Kant dal libro Dialogos

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Testo

KANT
GLI SCRITTI PRECRITICI
GLI INTERESSI SCIENTIFICI: LA TEORIA SULLA FORMAZIONE DELL’UNIVERSO
Prima di pubblicare la critica della ragion pura (1781) Kant scrisse molte opere e saggi. Scritti = precritici. Riflessioni di carattere scientifico, metafisico, morale ed estetico.
Interessi scientifici si rivelano nelle prime opere ( “storia universale della natura e teoria del cielo). I diversi mondi e i diversi sistemi si formati da una nebulosa originaria, per effetto esclusivo delle forze di attrazione e repulsione; le medesime forze determinano attualmente i movimenti orbitali dei pianeti.
PARADIGMA MECCANICISTA P teoria non riconosciuta per il fallimento dell’editore. Importante dal punto di vista filosofico > Kant applica la teoria newtoniana per costruire un’ipotesi di formazione dell’universo, e limita l’intervento divino alla sola creazione della materia e delle sue leggi, utilizzando, per spiegare ogni altro fenomeno, i principi della causalità meccanica, che era in grado di spiegare tutti i movimenti dei corpi.
METAFISICA ED ESPERIENZA
Riflessione metafisica > come è possibile una metafisica come scienza? > atteggiamento critico nei confronti della stessa. Si rivolge alla pretesa razionalistica di dedurre il reale dall’ideale. Kant rivendica l’importanza dell’esperienza, del concreto.
Opere più importanti:
- l’unico argomento possibile per una dimostrazione dell’esistenza di Dio
- ricerca sulla chiarezza dei principi della teologia naturale e della morale
- ricerca sull’intelletto umano
1 _ Kant critica le prove dell’esistenza di Dio elaborate dalla tradizione, in particolare la via cartesiana a priori. Dalla possibilità dell’esistenza di Dio come concetto non si può pervenire analiticamente alla sua esistenza > non è affatto predicato o determinazione di qualche cosa.
2 _ significativo dal punto di vista metodologico.
Tema = se le verità metafisiche siano suscettibili della medesima evidenza che le verità matematiche e in cosa consista la natura della loro certezza.
Kant sostiene che l’applicazione dei metodi matematici sia dannosa per la filosofia. La matematica infatti costruisce i suoi oggetti con i suoi concetti. t per la filosofia dove i concetti non possono essere costruiti a priori ma devono venire dall’esperienza. Il modello di riferimento a cui si deve rifare la filosofia non è la matematica ma la scienza newtoniana: bisogna muovere dall’esperienza per pervenire agli elementi ultimi che rendono possibile la comprensione di un oggetto.
IL CRITICISMO
PROBLEMA: LA FONDAZIONE DI UNA CONOSCENZA SOGGETTIVA
1770 – 1781 1 Kant scrive la “critica alla ragion pura”.
Problema: su cosa si fonda il rapporto di quanto si chiama rappresentazione in noi con l’oggetto?
Se si concepisce la rappresentazione come un semplice effetto dell’azione esercitata dall’oggetto su di noi, non vi è problema: la rappresentazione in noi è assicurata e l’intelletto si limita a rielaborare i dati della sensibilità.
Ma l’intelletto umano non è né puramente ricettivo né creativo. Esso non si limita a rielaborare i dati ma contiene degli elementi a priori non ricavabili dall’esperienza.
Problema: come è giustificabile la validità di una conoscenza oggettiva?
GIUDIZI ANALITICI E GIUDIZI SINTETICI
Nell’introduzione della Critica alla Ragion Pura, Kant affronta il problema nei termini di una ricerca sul GIUDIZIO.
Il giudizio è l’attribuzione di un predicato a un soggetto, che afferma qualcosa con pretesa di verità.
Problema di come conosciamo le cose = problema del criterio con cui si connettono soggetto e predicato. Tale connessione può essere di due tipi: ANALITICA o SINTETICA.
