Karl Marx: La questione religiosa

Materie:Tesina
Categoria:Filosofia

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Testo

Karl Marx
La vita: Nasce a Treviri (Germania) nel 1818 da una famiglia ebraica che però si converte per convenienza al protestantesimo e cresce Karl in un clima libertario. Verso gli anni ’40 inizia la sua amicizia con Engels, che durerà tutta la vita; a Parigi poi incontra anche Proudon e Bakunin. Espulso dalla Francia per le sue idee rivoluzionarie, si trasferisce a Bruxelles, dove pubblica le Tesi su Feuerbach che ne segnano il definitivo distacco. La concezione materialistica della storia è tratteggiata in L’ideologia tedesca (pubblicata postuma), finché nel 1848 pubblica il Manifesto del partito comunista, al quale aveva aderito; espulso dal Belgio, va a Colonia, Berlino, Vienna e Londra, dove collabora con il New York Tribune, la fine della quale segna un periodo di problemi economici che coincide con la malattia della moglie. Nel 1864 dirige la Prima Internazionale Socialista. Nel 1867 esce ad Amburgo il Capitale. Muore nel 1883 a Londra.
La questione religiosa: A proposito della religione, Marx riprende il pensiero di Feuerbach, che sosteneva che Dio fosse un’invenzione dell’uomo, ma aggiunge che l’essere umano fa questo perché non è felice nella sua condizione, quindi “aliena il proprio essere in un principio religioso esterno; la causa dell’infelicità umana è da attribuirsi principalmente, secondo Marx, alla suddivisione della società in classi, che impediscono all’uomo di realizzarsi e lo spingono a inventare un Dio che li possa premiare. Ma per comprendere l’alienazione religiosa, Marx afferma che si debba studiare l’alienazione dell’uomo nel mondo della produzione capitalistica.
L’alienazione nel lavoro: Il termine “alienazione” è sinonimo di espropriazione e affonda le proprie radici nei rapporti lavorativi, non nella religione: infatti, l’uomo crea la religione perché, a monte, è insoddisfatto della sua condizione e ha bisogno di consolazione; in questo senso, l’alienazione è intesa come la scissione tra l’uomo e la sua essenza (umanità = armonia con altri uomini e natura). Già Hegel aveva visto nel lavoro il risultato di un rapporto tra l’uomo e la natura: il primo, infatti, attraverso il lavoro, trasforma la seconda, adattandola ai propri bisogni e urbanizzandola; con il lavoro, inoltre, la stessa natura modifica in qualche modo l’uomo, che si naturalizza e stabilisce un rapporto armonioso con ciò che lo circonda. Marx afferma che attraverso il “fare” l’uomo conosce il mondo circostante; proprio il lavoro è la caratteristica che distingue l’uomo dagli animali, perché l’agire umano è preceduto da un’idea, un progetto, di cui il lavoro è la realizzazione, mentre il “fare” degli animali è istintivo e naturale. Da qui ne deriva che la disoccupazione è un’esperienza dolorosa, perché fa sentire inutile l’uomo. L’analisi di Marx prende in esame in particolare la condizione dell’operaio industriale inglese della metà dell’Ottocento, che è trattato dal proprio padrone come una merce e perde la propria dignità: da realizzazione del proprio essere, il lavoro diventa quindi causa di abbrutimento e questo proprio a causa dell’alienazione; l’operaio è infatti estraniato:
• dal prodotto del suo lavoro: la merce che egli produce, infatti, è del proprietario della fabbrica; inoltre il basso salario dell’operaio non gli permette di certo di comprare i beni di consumo che egli stesso produce con il suo lavoro;
• dall’attività lavorativa: l’infelicità della condizione lavorativa si identifica con l’infelicità stessa dell’uomo, perché questo lavoro forzato lo fa sentire uno strumento nelle mani del capitalista; l’uomo esce quindi dal lavoro disumaizzato.
