La filosofia di Kant

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Testo

KANT
Ha dei nemici:
• Dogmatismo – atteggiamento di coloro che danno per scontato e certo ciò che non lo è (si identifica con la metafisica)
• Scetticismo – il dubitare che si possa arrivare ad una conoscenza certa (è diffuso tra gli empiristi più spinti)
Scrive tre opere che corrispondono a tre domande fondamentali:
1. CRITICA DELLA RAGION PURA (COSA POSSO SAPERE CON CERTEZZA?)
Si occupa del problema teoretico (vedere con la mente), cioè della conoscenza e della metafisica.
2. CRITICA DELLA RAGION PRATICA (COSA POSSO FARE?)
Si occupa del problema etico (agire), cioè del concetto del dovere.
3. CRITICA DEL GIUDIZIO (COSA POSSO SPERARE?)
Si occupa dell’esistenza o meno di Dio (posso sperare che esista, non provarlo)
Chiama tutte e tre le opere critica (giudizio), e per questo la sua filosofia è chiamata criticismo kantiano. Egli usa la ragione per criticare la ragione stessa (la ragione può evidenziare i limiti e le possibilità di sé stessa per essere utilizzata al meglio).
Le possibilità della mente sono chiamate fenomeno, ciò che sta al di là delle possibilità è chiamato noumeno (da nous=intelletto).
RAGIONE:
• Facoltà del ragionamento (senso più ampio) – vedi ragion pratica e pura.
• Facoltà della metafisica (senso più ristretto) – aspira ad unificare tutto, alla totalità, ad entrare nel noumeno.
Funziona per idee (illusioni)
INTELLETTO: Facoltà della conoscenza scientifica che ci conduce al mondo fenomenico.
Distingue, analizza, applica le categorie.
Funziona per concetti.
DIALETTICA: Kant la usa per mostrare il fallimento della ragione che vorrebbe conoscere le cose in sé (noumeno) attraverso ragionamenti capziosi (fatti per convincere gli altri ma senza fondamento)
PURO: non mescolato con l’esperienza
A PRIORI: viene prima dell’esperienza e non deriva da essa
TRASCENDENTALE:
• condizione indispensabile dell’esperienza
• ricerca intorno le condizioni del sapere
TRASCENDENTE: oltre l’esperienza
CRITICA DELLA RAGION PURA
Anche Kant cerca di dare una risposta al problema gnoseologico allora in voga.
Questo problema può essere spiegato con 3 domande:
• Posso arrivare ad un sapere certo (che non si può mettere in dubbio), rigoroso (preciso), universale (che vale in ogni tempo e luogo), necessario (che non potrebbe essere diverso)?
Per Kant la scienza (fisica e matematica) è un sapere certo, non probabile come per Hume.
• E’ possibile la metafisica come scienza?
• Com’è possibile la scienza?
Kant analizza le proposizioni (giudizi) usati dalla scienza per vedere com’è costruita e come funziona.
La scienza utilizza 3 tipi fondamentali di giudizi:
1. ANALITICI A PRIORI (es. i triangoli hanno tre lati) – Sono giudizi universali e necessari, ma non sintetici (non estendono la mia conoscenza) perché il predicato esprime ciò che era già chiaro nel soggetto.
Se n’è servito il razionalismo, ma ha ottenuto così solo una conoscenza tautologica.
2. SINTETICI A POSTERIORI (es. l’acqua bolle a 100°) – Sono giudizi sintetici, ma non universali né necessari, perché il predicato deriva dall’esperienza.
Se n’è servito l’empirismo, ma non ha ottenuto una conoscenza certa.
3. SINTETICI A PRIORI (es. tutto ciò che accade ha una causa) – Sono giudizi universali, necessari e sintetici.
E’ un tipo di giudizio più raro ma fondamentale.
Nel corso della storia sono state formulate 2 teorie della conoscenza:
• CONCEZIONE CLASSICA – La conoscenza è un adeguarsi del soggetto all’oggetto
• CONCEZIONE EMPIRICA – L’oggetto deve entrare nel campo di percezione del soggetto per poter esistere
A queste Kant contrappone la sua teoria:
• La conoscenza è una sintesi (incontro) fra la materia del conoscere (l’oggetto) e la forma del conoscere (il soggetto).

Le forme del conoscere sono innate in noi e sono uguali per tutti. Sono spazio, tempo e causalità.
Attraverso queste forme noi diamo le leggi alla natura, ma possiamo conoscerla solo in modo fenomenico.
Esistono 2 gradini di conoscenza:

