La filosofia di Kant

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Testo

CRITICA DELLA RAGION PURA Poiché il pensiero scettico di Hume aveva minato alla base i fondamenti della metafisica e quelli della scienza, secondo Kant si presentava la necessità di un riesame globale della struttura e della conoscenza. Matematica e fisica sono semplici da dimostrare, bisogna scoprire se la metafisica debba rimanere legata alla non-scientificità.

GIUDIZI SINTETICI A PRIORI Giudizi poiché consistono nell’aggiungere un predicato ad un soggetto, sintetici perché il predicato dice qualcosa di nuovo, a priori perché essendo universali e necessari non possono derivare dall’esperienza. Kant ritiene, contro il razionalismo, che la scienza derivi dall’esperienza, ma ritiene anche, contro l’empirismo, che alla base dell’esperienza vi siano dei principi inderivabili dall’esperienza stessa.

SCIENZA Feconda in duplice senso, essa è universale e necessaria. Costituita dall’esperienza e dai giudizi sintetici a priori.
RIVOLUZIONE COPERNICANA in campo gnoseologico
Materia=molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili derivate dall’esperienza
Forma=insieme delle modalità attraverso cui la mente umana ordina tali impressioni
Come Copernico per spiegare i moti celesti, aveva ribaltato i rapporti tra terra e sole, così Kant, per spiegare la scienza, ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto, affermando che non è la mente che si modella passivamente sulla realtà, bensì la realtà che si modella sulle forme a priori.

CONOSCENZA Kant la articola in tre facoltà:
_ la sensibilità è la facoltà con la quale gli oggetti ci sono dati intuitivamente attraverso i sensi e tramite le forme a priori di spazio e tempo
_ l’intelletto è la facoltà attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite le 12 categorie
_ la ragione è la facoltà attraverso la quale, procedendo oltre l’esperienza, cerchiamo di spiegare globalmente la realtà mediante le tre idee di anima, mondo e dio.

FILOSOFIA DEL LIMITE L’originalità di Kant consta nell’intendere il fondamento del sapere in termini di possibilità e di limiti, cioè conformemente al modo d’essere di quell’ente pensante che è l’uomo. Il conoscere non può estendersi al di là dell’esperienza, in quanto una conoscenza che non si riferisca ad una conoscenza sensibile non è conoscenza, ma vuoto pensiero. L’idea di cosa in sé o noumeno costituisce una specie di promemoria critico che da un lato circoscrive le pretese della sensibilità, rammentandoci che ciò che ci viene dato nell’intuizione spazio-temporale non è la realtà in assoluto; dall’altro circoscrive le arroganze dell’intelletto, ricordandoci che esso non può conoscere le cose in se ma soltanto conoscerle nella loro possibilità.

COSA IN SE’ È considerata indipendentemente da noi, e dalle forme a priori mediante cui la conosciamo, è un’X sconosciuta.

TRASCENDENTALI “chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupi non tanto degli oggetti quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo deve essere possibile a priori.”
IO PENSO Sintesi di tutte le sintesi, l’io penso è quella suprema garanzia dell’oggettività della conoscenza che si incarna nell’uso della copula e in senso oggettivo.

DIALETTICA Ha un significato negativo di “logica della parvenza”, un’“Arte sofistica di dare alla propria ignoranza, anzi alle proprie volute illusioni, l’aspetto della vrità, contraffacendo il metodo del pensiero fondato”.

IDEA Rifacendosi a platina, Kant intente per idea una perfezione non reale, ovvero che “trascenda la possibilità dell’esperienza”.

RAGION PURA PRATICA è la morale stessa concepita come un’attività a priori che risulta da se sola sufficiente a determinare la volontà. Essa, quando ne sia provata l’esistenza, non richiede alcuna critica.

CRITICA DELLA RAGION PRATICA differenza con la‘pura’. È empiricamente condizionata ed è la ragione extra-morale che dirige le azioni sotto il principio sensibile della felicità.

LEGGE MORALE è un factum, ci si impone infatti come giudizio sintetico a priori. Alla Critica della Ragion Pratica non si presenta quindi il problema della deduzione trascendentale.

ASSOLUTEZZA DELLA LEGGE MORALE la tesi dell’esistenza di una legge pratica pura prepone l’esistenza di una legge morale unbedingt(incondizionata) dalla sensibilità, che si lega al concetto di libertà universalità e necessità della legge etica.