Anche il padrone è in qualche modo alienato, perché istituisce con il prossimo rapporti basati solo sul guadagno, cancellando la sua essenza umana. Marx individua la causa di quest’alienazione nella proprietà privata dei mezzi di produzione: chi ha la proprietà dei mezzi di produzione è anche proprietario dei beni prodotti e persino degli operai; l’unica soluzione sta nel passaggio al comunismo, che consiste nell’abolizione della proprietà privata e delle classi sociali.
Il comunismo: Il capitalismo genera la lotta tra la classe di capitalisti-borghesi, destinata ad essere sempre in minoranza, e gli operai, che aumenteranno nel futuro. Questo divario porterà ad una fase di dittatura del proletariato, il quale sottometterà la borghesia per poi approdare al comunismo, una società senza classi, né Stato e né politica, in cui il lavoro tornerà ad essere un’attività genuinamente umana.
La merce: Marx si contrappone al pensiero di Smith e Ricardo, economisti classici, che avevano considerato il metodo capitalistico come qualcosa di eterno ed immutabile; secondo il pensatore tedesco, infatti, anche il capitalismo è destinato ad essere superato dalla dialettica della storia attraverso un processo rivoluzionario attuato dal proletariato. La merce ha un duplice valore:
• valore d’uso: consiste nel fatto che ogni oggetto ha una sua qualità, grazie alla quale soddisfa determinati bisogni
• valore di scambio: è indispensabile per poter scambiare tra loro le merci, sia direttamente (baratto) che indirettamente (denaro); i beni posseggono infatti diverse caratteristiche e soddisfano diversi bisogni: il loro valore “oggettivo” è determinato, secondo Marx, dal numero di ore di lavoro socialmente (medio) necessario per produrre quel bene
Marx è però criticato dagli economisti che osservano che il prezzo varia con il gioco della domanda e dell’offerta. Anche l’operaio è una merce, la cosiddetta merce-uomo: la forza lavoro che egli impiega per produrre una merce va ricompensata con un salario che si misura sulla base del valore delle cose necessarie per la sua sopravvivenza e quella della sua famiglia (proletario, infatti, è colui che possiede solo la prole). Se l’operaio lavora dodici ore al giorno, ma in sei ore produce una quantità di merci il cui valore equivale al salario che gli è dovuto (cioè al denaro sufficiente per il suo sostentamento) le successive sei ore di lavoro non sono pagate, e creano il cosiddetto plusvalore.
Il materialismo storico: La concezione materialistica della storia afferma che la forza motrice di quest’ultima non è di carattere spirituale, come diceva l’idealismo, ma materiale, rappresentata dalla dialettica (tra forza produttiva e rapporti di produzione) del modo di produzione di un determinato periodo storico. La concezione materialistica della storia ha i seguenti caratteri:
1. la storia è un processo materiale e i soggetti sono gli uomini e i fatti concreti;
2. gli uomini si riuniscono in società e producono beni che servono alla comunità;
3. si verifica la specializzazione e la divisione del lavoro;
4. la proprietà privata stimola la produzione ma dà luogo a differenze sociali;
5. la lotta di classe che si genera ha per protagonisti gli operai e i borghesi;
6. in futuro ci sarà la crisi del capitalismo e un sistema economico migliore;
7. la filosofia deve porsi come obiettivo la trasformazione pratica della società.
La filosofia tedesca è condannata di essere un’ideologia ed è accusata da Marx di avere un doppio difetto:
I d e o l o g i e T e d e s c h e
M a r x
Storia
Mistificata: la sua forza motrice è di origine spirituale
La forza motrice della realtà è di origine materiale
Realtà
Giustificata: è razionale perché è spiegabile con le idee
Le idee vanno spiegate attraverso l’analisi della realtà
La storia è quindi per Marx un processo materiale incentrato sul lavoro: fin dalle origini, infatti, l’uomo ha lavorato per produrre i mezzi atti a soddisfare i propri bisogni, al contrario degli animali.
Struttura e sovrastruttura: Marx divide la realtà in
• struttura: i rapporti materiali, economici e sociali. È il basamento indispensabile su cui poggia la sovrastruttura; non sono però i meri interessi materiali, ma al modo di organizzazione di una società. La struttura è costituita di vari livelli:
• condizioni di produzione e risorse naturali che influenzano il tipo di lavoro che si impianta in una determinata zona;
• le forze produttive (uomini, macchine, conoscenze tecnico-scientifiche);
• rapporti di produzione (organizzazione del lavoro e rapporto capitalista-operaio).
