Il pensiero di Macchiavelli

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Epistolario:Lettere private alla famiglia tono molto spontaneo (contrariamente agli umanisti lettere idealizzate). Stile vario(beffardo, comico, parla di problemi politici). Lettera a Vettori: Manda lettere a V. dove Macchiavelli parla di politica. M. è in esilio ad Albergaccio manda una lettera parlando della sua vita giornaliera e coglie l’occasione per informarlo che ha scritto “Il Principe”.

Il Principe: Composto forse fra il luglio e il dicembre del 1513 (posteriore la dedica a Lorenzo de Medici e il capitolo finale in cui si esorta qualcuno a liberare l’Italia dai Barbari→è diverso dagli altri per passione). Trattato lucidamente argomentativo. Rapporto con i “Discorsi”, interrotti al cap. 28 del I libro per comporre “il Principe”. Voleva dedicarlo prima a Giuliano de Medici ma poi lo dedica al padre Lorenzo de Medici → Lo zio Leone X era Papa (Leccaculo). Specula principis (Specchi per il principe) sono dei trattati politici simili al “Principe”, in cui però il principe è pieno di virtuosismi (virtù morali, fedeltà…), mentre il “Principe” tratta la “verità” effettuale della politica: a seconda delle esigenze un principe deve essere crudele, mentitore, dissimulatore…
Il “Principe”, trae ispirazione anche dai promemoria (lettere, messaggi che importanti cittadini mandavano ai sovrani con consigli su come amministrare…).
Struttura del “Principe”: Operetta breve e coincisa, ma densa di pensiero. 26 Capitoli. Titoli in Latino. Materia divisa in diverse sezioni: Vari tipi di principato e mantenerlo stabile (Cap. 1/11): Distinzione fra principati ereditari e nuovi (Cap. 2), a loro volta quelli nuovi possono essere misti: o aggiunti allo stato ereditario di un principe (Cap.3), o nuovi del tutto (Cap. 4-5), tutti questi stati possono essere conquistati con la virtù e armi proprie (Cap. 6), con la fortuna e armi altrui (Cap. 7, es. Cesare Borgia), con la scelleratezza, o assolutamente necessaria, o male usata (solo a vantaggio del tirannio) (Cap. 8); Il principato “civile” in cui il principe riceve il potere dai cittadini (Cap. 9); Come si devono misurare le forze dei principati (Cap. 10); Principati in cui l’autorità è religiosa (Cap. 11, es. Stato Pontificio). Problema delle milizie (Cap. 12/14): E’ migliore un esercito di cittadini in quanto difende le proprie terre che un esercito di mercenari che combatte per denaro. Modi di comportarsi del Principe con sudditi e amici (Cap. 15/23): Questa è la parte più radicale e polemica (vedi Specula…). “L’ignavia” è la causa maggiore che ha fatto perdere gli stati ai principi italiani, nella crisi successiva al 1494 (Cap. 24). Il rapporto tra Virtù e Fortuna che deve essere controllata da un politico (paragone del fiume in piena) (Cap. 25). Esortazione ad un principe perché liberi l’Italia dai Barbari (Cap. 26).

Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio: Il nucleo originario dell’opera erano le “Carte Liviane” che erano gli appunti a cui Macchiavelli affidava le proprie riflessioni politiche, suggeritegli dai primi 10 libri della storia (della Roma repubblicana) di Livio. I discorsi dedicati a Zanobi Buondelmonti e Cosimo Rucellai. L’opera è divisa in 3 libri: Iniziative politiche interne a Roma intraprese per deliberazione pubblica (primo Libro), Politica estera di Roma ed espansione dell’Impero (secondo Libro), Le azioni dei singoli cittadini che contribuorono alla grandezza di Roma (terzo Libro). Secondo Macchiavelli gli esempi della storia passata servono per il presente in quanto sono validi sempre. I “discorsi” e il “principe” furono pubblicati postumi (1531). La struttura dei discorsi non è organica, sono solo riflessioni su singoli temi senza una rigorosa architettura generale, contario del “Principe”. Nei discorsi M. lascia trasparire una simpatia per la repubblica e la indica come forma più alta e preferibile di organizzazione dello stato (In uno stato in grave situazione come l’Italia c’era bisogno di un uomo capace di comandare). Pensava che inizialmente in uno stato ci dovesse essere la monarchia per lasciare posto poi in futuro alla repubblica. Nelle due opere è unitaria la sostanza del pensiero Macchiavelliano come unitari è il metodo di indagine.

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