la scolastica e Anselmo d'Aosta

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Categoria:Filosofia

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Testo

La scolastica..
Chiamiamo “scolastica” la filosofia cristiana del Medioevo.
Il termine “scholasticus”in un primo momento indicava l'insegnati delle arti dei trivio e del quadrivio; in seguito designò il docente di filosofia o teologia, ufficialmente “magister”, che teneva lezioni nel chiostro della cattedrale o nell'universita.
Vi erano due forme fondamentali di insegnamento:
1. la lectio : commento di un testo
2. la disputatio: esame di un problema fatto con la considerazioni di tutte le argomentazioni pro e contro
I “commentarii” sono il genere letterario più diffuso in questo periodo, insieme alle “quodlibeta”, tesine di teologia che si dovevano presentare 2 volte all'anno su un tema a scelta, appunto de quodlibet.
La scolastica aveva come fine quello di portare l'uomo alla comprensione della verità rivelata da Dio: non è quindi una ricerca autonoma, indipendente da ogni tradizione, ma via per accedere alla verità.
➔ Non è una ricerca individuale e autonoma, ma un'opera comune, volta a comprendere il messaggio divino
➔ Non formula ex novo dottrine e concetti, ma si basa sempre sull'auctoritas di concilii, detti biblici o sentenze della Chiesa.
➔ Il senso della storicità le è estraneo : dottrine e concetti vengono decontestualizzati dalla loro realtà storica per essere adattati alle esigenze del filosofo.
➔ La filosofia diventa quindi ancilla theologiae.
La periodizzazione scolastica...
Pre-scolastica
Periodo carolingio
Identità tra ragione e fede
Alta scolastica
Metà XI, fine XII
Si pone in rilievo l'antitesi tra ragione e fede
Fioritura della scolastica
1200-primi1300
Ragione e fede sono distinte tra loro ma concepite come conducenti agli stessi risultati
Dissolvimento scolastica
XIV secolo
Viene riconosciuta l'insolubilità del problema, dal momento che ragione e fede sono entità separate
Anselmo d'Aosta
Anselmo, vissuto tra il 1033 e il 1109, fu abate e arcivescovo di Canterbury, nonché importante teologo.
Egli si pose rispetto al contrasto medievale tra ragione e fede, come sostenitore della loro possibile armonia.
Il motto di Anselmo è credo ut intelligam (= credo per capire) : non si può intendere nulla se non si ha fede, e la ragione, sebbene inferiore alla fede, ha con essa accordo intrinseco ed essenziale.
Tra le due cose non può esserci contrasto perchè anche la ragione, come la fede, deriva dall'illuminazione divina.
L'argomento per gradi...
Nel Monologion, Anselmo dimostra l'esistenza di Dio, attraverso l'argomento dei gradi: nel mondo vi sono molte cose buone, alcune di più, alcune di meno. Queste presuppongono quindi un bene assoluto che sia loro misura e in rapporto al quale si possano definire di grado maggiore o minore.
L'argomento ontologico...
Nel Proslogion, Anselmo ricorre invece una prova ontologica che parte quindi dallo stesso concetto di Dio: anche chi nega tale concetto deve averlo presente, perchè non si può negare una realtà che non si pensa.
Il concetto di Dio, è il concetto di cui “non si può pensare nulla di maggiore”.
Per questo motivo, non può esistere solo nell'intelletto, ma anche nella realtà.
I presupposti per l'affermazione di questa tesi sono :
1. la convinzione che ciò che esiste in realtà è maggiore di ciò che esiste nell'intelletto
2. dire che questo qualcosa “di cui non si può pensare nulla maggiore” non esista nella realtà, significa contraddirsi perchè si ammette sia che lo si possa pensare maggiore, sia che esista nella realtà.
L'argomento ontologico
nella storia del pensiero...
L'argomento ontologico
Gaunilone
Si oppone ad Anselmo, sostenendo che, dal concetto di Dio come un essere perfettissimo, non possiamo dedurne l'esistenza, giacchè un conto è il piano del pensiero e un conto è la realtà effettiva. (esempio isola p.574)
Anselmo
Replica che l'idea di una cosa perfetta, non coincide comunque con l'idea della perfezione assoluta che risiede solo in Dio. Di fatto però svincola il problema.
Tommaso
Nega la validità dell'argomentazione di Anselmo, poiché risulta vera solo se si presuppone già da prima quello che si vuole dimostrare, cioè che Dio esista. (esempio del quadro nel Partenone p.574)
Kant
Rifiuta l'argomento ontologico ritenendolo:
- tautologico: in quanto presuppone già l'esistenza di Dio
- impossiile, in quanto fondato sulla pretesa di derivare da un'idea, la realtà.
La disputa sugli universali
Universali: concetti generali che possono venir riferiti ad individui o cose, come ad esempio i generi o le specie
Problema:
gli universali esistono o meno come realtà?
Sussistono autonomi o sono posti solo dall'intelletto, come “conceptus mentis”?
Sono corporei o incorporei?
Separati dalle cose sensibili (come le idee platoniche) o impressi in esse?
Il problema fu scatenata secondo un passo della Isagoge di Porfirio alle Categorie di Aristotele.
Il fatto che la disputa degli universali sia stato il problema per eccellenza della filosofia del Medioevo deriva in primo luogo, dal fatto che i testi a disposizione erano in gran parte testi di logica, ma più profondamente, da un ripiegamento della domanda sui poteri della ragione, sulla validità degli strumenti intellettuali di cui si serve per parlare del mondo.
Soluzioni del problema
Le soluzioni fondamentali date al problema degli universali sono:
1. quelle del realismo, o formalismo ESTREMO e MODERATO
2. quelle del nominalismo o terminismo ESTREMO e MODERATO
Realismo estremo
Realismo moderato
Il realismo estremo dà una soluzione tipicamente platonico-agostiniana, identificando gli universali con le idee o modelli ante rem, tramite cui Dio ha creato il mondo.
Ritiene reali solo gli universali, reale essenza degli individui.
Sostiene che gli universali esistano solo in re, ossia incorporati nelle singole cose come principi immanenti.
Riconosce pienamente la realtà degli individui, pur scorgendo in essi un'essenza universale.
Nominalismo estremo
Nominalismo moderato
Afferma che l'essere esiste solo in forma individuale e che gli universali siano solo dei nomi senza corrispettivo reale, senza sussistenza ontologica.
Sostiene che l'universale non esista nelle cose ma solo in intellectu, che siano solo un segno mentale che raccoglie in una stessa classe una serie di individui aventi caratteristiche affini tra loro.

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