La Scolastica

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Categoria:Filosofia

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Testo

Con scolastica s’intende la filosofia cristiana nel Medioevo. Scholasticus era l’intellettuale, l’insegnante delle arti liberali, TRIVIO (grammatica,logica, retorica) e il QUADRIVIO (geometria,aritmetica,astronomia, musica), ossia un uomo dell’istituzione Schola, e per questo vincolato nel suo agire dall’Autorità e dalla Tradizione.
La stessa struttura sociale e politica del mondo medievale riflette la struttura formale della filosofia medievale. Esso è infatti costituito come una gerarchia rigorosa sorretta da un’unica forza che dall’alto dirige e determina tutti gli aspetti di questo mondo.
(ORATORES-BELLATORES-LAVORATORES). Concezione stoico-neoplatonica alla quale vengono ridotte e adattate le dottrine aristoteliche. Il mondo è un ordine necessario e perfetto, nella quale ogni cosa ha il suo posto e una sua funzione, ciò è dato dalla forza infallibile che guida e determina il mondo dall’alto, e l’uomo non può far altro che conformarsi a questo ordine.
L’attività letteraria degli Scolastici assunse prevalentemente la forma di Commentari o di raccolte di questioni.
Il problema della Scolastica era quello di portare l’uomo alla comprensione della VERITà RIVELATA, l’uomo deve infatti accedere a questa verità e comprenderla ,ponendola come fondamento della propria vita religiosa.
1° CARATTERE RIC.SCOLASTICA :Si tratta di una ricerca non individuale ma comune, in quanto l’uomo non può e non deve affidarsi solo alle sue forze ma può e deve ricorrere all’aiuto degli altri.
2° CARATTERE: lo scopo di questa filosofia non è quello di formulare ex novo dottrine e concetti ,bensì quello di intendere la verità già data nella rivelazione.
Dalla tradizione religiosa la norma della ricerca.
Dalla tradizione filosofica gli strumenti e il materiale della ricerca stessa.
TEMA CENTRALE: il rapporto ragione-fede, e dal diverso modo di affrontarlo proviene la periodizzazione. Prima Scolastica,sec. IX-XII, quando sarebbe prevalsa la tesi della perfetta armonia (identità tra fede e ragione);Aurea Scolastica,sec. XIII,che vide il formarsi delle grandi tesi, fondate sulla distinzione tra fede e ragione ma insieme sul loro reciproco accordo; Crisi della Scolastica,sec. XIV, con il divorzio della ragione dalla fede.
PIETRO ABELARDO, il quale riuscì a riassumere tutti i fermenti del sec. XII. Secondo Abelardo ogni scienza è di per se buona, anche quella che riguarda il male, e non può mancare all’uomo giusto; inoltre anche quella scienza il cui esercizio sia nefasto, ossia l’astrologia, non è da considerarsi di per se cattiva. Infatti la semplice conoscenza di queste cose non è un male. Quindi per Abelardo la Dialettica è necessaria anche alla fede cattolica. Per Abelardo il male non consiste nella conoscenza ma sempre e solo nel comportamento, sebbene approfondendo la natura del male etico riconosce che altro è il sapere di tipo scientifico, ribaltando in questo modo la precedente opinione, sostenendo che il peccato dipende tutto dall’intenzione e non certo dall’azione in se.
Questa rivalutazione della dialettica e della coscienza, risultava essere una nuova soluzione al problema di fondo, ossia il rapporto tra fede e ragione. Il suo pensiero può essere riassunto con la formula: COMPRENDERE PER CREDERE, agli antipodi rispetto S.agostino e S.Anselmo. Abelardo non voleva ridurre la fede a dimostrazione razionale, ma soltanto difendere i diritti dell’intelligenza nella formazione del “consenso della fede”.
SIC ET NON, il titolo di una sua opera,in cui elenca i passi della bibbia e dei Padri che sembrano contrari e contradditori , e che in questo modo rimandano a un soggetto in grado d’interpretare e giudicare; che secondo Abelardo non corrisponde al magistero ecclesiastico, dato che non si può costringere gli uomini a essere superficiali, e chi aderisce supinamente prima di aver esaminato se merita prestar fede a ciò che viene proposto, è comunque un superficiale. Perciò secondo Abelardo sulle questioni riguardanti la religione e la salvezza personale non è consentito delegare ad altri le scelte, ma esse hanno bisogno dell’impegno attivo di ciascuno.
Critiche di Bernardo di Chiaravalle, a cui Abelardo si sottomise.

Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, il testimone più autorevole della sapienza greca e latina negli anni immediatamente seguiti il crollo dell’Impero d’Occidente. Nella saggezza trovò il rimedio alle avversità; la filosofia è infatti riposo in Dio, essendo amore di lui finalmente soddisfatto, riposto posto alla fine di un lungo cammino, che comprende il quadrivium e il trivium. Boezio, divenne per la logica, l’autorità più seguita dai maestri medioevali fino al sec XIII, quando si preferì affidarsi direttamente all’Organon aristotelico. Il problema cruciale che dopo Boezio tutti i grandi maestri si troveranno ad affrontare riguardava le idee generali o gli universali, questo è infatti un classico problema medioevale, sorto dallo studio dell’Isagoge di Porfirio e dal relativo commento di Boezio.
Porfirio non volendo trattare questioni di alta metafisica (e cioè se i generi e le specie esistano oppure no; se posto che esistano siano corporei o incorporei, e ammesso che siano incorporei se si trovino nelle cose sensibili, Aristotele, o se siano separati ,Platonici), non prende una posizione precisa, mentre Boezio si schiera a favore delle dottrina aristotelica, sviluppando il tema dell’intelletto attivo ( si può pensare a parte, come genere o specie,anche quello che a parte, ossia indipendentemente dall’individuo, non esiste).
Nel De consolatione, espone una dottrina diversa,secondo cui oltre la ragione esisterebbe uno strumento, in grado di cogliere le specie e i generi presenti negli individui, “l’occhio dell’intelligenza”; che vede direttamente le forme pure, le idee nella loro divina semplicità.
Quattro tipi di soluzione, che rimandano a quattro modi diversi di pensare le cose, e il loro rapporto con le categorie mentali e con i nomi:
-NOMINALISMO sec XI da Roscellino,secondo cui non essendoci a disposizione concetti generali,inesistenti,allora si potevano conoscere solo gli individui concreti, perciò gli universali sarebbero stati solo nomi.
-CONCETTUALISMO Abelardo,secondo cui i concetti universali, esisterebbero ma nella mente, come immagini significanti una molteplicità di cose particolari. (polemizzando contro il nominalismo).
-REALISMO ESAGERATO Guglielmo di Champeaux, il quale seguendo un certo platonismo, sostenne che gli universali esistevano sia come concetti che come realtà a se stanti.
-REALISMO MODERATO dottrina equilibrata, detta anche CONCETTUALISMO REALISTICO, venne sostenuta da Tommaso D’Aquino. Per cui gli universali sono nella mente, ma con un riscontro nella realtà, ciò comporta l’ammissione che gli universali esistano e abbiano valore, sebbene la realtà consti soltanto di individui ( i quali sono insieme di materia).
ANSELMO D’AOSTA, abate di Bec,dialettico, amava affidarsi alla ragione per sviluppare il discorso argomentativi, egli era infatti convinto che l’uomo avesse a disposizione due distinte fonti di conoscenza: la ragione e la fede. Ammetteva, contro i dialettici puri, che era necessario aprirsi alla rivelazione e accoglierne la verità,infatti egli CREDEVA PER COMPRENDERE, e inoltre sosteneva che SE PRIMA NON CREDERà ALLORA NON POTRà CAPIRE. Quindi se affidarsi alla sola ragione come facevano i dialettici puri, era per Anselmo un peccare di presunzione, non applicarsi a capire quanto si crede significava cedere alla negligenza (CERCARE DI COMPRENDERE QUANTO SI CREDE). Egli si applicò instancabilmente a dimostrare con argomenti di ragione l’esistenza di Dio. Nel Soliloquio, prove a posteriori dell’esistenza di Dio, perché dipendono tutte dall’esperienza, cioè dai dati appartenenti al mondo fisico. La volontà di Anselmo era quella di trovare un’unica argomentazione grazie alla quale si potesse dimostrare, senza bisogno di nient’altro, che Dio esiste veramente.
RAGIONAMENTO ANSELMIANO:
-tutti hanno in mente l’idea di Dio, concepito come un qualcosa di cui niente può pensarsi maggiore, anche gli atei, negando Dio, devono avere l’idea di Dio in testa. (la dimostrazione dell’esistenza di Dio , è un fatto mentale, quindi Anselmo si colloca nel mondo delle idee).
-la contraddizione della posizione assunta dall’Insipiens,che nega l’esistenza reale di Dio; infatti egli non si rende contro che ciò di cui nulla si può pensare maggiore, non sarebbe tale se esistesse solo in mente.
(il suo argomento è stato detto ONTOLOGICO,in quanto Anselmo muove dai concetti per parlare di reale esistenza).
-LA CONCLUSIONE, per cui ciò di cui nulla si può pensare maggiore, ossia Dio,per essere tale deve esistere sia nella mente che nella realtà.
Tale pensiero venne contestato da Gaunilone, un vecchio monaco benedettino.
TOMMASO D’AQUINO, nacque presso Cassino nel 1225, ed entrò nell’ordine dei Dominicani. Le sue opere maggiori: La Somma della verità della fede cattolica contro i Gentili, il secondo Commentario alle Sentenze e La Somma teologica. Attività politica di Tommaso contro gli Averroismi e i teologi agostiniani.
Tommaso afferma la distinzione fra fede e ragione, pur credendo in una loro armonica collaborazione; infatti all’uomo, per giungere al suo fine ultimo Dio, non basta la sola ricerca filosofica basata sulla ragione,ma ha bisogno anche della fede, perciò si può dire che la ragione naturale si subordina alla fede.
Secondo Tommaso la ragione può servire alla fede in tre modi diversi:
-dimostrando i preamboli della fede, cioè quelle verità la cui dimostrazione, per Tommaso, è necessaria alla fede stessa.
-può essere anche adoperata per illustrare mediante similitudini, le verità della fede.
-infine, può combattere le obiezioni che si fanno alla fede.
La verità di ragione non può mai venire in contrasto con la verità rivelata, in quanto la verità non puà contraddire alla verità (RAGIONE E FEDE NON POSSONO CONTRADDIRSI).
La filosofia di Tommaso è incentrata sulla dimostrazione dell’esistenza di Dio, egli raccoglie e articola le sue prove in cinque argomenti di fondo (5 vie).
Infatti per egli è necessaria una dimostrazione dell’esistenza di Dio, la quale deve muovere dagli effetti sensibili ed essere a posteriori (quindi respinge la prova ontologica di Anselmo).
PRIMA VIA : Cosmologica (ex motu)
SECONDA VIA: Causale (ex causa)
TERZA VIA: data dal rapporto tra Possibile e necessario (ex possibili et necessario)
QUARTA VIA: quella dei Gradi (ex gradu)
QUINTA VIA: che si desume dal Governo delle cose (ex fine)

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