- GIUDIZIO ANALITICO = quello in cui il predicato esprime qualcosa che èp già compreso nel concetto del soggetto > “tuti i corpi sono estesi”. Essendo l’estensione implicita nel concetto di corpo, il giudizio svolge analiticamente ciò che è già contenuto nel concetto del soggetto. l FUNZIONE ESPLICATIVA. Il giudizio analitico è A PRIORI, perché la connessione tra predicato e soggetto è pensata come unica. Il giudizio analitico è dunque UNIVERSALE E NECESSARIO.
- GIUDIZIO SINTETICO = quello in cui il predicato contiene qualcosa che non è compreso nel concetto del soggetto “ tutti i corpi sono pesanti”.il predicato nel giudizio sintetico è collegato al soggetto in forza dell’esperienza: i giudizi sintetici sono dunque a POSTERIORI, e, in quanto tali, non hanno universalità e necessità.
RAZIONALISMO ED EMPIRISMO
Primato del giudizio analitico è caratteristico della tradizione razionalista in versione leibniziano-wolfiana.
FILOSOFIA DI LEIBNIZ F afferma il carattere legislativo del pensiero, capacità di produrre a priori le forme della realtà. Anche l’esperienza ha senso in quanto si conforma a principi razionali. La conoscenza è fondata analiticamente, cioè a priori.
s
FILOSOFIA DI HUME F mette in luce il carattere sintetico della conoscenza. Critica il concetto di causa > il nesso causa-effetto non è analitico ma è posto per via dell’esperienza: la successione di due eventi nel tempo può essere constatata empiricamente, non analiticamente. Questa critica colpisce il pensiero razionalista per cui i costrutti del nostro pensiero hanno validità obbiettiva, universale, necessaria. + critica nei confronti di una giustificazione a posteriori delle proposizioni scientifiche. L’esperienza non può fondare inferenze in materie di fatto se non presupponendo un principio di uniformità dei fenomeni naturali. Principio che a sua volta non può essere giustificato a posteriori, attraverso un numero, pur alto, di osservazioni empiriche. Solo una facoltà psicologica, l’abitudine, genera in noi la credenze in questa conformità e giustifica il fatto che di norma ci serviamo di proposizioni universli per descrivere regolarità naturali.
IL GIUDIZIO SINTETICO A PRIORI
Dal razionalismo e da Leibniz, Kant accetta che la conoscenza scientifica debba avere validità universale e necessaria. D’ altro canto in Hume Kant non solo trova la conferma delle proprie convinzione riguardo l’insufficienza dell’empirismo, ma anche la prova che il problema della conoscenza non può essere risolto nella prospettiva razionalista: occorre dimostrare come sia possibile una conoscenza a priori e nello stesso tempo costituta a partire dall’esperienza.
a né il giudizio analitico a priori, né quello sintetico a posteriori soddisfano i requisiti di una conoscenza scientifica. Il giudizio analitico è universale e necessario, ma può solo chiarire ciò che è già conosciuto; il giudizio sintetico a priori è estensivo del sapere ma non ha validità universale. La CONOSCENZA deve essere invece SINTETICA, comprensiva di elementi empirici, e razionalmente fondata > forma di giudizio cha la caratterizza = GIUDIZIO SINETETICO A PRIORI. Il cui predicato non è compreso nel soggetto ma è collegato ad esso in modo universale e necessario.
Problema: come è possibile un giudizio sintetico a priori?
FONDAZIONE DELLA MATEMATICA E DELLA FISICA
Esistenza di giudizi sintetici a priori è testimoniata dalla matematica e dalla fisica. I giudizi della matematica sono a priori in quanto godono di necessità e universalità e sono al contempo sintetici:
• ARITMETICA A 7 + 5 = 12. il risultato non è ottenuto analiticamente dalla somma di 7 e di 5 in forza del principio di non contraddizione: nel 12 infatti è contenuto qualcosa che non è né nel 5 né nel 7.
