Kant

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Testo

KANT -ESTETICA TRASCENDENTALE
1. DEFINIZIONE:
Il termine estetica viene utilizzato da Kant nel suo significato etimologico originario. Esso deriva infatti dal verbo greco "aisthanomai" = percepire con i sensi, da cui il sostantivo "aisthesis" = sensazione. Con "estetica trascendentale" Kant intende, quindi, quella parte della dottrina della critica che studia le forme a priori dell'intuizione sensibile: lo spazio e il tempo.
Questa accezione della nozione di estetica non coincide con quella tradizionale di teoria del bello, ma sta ad indicare una delle due componenti della conoscenza: l'intuizione sensibile.
1.1. STRUTTURA ESTETICA: E' divisa in due parti:
 3) esposizione metafisica: in essa Kant si occupa di: a) dimostrare il carattere a priori dello spazio e del tempo e b) di confutare le concezioni dello spazio e del tempo proprie dell'empirismo (Locke-Hume), dell'oggettivismo (Newton);
 4) esposizione trascendentale: in cui Kant analizza le caratteristiche di quelle scienze che sono fondate sulle forme a priori dello spazio e del tempo (geometria, aritmetica).
SPAZIO
ESPOSIZIONE METAFISICA
TEMPO
ESTETICA TRASCENDENTALE
ARITMETICA
ESPOSIZIONE TRASCENDENTALE
GEOMETRIA
2.INTUIZIONE SENSIBILE:
L'intuizione sensibile consiste nella percezione diretta, senza la mediazione della conoscenza concettuale, di ciò che è dato ai sensi nella sensazione, ovvero il "dato sensibile".
2.1CONOSCENZA INTUITIVA ED ARGOMENTATIVA:
E' importante comprendere la distinzione tra i due tipi di modalità del conoscere rappresentati dalla:
a) conoscenza intuitiva, che è diretta ed immediata, in questo caso il soggetto conoscente, posto di fronte all'oggetto da conoscere, lo conosce subito, senza bisogno di alcuna forma di ragionamento, come nel caso dell'immagine visiva di qualcosa che viene conosciuta dalla mente nel momento stesso in cui è percepita, senza bisogno di sforzo alcuno.
b) conoscenza argomentativa, è indiretta e mediata , in questo l'oggetto non è subito presente al soggetto conoscente, ma questi deve giungere alla sua conoscenza attraverso un processo graduale. E' questo il caso di ogni forma di ragionamento o pensiero, come il "sillogismo": si consideri il seguente sillogismo:
1 - la scienza è razionale
2 - la ragione è propria dell'uomo
3 - quindi la scienza è propria dell'uomo
Nel caso dell'esempio sopra riportato, il pensiero, per poter giungere alla conoscenza della tesi rappresentata dalla conclusione 3 del sillogismo, deve necessariamente prima conoscere le premesse 1 e 2, solo grazie alla mediazione di tali argomenti si può infatti dire che il soggetto giunga a conoscere la conclusione. Pertanto la conoscenza di 3 si dice ottenuta grazie alla mediazione operata dalla catena argomentativa formata da 1 e 2.
Questa distinzione assume un notevole rilievo in quanto permette a Kant di distinguere la conoscenza che deriva dai sensi, che è di carattere intuitivo, dalla conoscenza risultante dall’attività del pensiero che è di carattere argomentativo. I sensi intuiscono ma non pensano, l'intelletto pensa ma non intuisce.
2.2 STORIA DELLA NOZIONE DI INTUIZIONE:
La nozione di intuizione di cui tratta Kant è introdotta nella filosofia moderna da Cartesio, che con essa intenda la capacità della mente di cogliere immediatamente un'idea.
Con gli Empiristi (Locke - Hume) la nozione di intuizione viene adoperata per indicare la capacità dei sensi di conoscere immediatamente i dati sensibili. Nel Razionalismo (Leibniz), per intuizione si intende non l’intuizione sensibile, ma l’intuizione intellettuale: la capacità della ragione di conoscere in modo diretto ed immediato le proprietà essenziali degli oggetti reali, ovvero la cosa in se.
2.3.CARATTERE RECETTIVO/ATTIVO DELL'INTUIZIONE SENSIBILE:
Secondo Kant la facoltà dell'intuizione sensibile ha una duplice caratteristica, essa è infatti:
a) recettiva: o passiva, in quanto non sono i sensi stessi a produrre i dati sensibili, ma è la realtà esterna che produce, venendo a contatto con i sensi le "rappresentazioni sensibili" o "dati sensibili". In questo caso la realtà è la causa che agendo sui sensi determina come effetto l'esistenza dei dati sensibili.
