Il Positivismo

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Testo

POSITIVISMO
Con il termine Positivismo ci si riferisce, in senso stretto, alla filosofia di Comte, mentre in senso lato si fa riferimento all’indirizzo filosofico predominante nella seconda metà del XIX secolo. Ancora oggi, la denotazione del termine “positivismo” rimane un po’ controversa: in particolare W.M.Simon, in uno studio importante sull’argomento, fa notare che tra Comte e altri positivisti, ad esempio Spencer, non ci sono analogie di ordine generale e per questo motivo lo studioso propone di riservare il termine “positivismo” alla dottrina di Comte e di denominare, invece, “scientismo” l’atteggiamento di ammirazione per le scienze naturali ed il desiderio di trasferirne i meriti ad altre discipline. Questa proposta non ha avuto successo.
Il termine “positivismo” deriva da “positivo” e questo aggettivo ha, nell’ambito della filosofia e non solo, tre accezioni:
1.può significare “posto”, “istituito”, nel senso in cui si dice “diritto positivo” o “religione positiva”. In questo caso il suo opposto è:
2.”naturale”, che può voler dire “dato”, cioè che ha realtà effettiva, per cui è suscettibile di verifica sperimentale;
3.può indicare un apprezzamento positivo ed a questo apprezzamento viene dato un giudizio affermativo.
Questo termine venne coniato in Francia all’interno della scuola di Saint Simon e significò “ciò che è effettivo”, “ciò che è oggetto di accertamento e di verifica”, secondo il metodo delle scienze sperimentali.
In filosofia, tutto ciò significa che il Positivismo ritiene che l’unica conoscenza valida sia quella fornita dalle scienze naturali e ciò in virtù del loro oggetto, cioè i dati di fatto, ed in virtù del loro metodo, che consiste nella verifica sperimentale e nella formulazione dei risultati della ricerca in termini di leggi universali: per i positivisti contano solo le scienze di fatto e queste assicurano all’uomo sviluppo e progresso (la Grande Guerra farà crollare il mito del Positivismo).
Nella cultura europea dell’Ottocento il Positivismo ha rappresentato, oltre che l’orientamento filosofico dominante, un costume, un’atmosfera, un atteggiamento esteso a tutti i campi dell’attività umana: dall’arte al giornalismo, dalla letteratura agli studi storici e filologici, alla filosofia ed alle scienze. Nato nell’atmosfera culturale creatasi intorno alla prima grande scuola della borghesia industriale francese, L’École Polytechnique, il Positivismo si diffuse in tutta Europa con l’espandersi dell’industrializzazione. Trasferendosi negli altri paesi, però, assunse modalità e toni differenti, a seconda dei vari contesti culturali e filosofici all’interno dei quali fiorì. In Francia si è innestato sul tronco del razionalismo (Cartesio) ed ha risentito del modello dello stato accentrato (Napoleone), finendo per prospettare la costituzione di una società tecnocratica, regolata dall’alto (Comte). In Inghilterra, invece, si è innestato sulla tradizione empirista (Locke e Hume) ed ha manifestato consapevolezza della presenza di limiti insuperabili all’attività conoscitiva, mentre in politica ha continuato la tradizione liberale. In Germania ha assunto, invece, toni materialistici, in contrapposizione e come reazione alla filosofia dell’Idealismo. Infine, in Italia si è ricollegato all’Illuminismo (Cattaneo) ed al Naturalismo rinascimentale (Telesio, Bruno, Campanella).
Per tali motivi, esso è considerato come l’espressione culturale tipica della società industriale, consolidatasi in Europa nel corso dell’Ottocento, un periodo storico che vede emergere la borghesia come classe egemone nella società industriale in formazione.
Sullo sfondo della mentalità positivistica, tuttavia, non si deve porre soltanto il fenomeno dell’industrializzazione, con quanto ne consegue. Ad esso bisogna aggiungere, per comprendere in maniera appropriata la genesi della filosofia “positiva”, il determinante influsso di tre paradigmi culturali:
1.l’Illuminismo, da cui, come osserva Geymonat, il Positivismo recupera la fondazione su base empirica della conoscenza, la fiducia nella ragione;
2.l’Idealismo, che i positivisti erigono a prototipo del tipo di sapere metafisico e dogmatico contro cui la scienza positivamente intesa reagisce;
3.il Romanticismo, di cui il Positivismo condividerebbe, secondo alcuni interpreti, la “divinità” del fatto, configurandosi in definitiva come una filosofia della storia dai toni fortemente “provvidenzialistici”.
Per cui le sue tesi ed i suoi assunti più generali sono i seguenti:
1.privilegiamento del sapere scientifico, senza più cercare nella filosofia il fondamento della scienza, ma, inversamente, fondando la filosofia sulla scienza;
2.contrapposizione di ciò che è reale e “positivo” a ciò che è reputato chimerico ed astratto;
3.persuasione che il mondo è una realtà omogenea, o almeno governata da leggi costanti;
4.interpretazione del sapere in termini evolutivi e profonda fede nell’idea del progresso, cioè completo controllo dell’uomo sulla realtà che lo circonda (la storia stessa mise a nudo il carattere velleitario di una simile utopia).
Pertanto fiducia nella scienza e rifiuto della metafisica accomunano tutti i positivisti, siano essi filosofi di professione o cultori di scienze particolari.
Come abbiamo detto, una caratteristica del movimento in questione è la visione ottimistica del futuro dell’umanità, visto non più come inquinato dall’ignoranza e da tutti i mali da essa derivanti. Si tratta di tematiche già presenti nell’Illuminismo, con una netta differenza però: per gli illuministi erano motivo di critica della società del loro tempo e stimolo a modificarne la struttura, mentre per i positivisti sono motivo di conservazione, cioè di mantenimento dello sviluppo sociale entro una via ormai validamente intrapresa. Un’altra differenza tra illuministi e positivisti riguarda il modello di scienza considerato: la scienza in cui conversero gli interessi degli illuministi era la meccanica razionale, con le sue applicazioni all’astronomia ed alla cosmologia; mentre la scienza presa in maggior considerazione dai positivisti è la biologia, con i suoi legami con la fisica, la chimica e la medicina. Di qui l’esaltazione, da parte dei positivisti, del metodo sperimentale, da essi indicato come metodo galileiano, e lo sforzo di applicarlo alle nuove scienze emergenti, quali la psicologia, la sociologia e la criminologia.
Il Positivismo viene in tal modo a presentarsi come la bandiera dell’anticlericalismo, dell’antioscurantismo, del laicismo, e come tale viene combattuto dalle varie religioni positive. Contemporaneamente, i materialisti dialettici come Marx ed Engels li attaccano a causa del loro rifiuto di riconoscere il valore della dialettica. In effetti, mentre il materialismo dialettico si presenta come ideologia del proletariato, il Positivismo costituisce, invece, l’ideologia della classe borghese, o almeno della parte più avanzata di essa. Proprio perché legato alla classe borghese, esso tenta talvolta di assumere una posizione di compromesso rispetto alle religioni tradizionali, cosa che lo distingue per un lato dall’Illuminismo, per l’altro dal materialismo dialettico. Questa posizione si esprime perlopiù in una qualche forma di agnosticismo, incentrato sulla netta separazione fra l’ambito della scienza e quello della religione, culminante nella tesi che la scienza non può dire alcunché sui problemi di fondo della realtà concernenti in modo specifico le ricerche religiose.

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