Il Problema dell'Etica

Materie:Tema
Categoria:Filosofia

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Testo

IL PROBLEMA DELL’ETICA
(relazione del corso pomeridiano)
Introduzione:
La filosofia affronta molti problemi legati all’uomo e al suo pensiero, ciò nonostante le discussioni inquadrano argomenti differenti secondo il periodo e dell’ambiente storico in cui, i pensatori, vivono. Tuttavia è possibile notare come taluni discorsi vengano affrontati in modo trasversale e incuriosiscano tutti al di là del tempo e dello spazio. Tra questi argomenti c’è l’etica, la quale studia il comportamento umano e le “leggi” a cui esso obbedisce, individuando sia i reali comportamenti, sia quelli che dovrebbero essere.
Per cercare di capire meglio questo discorso è possibile prendere in esame un gruppo di filosofi di diversi periodi storici e vedere come il problema dell’etica venga affrontato in affinità e avversità.
Aristotele
Il primo filosofo ad essere preso in esame è Aristotele, secondo lui: in una visione finalista, il bene, per ogni essere, coincide con il raggiungimento di quell’attività che gli è propria; egli identifica, infatti, la natura come ciò a cui ogni cosa deve tendere, al suo interno, poi, ci sono tanti fini particolari tra i quali ognuno deve identificare il proprio fine ultimo. Inoltre, il bene coincide col vivere in modo razionale, ed è per questo che con cui si parla di etica razionale dunque la virtù coincide con l’agire, in modo razionale, secondo ragione.
Le virtù si dividono in due grandi categorie: etiche e dianoetiche.
Le virtù etiche consistono nel trovare il giusto mezzo tra le azioni (es. tra l’essere pauroso e l’essere impavido, il giusto mezzo è l’essere coraggioso), che consiste nel saper dominare gli impulsi. Esse si acquistano, dunque, con l’esercizio, in quanto non esiste lo spontaneismo etico. La virtù etica per eccellenza è la giustizia, che risulta essere fondamentale.
Le virtù dianoetiche sono, invece, legate alle funzioni razionali dell’uomo e sono l’arte (la quale permette di produrre degli oggetti strutturati in modo utile per l’uomo), la scienza (la quale permette di mostrare le verità eterne), l’intelligenza (la quale permette di saper cogliere i principi caratteristici delle cose), la sapienza (la quale permette di unire scienza e intelligenza) e infine la saggezza (che essendo di livello è la più importante e rappresenta dalla luce della ragione).
In tutto il suo lungo discorso, egli, non dimentica il fondamentale ruolo dell’amicizia, infatti, la perfetta felicità è composta da contemplazione, beni esteriori e presenza degli amici.
Epicureo
Il secondo filosofo ed essere preso in esame è Epicureo, secondo lui: in una visione edonistica, il fine ultimo dell’uomo deve essere il piacere, arrivare cioè a mantenere il livello di soddisfazione, trovando dunque l’aponia o assenza di dolore (cioè l’equilibrio del corpo) e l’atarassia o l’assenza di turbamento (cioè l’equilibrio dell’anima) attraverso l’individuazione dei bisogni e la relativa eliminazione di quelli superflui. Per arrivare a questo bisogna sottostare alle quattro virtù cardinali, la prudenza che serve per scegliere i bisogni, la temperanza che serve per accontentarsi del necessario, la fortezza che serve per non temere il dolore e la giustizia che serve per avere sicurezza e pace. Egli forma, inoltre, un quadrifarmaco composto da quattro regole, medicina dell’anima, che servono per raggiungere il piacere, esse sono:
1. il piacere è possibile per tutti (ma bisogna esser autonomi dagli altri).
2. il male è sopportabile o comunque dura poco (grazie al ricordo della felicità)
3. gli dei non si occupano di noi (non si deve ne temere il loro giudizio, ne chiedere il loro aiuto)
4. la morte non è un problema (perché finché si vive non si incontra e dopo non se ne avrà esperienza).
Diogene
Il terzo filosofo ad essere preso in esame è Diogene, secondo lui: in una visione antiepicurea, era necessario abbandonare tutte le comodità e gli agi della vita e, per questo, fu il primo che munito di mantello e bisaccia girò come un mendicante predicando una ascetismo violento e vanaglorioso. Egli dunque identificava come virtù tutto ciò che era contrario al raggiungimento del piacere. Affermando che volere è potere, formula cinque regole:
1. vivere in solitudine
2. vivere in povertà (rinuncia dei beni materiali)
3. vivere senza proprietà privata
4. vivere in compostezza
5. vivere in natura (visione di amore-perfezione).
Zenone
Il quarto filosofo ad essere preso in esame è Zenone, secondo lui: in una visione naturalista, era necessario vivere seguendo, come comportamento guida, una vita secondo natura (ragione) mediante l’uso della razionalità, perché questo è, dunque, ciò che separa l’uomo dagli animali (che vivono seguendo gli impulsi naturali). La differenza sostanziale, che permette all’uomo di avere un’etica e il controllo sugli animali, sta nel fatto che egli è guidato, appunto, dalla razionalità mentre gli animali sono guidati dall’istinto. In conclusione secondo Zenone è la natura a regolare tutto.
Seneca