REALTÀ ESTERNA->SOGGETTO -> RECETTIVITÀ' INTUIZIONE -> DATI SENSIBILI
b) attiva: la sensibilità o intuizione sensibile, è però anche attiva, in quanto non si limita a registrare passivamente i dati sensibili, ma procede ad organizzarli conferendo loro un determinato ordine spaziotemporale grazie alle forme pure dello SPAZIO e del TEMPO, dette anche da Kant: forme a priori o forme trascendentali. L'organizzazione dei dati attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo, che viene compiuta nell'intuizione sensibile, è una operazione definita da Kant con il termine di attività sintetica della sensibilità.
SOGGETTO ->CAPACITA' ATTIVA -> SPAZIO-TEMPO -> ATTIVITÀ' SINTETICA -> ORGANIZZAZIONE DATI
2.4INTUIZIONE SENSIBILE E FENOMENO:
A questo punto della trattazione dell'estetica trascendentale, Kant introduce la nozione di fenomeno. La premessa da cui parte Kant è che la conoscenza sensibile è la conoscenza non delle cose quali sono in se stesse (cosa in se), ma delle cose quali appaiono ai sensi. Ciò che è dato al soggetto nella sensazione non è infatti l'oggetto, ma la rappresentazione (immagine, suono, sapore, ecc.) che l'oggetto produce nei sensi.
SOGGETTO
COSA IN SE -> SENSI -> FENOMENO
Pertanto il soggetto non percepisce la realtà, che rimane per esso inconoscibile, ma solo l'effetto che l'azione della realtà produce su di lui: il fenomeno.

2.4.a STORIA DEL TERMINE:
Il termine fenomeno deriva dal verbo greco: "phainesthai", che significa: "apparire, manifestarsi". La nozione di Fenomeno venne introdotta nel pensiero filosofico dalla filosofia greca; "Aristotele" indico con tale termine ciò che appare ai sensi, l'oggetto della sensazione, che fu da lui identificato soprattutto con l'immagine visiva. Per "Platone" il termine fenomeno, assume un valore negativo in quanto indica una conoscenza apparente ed illusoria della realtà, infatti, per Platone, i sensi producono una conoscenza ingannevole.
2.4.b FORMA E MATERIA DEL FENOMENO:
Dopo aver definito il fenomeno quale oggetto della conoscenza sensibile, Kant distingue in esso due componenti fondamentali:
a) materia del fenomeno: è il risultato della recettività del soggetto intesa come "facoltà passiva di ricevere dall'ambiente esterno (realtà in se), attraverso i sensi, determinati contenuti sensibili", che Kant chiama anche "dati sensibili", in quanto non sono prodotti ma ricevuti dal soggetto, quindi a lui dati. La materia del fenomeno in concreto è costituita dalla percezione dei colori, volumi, masse, figure ecc.
b) forma del fenomeno: è il risultato dell’attività sintetica del soggetto che non si limita a percepire passivamente i dati sensibili ma li organizza secondo un certo ordine o forma. Le forme dei fenomeni sono lo spazio e il tempo che sono a priori rispetto alla sensazione. La forma del fenomeno non è quindi data al soggetto, ma è da lui prodotta.
INTUIZIONE SENSIBILE
FENOMENO = SOGGETTO -> SPAZIO-TEMPO -> FORMA (a priori)
+
MATERIA (a posteriori) DESTRA/SINISTRA =
SOGGETTO -> SOPRA/SOTTO-> SPAZIO = FORMA + MATERIA = FENOMENO
-> DAVANTI/DIETRO =

3.2 TEMPO
Il tempo viene da Kant definito come : "la forma a priori del senso interno". Infatti, come lo spazio, anche il tempo non deriva dall'esperienza, ma è a priori nel soggetto. Inoltre viene
definito "forma del senso interno" in quanto rappresenta gli stati d'animo del soggetto (emozioni, pensieri, immagini ecc.) come interni al soggetto stesso. Per questo motivo la forma a priori del tempo assume un rilievo maggiore di quella dello spazio, infatti le immagini che rappresentano i fenomeni come contenuti in uno "spazio fuori di noi", esistono, in quanto sono immagini, solo dentro di noi, quindi cadono sotto l'azione della forma del tempo.
TEMPO -> SPAZIO -> FENOMENI DENTRO E FUORI DI NOI
SENSO INTERNO -> SENSO ESTERNO
Il tempo rappresenta i fenomeni secondo l'ordine della successione. Infatti gli stati d'animo del soggetto, qualsiasi sia il loro contenuto (emozioni, pensieri, immagini ecc.), sono sempre percepiti dal soggetto l'uno dopo l'altro. In altri termini il soggetto non percepisce contemporaneamente tutti gli stati d'animo, ma percepisce un pensiero alla volta, o un'immagine alla volta, quindi un'immagine o un pensiero dopo l'altro.
