La morale in filosofia

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Testo

Aristotele

Etica e politica
Le scienze pratiche come la politica o l'etica assunsero invece lo status di "scienza" unicamente per analogia, come dimostrano le nozioni aristoteliche di "natura umana" e "realizzazione di sé": l'appartenenza alla natura umana comporta per ognuno la capacità di assumere abitudini che, tuttavia, dipendono dalla cultura e dalle scelte individuali; tutti gli uomini desiderano la "felicità", una piena realizzazione delle loro potenzialità, ma questo fine può essere conseguito in molteplici modi.
L'Etica nicomachea è un'analisi del carattere e dell'intelletto in relazione alla felicità. Aristotele distinse due tipi di "virtù", o perfezione umana: morale e intellettuale. La virtù morale è una disposizione del carattere, prodotta da abitudini che riflettono l'adozione permanente di scelte considerate moralmente preferibili, e costituisce sempre il giusto mezzo fra due estremi meno consigliabili. Le virtù intellettuali, invece, non sono soggette a questa dottrina del giusto mezzo.
In politica, ovviamente, si possono trovare molte forme del vivere umano associato; quale sia quella conveniente dipende da circostanze contingenti e mutevoli. Aristotele non considerò la politica come una ricerca del modello ideale di comunità politica, ma piuttosto come un esame del rapporto fra esempi concreti di comunità politica da una parte e leggi, costumi e caratteristiche ideali dello stato dall'altra. Così, benché avesse accettato l'istituzione a lui contemporanea dello schiavismo, egli moderò la sua approvazione insistendo sul fatto che i padroni non dovrebbero abusare della loro autorità, poiché gli interessi dei padroni e quelli degli schiavi sono i medesimi. La biblioteca del Liceo conteneva una raccolta di 158 costituzioni sia greche sia di altri stati, tra le quali la Costituzione degli ateniesi scritta dallo stesso Aristotele, della quale fu scoperta una copia scritta su papiro nel 1890. L'opera è stata di grande aiuto a vari storici nella ricostruzione di molte fasi della storia di Atene.

Kant

Etica kantiana
Nella Fondazione della metafisica dei costumi (1797) Kant delineò il suo sistema etico, che si basa sulla convinzione che la ragione è l'autorità suprema in campo morale. Egli riteneva che le azioni di qualunque tipo dovessero essere accompagnate dall'adesione a un senso del dovere dettato dalla pura ragione, e che nessuna azione compiuta per convenienza o in mero ossequio alla legge o alla consuetudine vigente potesse essere considerata morale. Kant descrisse due tipi di prescrizioni impartite dalla ragione: l'imperativo ipotetico, che impone un determinato corso dell'azione per raggiungere un fine specifico; e l'imperativo categorico il quale impone un corso di azioni che deve essere seguito a cagione della sua correttezza e necessità. L'imperativo categorico è il fondamento della moralità e fu enunciato da Kant in questi termini: "Agisci come se la massima della tua azione dovesse diventare per mezzo della tua volontà una legge universale".

Hume

Epistemologia ed etica
In campo epistemologico Hume negò la necessità logica del nesso di causalità, sostenendo che non è sufficiente aver osservato la presenza di una relazione di causalità tra due eventi in circostanze reiterate per trarre la conclusione che la relazione causale sia logicamente necessaria e universalmente valida. In altri termini, la presunta percezione di una relazione di causa ed effetto fra due eventi del mondo consiste in realtà nella proiezione sul mondo dell'attesa prodotta dall'associazione mentale di una sequenza temporale tra l'idea del primo evento e l'idea del secondo. Pertanto è impossibile conoscere in modo certo dati di fatto che oltrepassino le singole percezioni, benché Hume ammetta per la vita quotidiana il valore psicologico dell'abitudine a pensare in termini di causa e di effetto e a credere alla validità delle percezioni. Infine Hume dissolse anche il soggetto-sostanza del pensiero metafisico tradizionale sostenendo che, dal momento che non è possibile avere esperienza di sé al di là di un idea (derivata dal continuo reiterarsi delle sensazioni), anche il concetto di "Io" è solo costituito sulla base di un "fascio di percezioni" senza che vi sia alcuna sostanza a suo fondamento immutabile ed essenziale.
In campo etico Hume applicò la medesima forma di scetticismo, negando la possibilità di una fondazione razionale della morale.
Egli affermò che, quando riteniamo oggettivamente corretta o scorretta un'azione, stiamo soltanto proiettando entro un sistema di valori i nostri sentimenti di approvazione o disapprovazione. Tali sentimenti scaturiscono dal fatto che ogni individuo, benché egoista, è anche legato agli altri da una certa "simpatia", una tendenza a porsi in sintonia con i loro stati d'animo, come ad esempio felicità e infelicità. Se si pensa che un'azione renderà felici molte persone, la simpatia si esprimerà nella forma di un sentimento positivo verso l'azione, il sentimento dell'approvazione.1

Platone

Teorie politiche ed etiche
La Repubblica, l'opera platonica di argomento politico più importante, è connessa con la questione della giustizia e con interrogativi riassumibili nelle domande: "Qual è il giusto assetto politico?" e "Chi può essere definito un individuo giusto?".
Secondo Platone lo Stato ideale è composto da tre classi: i lavoratori, che suddividendosi il lavoro mantengono viva la struttura economica, i guerrieri, che si occupano della sicurezza dello Stato, e i politici, cioè i filosofi; le ultime due categorie sono definite i "guardiani" dello Stato. Ognuna delle tre classi possiede una virtù che Platone ascrive anche ai componenti dell'anima: i filosofi possiedono la sapienza, i lavoratori la temperanza e i guerrieri il coraggio; l'individuo giusto è colui in cui l'elemento razionale, sostenuto dalla volontà, tempera gli istinti della sensibilità, analogamente a quanto avviene nello Stato giusto, nel quale i filosofi aiutati dai guerrieri governano la società.
Ogni individuo appartiene a una classe grazie al processo educativo, che comincia dalla nascita e mira all'armonia e all'equilibrio tra le componenti sociali, proseguendo fino a che la persona non raggiunga il massimo livello educativo compatibile con le sue inclinazioni e con le sue qualità. Coloro i quali completano il loro processo educativo divengono filosofi e, poiché a differenza dei membri delle altre classi possono cogliere le idee, essi devono decidere saggiamente e agire secondo giustizia, in quanto orientati dal Bene e pronti a sacrificare anche la propria felicità per servire lo Stato.
Come conseguenza, l'intero sistema pedagogico di Platone, che in certa misura egli tentò di mettere in atto nell'Accademia, tende a formare buoni filosofi. Egli, del resto, descrive nel Fedro l'anima come un carro alato trainato da due cavalli e guidato da un auriga: questi rappresenta la ragione, mentre i due cavalli incarnano il coraggio e la concupiscenza che l'auriga deve governare e temperare. Etica e politica sono strettamente correlate nel pensiero del filosofo.
Etica
La teoria etica di Platone è fondata sul presupposto che la virtù sia conoscenza e possa essere insegnata. Ricondotta all'interno della dottrina delle idee, la morale identifica nell'idea del Bene la forma la cui conoscenza è fonte e guida delle decisioni in ambito morale. Conoscere il Bene è, quindi, agire bene; corollario di questa tesi è il fatto che la condotta immorale scaturisce dall'ignoranza, a completamento della convinzione secondo cui la persona morale è veramente felice. Dal momento che tutti desiderano la propria felicità, essi desiderano sempre ciò che è morale

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Esempio



  



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