• GEOMETRIA G la linea retta è la più breve tra due punti. Questo giudizio non si ottiene scomponevo il concetto di linea retta: la determinazione più breve vi è aggiunta in modo sintetico.
Rispetto a matematica e fisica il problema è rispetto a COME siano possibili giudizi sintetici a priori che ne costituiscono le proposizioni > in che modo è possibile attribuire universalità e necessità di un predicato a un soggetto che non lo contiene. Problema affrontato nelle prime due parti della critica: L’ESTETICA E L’ANALITICA TRASCENDENTALE.
LA METAFISICA E IL TRIBUNALE DELLA RAGIONE
Lo stato di crisi in cui volge la metafisica sembra a Kant molto evidente: quella che un tempo era la regina delle scienze è ora costretta a ripetere se stessa in un circolo inconcludente in contraddizione con i continui progressi scientifici. > vi è una conflittualità permanente tra le teorie che continuamente si susseguono come in un’anarchia. Di qui sono nati INDIFFERENTISMO = ritiene ininfluenti i problemi oggetto della metafisica, e lo SCETTICISMO = nega la possibilità di acquisire certezze.
LA METAFISICA tuttavia esiste in quanto disposizione naturale, in quanto ineliminabile tendenza della ragione a cercare risposte ai problemi fondamentali quali l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima…
Nell’affrontare questi problemi la ragione tende a sbarazzarsi dei limiti imposti dall’esperienza, i quali però non potrebbero esistere a di fuori di questa.
Serve dunque tracciare una nuova via alternativa: occorre che la ragione stessa senza dare nulla per presupposto, istituisca un”TRIBUNALE” dove essa si tuteli, nelle sue pretese giuste, e che elimini quelle prive di fondamento.
Questo tribunale e’ la critica stessa in cui Kant giudica la ragione mediante essa stessa.
IL CRITICISMO E IL CONCETTO DI TRASCENDENTALE
Il termine critica è assunto da Kant come rifiuto di ogni accettazione dogmatica e insieme come esame dei limiti e della possibilità del sapere umano.
Kant muove da questo punto di vista, nel clima intellettuale dell’illuminismo e della tradizione empirista. Soggetto e insieme oggetto di questa indagine critica è la RAGION PURA.
RAGIONE = in senso molto ampio, insieme delle facoltà conoscitive pure, ovvero a priori.
La ragione deve in primo luogo indagare su sé stessa, per definire le modalità e il perimetro delle conoscenze che è in grado di produrre. Nel fare questo dovrà esporre i principi attraverso i quali è fondata una conoscenza obbiettiva.
Questa ricerca comporta l’adozione di un nuovo punto di vista filosofico, definito da Kant TRASCENDENTALE = ogni conoscenza che si occupa non degli oggetti ma del nostro modo di conoscere tali oggetti in quanto questa conoscenza deve essere a priori.
IL TRASCENDENTALE COME CONDIZIONE E POSSIBILITA’ DELL’ESPERIENZA.
==> Kant condivide con il razionalismo l’esigenza di una fondazione a priori della conoscenza: r trascendentale indica quindi in primo luogo l’elemento a PRIORI che fonda la conoscenza oggettiva. Quelle su cui si basa la conoscenza non sono però verità innate che la ragione avrebbe in sé: si ricadrebbe così nella tradizionale impostazione razionalistica di cui Kant ha sottolineato l’incapacità di un rapporto con l’esperienza. Trascendentale si oppone dunque ad empirico, perché si riferisce a ciò che non è originato dall’esperienza sensibile; si oppone però anche a trascendente, perché indica una modalità di conoscere che, pur essendo a priori, si realizza solo in rapporto con l’esperienza. TRASCENDENTALE = indica non un contenuto ma una forma del conoscere: l’insieme si elementi a priori che rende possibile una conoscenza oggettiva.