Le intuizioni senza concetti sono ceche, i concetti senza intuizioni sono vuoti (c’è uno stretto legame).
Le categorie sono 12, divise in 4 gruppi (quantità, qualità, relazione, modalità).
La “Critica della ragion pura” si divide in:
1. ESTETICA TRASCENDENTALE – Parla della conoscenza sensibile (idea di spazio e tempo)
2. LOGICA TRASCENDENTALE
• ANALITICA TRASCENDENTALE – Parla della conoscenza intellettiva (categorie)
• DIALETTICA TRASCENDENTALE – Parla della metafisica
Le mie esperienze vengono unificate nell’ “io penso” (o appercezione pura). Esso è la condizione fondamentale del conoscere in cui s’innestano le forme a priori.
L’io penso è definito da Kant come il legislatore della natura, la funzione unificatrice del molteplice, la nostra autocoscienza.
La ragione è una facoltà che tutti gli uomini hanno. Essi si sono occupati mediante la ragione di:
1. ANIMA (totalità delle esperienze interne) con la PSICOLOGIA RAZIONALE.
2. MONDO (totalità delle esperienze esterne) con la COSMOLOGIA RAZIONALE.
3. DIO (totalità delle esperienze) con la TEOLOGIA RAZIONALE.
Kant dice che per nessuna delle 3 materie possiamo avere una conoscenza certa. Infatti:
1. La ragione è portata a definire l’anima come sostanza (ciò che esiste di per sé), ma la sostanza è una categoria che noi applichiamo all’esperienza, quindi l’esistenza dell’anima non è dimostrabile.
2. L’uomo, cercando di comprendere il mondo, è arrivato a 4 antinomie (affermazioni opposte)
• Ha avuto un inizio e avrà una fine
Non ha inizio né fine
• E’ composto di parti non ulteriormente divisibili
E’ divisibile all’infinito
• E’ determinato dalla causalità ferrea
Esiste il libero arbitrio
• E’ contingente (accidentale, casuale)
Ha bisogno di un essere necessario che lo spieghi
3. L’uomo ha formulato 3 prove a favore dell’esistenza di Dio, tutte non dimostrabili
• PROVA ONTOLOGICA (a priori)
Considera l’esistenza una qualità che si può ricavare direttamente dalla definizione di Dio.
• PROVA EX CONTINGENTIA (a posteriori)
Sostiene che, esistendo il mondo, per forza qualcuno deve averlo creato.
• PROVA TEOLOGICA O FINALISTICA (a posteriori)
Dice che tutto accade in vista di un fine, e questo fine è Dio.
Nonostante la metafisica non sia certa, essa è un’esigenza eliminabile dell’uomo, e ha una funzione non conoscitiva ma regolativa (aiuta ad unificare e ordinare le sue esperienze).
CRITICA DELLA RAGION PRATICA
Analizza l’azione, il comportamento rivolto a fare qualcosa di buono (l’agire morale)
Tutti cercano di agire moralmente, ma Kant cerca il fondamento dell’azione morale. Questo è:
• Il SENTIMENTO? No, perché è troppo soggettivo, infatti significa “sentire il bene”
• Il PIACERE? No, perché troppo personale
• L’AUTORITÀ RELIGIOSA? No, perché sarebbe una morale eteronoma (trovata all’esterno dell’uomo) e valida solo per chi accetta questa autorità
• La RAGIONE? Sì, perché permette una morale universale, necessaria, autonoma. La ragione infatti ci indica ciò che è doveroso (morale razionale)
La ragione non deve però lasciarsi condizionare dall’esperienza, dev’essere pura.
Il suo comandamento è il dovere. La ragione invia 2 tipi di imperativi per provocare l’azione:
1. IMPERATIVI IPOTETICI – Sono la maggior parte ma non sono autenticamente morali, sono in vista di un fine (Es. Devo avere la patente per guidare)
2. IMPERATIVI CATEGORICI – Questi sono morali perché senza condizioni (Es. Devi andare in guerra)
La morale kantiana non è contenutistica ma formale (non ti dice cosa è bene fare ma il modo per capirlo). Si parla di una vera e propria rivoluzione copernicana della morale, infatti:
• PRIMA DI KANT un’azione è buona in vista di un fine
• CON KANT un’azione è buona in base al movente
E’ una morale molto criticata, vicina a quella degli stoici.
Kant non tralascia completamente il contenuto, infatti formula 3 massime:
1. AGISCI TENENDO PRESENTE SE LA TUA AZIONE PUÒ ESSERE UNIVERSALIZZATA
(Es. Rubare può essere categorico se muori di fame, ma non universalizzabile, quindi da evitare)
2. AGISCI IN MODO DA TRATTARE L’UMANITÀ COME UN FINE, NON COME UN MEZZO
(in questo riprende il ragionamento di Rosseau)
3. AGISCI IN MODO CHE LA VOLONTÀ UMANA, ATTRAVERSO LA RAGIONE PURA, POSSA INSTAURARE UNA LEGISLAZIONE UNIVERSALE
(la ragione è legge di sé stessa)
Successivamente Kant introduce i postulati della ragion pratica (qualcosa che devo ammettere anche se non posso dimostrarlo) perché senza questi l’azione morale non sarebbe possibile. Essi sono:
1. LIBERTÀ – Anche se nella ragion pura la libertà è un’antinomia, Kant è costretto a renderla un postulato, perché senza la libertà non esisterebbe la morale delle azioni.
2. IMMORTALITÀ DELL’ANIMA – Deve ammetterla perché la morale kantiana punta a raggiungere con le azioni la perfezione (nessun uomo è perfetto in vita, quindi Kant deve ammettere che lo si possa diventare nell’aldilà)
3. ESISTENZA DI DIO – La ragione vuole sperare che dio esista, perché altrimenti chi garantirebbe che gli sforzi fatti per compiere il mio dovere vengano ricompensati?
Molti critici dicono che Kant entra con questi postulati in contraddizione, ma egli non dice “so che”, ma “voglio sperare che”.

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