JOHN LOCKE (1632-1704)

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

JOHN LOCKE 1632-1704

1. VITA E OPERE
Nasce in Inghilterra vicino a Bristol il 19 agosto 1632 (nello stesso anno di Spinoza).
Compì gli studi parte in famiglia, parte ad Oxford; nauseato dalla filosofia, si dedicò con successo alla medicina. Nell’inverno 1670-71 in una discussione con amici si rese conto che sarebbe stato inutile proseguire il dibattito se non si fosse stabilito il valore della conoscenza:si convertì alla filosofia. Alterne vicende politiche gli fecero perdere la cattedra di Oxford. Morì il 28 ottobre 1704.
Negli ultimi anni della sua vita pubblicò le opere principali: due trattati sul governo, “Saggio sull’intelletto umano”, “Lettere sulla tolleranza”.

2. LA DOTTRINA DELLA CONOSCENZA
“Il saggio sull’intelletto umano” è diviso in quattro libri che trattano:

I. Critica spietata alla dottrina cartesiana delle idee innate
PARS DESTRUENS (Abbagnano Fornero pag. 380)

• Contraddice l’esperienza: tali idee dovrebbero essere già presenti nella mente del bambino e del selvaggio.
• Non si può accettarne la verità: non sarà mai possibile verificare il loro valore e non potremmo mai distinguere il vero dal falso perché criterio di verità dell’esperienza.
• Gli argomenti su cui si fonda la teoria dell’innatismo non sono probanti: il “consenso universale” dell’esperienza su certe idee o principi potrebbe spiegarsi anche senza l’ipotesi dell’innatismo, semplicemente spiegando che esiste un’altra maniera di giungere ad esso.

II. Il processo conoscitivo
PARS COSTRUENS

Nel secondo libro esamina il PROCESSO CONOSCITIVO. Alla nascita l’anima è “tamquam tabula rasa” e la conoscenza comincia con l’esperienza sensibile secondo il classico adagio: nihil est in intellectum nisi prius fuerit in sensum.

• idee semplici chiare e distinte
vengono dall’esperienza immediata che può essere:
ESTERNA per il concorso delle sensazioni che percepiscono le qualità primarie (oggettive) o secondarie (soggettive).
INTERNA per gli atti di “riflessione” della mente (es. memoria, discernimento, volontà…).
Le idee semplici si impongono a noi: non possiamo cioè è inventarle né distruggerle; sono i materiali di base di tutta la nostra conoscenza.

• idee complesse
si formano per sintesi delle idee semplici e sono di 3 tipi:
1. di MODI di essere di sostanza (es. idee estetiche,morali, matematiche)
2. di RELAZIONE tra 2 o più cose (es. padre-figlio, maggiore-minore): in particolare studierà la relazione CAUSA-EFFETTO che dunque è un’idea complessa e non semplice!
3. di SOSTANZA: nasce dal fatto che noi constatiamo che alcune idee semplici vanno sempre unite insieme e di conseguenza ci abituiamo a supporre che esista un SUBSTRATO da cui risulterebbero sorrette, sebbene non sappiamo che cosa sia (vedi Kant).

N.B.
Se le idee semplici sono nella mente è perché al di FUORI c’è qualcosa che ha il potere di produrle nella nostra mente. Le idee complesse sono invece una costruzione del nostro intelletto. Locke non se l’è sentita di negare l’esistenza extrasensoriale della sostanza, infatti scrisse espressamente che questo vale per tutte le idee complesse “eccetto per quelle di sostanza”. Ben più radicali saranno Berkeley e Hume.

III. Nel terzo libro tratta del linguaggio ma, date le premesse, l’esito non potrà che essere nominalista. “il generale e l’universale NON appartengono all’esistenza reale delle cose, ma sono invenzioni e creature dell’intelletto, fatte da esso per il suo uso e riguardano solamente segni che siano parole o idee”. (Abbagnano Fonero p.386)
Esaminando varie idee semplici e complesse simili tra loro, riteniamo gli elementi comuni e formiamo nella nostra mente una nuova idea molto più schematica che le rappresenta tutte: l’ESSENZA NOMINALE.

IV. Nel quarto libro esamina il valore della conoscenza. La nostra mente non può conoscere la reale essenza delle cose, ma solo la loro esistenza e l’essenza nominale.
L’uomo mediante un ragionamento basato sul nesso causale può però conoscere l’esistenza del mondo e di Dio.
- M = > noi siamo passivi nelle nostre sensazioni (idee semplici): è pertanto necessario mettere una realtà distinta da noi che sia causa delle nostre sensazioni.
- - => partendo dallo studio degli esseri finiti dobbiamo ammettere l’esistenza di una causa universale che tutto abbia creato (prova a posteriori).
L’esistenza del soggetto pensante è invece la sola che si conosca immediatamente (cogito ergo sum).

3. LA DOTTRINA POLITICA ED ETICA

A) Come Hobbes distingue uno stato di natura e uno sociale.
• Lo stato di natura non è concepito da Locke come uno stato in cui ogni cittadino ha un diritto illimitato su tutto, ma è limitato dalla propria persona: diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà; diritto a punire l’offensore ma non arbitrariamente, piuttosto, secondo ragione e proporzione (diversamente da Hobbes).
• Lo stato sociale è la comunità civile che nasce dall’instabilità nell’esercitare il diritto punitivo. Gli uomini allora di comune accordo stabiliscono leggi che regolino la punizione delle offese e l’uso della forza. Il contratto sociale crea l’autorità, cioè affida ad alcuni cittadini il compito di tutelare i diritti di tutti. Tale contratto (diversamente da Hobbes) non è l’abdicazione dei propri diritti, ma una delega del proprio diritto di difesa all’autorità. Il cittadino conserva sempre i suoi diritti naturali [il contratto sociale comporta solo la rinuncia alla difesa privata e a qualche diritto in vista del bene comune (es. in caso di pericolo anche la vita per la patria)].
Contrariamente a quanto sosteneva Hobbes per L. lo Stato non deve ingerirsi nelle questioni di religione e poiché la fede è una scelta che per sua natura non si può imporre, bisognerà aver rispetto e tolleranza per le diverse fedi religiose.
L’autorità è legittima se usa il suo potere per il bene comune dei cittadini, è tirannica se cura il proprio interesse: in questo caso (diversamente da Hobbes) i cittadini hanno diritto a ribellarsi.
L. teorizzò quella forma di costituzionalismo liberale che si era imposto in Inghilterra con la rivoluzione del 1688.

B) Come per Hobbes l’etica a sfondo empiristico ha sbocchi utilitaristici ed edonistici.

4. CONCLUSIONE

L. fu un uomo moderato.
Senza il Saggio di Locke non sarebbe pensabile il pensiero di Hume e la Critica della Ragion Pura di Kant.

Classe IV

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