==> Con il punto di vista trascendentale ci si sposta da un’indagine sulle cose a un’indagine sul nostro modo di conoscere tali cose. Si tratta di un riorientamento complessivo di tutta la tematica gnoseologica > portata innovatrice. > esplicito paragono con la rivoluzione attuata da Copernico in astronomia. Finché si considera l’oggetto come qualcosa di dato esteriormente alla conoscenza che il soggetto ne ha, si ritorna all’alternativa tra posizione razionalistica o empirista. Bisogna dunque operare un ROVESCIAMENTO di tale prospettiva, assumendo l’ipotesi che gli oggetti debbano regolarsi ala nostra conoscenza = rivoluzione copernicana attuata da Kant. Non esiste prima un oggetto di cui poi facciamo la conoscenza, ma che il modo in cui si costituiscono gli oggetti dell’esperienza è determinato dalle funzioni trascendentali della ragione.
COME CONOSCIAMO LE COSE? > domanda fondamentale della prima Critica.
Non bisogna confondere la ricerca trascendentale di Kant con un’indagine psicologica della conoscenza: come per Kant significa A QUALI CONDIZIONI è possibile una conoscenza obbiettiva? Quali condizioni devono essere soddisfatte affinché i giudizi che noi pensiamo siano pensabili come oggettivi?
L’ESTETICA TRASCENDENTALE
LA FORMA DI CONOSCENZA DELLA SENSIBILITÀ: L’ITUIZIONE
È la parte della critica alla r.p. che si occupa dell’analisi delle forme e delle funzioni a priori della ragione necessaria alla fondazione di mate e geometria e all’indagine sulla legittimità della metafisica. Estetica significa “indagine sulla conoscenza sensibile”. K. Esplora la sfera della conoscenza sensibile alla ricerca dei principi a priori che la rendono possibile.
Gli oggetti vengono dati attraverso la sensibilità(=capacità del soggetto di avere sensazioni) e la rappresentazione immediata dell’oggetto sentito è l’intuizione(=forma di conoscenza propria ed esclusiva della sensibilità). L’intuizione vista come riferita ad un oggetto rappresentato(chiamato fenomeno) è detta empirica. Il fenomeno è composto da: materia(=contenuto della sensazione) e forma(=il collegamento dei diversi dati sensibili secondo certi ordini e rapporti). Questa connessione non puo’ provenire dalla sensazione(a posteriori) ma è a priori perché posta dal soggetto nell’atto stesso dell’intuire. Prescindendo quindi dagli elementi di contenuto presenti nell’intuizione empirica è possibile ricavare l’intuizione pura(=forma a priori della sensibilità).
Due sono le forme pure dell’intuizione: spazio e tempo.
SPAZIO E TEMPO
Le forme pure dell’intuizione sono spazio e tempo, attraverso le quali secondo K si dà l’esperienza del mondo fenomenico.
Essi operano solo in presenza degli oggetti ma non sono ricavati per astrazione dalla sensazione: ne costituiscono la condizione. Spazio e tempo non sono dunque concetti derivanti dall’esperienza. Spazio è la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni, la condizione soggettiva della sensibilità, sotto la quale soltanto ci è possibile l’intuizione esterna. Tempo è la forma del senso interno, cioè dell’intuizione di noi stessi e del nostro stato interno, dunque la forma in cui il soggetto intuisce le proprie modificazioni interne. Il tempo è ricavato astraendo da una successione di fenomeni e rende percio’ possibile il fatto che ci rappresentiamo i fenomeni in successione; il tempo è inoltre anche condizione formale a priori di tutti i fenomeni: è una rappresentazione necessaria che sta alla base di tute le intuizioni.