Alla luce di questa premessa è possibile fornire la seguente:
definizione del tempo = è l'insieme delle relazioni, date a priori al soggetto, secondo cui quest'ultimo organizza la materia dei fenomeni interni, queste relazioni sono:
• prima/ora = questa relazione ordina i fenomeni del senso interno (gli stati d'animo) in due classi:
a) l'insieme dei fenomeni percepiti in un dato momento "t", che costituiscono la dimensione temporale del presente;
b) l'insieme dei fenomeni percepiti anteriormente rispetto al momento "t", che costituiscono la dimensione temporale del passato.
• ora/poi = questa seconda relazione ordina i fenomeni del senso interno ponendo, accanto all'insieme dei fenomeni percepiti in un dato momento "t", l'insieme dei fenomeni che sono stati percepiti dopo quel momento, che costituiscono la dimensione temporale del futuro.
3.3 IDEALISMO TRASCENDENTALE E CONFUTAZIONE DELLE ALTRE TEORIE SUL TEMPO E LO SPAZIO
Kant definisce la sua concezione dello spazio e del tempo: "idealismo trascendentale":
a) idealismo = perché spazio e tempo vengono da Kant definite oltre che forme a priori, pure o trascendentali, anche idee trascendentali. Con tale termine Kant intende sottolineare che spazio e tempo non hanno una realtà oggettiva, ma sono idee del soggetto ed esistono pertanto solo dentro il soggetto.
b) trascendentale = perché le idee dello spazio e del tempo non derivano dall'esperienza ma sono ad essa precedenti. Non sono però chiamate "trascendenti", in quanto non esprimono la conoscenza di realtà che trascendono i sensi, ma si applicano ai fenomeni per ordinarli e quindi esprimono una conoscenza fenomenica.
Pertanto lo spazio e il tempo sono idee a priori che si applicano ai fenomeni e non possono oltrepassarli in alcun modo, cioè non possono essere applicate alle "cose in se". Per dare una dimostrazione ulteriore del carattere trascendentale (a priori e fenomenico) dello spazio e del tempo, Kant si propone di confutare le principali teorie sullo spazio ed il tempo presenti nella filosofia a lui contemporanea:
• teoria empirista: secondo Locke, Hume e gli altri empiristi, spazio e tempo deriverebbero dall'esperienza, non sarebbero quindi a priori. Kant obbietta che per poter percepire qualcosa con i sensi, dobbiamo già possedere le idee di spazio e tempo, altrimenti sarebbe possibile percepire qualcosa che non è nello spazio, né nel tempo, il che è assurdo.
• teoria oggettivistica: sostenuta da Newton, secondo tale concezione lo spazio ed il tempo non deriverebbero dai sensi, ma sarebbero due realtà oggettive indipendenti dal soggetto, o per esprimerci nel linguaggio kantiano, sarebbero delle "cose in se". Secondo Kant questa concezione presenta diversi problemi. In primo luogo se spazio e tempo fossero "cose in se" non sarebbero conoscibili dal soggetto. In secondo luogo deriva da tale teoria che noi possiamo percepire lo spazio ed il tempo anche in assenza di qualsiasi oggetto, ma sostiene Kant, se eliminiamo dalla nostra percezione tutti gli oggetti che percepiamo abbiamo come risultato che non percepiamo più nulla e non, come vorrebbe la teoria oggettivistica, la percezione dello spazio e del tempo.
3.4 CONCLUSIONI DELL'ESPOSIZIONE METAFISICA
Si possono a questo punto definire le conclusioni cui Kant perviene nell'esposizione metafisica dello spazio e del tempo.
Nell'intuizione sensibile la materia del fenomeno, che è data ai sensi grazie all'azione che su di essi svolge la cosa in se, viene ordinata attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo. Spazio e tempo costituiscono la forma del fenomeno, infatti i fenomeni sono organizzati secondo una forma che è data: per il senso interno dalla successione dei fenomeni (prima-ora-dopo = passato presente-futuro), per il senso esterno dalla coesistenza dei fenomeni l'uno accanto all'altro (destra/sinistra - sopra/sotto - davanti/dietro = lunghezza-altezza-profonditá).
A questo punto rimane aperto un ultimo problema: se la conoscenza sensibile è conoscenza dei fenomeni e non degli oggetti o cose in se, non sarà una conoscenza soggettiva e relativa? Come si può evitare tale conclusione? La soluzione di tale problema appare ora piuttosto semplice: la conoscenza sensibile non è arbitraria e soggettiva dal momento che spazio e tempo sono a priori, quindi la struttura mentale dell’umanità è uguale in tutti gli uomini, pertanto qualsiasi soggetto umano organizzerà la materia dei fenomeni secondo lo stesso ordine. Se la materia del fenomeno può quindi essere variabile da un soggetto all'altro, la forma del fenomeno sarà l'elemento universale ed oggettivo della conoscenza sensibile.
