Il discorso sul metodo di Cartesio

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Testo

ALUNNO: CLASSE: II G

TITOLO: Discorso sul metodo
AUTORE: Renè Descartes
EDIZIONE ORIGLINALE: 1637
EDIZIONE LETTA: 2006
CASA EDITRICE: La nuova Italia

Il discorso sul metodo, composto da Cartesio tra il 1619 e il 1637, data in cui avvenne la relazione definitiva, ha come scopo la presentazione di un nuovo metodo.
L’opera fu concepita dal filosofo come introduzione ad un’opera completa, composta anche dalla Diottrica, le Meteore e la Geometria.
Il discorso si divide in sei parti di lunghezza variabile che affrontano ognuno diversi temi relativi al metodo: le premesse, le regole di questo fino ad arrivare all’ultima parte che può essere considerata un capitolo guida.

La prima parte è quella introduttiva. Cartesio comincia a delineare i motivi che lo hanno spinto a scrivere l’opera e attraverso questi racconta anche la sua vita. L’autore, fin da piccolo, aveva studiato lettere e gli era stato detto che per mezzo di queste avrebbe avuto una conoscenza chiara di tutte le cose utili alla vita. Ma questo non accadde, anzi si sentì pieno di dubbi e ancora più ignorante. Cartesio,quindi decise di abbandonare questi studi e di cercare la verità attraverso
l’esperienza e un metodo che aiuti a scegliere le vie da seguire.
Egli non vuole imporre il suo metodo, ma solo esporlo perché è consapevole di poter commettere alcuni errori e proprio le critiche che gli verranno fatte gli saranno più utili per avvicinarsi sempre di più alla verità. Inoltre l’autore incomincia una serie di viaggi che lo aiuteranno a comprendere che non bisogna considerare assolutamente vero ciò che è stato imposto dalle leggi e dai costumi.

Nella seconda parte Cartesio ci informa del suo ritiro in un villaggio della Germania nel 1619 per potersi intrattenere con i suoi pensieri. Egli riflette su come le opere compiute da un singolo siano superiori a quelle realizzate da molti come gli edifici costruiti da un solo architetto oppure le città progettate da un solo ingegnere. L’autore quindi vuole scrivere l’opera utilizzando soltanto le sue opinioni. Però come l’architetto per costruire una nuova città deve abbattere le case vecchie, così il filosofo deve respingere tutte le opinioni che fino a d’ora ha accettato come vere per poi riprendere una per una e accettare solo quelle riconosciute dalla ragione come vere e immutabili.
Per respingere le opinioni false c’è bisogno di un metodo e l’autore sceglie alcuni precetti da seguire sempre:
1) Non credere che nulla sia vero se non è evidente essere tale;
2) Scomporre le difficoltà da esaminare in tutte le parti possibili;
3) Ricondurre con ordine i pensieri;
4) Enumerare in modo completo i pensieri.

Nella terza parte Cartesio espone la sua morale provvisoria che ha deciso di formulare in assenza di una filosofia stabile, così come un architetto quando ricostruisce una casa deve trovare un’ altra in cui abitare nell’attesa. La prima massima della morale è quella di obbedire alle leggi e ai costumi del proprio paese, seguendo anche l’esempio delle azioni dei migliori uomini.
La seconda massima dice di rimanere fermi nelle proprie decisioni, una volta prese, come dei viaggiatori persi in una foresta che dovrebbero seguire solo una direzione senza cambiarla per essere certi di giungere in qualche luogo.
La terza massima afferma che bisogna cercare vincere se stessi piuttosto che la fortuna e cambiare se stessi piuttosto che il mondo.
Ci si deve abituare a considerare che tutto ciò che non dipende dal nostro pensiero non è in nostro potere. Ciò che spinge l’autore a iniziare ad utilizzare il metodo fu il fatto che si era sparsa la voce che egli avesse già trovato una sua filosofia. Così, per essere degno delle reputazione acquisita, Cartesio , nel 1628, si ritira in Olanda dove avrebbe potuto riflettere in tranquillità.

La quarta parte espone la metafisica che Cartesio elaborò.Egli decide di respingere tutto ciò che fosse anche minimamente dubitabile come i dati sensibile che spesso ci ingannano.
Egli trova soltanto una verità assolutamente indubitabile: poiché non si può dubitare che egli stia dubitando, trova il primo principio della sua filosofia “Cogito, ergo sum”.
Avendo ora a disposizione un’ affermazione certa,egli cerca di ricavare da essa in che cosa consiste una certezza e giunge alla conclusione che tutte le cose concepite da noi in modo chiaro e distinto sono vere. In oltre l’autore, essendo consapevole di avere in sé l’idea di qualcosa di più perfetto dell’ uomo è che tale idea essendo perfetta non poteva essere stata concepita da una mente imperfetta, questa poteva essere stata posta nella sua mente solo da un essere più perfetto, Dio. Infatti se l’uomo fosse stato l’unico essere vivente avrebbe avuto il potere di dare a se stesso stello tutte le perfezioni possibili, che non possiede.
Dio,inoltre esisterebbe anche se al mondo non ci fosse traccia della sua presenza, come un triangolo.

La quinta parte è dedicata alla fisica. Cartesio decide di parlare di un mondo immaginario creato da un Dio e governato secondo leggi simili a quelle del nostro.
Egli descrive la terra, le stelle, le montagne, i fiumi, ecc. Poi passa alla descrizione dei cori animati, in particolare dell’uomo descrivendo le sue caratteristiche fisiche e ciò che lo distingue dagli altri esseri. L’uomo viene descritto come una macchina che si muove grazie al calore del cuore.
Il cuore funzione secondo un principio di scambio termico ed è la parte più calda del corpo umano.
Il calore riscalda il sangue che entra nel cuore fino a portarlo a una sorta di ebollizione e il sangue si dilata. Così il cuore si gonfia e fa defluire il sangue nelle arterie.
Se ci fosse una macchina del tutto simile a noni e che imitasse le nostre azioni avremmo due modi certi per dire che questa non sarebbe un vero uomo. In primo luogo perche non sarebbe mai capace di parlare e rispondere a tutto,non avendo un’anima razionale e in secondo luogo perché non sarebbe capace di adattarsi a tutte le circostanze della vita. L’anima dell’uomo è diversa da quella degli animali perché è immortale.

La sesta e ultima parte inizia con la spiegazione dei motivi che avevano portato Cartesio a decidere di non pubblicare il Discorso. Venuto a conoscenza della condanna di Galileo aveva temuto che anche nella sua opera ci potessero essere dati contestabili, nonostante tutte le sue attenzione inoltre se ci fossero state delle opposizioni egli avrebbe perso tempo necessario allo studio.
Infine egli decide comunque di pubblicarla per due motivi:poiché aveva acquistato una certa reputazione voleva che non fosse cattiva; inoltre perché era impossibile progredire nelle scienze senza l’aiuto di altri a causa di un infinità di esperimenti necessari al completamento della sua fisica.

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