La Scuola Scozzese

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

LA SCUOLA SCOZZESE DEL “SENSO COMUNE”
THOMAS REID
Iniziatore ed ispiratore della Scuola Scozzese, Thomas Reid successe sulla cattedra di Glasgow ad Adam Smith; combattè lo scetticismo di Hume e l’immaterialismo di Brekley, concentrando le sue teorie su una conoscenza di tipo realistico che faceva appello al cosidetto “senso comune”. La sua opera di maggior rilievo risale al 1764, ed è la “Ricerca sullo spirito umano secondo i principi del senso comune”. Sul metodo della filosofia egli scrisse che c’è solo un modo per conoscere e capire la natura, ed è quello dell’osservazione e della sperimentazione. Noi siamo naturalmente orientati a ricondurre fatti ed osservazioni particolari a regole generali, e ad orientarci con queste per studiare altri fenomeni. Questo procedimento mentale è l’unico attraverso cui sia possibile qualunque scoperta filosofica. Infatti anche le elementari scoperte dei primi uomini avvennero attraverso questi semplici procedimenti, e sono gli stessi che vengono compiuti dagli scienziati per le moderne scoperte. Quindi, sempre secondo Reid, chi non filosofa con queste regole comuni fallisce il suo scopo. Se vogliamo conoscere le opere di Dio dobbiamo osservarle con attenzione e umiltà, senza aggiungere niente che non ci mostri l’osservazione. Una giusta interpretazione della natura è l’unica filosofia sana; tutto quello che aggiungiamo noi è sbagliato e privo di fondamento.
Inoltre Reid vide la sua epoca come il trionfo dello scetticismo, che sembrava trionfare sulla scienza e sul senso comune. Per questo bisognava tornare ad analizzare la mente umana. Reid credeva che tra i vari poteri e facoltà che possiede l’uomo, ci fossero quelli necessari alla conservazione dell’individuo e la continuazione della specie; questi rappresentano il nostro lato animale. Ma l’uomo possiede anche altri poteri, di cui la natura ha “solo posto i semi” nella nostra mente, e che spetta alla cultura il compito di svilupparli. L’uomo insomma, è un animale culturale. Infatti l’essere umano concepito solo come un bipede che espleta solo le sue funzioni fisiologiche (mangiare bere, riprodursi…) è solamente un prodotto della natura. Ma questo selvaggio porta dentro di sé le tutte le capacità possibili, come quelle logiche, quelle dell’educazione, quelle del santo e dell’oratore, ecc. Molte di queste capacità rimangono sepolte per sempre per mancanza di cultura e di esercizio, altre invece si sviluppano e vengono a galla.
LA TEORIA DELLA MENTE
Ma secondo Reid la mente umana non deve essere concepita come “passiva”. Essa infatti mescola, scompone e ricompone tutto quello che gli viene fornito dalla natura.
In altre parole, la sensazione è diversa dal pensiero. Infatti le sensazioni vengono mescolate attraverso abitudini, associazioni e astrazioni, tanto da non riuscire a capire come esse fossero all’inizio. Ed è impossibile ricostruire la storia completa di una mente. Ma qualcosa su di essa si può venire a sapere, questo grazie alla “Struttura del linguaggio” e al “Corso delle azioni e della condotta dell’uomo”, che Reid definì gli strumenti per conoscere la mente. Egli descrisse il linguaggio degli uomini come il riflesso dei loro pensieri e delle operazioni delle loro menti. Ogni operazione dell’intelletto, della volontà e delle passioni che è comune a tutti gli uomini ha varie forme di linguaggio. Un attento interessamento di questo, può quindi aiutare nell’analisi della mente. In tutte le lingue vi sono modi di parlare attraverso cui gli uomini esprimono giudizi, testimonianze, accettano o rifiutano, comandano…Se tutte queste operazioni non fossero comuni all’umanità, non troveremmo in tutte le lingue delle espressioni che ne esprimono il contenuto.