• sovrastruttura: il modo di pensare degli uomini, le istituzioni giuridiche e religiose, le leggi, l’arte, la scienza, la morale, la cultura e la politica. È la parte che si percepisce per prima, che ci suggestiona: determina, infatti, la cultura generale della società, ma dipende dai rapporti produttivi, cioè dalla base economica dell’epoca storica considerata.
L’alienazione dell’uomo nella società moderna: L’alienazione dell’uomo provoca una rottura all’interno dell’individuo stesso e nella società. A questo proposito, Marx analizza diversi elementi della società:
➢ Uomo: è diviso in due parti, spesso in contrapposizione tra loro, che generano il conflitto sociale e l’infelicità personale:
• padre di famiglia (uomo privato): persegue i suoi interessi basandosi sull’utile e l’egoismo;
• cittadino (uomo pubblico): deve rispettare le leggi.
➢ Stato: espressione dei privilegi e degli interessi delle classi più forti. Marx dice inoltre che lo Stato deve essere riassorbito nella società civile. A proposito della sovranità, Marx critica Hegel perché:
H e g e l
M a r x
Misticismo logico: «la sovranità dello Stato è il monarca»: parte dall’idea astratta di sovrano invece che dalla figura storica del monarca. Giustificazione dell’esistente.
Materialismo (guardare la realtà come è realmente): partendo dal concreto, si deve dire: «Il monarca ha il potere sovrano».
Lo Stato, per Marx, è la sovrastruttura della società civile (vita materiale e rapporti tra gli individui), che ne è, infatti, l’origine, destinata ad essere soppressa dalla futura società socialista senza classi. Marx accusa poi lo Stato di violenza organizzata tramite le forze di polizia, e di usare tutti i suoi apparati («macchina dello Stato») per proteggere gli interessi della classe borghese, che domina sul proletariato. La rivoluzione socialista dovrà portare alla distruzione da parte del proletariato di tutta la struttura militare e burocratica borghese.
➢ Libertà: è intesa dalla modernità come il diritto dell’individuo di fare quello che vuole, pur senza danneggiare la sfera dell’altro; essa è concepita, di fatto, in termini negativi, come chiusura nei propri interessi particolari. Ma in realtà l’operaio non è libero fintanto che sussiste la diseguaglianza sociale e la rappresentanza parlamentare, che è per Marx simbolo di una democrazia formale, in quanto le leggi sono sempre funzionali agli interessi della classe borghese, che è anche l’unica detentrice del potere politico. La democrazia, quindi, prima ancora che in parlamento, deve essere introdotta nelle fabbriche.
Marx e la Rivoluzione Francese: dalla democrazia borghese al comunismo: Marx afferma che i principi di eguaglianza e fratellanza, motto della Rivoluzione Francese, sono delle illusioni per nascondere una realtà ben diversa. Marx porta la Comune di Parigi come esempio di rivoluzione socialista, che fu il tentativo di spezzare lo Stato moderno e di instaurare l’autogoverno dei produttori. Marx definisce la Comune come «forma positiva di repubblica proletaria (o socialista) che è costituita mediante elezioni generali dei consigli dei cittadini, gruppi operativi che hanno potere legislativo ed esecutivo, responsabili di fronte agli elettori e i cui mandati sono revocabili in qualsiasi momento. La Comune però costituisce una forma di transizione tra la democrazia borghese e il comunismo: la cosiddetta «dittatura del proletariato» infatti, dopo aver preso il potere alla borghesia con la forza (nessuna classe infatti rinuncia al proprio potere spontaneamente), cade anch’essa, per lasciare posto al comunismo; la differenza tra la dittatura del proletariato e tutte le dittature che si sono succedute nel corso della storia, sta nel fatto che la prima sarà una dittatura della maggioranza sulla minoranza. La «democrazia comunista» sarà quindi una società senza Stato e senza classi, in cui il lavoro smetterà di essere sinonimo di alienazione.

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