LE OPERAZIONI CONOSCITIVE FONDATE SULL’ITUIZIONE
Le operazioni conoscitive si fondano sull’intuizione(come quelle della matematica) e sono percio’ a priori: la geometria si fonda sull’intuizione spaziale e l’aritmetica sull’intuizione pura del tempo. Gli oggetti conosciuti intuitivamente sostiene K sono fenomeni, cioè cose in quanto conosciute da noi, non cose come sono in se stesse. S e T essendo forme pure dell’intuizione sensibile possono riferirsi con validità oggettiva solo al fenomeno.
L’ANALITICA TRASCENDENTALE
LA CONOSCENZA INTELLETTUALE: LA FONDAZIONE DELLE SCIENZE DELLA NATURA
È la sezione seguente all’estetica, in cui K estende l’indagine delle forme pure della sensibilità alla conoscenza intellettuale. Intuizioni e concetti=2 fonti della conoscenzaacostituita sulla relazione tra le due(senza intelletto nessun oggetto verrebbe pensato, dice K.). Nell’analitica K tenta di fondare una conoscenza oggettiva del mondo naturale: il mondo ci si presenta come una molteplicità di dati nello spazio e nel tempo, non come un insieme di fenomeni ordinati secondo leggi e uniformità(=natura). La conoscenza esige che vi sia dunque un legame tra i dati dell’intuizione sensibile: questo legame deve pero’ avere valore universale, essere uguale per tutti. Esistono per K giudizi di percezione(non universali) e giudizi di esperienza(universali, validi per tutti). Il problema sta nel trasformare tutti i giudizi in giudizi di esperienza, bisogna percio’ mostrare come siano possibili giudizi sintetici a priori in natura, in modo che il mondo naturale diventi oggetto di esperienza possibile. K individua prima di tutto le funzioni(funzione =unità dell’operazione che ordina diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune) dell’intelletto. Nel giudizio le rappresentazioni vengono poste in connessione secondo delle regole che corrispondono ad altrettante funzioni a priori dell’intelletto. Kant ritiene dunque che sia possibile risalire dall’esame e dall’individuazione dei diversi tipi di giudizio ai corrispondenti concetti puri dell’intelletto: le categorie. Attraverso le categorie l’intelletto istituisce fra gli oggetti la connessione necessaria alla formulazione di un giudizio.
LA DEDUZIONE TRASCENDENTALE DELLE CATEGORIE
Come facciamo ad avere la garanzia che le categorie si riferiscono in modo universale agli oggetti dell’esperienza? L’intelletto non si riferisce direttamente agli oggetti, ma alle rappresentazioni di essi: come faccio dunque ad avere la certezza che i nessi elaborati dall’intelletto tra le categorie siano validi oggettivamente? Ho la necessità di una verifica delle categorie attraverso una deduzione trascendentale( deduzione=dimostrazione di un diritto). La deduzione trascendentale delle categorie consiste nella dimostrazione della loro legittimità e le categorie devono essere riconosciute come “condizioni a priori della possibilità dell’esperienza”. La soggettività(universalità) trascendentale è dunque l’attività di rappresentazione di un mondo universalmente valido, L’esperienza è possibile solo a condizione che l’unificazione sia pensata come rappresentazione prodotta dalla spontanea attività del soggetto. L’unificazione precede ogni altra rappresentazione in quanto la rende possibile. Quindi il principio di unificazione è sorgente e centro dell’intera costruzione del mondo dell’esperienza.
Io penso = Io trascendentale = principio di unificazione che ha una validità universale, la validità è data dall’universalità, quindi ne deduciamo che qualcosa è valido se è vero per tutti.
L’IO PENSO COME CENTRO DI UNIFICAZIONE DELL’ESPERIENZA
K individua il punto di riferimento trascendentale dell’esperienza: il mondo dei fenomeni è conoscibile grazie all’originaria funzione unificatrice dell’intelletto(grazie all’attività del soggetto). K deduce che il principio di unificazione dell’intelletto è condizione di possibilità della conoscenza del mondo e che l’Io penso è autocoscienza universale che rende possibile ciascun soggetto di sintesi delle proprie rappresentazioni: nell’Io penso c’è la condizione per cui tutte le rappresentazioni di una coscienza possono venire raccolte in unità. L’Io penso è la condizione che rende possibile l’esperienza del mondo esterno(l’oggetto) sia la pensabilità del soggetto come attività di sintesi e unificazione del molteplice(quindi un’attività del soggetto che agisce sul mondo esterno).
