Kant

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Categoria:Filosofia

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Testo

KANT
1. Il problema lasciato dalle due dottrine principali riguarda la conoscenza:
• Per l’empirismo, la scienza si accresce con la giunzione (sintesi) di nozioni sempre nuove perchй attinte all’esperienza (a posteriori)
• Il razionalismo ritiene essenziale la formulazione esplicita (analisi) di nozioni ideali giа contenuta (a priori) nella mente
L'empirismo ha il pregio di un positivo accrescimento del sapere e di una concretezza che risiede nell’esperienza, ma non puт pervenire a leggi universali e necessarie (gli schemi della sintesi sono soggettivi e l’esperienza si rinnova continuamente). Il razionalismo ha il pregio dell’universalitа matematico-razionale, ma и privo di positivitа perchй respinge l’esperienza e fonda il suo rigore su una dogmatica asserzione di corrispondenza tra ordine del pensiero e realtа esterna.

2. Entrambi concordano nell’accettare un ordine reale esistente di per se conoscibile con l’esperienza (empirismo) o analizzando la sua corrispondenza con il pensiero umano. La fede in quest’ordine reale и detta indimostrata su cui applicare la Critica (= analisi).
3. Il mondo esteriore и giа condizionato dall’attivitа costruttiva del soggetto. L’oggetto non и possibile prima e fuori di un soggetto. La costruzione del mondo non avviene fuori del soggetto ma nell’atto del soggetto stesso (atto di esserci)
4. Tre gradi del conoscere sono:
a) La sensazione (per Kant estetica trascendentale)
b) L’intelletto
c) La ragione
In essi и necessario l’apporto del soggetto alla conoscenza della realtа
5. La conoscenza parte dalla sensazione con l’intuizione: essa non si produrrebbe se non si presentasse a noi un insieme di oggetti esterni. Essi perт sono in continuo movimento perт c’и qualche elemento statico comune a tutte le sensazioni. L’oggetto e il soggetto ci appaiono in rapporti di vicinanza con le successioni (spazio, tempo, forme, intuizioni)
6. Lo spazio non puт derivare dall'esperienza: per vedere un oggetto io lo devo giа collocare fuori di me. L’espressione della distanza per me и immediata; lo spazio и dunque forma a priori.
“Lo spazio dunque и da considerare come la condizione della possibilitа dei fenomeni, non giа una determinazione che nasca da essi. Senza lo spazio non avrei coscienza dell’alteritа”
Del resto posso pensare ad uno spazio senza oggetti ma non ad oggetti senza spazio. Se faccio sparire nel pensiero gli oggetti resta comunque l’intuizione di uno spazio vuoto. E chi и il soggetto influente? IO: dunque lo spazio и fondamento primo e necessario su le rappresentazioni esterne.
7. Lo stesso dicasi del tempo. Anche qui i fenomeni mi appaiono successi perchй io li ordino; e anche qui se suppongo la sparizione degli eventi successivi mi resta comunque il concetto di durata senza eventi nй oggetti e la durata и solo del soggetto, dunque fondamento primo della possibilitа di ordinare gli eventi ed и interno al soggetto.
8. Spazio e tempo sono i modi di funzionare dell’attivitа visiva che connette le sensazioni in modi di continuitа e successione.
9. Quindi la forma (il modo di porsi nello spazio da parte dell’oggetto) e il movimento (mutamento dell’oggetto) non sono oggettivi ma condizionati dalle forme a priori (spazio e tempo).
10. La rappresentazione и quindi connessione (sintesi) di motivi oggettivi, la quale perт il soggetto compie per mezzo di forme a priori che sono i modi di funzionamento del soggetto stesso: dunque sintesi a priori .
11. Ma se и vero che spazio e tempo sono indipendenti dall’esperienza, non vuol dire che esistano prima di essa (quasi concetti innati). Nel momento in cui il soggetto (tabula rasa) и influenzato dall’oggetto esterno, egli agisce inquadrando l’oggetto nei suoi modi di funzionare che sono forme a priori. “
12. Piщ che di conoscenze pure, parlasi di elementi puri “a priori”, operanti in rappresentazioni empiriche o intuizioni sensoriali. ”Se ogni nostra conoscenza comincia con l’esperienza non vuol dire che derivi tutta da essa.” Senza dati empirici non si da conoscenza, ma perchй essi diventino materia del conoscere occorre che siano elaborati alla stregua di leggi che da essi non dipendono.
