L'origine della filosofia

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L’ORIGINE DELLA FILOSOFIA
Ci sono fra gli studiosi opinioni diverse circa le origini della filosofia. Gli orientalisti sostengono che abbia la sua origine nel sapere egiziano e nelle dottrine di Mosè. Gli occidentalisti sostengono che a quei tempi nessun greco conosceva la lingua orientale a tal punto da leggere un opera in tale lingua. Questa tesi è avvalorata dal fatto che la filosofia sviluppatasi nella Grecia classica non ha affinità con le civiltà orientali. Anche le stesse discipline che i greci hanno ripreso dall’Oriente, sono state sviluppate in modo molto più complesso rispetto ai popoli orientali. Quindi si ritiene che la filosofia sia nata in Grecia.
Il termine “filosofia” è stato usato per la prima volta ai tempi di Erodoto, Tucidide ed Eraclito col significato di “ricerca spirituale”. I sofisti e i socratici sono poi giunti a considerarla come contrapposta al sapere tecnico. E’ stato solo con Platone che si è arrivati a considerarla come la forma più alta del sapere.
E’ successivamente con Aristotele, discepolo di Platone, che ha avuto inizio la ricostruzione della storia della filosofia.
Aristotele fa una serie di riferimenti:
i sacerdoti egiziani (politica)
i sette sapienti (inventori dei miti)
i pensatori ionici (hanno indagato sui principi all’origine dell’Universo)
Questa ricostruzione ha influenzato notevolmente gli storiografi successivi, tanto che si fa risalire la nascita della filosofia a Talete (pensatore ionico). Alcuni pensano che la ricostruzione di Aristotele sia arbitraria, tuttavia ha ancora oggi molta importanza, anche perché in assenza di altre fonti si rischia di ideare una ricostruzione altrettanto arbitraria.
Molti considerano errata la sua distinzione fra “filosofi presocratici e filosofi successivi”.

IL MITO DI EDIPO
Narrato da Esiodo nella sua opera TEOGONIA riguarda il ruolo del destino nella vita degli uomini.
Il re di Tebe, Laio, vive in preda all’angoscia. Un oracolo gli ha predetto che un figlio lo ucciderà; per questo evita di mettere incinta la moglie Giocasta. Ma tuttavia un giorno nasce un bambino. Laio lo affida ad un servo perché lo abbandoni sulle rive del fiume Citeronte, ma il servo impietosito lo affida ad un pastore, il quale a sua volta lo offre al re di Corinto, che non avendo figli lo accoglie e lo alleva come se fosse suo figlio, chiamandolo Edipo (piede gonfio).
Ormai cresciuto, durante un banchetto, Edipo sente alcune battute che fanno nascere in lui un sospetto circa la sua nascita. Consulta allora l’oracolo di Delfi che gli dice che ucciderà suo padre e sposerà sua madre. Sconvolto Edipo decide di allontanarsi da Corinto. In viaggio incontra Laio e durante una lite lo uccide. Si dirige poi verso Tebe dove riesce a risolvere l’indovinello che la sfinge, un mostro con il corpo di leone e la testa di donna, pone ad ogni viaggiatore. La sfinge, vinta, si uccide e gli abitanti di Tebe, come premio per averli liberati da quel mostro, gli danno in sposa proprio Giocasta. Il destino è compiuto, ma sono gli abitanti di Tebe a pagare con una terribile pestilenza. Quando l’indovino Tiresia rivela ad Edipo la verità, questi si acceca.
CONTINUITA’ FRA MITO E FILOSOFIAFra mito e filosofia non esiste una frattura netta, ma una sorta di continuità, nonostante le differenze. Questa continuità è particolarmente evidente negli esponenti della scuola ionica. Aristotele riferendosi a Talete, segnala un’analogia fra la sua concezione dell’acqua come archè e il mito di Oceano e Teti narrato da Omero, un’idea a sua volta derivante dai popolo mesopotamici. Quando Talete afferma che “la natura è viva”, pur avendo tolto alle divinità la componente antropomorfica, ne mantiene la potenza attiva. Il mito è radicato anche in Anassimandro, nonostante il più alto grado di astrazione. Egli trae la sua teoria delle nascite come esito della separazione di elementi prima mescolati dal mito del Caos proposto da Esiodo. Dietro la concezione dell’aria come archè di Anassimene si intravedono i miti mesopotamici ed egizi.
Pur avendo le sue radici nel mito, la filosofia greca ne prende le distanze. Il mito (etimologicamente: racconto, narrazione) pur rispondendo a delle questioni di tipo esistenziale, non lascia spazio ai dubbi ed offre una soluzione. La filosofia, invece, indaga razionalmente senza ricorrere al soprannaturale.

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