Attraverso l’autocoscienza si puo’ cosi’ passare dalla natura come insieme di fenomeni alla natura come insieme di leggi(natura ordinata). Ne consegue dunque che l’intelletto non ricava le sue leggi dalla natura ma le prescrive in essa: tuttavia i fenomeni sono rappresentazioni di cose, non cose in se stesse; noi conosciamo il nostro proprio soggetto solo come fenomeno non per quello che è in sé stesso.
L’attività unificatrice agisce sempre sui dati dell’intuizione sensibile, all’interno dell’esperienza, mai al di fuori: è un’attività unificatrice, non creatrice, se no sarebbe divina.
SCHEMATISMO TRASCENDENTALE
Sensibilità e intelletto’ sono diversi tra loro per genere oltre che per grado: la conoscenza è sintesi tra intuizione e concetto. Come è possibile che una categoria venga applicata ad un fenomeno, essendo essa un concetto puro dell’intelletto? La risposta si trova nello schema, una rappresentazione intermediaria tra concetto e intuizione, un prodotto dell’immaginazione definita da Kant come la facoltà di rappresentare un oggetto nell’intuizione anche senza la sua presenza. Lo schema non è immagine di un oggetto, ma l’insieme delle regole necessarie alla costruzione di esso. L’immaginazione costruisce schemi di concetti puri(le categorie) ai quali spetta il compito di consentire l’applicazione delle categorie stesse ai fenomeni. Gli schemi sono per K le vere e uniche condizioni che permettono una relazione categoria- oggetto.
IL NOUMENO COME CONCETTO LIMITE
Al termine dell’ANALITICA > Kant fa il punto su uno dei concetti cardinali della sua filosofia> la DISTINZIONE TRA FENOMENO E NOUMENO.
Gli oggetti dell’esperienza sono sempre FENOMENI, ovvero oggetti che ci sono dati prima di tutto dall’intuizione spazio-temporale> risultato necessario della stessa rivoluzione coperinicana attuata da Kant ponendo il soggetto all’origine del costruirsi dell’esperienza. la denominazione stessa di fenomeno riferendosi alle cose come appaiono a noi, ci rimanda alle cose come esse sono in se stesse, concepite indipendentemente dall’esperienza che noi ne abbiamo.
In quanto tali cose possono essere pensate dall’intelletto, ma mai conosciute attraverso l-intuizione sensibile. Kant li chiama NOUMENI. Questo concetto e’ uno dei piu’ controversi.
Può essere inteso in due sensi> NEGATIVO E POSITIVO.
NEGATIVO = il noumeno qualifica l’oggetto di cui abbiamo intuizione sensibile, la cosa in se stessa.
POSITIVO = il noumeno e- l’oggetto di un intuizione non sensibile ma intellettuale.
Solo la prima accezione del termine e accettabile : un’intuizione delle cose in se non solo non e- propria dell’intelletto umano finito, ma e- tale che noi non possiamo comprenderne nemmeno la possibilità. Il nostro pensiero non ha la possibilità di conoscere oggetti se non in quanto fenomeni, cioè in quanto essi si danno nell’intuizione sensibile: i concetti dell’intelletto non producono da se gli oggetti ma li SINTETIZZANO e l’intuizione sensibile ci da fenomeni, non cose in se.
Kant sottolinea tuttavia l’utilità’, anzi l’IDISPENSABILITA’ del concetto noumeno, perché ci permette di circoscrivere le pretese della sensibilità-, ci insegna a non voler estendere la conoscenza al di fuori dei fenomeni: n questiono senso il NOUMENO e- un CONCETTO LIMITE, che serve a definire i limiti della conoscenza stessa. Questa deve rimanere fermamente salda al mondo dell’oggettività’ dei fenomeni costruito nell’intuizione spazio-temporale e nelle categorie.
