La concezione Humeana di natura e di essere

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Testo

La concezione humeana di Natura e di essere

Il filosofo scozzese David Hume si colloca sul filone dell'empirismo inglese settecentesco, ma la sua filosofia finisce per avere un esito scettico. Hume, nella più tipica tradizione empirista, pone come oggetto di indagine la conoscenza sensibile, ovvero l’esperienza diretta sulla Natura.
Ciò che lo porta a dirigersi sul filone scettico della speculazione filosofica è il fatto di negare una possibile conoscenza della Sostanza da parte dell’uomo: criticando ciò, Hume critica la Fisica come scienza esatta perché essa, avendo come base lo studio della Natura, ed essendo la Natura non conoscibile da parte dell’uomo, essa non poteva essere giudicata al pari della matematica e codificata attraverso il suo linguaggio, come invece era stato fatto fino al quel momento grazie anche agli studi di Newton.
Nel Trattato sulla Natura umana, pubblicato nel 1739, Hume definisce la Natura dell’uomo: per il filosofo, “ il solo mezzo per ottenere dalle nostre ricerche filosofiche l’esito che ne speriamo, è abbandonare il tedioso, estenuante metodo seguito fino ad oggi; …,muovere direttamente alla capitale, al centro di queste scienze, ossia la stessa Natura umana”; ciò che Hume vuole sottolineare è che la continua ricerca e gli studi nel tentativo di ampliare le conoscenze nei più svariati campi del sapere sono vani, in quanto, non conoscendo la base, cioè l’uomo, è impossibile definire il resto che lo circonda. Lo studio deve, perciò, essere atto a definire l’uomo prima di tutto, da cui conseguentemente deriverà la conoscenza delle altre scienze: “Accingendoci, quindi, a spiegare i principi della Natura umana, noi in realtà miriamo a un sistema di tutte le scienze […]”.
Analizzando la conoscenza, la portata e la forza dell’intelletto umano, Hume divide le percezioni della mente in due categorie: impressioni ed idee. La percezione è, in generale, la modalità attraverso cui l’uomo osserva l’esterno della Natura e comprende l’interno; le impressioni sono la prima esperienza immediata della sensazione ricevuta, mentre le idee sono “immagini illanguidite” , cioè impressioni che rimangono nella nostra mente come immagini sfalsate della realtà, ovvero sono il concetto che si è formato nella nostra mente in base al ricordo dell’esperienza ricevuta. La conoscenza generale della Natura avviene associando le idee semplici attraverso la facoltà dell’immaginazione, componendo così le idee complesse di spazio e tempo, causa ed effetto, e di Sostanza.
Ciò che produce in noi le percezioni rimane, tuttavia, inesplicabile: Hume afferma che la mente umana è come un teatro dove le percezioni scorrono, una dopo l’altra, e si mescolano creando atteggiamenti e situazioni, ma di questo teatro noi non abbiamo la minima idea né di dove sia, né da cosa sia formato. L’uomo, infatti, percepisce la propria esistenza, come essere in grado di percepire, ma non è in grado di definirsi precisamente.
Se da una parte non è in grado di definire l’uomo distintamente dalle proprie percezioni, e la mente umana, dall’altra Hume é convinto che anche l'esistenza della realtà sia indimostrabile, ma non per questo crede che essa non esista. Anzi, secondo il filosofo, l'indimostrabilità non fa altro che portarci a credere che la realtà esista, proprio perché coglibile con l’intuizione immediata.
Questo avviene perché l’uomo è dotato di un common sense che lo spinge a considerare il mondo come qualcosa di reale e durevole e la Natura come regolata da leggi definite, ma di fatto non lo sono: il common sense non è altro che l’abitudine in cui viviamo e a cui siamo sempre stati abituati, ed esclusivamente per utilità si afferma che il domani è uguale ad oggi, poiché l’uomo ha bisogno di saper che le sue credenze sono uniformi.
La scienza, secondo la concezione humeana, ha quindi una finalità etica, cioè confermare all’uomo la regolarità di una Natura che in realtà non lo è; tutto ciò che riguarda la Natura è oggetto di esperienza, ma essa non è esaustiva e per questo motivo dal suo studio non si possono formulare leggi universali, come invece si era tentato di fare da Galilei.
Lo scetticismo di Hume tocca, così, estreme conseguenze negando all’uomo non solo la possibilità di conoscere l’esterno, ovvero il mondo che lo circonda e la Natura, ma anche l’interno, cioè conoscere se stesso. Questo pessimismo nei confronti degli studi scientifici, e l’importanza data invece alle sensazioni ed ai sentimenti come guida della vita dell’uomo, sono le premesse per la nascita del Romanticismo ottocentesco.

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