Hegel: vita e opere

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Testo

HEGEL
Hegel nacque nel 1770 a Stoccarda. Seguì con entusiasmo gli avvenimenti della Rivoluzione Francese e Napoleone. Queste vicende influenzarono il suo pensiero in difesa dei principi rivoluzionari della libertà e dell’eguaglianza. Successivamente si orientò verso il conservatorismo, affermando che la Francia della Rivoluzione si è trasformata da uno stato di libertà in un regno del terrore. Studiò con Schelling teologia in un collegio luterano. Fu precettore in case private, divenne professore a Jena, fu poi chiamato all’università di Berlino, e allora cominciò il periodo del suo massimo successo. Morì a Berlino, forse di colera, nel 1831.
Gli scritti giovanili dimostrano un interesse religioso-politico, che nelle opere della maturità si trasforma in interesse storico-politico. Tra gli scritti giovanili ricordiamo: La vita di Gesù, La positività della religione cristiana, Lo spirito del cristianesimo e il suo destino.
Il primo scritto filosofico pubblicato è la Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, nel quale Hegel si pronuncia in favore dell’idealismo di Schelling.
La prima grande opera di Hegel è la Fenomenologia dello spirito, seguita da l’Enciclopedia delle scienze filosofiche, che è la più compiuta formulazione del sistema di Hegel.
Hegel vorrebbe che si realizzi una rivoluzione nelle istituzioni sociali, che dovranno essere fondate sull’eguaglianza, come conseguenza di una maturazione avvenuta all’interno della coscienza del popolo.
Negli scritti giovanili Hegel esalta la religione cristiana come la religione più completa, più alta. Nell’ebraismo era forte la scissione tra uomo e Dio, il Dio ebraico è un Dio trascendente, al di sopra di tutto, lontano, distaccato, superiore. Nel cristianesimo invece Dio si fa uomo attraverso Cristo, e in tal modo si realizza la fusione tra uomo e Dio, ossia tra finito e infinito. Il Dio ebraico, inoltre, è un Dio giustiziere, e non misericordioso.
Hegel aggiunge però che il cristianesimo si è degenerato con l’organizzazione della Chiesa. Egli critica le strutture cristiane che si sono affermate dopo la morte di Gesù, poiché in esse è sparito il senso profondo del messaggio religioso di Gesù. Gesù infatti ha predicato l’amore e la fratellanza; le Chiese invece hanno costruito una religione positiva, ossia determinata attraverso leggi morali e precetti esteriori.
L’idealismo di Hegel è detto “razionale-speculativo”, poiché alla fine di ogni momento dialettico si realizza sempre un guadagno. Hegel elabora una dottrina filosofica che spiega la totalità delle cose e che per questo è detta “sistema”.
Le tesi di fondo dell’idealismo di Hegel, i capisaldi del suo sistema sono: la risoluzione del finito nell’infinito, l’identità fra ragione e realtà, la funzione giustificatrice della realtà attraverso la filosofia. Con la prima tesi Hegel intende dire che la realtà non è un insieme di sostanze autonome ma un organismo unitario in cui tutto ciò che esiste è finito ed è parte del tutto che è l’infinito. Il finito dunque non esiste come tale, ma solo come espressione parziale dell’infinito. Mentre per Spinoza l’Assoluto è una sostanza statica che coincide con la natura, per Hegel si identifica invece con un soggetto spirituale in divenire, di cui tutto ciò che esiste è momento, è tappa di realizzazione. La realtà si configura come un processo di auto-produzione.
Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà è l’idea.
La massima di Hegel è: tutto ciò che è razionale è reale; tutto ciò che è reale è razionale. Ciò significa che la realtà può interamente essere spiegata razionalmente e vi coincidenza tra essere e dover essere, tra pensiero e essere.
La realtà è formata da una serie di gradi o momenti che rappresentano ognuno il risultato di quelli precedenti e il presupposto di quelli seguenti. Il compito della filosofia consiste nel prendere atto della realtà e nel comprendere le strutture razionali che la costituiscono.
