto poi classifica come “uomo” tutte le idee che si possono ricondurre per somiglianza. Ricapitolando: “Uomo” (=idea generale) è una parola (=segno) che descrive un gruppo di individui con caratteristiche comuni (=cose particolari).
LA CONOSCENZA E LE SUE FORME: L’esperienza fornisce alla ragione il materiale per la nostra conoscenza, e perciò essa non è la conoscenza in sé. La conoscenza, secondo Locke, ha a che fare con le idee, ma non coincide con esse perché è la percezione di accordo o disaccordo fra varie idee. Come tale essa può essere intuitiva o dimostrativa.
La conoscenza è intuitiva quando esprime accordo o disaccordo immediato fra due idee, in virtù di esse stesse, senza bisogno di idee intermediarie (il fatto che è il bianco non sia nero o che tre è più di due sono entrambi concetti immediati). Questa è la più chiara e certa forma di conoscenza possibile per l’uomo, fondamento di ogni altra certezza.
La conoscenza può essere invece dimostrativa quando esprime l’accordo o il disaccordo di due idee apparentemente lontane tra loro, per collegare le quali c’è bisogno di un idea intermediaria, detta prova. Essa è una catena di conoscenza intuitive, perché per dimostrare la relazione di due idee lontane bisogna sfruttare due idee intermediarie in rapporto intuitivo fra loro. Ma dato che spesso le prove sono numerose si rischia di incorrere in parecchi errori, perciò la conoscenza dimostrativa è meno certa di quella intuitiva.
Ma esiste un altro tipo di conoscenza: quella delle cose esistenti al di fuori delle idee. Finora, riducendo la conoscenza alla percezione di accordi o disaccordi tra idee, non si è considerato il fatto che essa è vera solamente se esiste conformità tra le idee e le cose reali, conformità che non si può verificare se si pretende di conoscere le cose reali tramite le idee.
Ci sono tre ordini di realtà: Io, Dio e le Cose, di cui noi abbiamo la certezza rispettivamente per intuizione, dimostrazione e sensazione.
Io: “io penso, ragiono, dubito” Quindi intuisco la mia esistenza e non ne posso dubitare;
Dio: Se qualcosa esiste, vuol dire che è stato prodotto da qualcosa, e, non potendo risalire all’infinito, si deve ammettere un essere eterno che ha prodotto ogni cosa. Fonte di ogni potenza e intelligenza (onnipotente e onnisciente).
Mondo: L’uomo non può conoscere le cose che lo circondano se non grazie alla sensazione attuale. Il solo fatto che noi riceviamo attualmente un’idea dall’esterno significa che qualcosa fuori di noi esiste e ci provoca delle sensazioni. Secondo Locke basta quindi la certezza che ciò che produce una sensazione in noi esiste, per essere sicuri che essa esista davvero in una realtà esterna. Difatti le nostra facoltà non ci possono ingannare a questo punto e una fiducia in esse è indispensabile.
Locke in realtà conferma questa certezza con ragioni supplementari: 1)Le idee ci mancano quando manca l’organo di senso adeguato; 2) Le idee sono prodotte nel nostro spirito senza la nostra approvazione: provengono quindi da qualcosa di esterno e non da noi; 3) Esse sono prodotte in noi con piacere o dolore, ma quando le ricordiamo non percepiamo niente: perché è l’oggetto esterno che crea in noi queste sensazioni; 4) I sensi si fanno testimonianza reciproca.
Queste ragioni valgono fin quando perdura la sensazione ricevuta, quando l’oggetto non è più testimoniato dai sensi la certezza della sua esistenza muta in semplice probabilità. È ragionevole supporre che le cose e gli uomini continuino ad esistere anche se non sono più verificati dai sensi, ma è solo una probabilità. Accanto al dominio della conoscenza certa (per intuizione, dimostrazione e sensazione), c’è il dominio della conoscenza probabile, molto più esteso. La conoscenza probabile è quella per cui si afferma la verità a la falsità di una proposizione, non per evidenza, ma per conformità con l’esperienza.
Conoscenza certa e probabile sono il dominio della ragione. La ragione si distingue dalla fede. La fede è fondata sulla rivelazione, e la ragione è il suo criterio (solo essa può giudicare l’attendibilità o il valore della rivelazione). La fede non interferisce con la ragione, ma può condurla dove non può arrivare da sola.

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