I filosofi presocratici

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Testo

Elaborato di filosofia

“Il periodo presocratico. Affrontando diverse problematiche filosofiche evidenzia le cause che determinarono il nuovo modo di rapportarsi della ragione con l’esperienza e quali contrasti emersero”.

Nel periodo presocratico , la filosofia greca si trovò principalmente ad affrontare problemi di tipo cosmologico e ontologico, riguardanti cioè l’universo e le problematiche riguardanti l’essere e la realtà. La causa di questa ricerca fu la volontà dei filosofi greci di trovare tramite il pensiero speculativo, un principio, in greco archè, da cui fosse stata originato tutto l’universo, e come questo principio abbia potuto generare ciò. In questa ricerca i vari filosofi si aiutarono abbinando il ragionamento all’ esperienza: Talete, primo filosofo della scuola ionica di Mileto pone come archè l’acqua, come Aristotele scrive, traendo forse tale supposizione dall’osservazione della vita, osservando come dove non ci fosse l’acqua, non ci fossero neppure esseri viventi. Ma altri filosofi, ponendosi lo stesso problema, non poterono risolverlo attribuendo ad un singolo elemento il ruolo di principio: Anassimandro contemporaneo e concittadino di Talete, pose come archè un principio infinito e indeterminato (apeiron) spiegando anche come il principio desse origine a tutte le cose. Anassimandro fa derivare infiniti universi dalla separazione (data da un movimento costante)dell’apeiron. Anassimene, forse discepolo di Anassimandro, spiega l’origine tramite la rarefazione e la condensazione dell’aria, che pone come principio, attribuendogli però due caratteri dell’apeiron di Anassimandro, l’infinità e il movimento.
La scuola di Pitagora, sorta nel 530 a.C. circa, si distaccò dall’identificazione dell’archè con degli elementi fisici, associando bensì il principio al numero, come sostanza regolatrice e legge delle cose.
Ad Efeso intanto, uno dei più grandi filosofi della cultura occidentale, Eraclito detto L’Oscuro, ponendo come principio un elemento, il fuoco, associato al Logos, la Ragione, elaborò la teoria del Divenire immaginando il mondo come un continuo flusso dove tutto scorre (panta rei); “Negli stessi flussi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo”. Questo Divenire si manifesta nella lotta dei contrari, che in realtà sarebbero una cosa sola, che fa scaturire l’energia necessaria alla vita; “L’intero e il non intero, il convergente e il divergente, l’armonico e il disarmonico, si toccano. Da tutte le cose ne sorge una sola e da una ne sorgono tutte”, ”Polemos (la guerra) è il padre di tutte le cose”.
Di tutt’altro avviso fu un altro grandissimo filosofo, Parmenide di Elea. Parmenide sosteneva di aver raggiunto, tramite la ragione la verità, la quale sosteneva che “l’essere è , il non essere non è”. Questa affermazione, che pone l’essere come principio, implica alcuni attributi dello stesso essere: l’essere deve essere pensato, unico perché unica realtà esistente, intero perché in quanto unico niente può dividerlo, immobile perché per muoversi dovrebbe occupare uno spazio vuoto che non esiste, ingenerato perché non può essere stato generato dal non essere (che appunto non esiste).
”Braccio destro“ di Parmenide era Zenone che sostenne molti argomenti contro la pluralità e il movimento, aspetti tipici del Divenire. Tramite ad esempio il paradosso della freccia Zenone afferma che una freccia lanciata verso un bersaglio non si muove mai, in quanto in ogni istante è immobile, ed una somma di immobilità non dà movimento.
Le due correnti, quella eraclitea e quella eleatica , ebbero un tentativo di sintesi colla scuola dei fisici pluralisti, che ebbe come esponenti Empedocle e Anassagora . Questi due filosofi riconobbero come principio più elementi (acqua, aria, fuoco e terra per Empedocle, infinite per numero e per piccolezza per Anassagora), prendendo il nome di pluralisti, a cui attribuivano l’eternità e l’immutabilità dell’Essere parmenideo, ma Empedocle attribuisce loro anche l’incessante movimento ciclico, dove la contesa tra Amore e Odio crea la vita. Anassagora attribuisce invece ad un’intelligenza divina detta Nous, che provoca un turbine dove le infinite particelle (dette omeomerie) simili conoscono quelle dissimili, ovvero dove gli opposti creano la sensazione. E’ quindi con i filosofi pluralisti che arriviamo al concetto nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma.
L’ultimo dei filosofi naturalistici fu Democrito di Abdera. Democrito, distinguendo tra una intelligenza sensibile e oscura e una razionale e genuina, pone come base dell’universo infiniti atomi, ovvero il più piccolo elemento della materia, indivisibile e eterno. Tra loro non esistono differenze qualitative, ma quantitative (ordine, forma, e grandezza). Questa è la teoria materialistica posta come fisicizzazione dell’essere. Nonostante ciò gli atomi hanno come base per la creazione di ogni cosa il movimento, identificato in vortici atomici, che, essendo gli atomi infiniti, creano infiniti mondi similmente alla teoria di Anassimandro. Democrito sostiene inoltre che atomi di diversa consistenza, quasi ignea, formino le cose impercettibili come l’anima.

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