Dalle azioni e dalla condotta dell’uomo si può capire che queste sono effetti, le cui cause sono i sentimenti, le passioni, ecc…Si può molte volte formare un giudizio sulla causa partendo dagli effetti; capiamo per esempio l’affetto dei genitori guardando il loro comportamento verso i figli. Ed è sempre dai comportamenti umani che si può capire che l’uomo è un animale socievole e che ama associarsi, conversare e intrattenere rapporti con la sua specie.
REALISMO E SENSO COMUNE
Con la famosa questione delle idee, Reid criticò apertamente l’empirismo filosofico inglese. In particolare si oppose alle teorie di Hume, Barkley e Locke, secondo cui solo la mente e le idee potevano definirsi reali. Reid infatti citò l’esempio di una persona, che trovandosi stupito di fronte alle cogitazioni di questi filosofi, chiedesse se il sole e la luna esistessero veramente, giacchè lui poteva vederli con i suoi occhi. Locke allora avrebbe sicuramente risposto che essi sono esseri sostanziali che si manifestano a noi solo attraverso le idee, e nulla esiste all’infuori di queste idee che si manifestano a noi; mentre Hume e Barkley avrebbero risposto che era da sciocchi pensare una cosa simile, poiché solo la mente e le idee sono reali.
Reid disprezzò queste teorie; infatti se a tutti gli uomini è comune vedere qualcosa, vuol dire che questa è senza dubbio reale. Reid affermò anche che bisogna fidarsi dei propri sensi, poiché questi forniscono un’immagine veritiera della natura comune a tutti gli uomini.
Reid citò anche sei principi primi: 1- Alcune azioni umane meritano approvazione e premio. 2- Ciò che non è volontario non merita approvazione ne biasimo. 3- Ciò che è compiuto per necessità ineluttabile, piacevole o spiacevole, non può essere approvata né biasimata. 3- Gli uomini sono colpevoli quando non fanno quello che dovrebbero fare e fanno quello che non dovrebbero fare. 5- Dobbiamo usare i mezzi di cui disponiamo per essere ben informati sui nostri doveri. 6- Il nostro compito più importante è compiere il nostro dovere e rafforzare le nostre menti contro ogni tentazione di scansarlo.
DUGALD STEWART E LE CONDIZIONI DELL’ARGOMENTAZIONE FILOSOFICA
Dopo Reid alla Scuola Scozzese appartiene James Oswald, che rielabora l’aspetto teologico del pensiero di Reid.
Di maggior rilievo nel campo etico furono le opere di Ferguson, insegnante all’Università di Edimburgo, sulla cui cattedra passò prima come supplente, e successivamente come docente, Dugal Stewart, il quale fu insieme a Thomas Brown il più prestigioso rappresentante della scuola scozzese.
Stewart espose e divulgò il pensiero di Reid; sviluppò una filosofia della mente, interessandosi per l’analisi psicologica, e propose una teoria secondo la quale esiste un senso comune anche per la bellezza. Stewart stabilì che la credenza nell’io e nella realtà esterna sono verità fondamentali e condizioni di ogni ragionamento e affermò che tutte le ricerche filosofiche presuppongono un ordine stabilito nella successione degli eventi, altrimenti non avrebbe senso l’osservazione del passato e non si potrebbe concludere nulla per il futuro. Si tratta del Principio di induzione, che vale non solo per il mondo naturale ma anche per il mondo umano. Vi è infatti un ordine negli eventi naturali e nei fatti umani, così la nostra conoscenza delle leggi della natura non ha altra fonte se non l’osservazione e l’esperienza. Questa ci insegna che certi avvenimenti sono associati, ma noi non conosciamo le cause essenziali dei fatti, ma solo i fatti e le leggi che li collegano. Il compito supremo della filosofia è quindi constatare con esattezza queste associazioni di eventi, radunare i fenomeni sparsi che questo universo ci presenta e collegarli alle loro leggi generali. E secondo Stewart fu Bacon il primo ad aver messo in evidenza questa realtà fondamentale. Il vero scopo di ogni ricerca filosofica è quello di mettere a profitto quello che si vede per la propria futura condotta. Ed è grazie all’esperienza che si è potuta aver la svolta nella metafisica, prova tangibile dell’uso della ragione in Inghilterra.

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