Ma a dire com’è il mondo la filosofia arriva sempre troppo tardi, poiché sopraggiunge quando la realtà si è già formata. Essa è come la “nottola di Minerva”, un uccello che inizia il suo volo sul far del crepuscolo, cioè quando la realtà è già bell’e fatta. Dunque la filosofia non può determinare la realtà, ma solo giustificare razionalmente ciò che esiste. Hegel ritiene che la realizzazione dell’Assoluto passi attraverso tre momenti: l’idea in sé (l’idea che non si è ancora realizzata concretamente), l’idea fuori di sé (la natura che si estranea, si aliena nelle realtà spazio-temporali del mondo), l’idea che ritorna in sé (lo spirito, cioè l’idea che, dopo essersi fatta natura torna presso di sé). Ciò che concretamente esiste nella realtà è lo spirito (la sintesi), il quale ha come condizione la natura (l’antitesi) e come programma l’idea pura (la tesi). A questi tre momenti strutturali Hegel fa corrispondere le tre sezioni in cui si divide il sapere filosofico: la logica, la filosofia della natura e la filosofia dello spirito. L’Assoluto è per Hegel divenire, e la legge che regola tale divenire è la dialettica.
Hegel distingue tre momenti del pensiero: astratto o intellettuale, dialettico o negativo-razionale, speculativo o positivo-razionale. Il pensiero dapprima si ferma alle determinazioni della realtà, poi le mette in rapporto con le determinazioni opposte, poi coglie l’unità delle determinazioni opposte e le ricompone. La dialettica consiste quindi nell’affermazione di un concetto astratto e limitato, che funge da tesi, nella negazione di questo concetto e nel passaggio a un concetto opposto, che funge da antitesi, nell’unificazione dell’affermazione e negazione in una sintesi. La dialettica ha un significato ottimistico, poiché il negativo sussiste solo come un momento del farsi del positivo.
Hegel contesta varie filosofie precedenti.
Critica Fichte poichè il suo processo del divenire è come una retta: nel momento in cui si limita non riesce a superare tale limite, il non-io, lo allontana solamente, dunque la sua filosofia non porta ad alcun fine, non si realizza mai. Essa è “quella notte in cui tutte le vacche sono nere”. Per Fiche il non-io è una realtà esterna che ha bisogno dell’io per realizzarsi. Critica Schelling poiché la sua filosofia è come un punto: da qualsiasi parte lo si guardi è uguale (realtà=unità indifferenziata di natura e spirito). Per Hegel la realtà di Schelling era vuota perché non giustificava i suoi contenuti e li appiattiva.
Nella filosofia di Hegel lo spirito supera il suo limite. Questa filosofia può essere rappresentata come una spirale, infatti: tesi e antitesi si ritrovano nella sintesi, che a sua volta la tesi di un’altra antitesi, dunque di un nuovo processo triadico.
Hegel critica la ragione degli illuministi, una ragione empirica che serve a spiegare il fenomeno. Per Hegel la ragione è Assoluto, è l’idea platonicamente intesa come eidos, come forma; in termini cattolici l’idea è Dio. Gli illuministi inoltre consideravano la realtà come un insieme di parti indipendenti le une dalle altre.
Critica Kant, poiché la realtà di Kant è dualisticamente intesa, mentre Hegel intende superare la frattura tra fenomeno e noumeno. In Kant l’essere non si adegua mai al dover essere, il reale non coincide con il razionale.
Hegel contesta i romantici per il loro pessimismo e individualismo e per il primato che essi attribuiscono al sentimento, all’arte, alla fine. In Hegel c’è la sintesi di due concezioni filosofiche, quella dell’essere statico di Parmenide e quella del “panta rei” di Eraclito perché il concetto che Hegel ha della realtà è quello di un Essere dinamico.
LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
Quest’opera nacque come opera a parte ma fu poi inserita nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche. La fenomenologia è la storia romanzata della coscienza, che attraverso contrasti, scissioni, infelicità e dolore, esce dalla sua individualità e raggiunge l’universalità.