Il mondo delle cose in se e- del tutto sottratto alla conoscenza.
Parte successiva : dialettica trascendentale > considera il perché si dia il tentativo di produrre una conoscenza anche di questo mondo e cosa accada quando cio’ avviene.
LA DIALETTICA TRASCENDENTALE
LE FUNZIONI DELLA RAGIONE E LE IDEE
In questa parte della c.r.p K conduce l’esame dei fondamenti della metafisica e del suo diritto a proporsi come sapere scientifico. La ragione è qui intesa da K come facoltà del pensiero che si rivolge alla conoscenza di cio’ che va al di là dell’esperienza. L’intelletto operava mediante le categorie l’unificazione del molteplice intuito, la ragione opera invece con idee. L’idea è definita come un concetto necessario alla ragione al quale non puo’ essere dato un oggetto congruente. Delle idee non si puo’ dare una deduzione oggettiva ma si puo’ mostrare che esse sono un prodotto necessario alla ragione.
RICERCA DELLA TOTALITÀ E ILLUSIONI DELLA RAGIONE
Il problema che la ragione mira a risolvere è quello della totalità: la totalità assoluta è qualcosa di irraggiungibile secondo Kant: l’intelletto umano è finito, limitato; l’esperienza che è nelle sue possibilità è circoscritta. La comunque è caratteristica costitutiva del pensiero il tendere ad afferrare questa totalità. K chiama la ragione ‘’facoltà dell’incondizionato’’ perché per esempio nel rapporto di causa che lega diversi fenomeni la ragione vuole cogliere quale sia la causa prima incondizionata di tutto. I concetti con i quali noi conosciamo il mondo non sono limitati di per sé ai fenomeni: esistono le illusioni = i risultati dei tentativi di apprendere l’incondizionato che vengono spacciati per conoscenze vere scambiando per proprietà delle cose in sé quelle che sono solo esigenze del pensiero. Le idee alle quali il tentativo di raggiungere la totalità incondizionata mette capo sono: idea di anima, idea di mondo, idea di Dio. E conseguentemente a questi K individua i 3 campi dell’indagine metafisica, le 3 scienze metafisiche(dunque non empiriche):psicologia razionale, cosmologia razionale, teologia razionale.
L’IDEA DI ANIMA:PARALOGISMI DELLA PSICOLOGIA RAZIONALE
Il paralogismo della psicologia razionale sta nel fatto che l’Io penso viene trasformato in un’anima, applicando dunque la categoria di sostanza (le categorie si possono applicare solo ai fenomeni) a qualcosa che fenomeno non è, anzi è la condizione di applicabilità delle categorie. L’errore sta dunque nel trasformare in realtà qualcosa che è condizione logico-trascendentale delle conoscenza.
L’IDEA DI MONDO: ANTINOMIE DELLA COSMOLOGIA RAZIONALE
L’antinomia della cosmologia razionale si basa su un errore causato da coppie di proposizioni antitetiche in contraddizione tra loro ma egualmente dimostrabili. L’idea di mondo come totalità delle condizioni dei fenomeni è cio’ su cui si fonda la cosmologia razionale. Le 4 antinomie riguardanti il mondo sono 4 coppie di affermazioni che cercano di risolvere 4 problemi inevitabili che la ragione da tempo si pone. K nega che esista una risposta a queste domande, che non hanno alcun riscontro possibile nell’esperienza.
SOLUZIONE CRITICA DELLE ANTINOMIE
La soluzione critica delle antinomie è data tramite la dimostrazione che la contraddizione tra tesi e antitesi è apparente.