13. Dunque il contenuto del conoscere и dato dall’esperienza ma le forme in cui viene inquadrato sono universali e necessarie.
14. Spazio e tempo sono soggettivi in quanto non derivano dall’oggetto ma sono intersoggettivi.
15. Spazio e tempo sono categorie trascendentali (per distinguerle dalle idee innate trascendentali) : esse sono condizioni a priori .
16. Principale attenzione si dedichi quindi non piщ all’oggetto ma al modo di funzionare del soggetto(rivoluzione Copernicana)
17. Se le forme sono soggettive possiamo conoscere la realtа in sй? NO. L’oggetto della sua essenza resta ignoto perchй l’atto stesso del conoscerlo, lo inquadra nelle forme di spazio e tempo, come un liquido che prende la forma della provetta in cui lo racchiudiamo.
18. [2° grado - analitica trascendentale]
Sulla prima attivitа sintetica (sensazione) si esercita l’elaborazione dell’intelletto (logica) che forma i giudizi sulle sensazioni legandole con rapporti necessari a priori (trascendentali)
19. Oggetti puri condizioni a priori sono le categorie. Le categorie sono funzioni primarie attraverso cui opera l’intelletto [per Aristotele erano modi di essere, forme reali delle cose esterne, per Kant sono solo modi logici]. Nella logica formale di Aristotele l’intelletto rispecchiava gli oggetti da cui dipendeva. In Kant (logica trascendentale) l’intelletto ha funzione di ordinare diverse rappresentazioni comuni. Da ciт si vede che il pensiero non ha il suo presupposto nell’oggetto giа costituito ma и esso stesso il condizionatore e regolatore del reale.
20. Noi possiamo formulare giudizi:
a) di quantitа: l’oggetto и uno, o sono molti, o sono tutti > i giudizi di quantitа sono singolari, particolari o universali > le categorie sono Unitа, Molteplicitа, Totalitа.
b) di qualitа: l’oggetto и cosм, non и cosм, и non cosм > i giudizi di qualitа sono affermativi, negativi, infinitivi > le categorie sono Realtа, Negazione, Limitazione
c) di relazione: di un oggetto diciamo predicato assoluto, lo condizioniamo ad un altro, gli diamo degli attributi eludibili a vicenda > i giudizi di relazione sono categorici, condizionati o disgiuntivi > categorie di Sostanza e Accidente, Causa e Effetto, Reciproca Azione tra Agente e Paziente
d) di modalitа: l’oggetto puт avere un attributo, affermiamo un suo reale attributo, ne ricaviamo uno necessario > giudizi problematici, assertori, apodittici > categorie di Possibilitа e Impossibilitа, Esistenza e Inesistenza, Necessitа e Contingenza.
21. La conoscenza unifica la 12 categorie e organizza in materiale per l’esperienza. IO PENSO и il centro coscienziale che accompagna le intuizioni pure di spazio e tempo e le categorie logiche, la corrente in cui tutti i pensieri finiscono “il presupposto trascendente di ogni funzione conoscitiva” (appercezione trascendentale). “Io penso” и soggetto universale, ragione che agisce universalmente in tutti i soggetti, coscienza generale. E’ la ragion pura ed universale che ordinando il mondo fenomenico dа le leggi della natura (io legislatore). La percezione di conoscere и trascendentale - quasi innata - e generale: tutto il fenomeno и interno a questa coscienza universale umana. Abbiamo tutti le stesse percezioni perchй usiamo tutti la stessa Mente, la stessa Coscienza, Io Penso generale.
La natura non и struttura giа fatta per sй ma costituita dal Dio stesso secondo le leggi dell’intelletto. Del mondo non affermiamo che и interno al Dio (idealisti) ma diciamo che non si puт affermare che sia esterno e come appare.
La fisica и universale e necessaria perchй determinata dalle forme a priori e al contempo positiva perchй basata sui concreti fenomeni (conoscenze sintetiche).
La geometria si muove nel campo della pura forma spazio, puт cogliere le proprietа spaziali degli oggetti senza altri inquinamenti; perciт и universale e scientifica.
Le figure e i numeri sono entitа costruite sulle forme spazio e tempo quindi la matematica и la scienza perfetta.
Dialettica trascendentale