 4. ESPOSIZIONE TRASCENDENTALE
Kant può ora affrontare il problema che si era proposto inizialmente, ovvero: è possibile dimostrare il carattere sintetico a priori di quelle scienze che studiano lo spazio ed il tempo, cioè la geometria e l'aritmetica? La soluzione di questo problema potrà permettere di stabilire se geometria e aritmetica sono scienze necessarie ed universali e anche sintetiche. In questo modo si potrà appurare inoltre se è valida la tesi scettica di Hume secondo cui queste due scienze, avendo un'origine empirica non sono universali e necessarie.
4.1 ARITMETICA E GEOMETRIA COME SCIENZE SINTETICHE A PRIORI
Geometria ed Aritmetica appaiono immediatamente scienze sintetiche a priori.
a) sintetiche: in quanto conducono ad ampliare la nostra conoscenza. Se sintetico è quel giudizio in cui il predicato non è già implicito nel concetto del soggetto, ne deriva che l'aritmetica è sintetica. Infatti l'aritmetica, intesa come scienza del calcolo numerico, è fondata su giudizi sintetici: 7 + 5 = 12
questo calcolo può essere assunto a dimostrazione del carattere sintetico dell'aritmetica. La prima parte, "7 + 5", corrisponde a quello che nel giudizio è il "soggetto". La seconda parte, "12", corrisponde invece a quello che nel giudizio è il "predicato". Per stabilire se tale calcolo sia sintetico occorre verificare se il predicato "12" è già contenuto nel concetto del soggetto "7 + 5".
Secondo Kant questa situazione non si verifica, infatti il predicato "12" costituisce un ampliamento della nostra conoscenza non essendo compreso in "7 + 5".
Tale affermazione risulta più evidente se si prendono come esempio una somma non eseguibile mentalmente: "324756 + 21339", il risultato di tale somma non può essere ottenuto immediatamente ma solo eseguendo l'operazione. Questo dimostra che il risultato non è già compreso nella somma.
b) a priori: geometria ed aritmetica sono anche a priori in quanto i teoremi, i calcoli e le formule di queste due scienze possono essere sviluppati o risolti senza far ricorso all'esperienza, indipendentemente da essa.
4.2 IL FONDAMENTO DELL'ARITMETICA E DELLA GEOMETRIA
Il problema: Kant deve a questo punto giustificare, secondo l'ottica del criticismo, le "condizioni di possibilità", la "validità" e i "limiti", della aritmetica e della geometria.
La geometria, in quanto è la scienza che studia le figure spaziali, è fondata sulla "forma a priori" dello spazio.
L'aritmetica in quanto studia i numeri, che si presentano come una successione ordinata di elementi, si basa sulla "forma a priori" del tempo.
Pertanto le due scienze considerate vengono elaborate a partire dalle forme a priori dell'intuizione sensibile. Questo permette a Kant di spiegare perché esse siano a priori, e quindi, universali e necessarie. Aritmetica e geometria sono determinate dallo spazio e dal tempo, che essendo forme a priori, cioè comuni a tutti gli uomini perché costitutive della struttura mentale umana, sono forme universali e necessarie, ma derivando le due scienze da tali forme, saranno anch'esse universali e necessarie.
SPAZIO = A PRIORI -> GEOMETRIA =
SOGGETTO UNIVERSALI-NECESSARIE
TEMPO = A PRIORI -> ARITMETICA =
4.3 OGGETTIVITÀ' GEOMETRIA E ARITMETICA
L'ultimo problema che Kant deve affrontare è il seguente: "se aritmetica e geometria sono costruzione della nostra mente come mai sono oggettive, cioè perché valgono anche per gli oggetti?"
Infatti è grazie al calcolo geometrico e aritmetico che è possibile in fisica prevedere lo svolgersi dei fenomeni naturali.
Soluzione: anche la risposta a questo quesito risulta, a questo punto, abbastanza semplice. Geometria ed aritmetica sono applicabili all'esperienza e corrispondono ad essa, perché l'esperienza, come si è visto precedentemente, è costruita ed organizzata dalle forme a priori del tempo e dello spazio, da cui derivano anche geometria ed aritmetica.
In altri termini i fenomeni corrispondono alle scienze matematiche perché sono già organizzati in modo geometrico e matematico.
-> MATERIA = DATI SENSIBILI FORMA = ARITMETICA-GEOMETRIA GEOMETRIA-ARITMETICA
SPAZIO - TEMPO
-> FORMA FENOMENO
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