La filosofia di Schopenhauer

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Testo

• SCHOPENHAUER

Il mondo come rappresentazione

1813: Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente
assunto fondamentale: il mondo si dà, sul piano della conoscenza, come rappresentazione (Vorstellung). La conoscenza avviene mediante le strutture a priori del tempo e dello spazio (da Kant) e mediante il principio a priori della ragion sufficiente, sulla cui base l'intelletto stabilisce un nesso tra i fenomeni e secondo il quale "nulla è senza ragione perché sia".
Questo principio sostituisce le dodici categorie kantiane e opera a quattro livelli diversi:
1. necessità fisica (causalità) - individuazione ambito della necessità fisica (oggetti e fenomeni naturali)
2. necessità logica (ragionamenti) - individuazione ambito del conoscere, relazioni tra premesse e conseguenze
3. necessità dell'essere (matematica) - ambito della matematica, relazioni tra punti del tempo e dello spazio nella concatenazione degli enti aritmetici e geometrici
4. necessità morale (azione) - ambito dell'operare, relazioni tra azioni e loro moventi.
Legame necessario tra fenomeni: condizione indispensabile per conoscenza scientifica. In base a questo principio conosciamo il divenire in quanto riconducibile ad una causalità necessaria, i ragionamenti in quanto ubbidiscono ad una necessità logica, l'essere in quanto determinato dai rapporti nel tempo e nello spazio, l'azione in quanto determinata dal principio della necessità morale.
Oggetto del principio non è il mondo ma la nostra conoscenza di esso (scienza).

Influenze culturali

• Platone, di cui lo attrae la teoria delle "idee" intese come forme eterne sottratte alla caducità dolorosa del nostro mondo;
• Kant, da cui deriva l'impostazione soggettivistica della gnoseologia;
• Illuminismo, di cui si interessa del filone materialistico e dell'ideologia. Tendenza a considerare la vita psichica in termini di fisiologia del sistema nervoso;
• Romanticismo: l'irrazionalismo, l'importanza dell'utile e della musica, il dolore e il tema dell'infinito (esiste un principio assoluto di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione). Non ne condivide l'ottimismo, poiché egli è orientato verso il pessimismo;
• Idealismo: filosofia farisaica al servizio degli interessi volgari del successo e del potere che giustifica sofisticatamente le credenze che possono tornare utili alla Chiesa e allo Stato. Fichte e Shelling hanno mostrato un certo impegno intellettuale mentre Hegel è un "ciarlatano pesante e stucchevole";
• Spiritualità indiana: recupera alcuni motivi del pensiero orientale, ne descrive un repertorio di immagini suggestive e diviene il profeta del suo successo in Occidente.

Il punto di partenza di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno.

Fenomeno
noumeno
Kant
L'unica realtà accessibile alla mente umana
Concetto limite che ricorda il limite della conoscenza umana
Schopenhauer
Parvenza, sogno (velo di Maia), tipicamente indiano.
Realtà che si nasconde dietro il fenomeno, che solo il filosofo può scoprire; volontà di vivere.

Per il criticismo il fenomeno è l'aspetto della rappresentazione che esiste fuori dalla coscienza, per Schopenhauer invece è rappresentazione che esiste solo dentro la coscienza.

Rappresentazione: soggetto rappresentante e oggetto rappresentato sono entrambi all'interno della rappresentazione, due lati di essa. Non ci può essere oggetto senza soggetto e viceversa.

Materialismo e criticismo sono errati. La nostra mente risulta corredata dalle forme a priori:
1. Spazio;
2. Tempo;
3. Causalità (è una categoria, quindi le altre due sono riconducibili ad essa).
Egli le paragona a dei vetri sfaccettati attraverso cui la realtà si deforma, conclude dicendo che la vita è "sogno", così pensano anche Veda, Platone, Sofocle, Calderon de la Barca, Pindaro, Shakespeare.
Al di là del sogno c'è una realtà vera su cui il filosofo che c'è nell'uomo si interroga. L'uomo è un "animale metafisico" che si stupisce della propria esistenza.
Schopenhauer ha individuato la via d'accesso al noumeno. Se noi fossimo solo conoscenza e rappresentazione, non potremmo mai uscire dalla rappresentazione esteriore delle cose, ma noi siamo anche corpo e quindi li viviamo dal di dentro. Ripiegandoli su noi stessi ci accorgiamo che l'essenza del nostro io è la brama o volontà di vivere. Il nostro corpo è manifestazione esteriore delle nostre brame interiori.
Volontà di vivere:
• Inconscia poiché consapevolezza e intelletto sono solo possibili manifestazioni secondarie;
• Unica poiché, esistendo al di là dello spazio e del tempo, si sottrae al principio di individuazione;
• Eterna poiché è al di là del tempo (non ha né inizio né fine);
• Incausata poiché è una forza libera senza uno scopo.
Miliardi di esseri non vivono che per vivere e continuare a vivere. E' questa l'unica crudele verità sul mondo, anche se gli uomini postulano un Dio che dia senso alla loro vita. Ma Dio non esiste perché l'Assoluto è la Volontà di vivere. Volontà di vivere si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi:
1. Volontà si oggettiva nelle idee;
2. Volontà si oggettiva nei vari individui del mondo che sono la moltiplicazione delle idee.
Volontà di vivere pervade ogni essere della natura in forme e gradi distinti: dalla materia organica inconsapevole all'uomo pienamente consapevole.