Le fondamentali idee della metafisica sono:
1. Idea dell’anima: il fondamento della conoscenza e dell’attivitа (io) и sostanza spirituale
2. L’idea di mondo: l’essenza della realtа in se in cui si formano (nello spazio e nel tempo) le rappresentazioni.
3. L’idea di Dio: origine ed unitа dell’esistenza essere imperituro e immutabile.
Quindi:
1. La psicologia razionale vorrebbe dimostrare l’anima come sostanza spirituale, indivisibile, eterna. Ma l’unitа assoluta dell’IO pensante и la condizione degli oggetti empirici (dell’esperienza fenomenica) e non un oggetto a sua volta. L’io non puт conoscersi fuori di sй. L’errore di considerare l’io come oggetto si dice PARALOGISMO PSICOLIGICO
2. La cosmologia razionale: la mente se si pone l’idea di mondo valica l’esperienza fenomenica dell’io, quindi tale idea non и inquadrabile nelle categorie, nй nella scienza.
3. La teologia razionale: riguarda l’esistenza di Dio:
a. Prova ontologica: posso avere il concetto di essere ricco ma ciт non и di fatto.
b. Prova cosmologica: il principio di causalitа и valido per i fenomeni, non vale all’infuori di essi.
c. Prova fisico teologica : и anche essa basata sulla causalitа (l’ordine del mondo suppone un ordinatore - Leibniz -)
I tre oggetti della metafisica quindi (anima - mondo - Dio) non sono possibili come scienza.
Essi appartengono al campo delle antinomie:
a. mondo finibile/eterno
b. la materia и composta da parti semplici/nessuna sostanza и semplice
c. c’и una causa libera/tutto avviene necessariamente
d. c’и un Essere necessario/non c’и.
Comunque non possiamo rinunciare agli oggetti della metafisica perchй l’inesistenza и indimostrabile come l’esistenza.
Le 3 idee della metafisica sono necessarie, regolano la vita e l’intelletto perchй lo stimolano infinitamente ad una sistemazione indicando una realtа assoluta, in sй, diversa da quella fenomenica.
Quindi c’и l’esigenza della ragione pratica.

