Idealismo e Fichte.

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

IDEALISMO
Nel periodo che va dalla pubblicazione della “Dottrina della scienza” di Fichte fino agli scritti del giovane Marx (1795 e prima metà dell’800), la filosofia vive l’ultima sua grande stagione storica e sicuramente l’ultima grande avventura metafisica che si raggoglie intorno ad alcuni autori tedeschi e che prende il nome di Idealismo.
Si sviluppa essenzialmente in Germania ed è legata a tre nomi:
Fichte, Schelling, Hegel.
L’idealismo trova la sua formazione più compiuta in Hegel, per questo definito idealismo assoluto tant’è vero che fino a pochi decenni fa il pensiero di Fichte e Shelling veniva ritenuto funzionale a quello hegeliano e in questo senso oscurato da quello hegeliano nella sua originalità.
Le caratteristiche comuni all’idealismo come movimento filosofico sono:
1. La sistematicità del sapere s il sapere viene esposto come sistema: ogni elemento che compone il sapere e la realtà trova la sua collocazione e relazione con tutti gli altri (come Aristotele).
2. La considerazione della filosofia come scienza assoluta ascienza delle scienze: la filosofiaa è totalizzante, abbraccia tutta la realtà, ogni aspetto della realtà è compreso dalla ragione filosofica.
3. L’idealismo crea un nuovo linguaggio filosofico sia per questo che per la complessità dei complessi, la filosofia idealistica è spesso oscura.
4. Idealismo legato alla lingua tedesca (come la lingua greca ha permesso lo svilupparsi della filosofia) ovvero è la lingua filosofica per eccellenza nel mondo moderno: la Germania e il tedesco sono la versione moderna della Grecia e della lingua greca.
C’è uno stretto legame tra filosofia e linguaggio.
FICHTE
Nasce nel 1762 da una famiglia molto povera e inizialmente non ha la possibilità di studiare. Due episodi segnano la sua vita in modo decisivo: il primo avviene quando ha dodici anni , un ricco signore di Lipsia aveva sentito nel paese di Fichte il sermone di un pastore e gli era talmente piaciuto che la domenica successiva si reca ancora al paese per farsela di nuovo raccontare. Fichte incontra per primo questo signore che gli espone il problema e Fichte gli ripete esattamente parola per parola il sermone. Colpito dal fatto, il ricco signore porta a Lipsia Fichte e gli paga gli studi. Il secondo episodio avviene quando Fichte ha circa trent’anni ed è l’incontro con Kant; Fichte aveva letto la critica della ragion pratica ed era rimasto colpito; scrive a Kant e si danno appuntamento. Fichte porta il suo scritto che piace molto a Kant e gli chiede i soldi per la pubblicazione; Kant rifiuta di fare prestito, però cerca di convincere un editore che vuole pubblicarlo anonimo. Lo scritto ha un enorme successo e tutti credono che lo abbia scritto Kant che però rivela il vero autore e Fichte diventa libero docente all’università di Iena ed inizia l’insegnamento nel 1794. Le sue lezioni hanno grande successo ma soprattutto Fichte diventa famoso grazie ad una serie di conferenze pubbliche nelle quali divulga la filosofia idealistica; queste conferenze sono note come “Lezioni sulla missione del dotto”. Fichte oltre a sottolineare l’importanza della Germania per la rinascita culturale e spirituale europea afferma che “La filosofia che si sceglie dipende dall’uomo che si è”, cioè la nostra personalità è coinvolta nella filosofia. L’idealismo non è un sistema filosofico a cui aderire, ma un qualcosa che coinvolge profondamente l’animo umano. Il nucleo stesso della sua filosofia non può essere ne interamente compreso, ne detto, bensì intuito per “scintille”; Fichte infatti afferma: “Leggete e rileggete la mia opera fin tanto che non scoccherà la scintilla”.
Alcuni scritti di Fichte del 1802 che seguono il suo capolavoro “La dottrina della scienza”, determinano l’accusa di deismo da parte della chiesa luterana e questo interrompe la sua brillante carriera accademica anche se continuerà in parte a scrivere e ad occuparsi di filosofia, filosofia che gli procurerà la rottura ufficiale con Schelling (1803) e l’allontanamento da Hölderlin (maggior poeta tedesco del romanticismo). Culturalmente isolato e in difficile situazione economica muore a Iena nel 1814.
Dottrina della scienza (1800)
