La moda nella società attuale: tema svolto

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Testo

La moda nella società attuale, con cenni storici.
La moda è la tendenza dell’uomo ad appartenere ad un gruppo sociale. Infatti attraverso l’istinto di aggregazione ereditato agli animali, acquisisce caratteristiche che lo rendono simile agli altri.
Questo fenomeno è spontaneo e innato: infatti la moda è sempre esistita, risvegliata agli albori della civiltà dalla stessa vanità dell’uomo.
Oggi la si riconosce per lo più nell’abbigliamento, sua espressione più naturale ed appariscente, giostrata da abili stilisti.
Il seguire la moda è il più grande gesto di omologazione che la società insidia nell’unicità dell’individuo.
Questa, però, ha bisogno di tempo per imporsi, tempo dettato dagli strumenti di comunicazione, dalla pubblicità fattasi sempre più ipnotizzante.
La nascita della moda segue quattro fasi importanti:
- la curiosità e la conseguente voglia di sperimentarsi;
- il desiderio immediato ed inconscio condizionato da una ricerca di autostima;
- l’emulazione (
- l’adeguamento che dà definitivamente vita alla tendenza.
La durata di una moda tiene conto di molti fattori: l’innovazione, l’accessibilità, l’interesse, la praticità.
Se l’importanza di questi fattori non viene adeguatamente rispettata prendono il sopravvento noia, tediosità e abbandono della moda.
La moda influenza soprattutto gli adolescenti perché, essendo in fase di crescita, devono ancora consolidare certezze sul proprio “io” e l’autostima. Così si affidano all’omologazione per nascondere paure, insicurezze, disagi.
Ma se per i giovani può essere una fuga dal conoscere sé stessi, per gli adulti può esprimere abbandono di certi dogmi o l’appartenenza ad una classe sociale.
Basti pensare alle donne degli Anni Venti o ai primi borghesi. Le prime indossavano gonne sempre più corte per ribellarsi alla tradizione ottocentesca, i secondi sfoggiavano abiti sempre più costosi per tenere testa ai nobili.
La moda comporta, in ogni caso, un circolo vizioso. Infatti possiede due aspetti contrastanti: il desiderio di cambiare da una parte, la tendenza ad uniformarsi dall’altra. Questa duplice pressione è così forte che può essere osservata anche nei bambini: desiderano e chiedono ai genitori qualcosa che a loro piace perché è nuovo e diverso ma anche perché gli altri compagni già lo posseggono.
Ma essendo le mode sempre momentanee, decadono in fretta e vengono sostituite, rinnovando questo processo. Oggi tutto nasce dal bisogno di far denaro, di proporre e vendere e poi proporre e vendere ancora: è la logica del consumismo che inventa la moda e la distrugge. Ieri invece le mode avevano origini più profonde, avevano motivazioni più radicate nella natura stessa dell’uomo.
Uno dei primi moventi della moda era il desiderio di farsi notare ed esprimere superiorità sociale. Il vestiario era opulento e vistoso. I tessuti erano preziosi. Era una moda irraggiungibile, inimitabile perfino nel taglio. Si pensi ad esempio a certe maniche degli abiti medievali, larghissime, spesso lunghe fino a toccar terra. Una persona impegnata nel lavoro non avrebbe mai potuto permettersi di portarle.
La moda, quindi, in ogni sua manifestazione esprimeva anzitutto ricchezze e nobiltà.
Ora, il consumismo ha eliminato, per motivi commerciali ed economici, questa discriminazione e la moda nella società attuale lusinga la vanità di chiunque e agisce per settori, stimolando ogni fascia di età.
In molti individui si manifesta il desiderio di distinzione. Questo tentativo di sembrare diversi da come la moda imperante vorrebbe non è un fatto nuovo.
Oggi sono prettamente i giovani ad abbracciare questa ribellione; nel passato, invece, le classi sociali superiori si preoccupavano di cambiare subito stile. Talvolta si arrivò addirittura a prendere provvedimenti per impedire che gli abiti e gli accessori dell’aristocrazia venissero copiati:
nell’808, Carlo magno pubblicò un’ordinanza per regolare il modo di vestirsi di tutte le classi sociali e così frenare il fenomeno dell’emulazione e quindi della confusione tra i ceti.
Oggi nonostante i fenomeni di tentata distinzione la massa ingloba ogni diversità.
Ecco allora che signore cinquantenni si vestono come le loro nipotine, sono nate innumerevoli botteghe dove le signore con portafogli pieni vanno a scegliersi gli abiti usati e non dobbiamo dimenticare le bancarelle e gli svariati “mercati delle pulci”. Nell’arredamento è quasi un obbligo avere un “pezzo antico” scovato chissà dove, che magari non ha niente di antico ma è solo in pessime condizioni! Antico e d’antiquariato non sono la stessa cosa.
Eppure il messaggio che ne deriva è sempre lo stesso: esprimere la superiorità, la diversità dagli altri attraverso la spregiudicatezza dei comportamenti.
Questo nevrotico sforzo per essere sempre diversi ha fatto la fortuna dei grandi sarti ed è stata tale la spinta che si è arrivati creare l’ALTA MODA, espressione di una semplicità quasi architettonica e di un’originalità indiscussa ma al tempo stesso in grado di elevare l’individuo sopra gli altri.
Ancora una volta si sono innalzate le barriere sotto forma di “divise” per i diversi strati sociali.
La moda sta rinascendo su basi discriminatorie e poiché la crisi economica che travaglia i paesi del mondo sta rendendo più acuta la divisione, sempre esistita, della società de ricchi, meno ricchi e poveri, la misura del denaro è ancora quella che determina i gusti.
Sono rimasti i negozi che vendono stracci nuovi e usati, sono rimasti negozi dove è possibile acquistare abiti confezionati, sono rimasti i grandi magazzini con prezzi controllati, ma ancora una volta i giornali
ripropongono un’alta moda emergente. E quando l’alta moda torna nel guardaroba dei ricchi, tutto il resto si adegua e i gusti si suddividono ancora una volta in consumi differenziati dalle possibilità economiche di ciascuno. E il gioco ricomincia!.

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