L'etica epicurea

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

EPICUREI

La prima delle grandi scuole ellenistiche fu quella di Epicuro che sorse ad Atene verso la fine del IV secolo a.C. Egli innanzitutto aveva una concezione materialistica della realtà perciò si rifece alla dottrina più materialista di tutte e fino ad allora: quella degli Atomisti.
Per quanto riguarda riguarda la loro etica per Epicuro il vero bene è il piacere. Questa tesi che fa coincidere il bene dell’uomo con il piacere era già stata formulata dai Cirenaici, i quali, però, riducevano il piacere ad un dolce movimento, e negavano che l’assenza di dolore fosse piacere. Per Epicuro invece il vero piacere è l”assenza di dolore nel corpo” (aponia) e la “mancanza di turbamento nell’anima” (atarassia) perché è il solo che non può crescere ulteriormente e quindi non può lasciarci insoddisfatti. Inoltre, a differenza dei Cirenaici, ritenne i piaceri dell’anima superiori a quelli del corpo. Infatti, l’anima soffre anche per le esperienze passate e per quelle future, mentre il corpo soffre solo per quelle presenti. Per garantire il raggiungimento dell’ aponia e dell’atarassia Epicuro distinse i piaceri in:
1) piaceri naturali e necessari tra cui pose unicamente quei piaceri che sono strettamente legati alla conservazione della vita dell’individuo come ad esempio il mangiare, il bere e il riposare. Questi sono gli unici che vanno sempre e comunque soddisfatti perché sono gli unici che trovano in sé un limite preciso;
2) piaceri naturali ma non necessari che sono, invece, tutti quei piaceri che costituiscono variazioni superflue dei piaceri naturali: mangiare bene, bere bevande raffinate, ecc. Questi non hanno già più quel limite perché non sottraggono il dolore corporeo, ma variano solo il piacere e possono provocare un notevole danno;
3) piaceri non naturali e non necessari che sono quei desideri “vani” come tutti i piaceri legati alla ricchezza , potenza e onore. Questi, infine, non tolgono il dolore corporeo e arrecano sempre turbamento all’anima e ci rendono insaziabili
Dunque, per Epicuro;dobbiamo ridurre i nostri piaceri a quelli del primo gruppo perché per saziarli noi bastiamo a noi stessi e qui sta la più grande ricchezza e felicità.
Egli inoltre si esprime anche sul male fisico, sul male morale e sulla morte..
Per quanto riguarda il primo, se è lieve, è sempre sopportabile; se è acuto, passa presto; e se è acutissimo, conduce presto alla morte, la quale è comunque uno stato di assoluta insensibilità. Per quanto riguarda il secondo, esso è il prodotto delle fallaci opinioni e degli errori della mente e la filosofia è in grado di curarlo e di liberarcene completamente.
Infine, della morte, non dobbiamo avere paura perché essa è soltanto la dissoluzione dell’anima e del corpo e, in questa dissoluzione, gli atomi si dileguano per ogni dove e la coscienza e la sensibilità cessano totalmente. Dunque la morte non è un male perché quando ci siamo noi non c’è lei e quando c’è lei non ci siamo noi. Con la morte andiamo nel nulla.
Per realizzare il suo ideale di vita, l’uomo deve richiudersi in sé e restare lontano dalla folla e dagli impegni politici, i quali recano solo turbamento e fastidi.
Unico legame con gli altri da coltivare deve essere l’amicizia, la quale nasce certamente per una ricerca dell’utile o per avere determinati vantaggi, ma poi, una volta nata, diventa essa stessa autonomia e fonte di piacere. In conclusione alla sua etica e come sua sintesi Epicuro ci fornisce il quadrifarmaco mostrandoci che:
- sono vani i timori degli dei e dell’aldilà;
- è assurda la paura della morte, la quale non è nulla;
- il piacere, se inteso correttamente, è a disposizione di tutti;
- il male o è di breve durata oppure è facilmente sopportabile.

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