Pessimismo

La vita è dolore, infatti volere significa desiderare, trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che non si ha → volontà di vivere = dolore. Appagando il desiderio ne rimangono altri insoddisfatti. Infatti nessun oggetto del volere è in grado di dare un appagamento durevole. Il godimento e le gioie non sono altro che cessazione del dolore, non vale il contrario poiché un individuo può sperimentare dolori senza che questi siano preceduti da piaceri.
Dolore: desiderio insoddisfatto, dato primario e permanente;
piacere: funzione derivata dal dolore che vive a spese di esso;
noia: mancanza di desiderio;
vita: pendolo che oscilla tra dolore e noia passando attraverso intervalli fugaci di piacere.
Poiché la volontà di vivere riguarda tutte le cose → tutto soffre.
L'uomo soffre di più perché, avendo consapevolezza, sente in modo più accentuato l'insoddisfazione del desiderio.
Il genio soffre di più perché è più intelligente.
Il male non è solo nel mondo, ma nel principio stesso da cui è generato. Dietro le meraviglie del creato si cela la lotta e la sofferenza di tutte le cose. Il fine dell'amore è l'accoppiamento, poiché dietro il fascino di un bel volto c'è nascosto un desiderio sessuale che si traduce nell'accoppiamento. In questo modo l'individuo è lo zimbello della natura, proprio quando crede di realizzare il suo godimento. Non c'è quindi amore senza sessualità.
L'amore procreativo viene avvertito come peccato e vergogna poiché è la perpetuazione di creature destinate a soffrire.

Critiche

• All'ottimismo cosmico che intende il mondo come un ordine perfetto governato da Dio o da una Ragione immanente. Per Schopenhauer è falso poiché la vita è esplosione di forza universale e il mondo è il teatro della sopraffazione.
• All'ottimismo sociale che sostiene la bontà e la socievolezza dell'uomo. Per il filosofo ciò è scorretto poiché le disgrazie altrui provocano in noi soddisfazione e ogni successo del prossimo ci irrita. Gli uomini vivono insieme per bisogno ed esiste lo Stato con le sue leggi per necessità di difesa dagli istinti aggressivi degli altri individui.
• All'ottimismo storico. Schopenhauer è contrario a ogni tipo di storicismo. Egli ritiene che la storia non sia una vera scienza in quanto cataloga l'individuale, mentre l'arte e la filosofia mirano all'universale. Gli storici studiano gli uomini e perdono di vista l'uomo. Il solo modo di occuparsi della storia è quello di risalire dalla storia alla filosofia della storia studiando gli avvenimenti della storia, si capisce come essi siano ripetitivi, poiché cambiano solo gli avvenimenti superficiali. Il compito della storia è di offrire all'uomo la coscienza di sé e del proprio destino.

Liberazione dal dolore

Schopenhauer condanna il suicidio poiché:
• È un atto di forte affermazione della volontà di vivere;
• Sopprime unicamente l'individuo, cioè una manifestazione fenomenica della volontà di vivere che può comunque trovare compensazione in migliaia di altri individui.
La risposta al dolore è la liberazione dalla volontà di vivere attraverso un percorso che comprende arte, etica e ascesi.
1. Arte: è conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee. "Questo amore", "questa guerra" divengono l'amore e la guerra, cioè l'assenza immutabile dei fenomeni. Il soggetto che contempla le idee è il puro soggetto del conoscere, il puro occhio del mondo. L'arte eleva l'individuo sopra la volontà, il dolore e il tempo e lo sottrae ai bisogni e ai desideri quotidiani. La musica è l'arte più profonda, è una "metafisica dei suoni" capace di metterci in contatto con la vita. Ogni arte è quindi liberatrice ma temporaneamente e parzialmente.
2. Etica: è il tentativo di superare l'egoismo e di vivere la lotta incessante tra gli individui, essa sgorga da un sentimento di pietà attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenze altrui. Si divide in:
- giustizia (carattere negativo) : non fare del male;
- carità (carattere positivo) : fare del bene.
Ai massimi livelli la pietà è fare propria la sofferenza di tutti gli esseri umani e assumere su di sé il dolore cosmico. Ma l'etica è solamente la liberazione dall'egoismo e dall'ingiustizia.
3. Ascesi: è l'esperienza per la quale l'individuo si propone di superare il proprio destino di esistere, godere e volere. Il cammino della salvezza si conclude con il nirvana buddista che è l'esperienza del nulla. Se il mondo con la sua sofferenza è un nulla, il nirvana per l'asceta Schopenhaueriano è un tutto, un oceano di pace e serenità.

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