1 e 2) Dette anche antinomie “matematiche” antinomie derivate dal principio molto contraddittorio che è l’esistenza del mondo come totalità in sé. Possiamo dunque dire che il mondo non è né finito né infinito ma è un insieme di fenomeni che possiamo considerare attualmente finito e potenzialmente indefinito.
3 e 4) Dette antinomie “dinamiche” , la soluzione sta nel pensare che la tesi e l’antitesi possano essere entrambe vere quindi non in contraddizione tra loro, perché riferite ad ambiti diversi: antitesi riferite al mondo dell’esperienza, le tesi al mondo intelligibile(mondo che è sempre possibile pensare pur senza poterlo conoscere. Di fronte alla 3°e 4° antinomia si puo’ operare una distinzione tra cio’ che è oggetto della scienza e cio’ che è oggetto della moralità: cio’ che non puo’ essere affermato nel primo campo puo’ esserlo nel secondo. La condizione è che non si pretenda di attribuire legittimità, contenuto e valore conoscitivo a concetti privi di un oggetto corrispondente nell’esperienza: in questo caso si cadrebbe nell’arbitrio tipico della metafisica dogmatica.
L’IDEA DI DIO: CRITICA ALLA TEOLOGIA RAZIONALE
K individua come illusione della ragione la trasformazione di un concetto ideale(Dio) in una realtà(creatore del mondo, totalità di tutte le cose possibili, il modello di tutte le cose esistenti). La totalità assoluta infatti non è ne potrà mai essere oggetto di esperienza possibile. K si propone di dimostrare l’impossibilità delle tradizionali prove dell’esistenza di Dio in 3 prove: prova ontologia, cosmologica, fisico-teologica.
Prova ontologica: un concetto è un termine definito da predicati ma l’esistenza non è un predicato che si possa trovare affiancato ad un concetto: l’esistenza puo’ venir data solo tramite l’esperienza, tramite un’”uscita” dal concetto per potergli conferire l’esistenza. Se dunque di Dio non posso fare esperienza egli non è un concetto. K ha una posizione agnostica-> posizione di chi non puo’ dimostrare razionalmente né l’esistenza né l’inesistenza di Dio.
Prova cosmologica: prova basata sul concetto di causalità e sul raggiungimento di quella che è la causa prima ti tutte, la causa non causata. Obiezioni di K: a)dice che in questo caso la categoria di causalità è utilizzata per qualcosa che non è un fenomeno quindi non ha senso. B) il fatto che se anche si arrivasse a una causa prima la si potrebbe identificare solo come essere primo assolutamente perfetto in base all’argomento ontologico(esistenza), il che è già stato confutato da K.
Prova fisico-teologica: l’argomento della prova è il fatto che Dio sia ordinatore del mondo, essere supremo autore del mondo: questa prova si regge sulle precedenti quindi ancora una volta sulla prova dell’esistenza di un essere necessario, esistenza che deriva arbitrariamente dal suo semplice concetto. Dio=essere ordinatore: ma se nel mondo non c’è odine assoluto non ci puo’ neppure essere un essere ordinatore intelligente.
USO COSTITUTIVO-REGOLATIVO DELLA RAGIONE
K conclude che le domande circa l’immortalità dell’anima, la libertà e l’esistenza di Dio non hanno risposta scientificamente fondata. La metafisica come scienza si puo’ avere solamente come critica dei limiti della conoscenza e come indagine sulle modalità di costituzione del mondo attraverso l’esperienza. K alla fine della Dialettica dice che va evitato l’uso scorretto delle idee di ragione(uso costitutivo) che porta ad ipostatizzare l’esistenza di oggetti in corrispondenza di puri concetti. Mentre è necessario l’uso di un uso regolativo che è uso corretto delle idee di ragione, che si ha quando la ragione opera attraverso le idee per estendere il piu’ possibile il campo dell’esperienza, e per conferire al sistema delle conoscenze il massimo di unità e coerenza. In questa luce le idee si rivelano stimolo ed essenziale componente della conoscenza scientifica

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