ANALISI DELLA RAGIONE MORALE

Dalla validitа della conoscenza passiamo al problema morale.
Dalla indagine sulla ampiezza del conoscere possibile all’indagine dell’azione.
Esiste una sintesi pratica a priori? La ragione ha i principi che determinano la volontа in modo universale e necessario, a prescindere da ogni movente empirico?
Il problema del conoscere riguarda l’intelletto. Il problema morale riguarda la volontа.
Oggetto della morale и la individuazione di principi che determinano la volontа, per cui essa agisce. L’io conoscitore non esercita la sua “funzione a priori” se non all’oggetto, al fenomeno; l’io pratico и anche esso legato alla presenza di dati empirici o possiede a priori un principio che muove il volere al di lа di ogni stimolo esterno? La volontа, l’atto del volere, и mosso dagli impulsi e bisogni legati alla materia del volere stesso, o da principi universali a priori e della moralitа sono pura forma?
In pratica possono i valori umani essere autonomi in rapporto a meccanismi della conoscenza? E se sм, come avviene che l’uomo supera - come soggetto morale - i limiti che la ragione impone alle sue facoltа cognitive?
La ragione - in sede pratica e non conoscitiva - puт da sola determinare la volontа?
Indipendente da fini empirici?
Sм: io posso avere una somma di denaro destinata a terremotati e desiderare acquistare una moto (fine empirico); invece prescindo dalla rappresentazione del fine empirico, mi libero dalla suggestione egoistica e sento il dovere di salvare il denaro.
La forma del mondo morale и la ragione stessa.
Volontа buona и quella che agisce secondo l’ordine universale.
Bene morale и la volontа che considera l’universalitа come legge propria.
Imperativo categorico и la regola che esprime la necessitа oggettiva dell’azione, regola esistente nella ragione pura pratica, che ha validitа universale.
1. Principi pratici soggettivi (massime pratiche) sono quelli considerati dal soggetto validi solo perla propria volontа.
2. Principi pratici oggettivi (leggi morali) sono quelli validi per la volontа di ogni essere razionale.
1. Imperativo ipotetico: teso a un fine empirico, ove la stessa ragione и causa di un effetto desiderato (onde il premio del paradiso).
2. Imperativo categorico: determina la volontа senza la determinazione di un fine estremo, senza considerare (o preoccuparsi) la sua capacitа produttiva.
L’imperativo ipotetico и perciт precetto pratico, il categorico и legge.
Le leggi morali determinano dunque la volontа senza subordinarla ad effetto alcuno; esse nella loro purezza, sfuggono alla causalitа del mondo empirico: dunque la legge morale и opposta alla realtа fisica che и dominata dalla necessitа naturale. Il progresso morale и per Kant un combattere la natura. La legge morale, non vincolata ad effetti fenomenici, и pura legge della volontа libera che si palesa sotto la forma del dovere.
L’io che si spoglia d’ogni interesse particolare ed egoistico e vuole realizzare la volontа buona (quella che fa ciт che и rispondente all’ordine universale) esprime il “tu devi” che si rivela alla ragione come fine a se stesso.
Dovere per il dovere: questa и la legge morale.
a. agisci in modo che la massima della tua azione possa elevarsi a legge universale (da soggettiva ad oggettiva); questo и il criterio dell’oggettivitа della legge.
b. considera umanitа in te stesso come negli altri come fine, non come mezzo. Questo и il criterio dell’universalitа del fine.
c. agisci in modo che la tua volontа possa essere considerata come istituente una legislazione universale. Questo и il criterio della autonomia della volontа morale (che si pone da sй senza bisogno di moventi esterni).
Morale autonoma и quella che si oppone ad ogni etica eteronoma (ossia quella che trova il suo principio determinante in ciт che и altro da sй).
L’io come attivitа pratica si identifica come la legge morale e poichй essa si esprime al di fuori della contingenza spazio - tempo e fuori della causalitа l’io sente di agire come valore eterno, infinito, libero: sente la propria metafisicitа, la propria essenza noumenica.
L’io spirituale и dunque inconoscibile teoreticamente (perchй fuori dall’esperienza), ma nella pratica il sentimento scopre la sua presenza.
L’autonomia della volontа implica la libertа da ogni causa esterna.
Ma la libera causa (non necessitata) и uno dei contenuti dell’autonomia. Tuttavia la libertа era possibile noumeno data l’indimostrabilitа anche negativa dell’antinomia.
L’uomo come essere sensibile, ossia come fenomeno e sottomesso alle leggi della causalitа necessitata, ma come noumeno и partecipe del mondo soprasensibile, ha fede nella libertа, ed и solo in virtщ della libertа che si rende responsabile della propria azione e si eleva.
Se fosse necessitata non avrebbe vera volontа nй vera morale: la condizione della morale infatti и la libertа; la condizione del conoscere la libertа и la morale.
Quanto piщ si pratica l’imperativo categorico, tanto piщ ci si eleva al di sopra del mondo fenomenico necessitato, cioи si diventa liberi.
Ma dall'impossibilitа a realizzare compiutamente la libertа morale sorge la FEDE nell’anima immortale.
“Ci sarа una possibilitа di libertа assoluta quando ci saremo liberati della corporeitа che ci lega al mondo della necessitа fenomenica”.
Crediamo che l’io morale (l’essenza nonumenica) continui ad esistere oltre la corporeitа.
Si crede poi al Sommo Bene ossia a quell’ideale di perfezione cui l’uomo tende e lo s'immagina reale: “Dio, Sommo Bene, и causa dell’ordine morale, fondamento della nostra possibile libertа e felicitа assoluta “.

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