Il quinto filosofo ad essere preso in esame è Seneca, secondo lui: in una visione naturalista, era necessario vivere portando il proprio essere a vivere in armonia con l’ordine del mondo, cercando, dunque, (per quanto possibile) di evitare l’insoddisfazione (cioè problema più grave). La virtù rappresenta l’unico vero bene e si oppone diametralmente al vizio, si devono, a tal proposito, evitare tutte quelle attività che non contribuiscono alla virtù perché esse sono fonte di male e non aiutano a raggiungere l’equilibrio di pace interiore. Queste attività sono: la svogliatezza, l’inattività, la passività, l’imbarazzo, l’invidia che portano l’uomo a nascondersi dietro apparenze, e a imbrogliare se stessi e gli altri.
Machiavelli
Il sesto filosofo ad essere preso in esame è Machiavelli, secondo lui: in una visione realista, era necessario vivere con uno scopo e puntare a quello, senza preoccuparsi dei mezzi con cui esso si raggiunge. Il suo dilemma principale riguardava la politica e il suo rapporto con la morale, affermando che se questo è indagato attraverso la verità effettuale, senza, cioè, lasciarsi influenzare da principi teorici, si raggiunge la perfetta realtà in una legge autonoma e non soggetta all’etica comune. Quindi, in questa visione, non è detto che ciò che è giusto per il singolo sia giusto anche per l’intero Stato.
Moro
Il settimo filosofo ad essere preso in esame è Moro, secondo lui: in una visione teorica, era necessario vivere in una città non soggetta alla proprietà privata, ma dove tutti avessero lo stesso grado sociale in quanto si alternavano in modo preciso nei diversi lavori, che tutti dovevano svolgere; così tutti avevano anche molto più tempo libero che si poteva impegnare in attività di svago e divertimento, arrivando, in questo modo, a raggiungere quel giusto equilibro tra lavoro e riposo. In torno al lavoro deve svolgersi, dunque, tutta la vita, anche le vocazioni lavorative, in questo senso, vanno seguite, mutando, se necessario l’ambiente familiare.
Hume
L’ottavo filosofo ad essere preso in esame è Hume, secondo lui: in una visione empirica, era necessario seguire delle regole determinando se la morale trovi fondamento nella ragione o nel sentimento, arrivando alla conclusione che il sentimento prevale sempre e comunque sulla fredda ragione, alla quale spetta tuttavia un importante compito preparatorio. Ma per dimostrare questo è necessario però studiare il comportamento quotidiano umano, non svolgendo un discorso solo teorico su principi astratti. La funzione della ragione appare dunque quella di formulare una teoria partendo da casi particolari, evitando così principi universali su cui non si fondono.
Pascal
Il nono filosofo ad essere preso in esame è Pascal, secondo lui: in una visione razionalista, era necessario scappare la noia attraverso il divertimento, trovando sempre un’attività da svolgere, in quanto la scontentezza umana risiede nel vivere una vita,intrinsecamente infelice, senza impegni e progetti, finendo per generalizzare e appropriare tutta l’umanità di questa dolorosa riflessione sull’esistenza che porta come unico obiettivo la fuga da se stessi. Tutte le attività mondane, dunque, hanno questo come scopo principale. A livello psicologico è necessario tenersi impegnati per distrarsi dal pensiero e dalla paura della morte. Quindi per vivere secondo virtù è necessario vivere rimandando sempre al domani il riposo perché nel presente porterebbe solo dolore.
Kant
Il decimo filosofo ad essere preso in esame è Kant, secondo lui: in una visione antiutilitaristica, era necessario delineare un sistema etico nel quale alla ragione fosse attribuita l’autorità suprema in campo sociale, ritenendo, in tal senso, che le azioni, di qualunque tipo, fossero fondate su un dovere dettato dalla ragione pura e non fossero, invece, considerate morali di per se. Egli descrisse due tipi di prescrizione riguardanti la ragione: l’imperativo ipotetico (che impone un corso di azioni che deve essere seguito per raggiungere il fine specifico) e l’imperativo categorico, appunto, (che è il fondamento della morale). Ogni uomo deve, dunque, agire come se la sua azione dovesse diventare una legge universale. Da questo pensiero etico si deduce la visione dell’uomo nella libertà del singolo individuo in campo morale. Quindi per vivere secondo virtù è necessario trovare la legge etica in se stessi, mediante l’uso della ragione, individuare la buona volontà (se può diventare soggetto pratico) e la buona azione (se può essere universalizzabile) e metterle in pratica. L’etica appare dunque autonoma da tutto, ciò si capisce mediante la visione dei quattro casi che egli stesso ci propone.
Conclusione:
Il problema dell’etica, come si è potuto capire, dopo la lettura del pensiero dei vari filosofi, è un discorso che distacca molto i vari autori, poiché porta ognuno a trarre le proprie conclusioni. Per questo motivo, questo è un problema che ha resistito lungo i secoli giungendo fino ai giorni nostri, perché effettivamente ogni persona (non solo filosofi) ha una propria etica e una propria morale che può accomunarsi o differenziarsi da quelle dei grandi pensatori del tempo, che porta a formulare nuove ipotesi e teorie.
Il problema etico è, dunque, un dilemma destinato a perdurare nel tempo che lo porterà a mutamenti continui.

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