Karl Marx e le sue Opere

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

KARL MARX

La prima grande opera di Marx è la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico. Secondo Marx, infatti, Hegel fallisce nello spiegare la natura dello stato e il suo rapporto con la società civile, perché parte da un principio assoluto: l’idea. In questo modo egli inverte il soggetto e l’oggetto: egli trasforma l’idea in soggetto e i soggetti reali (famiglia, società civile e stato) in momenti obiettivi dell’idea. La dottrina hegeliana rispecchia la situazione dello stato moderno, ampiamente criticata da Marx perché vede lo stato scisso dalla società civile, cioè dai modi in cui l’uomo vive diversamente. Tuttavia Marx riconosce a Hegel il merito di aver scisso inizialmente stato e società. Al centro dello stato moderno sta, infatti, la separazione tra il bourgeois e il citoyen, cioè tra individuo portatore di interessi privati e individuo membro di una comunità.
Negli annali franco-tedeschi egli prende in esame il tema dell’emancipazione. L’uomo, infatti, deve uscire dalla condizione di schiavitù in cui si trova e la vera emancipazione dell’uomo sta nel rovesciamento dei rapporti di forza tra proletariato e classe dirigente. La rivoluzione francese è l’esempio dell’emancipazione politica derivante dal diritto di voto a prescindere dalla classe, ma questa è solo un’eguaglianza formale.
La scissione del mondo deriva dal cristianesimo che contrappone terra e cielo, infatti, anche se lo stato è laico questo non esclude che al suo interno ci possa essere alienazione religiosa (coscienza infelice→vive il divino come distante senza sapere che è in lei).
Mentre per Feuerbach l’alienazione da cui derivano tutte le altre è quella religiosa, per Marx l’alienazione sociale è quella più profonda. Infatti l’uomo è indotto all’alienazione dalla situazione socio-economica: l’uomo non trova soddisfazione nel lavoro e allora si proietta in un Dio con cui potrà vivere felicemente nell’aldilà. La visione della religione cristiana è quindi funzionale alla classe dirigente per mantenere le cose come stanno.

Nei manoscritti del ’44 Marx si confronta con l’economia politica. Secondo Marx la proprietà privata, cioè il capitale, non è un dato di fatto, ma la sua genesi sta nello sfruttamento del lavoro dell’uomo: il capitale s’ingrandisce quanto più si impoverisce l’operaio.
La soluzione trovata nei manoscritti per l’alienazione sociale è la creazione di una società comunista. Marx opera allora una distinzione tra comunismo rozzo/volgare, che considera l’uomo come colui che ha valore perché gode di ciò che ha a disposizione, e comunismo scientifico, che crede nel recupero dell’integrità dell’uomo, delle condizioni per cui l’uomo possa tornare ai suoi sensi fisici e spirituali; non solo il benessere, ma tutti i progressi raggiunti in ogni dimensione dovranno essere a disposizione di tutti. Per marx è quindi necessario un ribaltamento del sistema attuale.
Nei manoscritti viene anche mossa una critica alla filosofia hegeliana:
pregi→ idea dell’uomo che si autocostruisce attraverso esperienze
→ lavoro come strumento di realizzazione di sé
difetti→ l’uomo per Hegel è coscienza, non una totalità
→ il soggetto della dialettica è astratto = IDEA
→ solo il lavoro spirituale è considerato elemento di formazione (dialettica servo-padrone, secondo cui l’emancipazione è legata ad un atto intellettuale)
→ nella dialettica il passaggio alla sintesi è scontato/automatico, avviene cioè senza conflitti. Nella realtà non è cosi: le determinazioni, oppressi e oppressori, si scontrano in ogni momento storico (storia di lotta di classe).

Nell’ideologia tedesca Marx e Engels contrappongono all’idealismo storico tedesco (idea come soggetto della storia) il materialismo storico.
Si apre qui il concetto di struttura e sovrastruttura.
La struttura economica è la base della società. Essa si organizza in forze produttive, cioè gli uomini che lavorano, e nei rapporti di produzione, cioè le relazioni che si istaurano tra gli uomini sul processo produttivo in base ai rapporti di proprietà (proletari detengono la forza lavoro, i capitalisti i mezzi di produzione). La sovrastruttura consiste in ogni forma di produzione intellettuale. La chiave di lettura della storia si basa sulla subordinazione della struttura alla sovrastruttura: l’economia, cioè il modo di produrre ricchezza, produce una visione del mondo che favorisce la classe dominante. Le idee dipendono quindi dalla storia.
La forza motrice della storia è per Marx è l’uomo che entra in relazione con altri uomini attraverso il lavoro (dialettica delle classi).
Per Marx il pensiero è il riflesso della base economica: la classe dominante impone una struttura di lavoro favorevole ad essa e impone idee per mantenere lo status quo.