FINITUDINE DELL’ATTIVITÀ MORALE il carattere assoluto della legge etica non esclude il carattere caduco dell’uomo che consta nella mancanza di un accordo necessario tra volontà e ragione. Il principio stesso della morale implica dunque un limite pratico costituito dalle inclinazioni sensibili che impone una costrizione al dovere altrimenti inesistente.

VOLONTÀ la Ragion Pratica, la facoltà di agire secondo dei principi pratici.

PRINCIPI PRATICI si dividono in massime(soggettive) ed imperativi(oggettivi), che a loro volta si dividono in imperativi categorici(mussen,azione necessaria di per se stessa, priva di un fine, “devi” puro) ed ipotetici(sollen, con il fine di benessere o felicità, “se…devi”).

FORMULE DELL’IMPERATIVO CATEGORICO 1“agisci secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga un giudizio universale” 2“dignità umana”(influenza di Rousseau nella Nuova Eloisa) 3sottolinea l’autonomia della volontà umana, dove l’uomo si presenta, per la prima volta, legislatore di se stesso).

RIVOLUZIONE COPERNICANA MORALE fa dell’uomo il legislatore della morale proprio come ne fa il legislatore della natura. Karl Popper “abbi il coraggio di essere libero e rispetta le libertà degli altri” (Kirkegaard “quando sono libero“da” divento libero“di”/Agostino“ama e fai ciò che vuoi”).

POSTULATO DELL’ESISTENZA DI DIO “è moralmente necessario ammettere l’esistenza di Dio” in quanto solo così risulta possibile l’esistenza di una causa della Natura, in un luogo dove sia possibile il connubio tra moralità e felicità.

POSTULATO ALLA LIBERTÀ “Devi, dunque Puoi” vi è la libertà di decidere se agire o meno in conformità di esso.

PTIMATO DELLA RAGION PRATICA i postulati Kantiani non possono valere come certezze ma solo come esigenze. Il primato della Ragion Pratica su quella teoretica dà la ragionevole speranza dell’esistenza di Dio: ma se questa diventasse una certezza il mondo crollerebbe e “Dio e l’Eternità, nella loro maestà tremenda, ci starebbero costantemente davanti agli occhi”(Chiodi) e la nostra libertà scomparirebbe e ci trasformerebbe in burattini.

SENTIMENTO Facoltà tramite cui l’uomo fa esperienza di quella finalità del reale che la prima Critica escludeva sul piano fenomenico e la seconda postulava a livello noumenico. Finalità che per Kant non ha valore conoscitivo o teoretico, ma che esprime più che altro un’esperienza o un bisogno tipico dell’uomo o della sua finitudine.

GIUDIZI I giudizi determinati sono quelli conoscitivi o scientifici studiati nella Critica della Ragion Pura, cioè quei giudizi che determinano gli oggetti fenomenici mediante forme a priori universali(spazio e tempo, 12 categorie). I giudizi riflettenti sono invece i giudizi sentimentali, che si limitano a “riflettere” su di una natura già costituita mediante i giudizi determinanti e ad apprenderla attraverso le nostre esigenze universali di finalità ed armonia.

SENTIMENTO E FINITUDINE Il giudizio riflettente si radica nella necessità di vedere nella natura, che non riesce a domare, la possibilità della sua libertà.

ESTETICA Dottrina dell’arte e della bellezza.

GUSTO la facoltà di giudicare il bello

BELLO il piacevole ed il buono si accordano fra di loro per il fatto che manifestano entrambi un interesse per l’esistenza. Al contrario, il giudizio di gusto è puramente contemplativo, è un giudizio, cioè, che, indifferente all’esistenza dell’oggetto, gode unicamente della sua immagine o rappresentazione. I due caratteri peculiari ed interdipendenti del giudizio estetico sono il disinteresse e la pretesa dell’universalità.

SUBLIME Come scriverà Schiller:“si chiama sublime un oggetto alla cui rappresentazione la nostra natura fisica sente i propri limiti, nello stesso in tempo in cui la nostra natura ragionevole sente la propria superiorità , la sua indipendenza da ogni limite:un oggetto rispetto al quale siamo fisicamente deboli mentre moralmente ci eleviamo sopra di esso con le idee.

BELLO E SUBLIME Hanno in comune il fatto che entrambi “piacciono per se stessi” e presuppongono solo un giudizio di riflessione, non dei sensi né dell’intelletto. Il bello esprime però limitazione e riguarda la forma dell’oggetto; il sublime si può trovare anche in un oggetto informe, insorge indirettamente dal senso di momentaneo impedimento, l’animo risulta alternativamente attratto e respinto.

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