L’intero ciclo della fenomenologia si può riassumere in una figura: quella della coscienza infelice, che non sa di essere tutta la realtà perciò si ritrova scissa in differenze, opposizioni o conflitti dai quali è dilaniata. La Fenomenologia è la strada che lo Spirito percorre per realizzarsi, per divenire. L’itinerario fenomenologico consiste di 3 tappe: coscienza, autocoscienza e ragione.
Prima tappa: coscienza
La coscienza è il primo rapporto che l’uomo ha con la realtà e si realizza tramite la certezza sensibile, la percezione, l’intelletto.
Nel primo momento il particolare appare come verità relativa, che dipende da chi la considera; nel secondo momento si passa all’universale, dunque la verità diventa assoluta. L’intelletto dà l’unità tra particolare e universale. Infine la coscienza comprende che l’oggetto dipende da se stessa, e così la coscienza diventa autocoscienza.
Seconda tappa: autocoscienza
Secondo Hegel l’uomo è autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un’altra autocoscienza, e ciò avviene dopo un momento di lotta, di sfida.
Ogni autocoscienza, pur di affermare la propria indipendenza, deve essere pronta a rischiare la propria vita. Nella lotta una delle due autocoscienze mette a rischio la sua vita e, con la vittoria, diventa padrone. Al contrario l’altra ha temuto la morte e per non perdere la vita ha accettato la sua condizione di servitù, di dipendenza dal padrone. Il padrone usa il servo e gode dei suoi servizi.
Ma a questo punto si sviluppa una dialettica che rovescia i ruoli: il padrone diventa servo del servo e il servo diventa padrone del padrone. Il padrone dipende dal lavoro del servo, il lavoro fa crescere l’uomo, gli dà superiorità.
Questa prima trama concettuale finisce con l’indipendenza del servo dalle cose e con la dipendenza del padrone dalle cose.
Così l’autocoscienza giunge a piena consapevolezza attraverso lo stoicismo (che esortava l’uomo a essere libero dalle passioni e a vivere nascosto, lontano dal mondo, e riteneva che non esiste una verità assoluta), lo scetticismo (che esortava l’uomo all’indifferenza nei confronti delle cose del mondo), e la coscienza infelice (Dio è tutto, l’uomo è nulla, vi è una frattura tra uomo e Dio, tra finito e infinito, come per es. nel caso di Petrarca, nel Medioevo).
Terza tappa: ragione. L’uomo supera la frattura tra sé e Dio quando si rende conto che il Dio da cui egli si sente attirato è nelle cose (panlogismo). Dio non è trascendente ma immanente.
La ragione si divide in: ragione osservativa(Rinascimento), ragione attiva (attraverso il piacere(Faust), la legge del cuore (Rousseau) e attraverso la virtù (Robespierre)).
ENCICOLPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE
LA LOGICA
La Logica è lo studio della struttura dell’Assoluto. Per Hegel logica (studio del pensiero) e metafisica (studio dell’essere) sono la stessa cosa, poiché pensiero e essere coincidono. Hegel vuole dimostrare come partendo da concetti elementari e astratti si giunge a concetti complessi e elaborati.
Le tappe della logica sono:
ESSERE: Inizialmente l’essere di Hegel è astratto a tal punto da poter parlare di vuoto perché parliamo di un essere indeterminato che è tutto e niente. L’Essere contrappone alla sua indeterminatezza concetti determinati fino a quando diviene determinato, concreto.
ESSENZA: L’uomo vuole sapere cosa c’è sotto la superficie dell’Essere, vuole conoscere l’Essenza, vuole conoscere il proprio fine. In questa parte della logica vanno inseriti i principi di identità e non contraddizione che per Hegel sono i punti di vista dell’intelletto.
CONCETTO: E’ l’io penso che si autocrea e autocreandosi crea tutte le determinazioni logiche. E’ dapprima soggettivo, poi oggettivo, infine è idea, ossia unità del soggettivo e oggettivo.