Nel manifesto Marx prende in esame la lotta tra classi. La borghesia, oltre ad aver realizzato grandi progressi, ha anche creato il proletariato. Gli operai stanno acquistando consapevolezza della propria condizione e impugneranno le armi contro la borghesia. Secondo la dialettica storica marxista il proletariato si imporrà sulla borghesia, dato che è nato in seno di essa. Questa classe sociale, imponendosi, imporrà anche il comunismo. Nascerà cosi la dittatura del proletariato, cioè la dittatura di molti su pochi. No si tratterà di mantenere lo stato borghese ma di rovesciarlo e instaurare una società senza classi e senza stato, che porterà all’avvento del comunismo.

Né il capitale, differentemente dagli economisti classici, Marx sostiene che ogni organizzazione sociale si regge su regole legate al periodo storico in cui esiste.
Il capitale si apre con l’analisi delle merci, in quanto ciò che caratterizza il capitalismo moderno è il fenomeno di produzione generalizzata delle merci (anarchia di produzione→senza sosta).
Alla merce vengono attribuiti due valori: il valore d’uso (utilità di ogni merce che risponde ad un bisogno) e il valore di scambio ( la possibilità di scambiare merci tra loro secondo il valore d’uso. Si possono scambiare merci d’uso se hanno lo stesso valore di scambio. È un valore quantitativo. In pratica è la quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre merce).
Marx sostiene che alla base del prezzo c’è il valore di scambio (quantità di lavoro), ma intervengono anche altri fattori (abbondanza o scarsità di una merce sul mercato).
Marx critica il feticismo delle merci: esse non sussistono di per se, ma sono il frutto del lavoro dell’uomo.
Egli opera una distinzione tra sistema precapitalistico e sistema capitalistico:
• M – D – M → nella società precapitalistica il lavoratore produce la merce, la vende e utilizza il denaro per acquistare altra merce che gli occorre ma che non produce
• D – M – D’ → nella società capitalistica il capitalista investe del denaro, compra della merce e da questa operazione trae un guadagno
L’accumulazione del capitale non deriva del denaro iniziale e neanche dallo scambio stesso, ma dallo sfruttamento della forza lavoro. Il capitalista infatti deve pagare la forza lavoro in base al suo valore di scambio, cioè il denaro necessario per mantenere la forza lavoro(i beni per mantenersi in vita). Per esempio un operaio lavora 10 ore, 6 ore sono sufficienti per pagare la forza lavoro, le altre 4 ore sono di pluslavoro, che genera il plusvalore, cioè il capitale di cui si avvale il capitalista.
Se un capitalista impiega denaro per aumentare il capitale costante, cioè i macchinari e i mezzi di produzione, allora diminuiranno i guadagni e il conseguente saggio di profitto.
L’aumento della ricchezza invece può essere raggiunto in due modi:
- aumento plusvalore assoluto: tentativo di sfruttare al massimo la forza lavoro aumentando le ore lavorative giornaliere, ma non è vincente perché oltre un certo numero di ore la forza lavoro non è più efficiente
- aumento plusvalore relativo: riduzione dl tempo necessario all’operaio per produrre beni attraverso l’introduzione di catene di montaggi, cooperazione, etc. in questo modo si aumenta la produttività.
Questi metodi però mettono gli operai di fronte a condizioni di vita insostenibili. Sono proprio queste condizioni che secondo Marx porteranno alla rivolta dei proletariato che metterà fine al capitalismo.
Tra la caduta del capitalismo e l’affermazione del comunismo, Marx prevede un periodo di transizione, la dittatura del proletariato, che porterà a un rovesciamento dei rapporti. Il comunismo maturo si basa sul principio che ciascuno deve dare in base alle proprie capacità e avrà diritto a ciò che gli occorre in base ai suoi bisogni reali: i salari non saranno indistintamente uguali, ma terranno conto dei bisogni effettivi individuali e delle capacità e competenze.
Il parlamento verrà sostituito da delegati salariati eletti a suffragio universale, la cui carica potrà essere revocata qualora lo vogliano gli elettori, i privilegi burocratici verranno eliminati attraverso l’equiparazione dei salari e la divisione dei poteri verrà di fatto annullata.

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