La filosofia di Fichte prende le mosse dal pensiero kantiano: vuole essere un approfondimento e un compimento del pensiero di Kant. Dice Fichte: “Kant non ha portato fino alle estreme conseguenze della filosofia trascendentale e quindi il kantismo manca, secondo Fichte, di una fondazione rigorosa e sistematica”. Egli vuole dare fondamento e sistematizzazione, assolute alla filosofia kantiana.
Fichte parte dal problema del soggetto e il rapporto fra soggetto e oggetto (Rivoluzione Copernicana). Secondo Fichte la Rivoluzione Copernicana di Kant pur importante non è riuscita ad eliminare fino in fondo il dualismo soggetto – oggetto. Dal dualismo bisogna risalire ad un’unità fondante. Ogni coscienza per Fichte è sempre anche autocoscienza: non posso essere cosciente di qualcosa senza essere nello stesso tempo cosciente di me stesso come pensante n passaggio da coscienza ad autocoscienza. L’autocoscienza è la coscienza cosciente di se stessa. E’ eliminato il dualismo soggetto e oggetto a livello dell’autocoscienza: rimane il dualismo tra pensiero pensante coscienza come soggetto, e pensiero pensato c coscienza come oggetto a se stesso.
Noi ci mettiamo davanti la coscienza e in questo modo diventa oggetto. Bisogna ricorrere dall’autocoscienza stessa ad un fondamento assoluto.
Irrappresentabile perché è esso stesso il fondamento di ogni rappresentazione
Impensabile I non può diventare oggetto in quanto fondamento di ogni oggettivizzazione
Questo fondamento è: io puro e vi arriva tramite un’intuizione intellettuale e quindi la prima posizione fondamentale di questo io, che è unità dialettica di soggetto e oggetto che precede qualsiasi separazione tra i due, è l’io pone l’io (questo io precede tutto, anche la nostra possibilità di pensare); l’io pone se stesso pil problema è la troppa soggettivazione escludendo l’oggetto.
Questo io puro non si da. Questo io puro però non coincide con nessuna coscienza reale e rimane sospeso in un’astrazione dove sarebbe incoglibile. Questo io si deve determinare ma non più come principio assoluto ma si determina ponendosi di fronte, autoproducendo un limite oggettivo e quindi l’antitesi (io pone io) è l’io pone il non io ovvero pone la produzione oggettiva dell’io. Il problema ora è passare dal livello universale a quello empirico, individuale e quindi è necessario un momento di sintesi tra la tesi l’io pone l’io e l’io pone il non io. In questa sintesi si compie il passaggio e qui l’io appone nell’io io empirici, divisibili e non io empirici divisibili; questo divisibile ; inteso come concreto, individuale, empirico, sono i singoli soggetti concreti (io divisibili) e oggetti concreti (non io divisibili); si passa così dall’universalità alla pluralità. A questo punto anche gli io empirici risulterebbero puralmente passivi: mentre il soggetto per la sua stessa natura è attività libera, i non io (oggetti) non sono altro che ostacoli che l’io stesso produce, che si autopone davanti per il loro superamento, ovvero per un’attività (streben = tendere a ).
Critica al concetto di noumena
Non esiste in quanto nulla può venir dato fuori dalla coscienza perché ogni oggetto è sempre oggetto per la coscienza, se è l'io che produce l’oggetto come sua negazione. L’oggetto per Fichte è solo lo strumento attraverso il quale l’io realizza infinitamente la propria essenza libera in un’unità di pensiero e di azione. In Fichte non c’è separazione tra soggetto teoretico e pratico perché l’io assoluto non è solo il principio reale da cui derivano gli io individuali, ma è anche il termine ideale e morale a cui essi tendono. Oltre alla critica del concetto di “cosa in sé” e nessun oggetto può essere indipendente dalla coscienza; Fichte va oltre la concezione kantiana delle categorie. Pur riconoscendo a Kant il merito di aver concepito l’io non tanto come sostanza ma come attività, dice che Kant non ha portato a compimento questa concezione dell’io come attività libera e autonoma. Le categorie (i trascendentali dell’intelletto) sono si a priori rispetto alla formazione dei concetti però non sono per Fichte radicalmente a priori rispetto ai principi fondamentali della logica: l’attività delle categorie, categorizzazione intellettuale, per volere è necessario presupporre la validità dei principi logici fondamentali. Per Fichte non ci può essere nulla che viene prima della dottrina della scienza, niente che valga al di fuori di esso e quindi la logica stessa deve essere fondata in essa A = A.

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