Il concetto come oggettività costituisce le categorie fondamentali della natura: meccanismo, chimismo e teleologia.
IDEA: concetto che si è pienamente autorealizzato. Nella sua forma immediata l’idea è vita, nella sua forma mediata è il conoscere. L’idea ci dà la conoscenza di tutte le cose.
FILOSOFIA DELLA NATURA
Nel momento in cui l’idea si aliena da sé nasce la natura, che è determinazione dell’Assoluto, vista in senso finalistico, nel senso che essa è finalizzata al progresso.
La deduzione del mondo della natura si attua per 3 gradi: meccanica (spazio, tempo e luogo), fisica (materia individualizzata che si attua attraverso luce, peso specifico, calore, elettricità), organica (si divide in natura geologica, natura vegetale e natura animale).
FILOSOFIA DELLO SPIRITO
Lo spirito si divide in spirito soggettivo, spirito oggettivo, che diventano, nella sintesi, spirito assoluto.
Le tappe dello spirito soggettivo, ossia l’uomo con le sue facoltà, sono: antropologia, che studia l’anima (infanzia-giovinezza-maturità), fenomenologia, che studia le tematiche che dalla coscienza portano all’autocoscienza, e psicologia, che studia lo spirito teoretico, pratico e libero.
Lo spirito oggettivo è l’uomo che si organizza in istituzioni sociali, e si esplica nel diritto, nella moralità (volontà che si manifesta nell’azione), nell’eticità (sintesi del diritto e della moralità che realizza il bene attraverso la famiglia, la società e lo Stato).
Lo Stato di Hegel rappresenta il momento culminante dell’eticità, la ri-affermazione dell’unità della famiglia al di là della dispersione della società civile. Lo Stato non è fondato sugli individui ma sul concetto di un bene universale. Pur essendo sovrano, esso non è dispotico, ma viene organizzato attraverso la suddivisione tra tre poteri: legislativo, governativo e monarchico.
Lo spirito assoluto è lo spirito che si autoconosce attraverso 3 tappe: nell’arte, che presenta la verità sotto forme sensibili, nella religione, quando l’assoluto si trasferisce dall’oggettività dell’arte all’interiorità del soggetto, nella filosofia, in cui si unificano l’arte e la religione
L’arte si suddivide in orientale (squilibrio tra forma e contenuto), classica (equilibrio tra forma e contenuto), e romantica (nuovo squilibrio tra forma e contenuto, gli artisti sono tormentati da conflitti interiori); la religione si suddivide in orientale, greca e cristiana; la filosofia si suddivide in greca, cristiana medievale, germanica.
La filosofia, che è comprensione dell’Assoluto, chiude il ciclo cosmico. La filosofia giunge a compimento nella filosofia di Hegel, e questo è uno dei limiti di Hegel.
Parlando di storia Hegel afferma che essa è governata dall’Assoluto, che si manifesta nelle azioni degli uomini; la storia è la realizzazione dello spirito che diviene. Il fine ultimo della storia del mondo è la realizzazione della libertà dello spirito, e questa libertà si realizza nello Stato. La storia ha come suo momento strutturale la guerra. Hegel attribuisce alla guerra non solo un carattere di necessità e inevitabilità, ma anche un alto valore morale. La guerra conserva i popoli dalla fossilizzazione alla quale li ridurrebbe una pace perpetua e duratura.
Tutto accade necessariamente, ogni evento ha un suo valore e una sua giustificazione.
Parlando di diritto Hegel afferma che il diritto è la tesi, la colpa è l’antitesi, la pena è la sintesi. Il diritto non nasce in uno stato di natura (Hobbes.: homo homini lupus), ma solo all’interno di una società.
I seguaci di Hegel si suddividono in destra hegeliana, che vogliono continuare a seguire alla lettera ciò che Hegel aveva detto, e sinistra hegeliana, che continua ad analizzare ciò che Hegel aveva detto per poterlo comprendere a fondo.

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