Hegel: la dialettica e la filosofia dello spirito

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Testo

E’ la massima espressione dell’idealismo tedesco. Nasce nel 1770 e studia nel liceo religioso Stift di Tubiunga, dove conosce Schelling oltre che ad altri esponenti della Rivoluzione Francese. Vede in Napoleone la concretizzazione dello spirito del mondo. Fa carriera politica ed accademica prima in Svizzera poi in Germania ed infine diventa professore nell’università di Heidelberg. Muore di colera nel 1830.
Le prime opere sono a carattere prettamente religioso che si riferivano alla vita del Cristo in riferimento al tutto. Queste opere furono studiate solo dolo il ‘900 quando si comprese che esisteva già nello stift una matrice hegeliana importante.
Riprenderà in seguito il discorso religioso parlando del perché e il per come il Cristianesimo so sia sviluppato.
Analizza dapprima la religione Greco-Romana: rappresenta l’ideale di Bellezza ed armonia dove l’uomo ed il dio convivono essendo partecipi delle reciproche vite, è quindi una religione svincolata da un testo preciso, quindi non legata a dogmi ma all’interiorità ad allo stretto legame diretto con il dio. Nella religione Ebraico - Giudaica questa armonia si è persa dato che rompe anche il rapporto uomo\dio. Il Dio ebreo è dio di guerra che costringe la natura ad operare contro all’uomo che è terrorizzato quindi dal Dio. Con ciò si era creata un conflitto tra Uomo e dio e tra l’Uomo e la Natura. Il recupero dell’armonia lo si ha con il cristianesimo che attraverso il sacrificio di Cristo fatto per amore degli uomini, riprende il rapporto Uomo\Dio perso con l’Ebraismo. L’uomo si sente immerso nell’armonia come bellezza. Il rapporto rimane in Cristo stesso, da cui prende corpo l’istituzaione della Chiesa che tuttavia è solo da una malainterpretazione delle sacre scritture, è cioè che gli apostoli rappresentino la nascita di un’organizzazione ecclesiastica. Per lui infatti il cristianesimo si ferma con Cristo.

Dialettica

La dialettica è la legge che regola il divenire che rappresenta la legge ontologica di sviluppo della realtà e la legge logica della comprensione di essa. Hegel non offre un metodo sistematico per la dialettica ma si limita ad utilizzarla nei diversi settori della filosofia.
Divide il pensiero in tre momenti 1) l’astratto o intellettuale 2)il dialettico o negativo-razionale 3) lo speculativo o positivo-razionale.
Il momento astratto è il primo gradino più basso della ragione. E’ quello per cui il pensiero si ferma alle determinazioni rigide della realtà, limitandosi a considerarle nelle loro differenze reciproche e secondo il principio di identità e di non contraddizione
Il momento dialettico consiste nel mostrare come tali determinazioni esigano di essere relazionate con altre determinazioni. Infatti è indispensabile procedere oltre il principio di identità e mettere in relazione le varie determinazioni con le determinazioni opposte, poiché, riprendendo Spinosa, è chiaro che quando si viene a dare una definizione, si dichiara implicitamente cosa essa non sia e dunque risulta evidente come ogni determinazione chiami la sua opposta.
Il momento speculativo consiste nel ogliere l’unità delle determinazioni opposte, ossia nel rendersi conto che tali determinazioni sono aspetti unilaterali di una più alta realtà che li ri-comprende o sintetizza entrambi. Si scopre quindi che la realtà vera non è né l’unità in astratto né la molteplicità in astratto, bensì l’unità che vive solo attraverso la molteplicità.

La dialettica consiste quindi 1) nell’affermazione di un concetto astratto e limitato che funge da tesi 2) nella negazione di tale concetto come alcunché di limitato o finito e nel passaggio ad un concetto opposto che funge da antitesi 3) nell’unificazione della precedente affermazione e negazione in una sintesi positiva comprensiva di entrambe. Sintesi che si configura come riaffermazione potenziata della tesi ottenuta tramite la negazione dell’antitesi. Con il termine Aufhebung Hegel intende esprimere l’idea del superamento dovuto a questa riaffermazione, che permette di togliere l’opposizione e conservare la verità della tesi, dell’antitesi e della loro lotta.
La dialettica rappresenta la crisi del finito e la sua risoluzione necessaria nell’infinito.
La dialettica ha un significato globalmente otti9mistico perché essa ha il compito di unificare il molteplice, conciliare le opposizioni, pacificare i conflitti, ridurre ogni cosa all’ordine e alla perfezione del Tutto.
Mentre nei gradi intermedi della dialettica prevale la rappresentazione della spirale, poiché ogni si9ntesi è tesi per un’altra antitesi, nella visione complessiva e finale del sistema prevale la rappresentazione del circolo chiuso, che soffoca la vita del Geist, dando al suo progresso un termine, al di là del quale ogni attività creatrice si annulla perché, avendo lo spirito pienamente realizzato se stesso, non gli restaa che ripercorrere il cammino già fatto.

La circolarità della dialettica perchè partendo dalla tesi e arrivando alla sintesi,essa è l’inveramento dalla tesi.E’ anche a spirale perché ogni volta che fai un processo conoscitivo fai un gradino in alto rispetto alla partenza, quindi vai su a spirale circolarmente.
Hegel si oppone a un certo tipo di illuminismo, che prima aveva accettato, ma poi sostiene che hanno fatto la scissione ragione realtà. La ragione era diventata giudice della realtà e dunque non avevano colto il legame razionalità ragione. Anche Kant aveva avuto dei limiti. Non trova accordo tra fin e infinito. Da una parte c’è il modo dall’altra il principio primo. Poi c’era una spinta morale di dover essere che tuttavia non era mai raggiungibile, priva di concretezza. La morale kantiano così doveristica è astratta, non si può agire senza contenuto:devo sapere cosa sia il bene, il fine della mia azione, altrimenti rimango solo nell’idealità. Critica Fichte e Shelling.Il primo tacciato di cattiva infinità perchè il processo dialettico fictiano era un processo che non di realizzava compiutamente perchè la sintesi era solo il superamento dell’opposizione e non implicava il “togliere conservare”, non era l’inveramento della tesi. Questa dialettica è una tensione che non arriva a nuove conoscenze.
Per Shelling (Fenomenologia dello spirito) dice che l’assoluto indifferenziato è assurdo. E’ la valle buie dove tutte le vacche sono nere. Perchè in Shelling manca il valore del negativo, dell’alterità , dell’alienazione, che sono fondamentali in 1 processo conoscitivo.

FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

Opera del 1807. Titolo:in contesto hegeliano è la storia e le tappe che compie lo spirito per arrivare alla consapevolezza di sé e del sua ruolo alla base della realtà, è la storia romanzata della coscienza che diventa ragione (lo dice LUCACH).
Avviene attraverso TESI ANTITESI SINTESI
Tesi: Coscienza Antitesi: Autocoscienza Sintesi: Ragione
E’ un opera pesissima per la comprensione, perchè nell’introduzione si fa riferimento a spinosa, visto come esempio della fenomenologia dello spirito. Anche lui aveva operato attraverso un processo triadica, spiegando rapporto finito infinito, facendo della sostanza l’aspetto fondamentale per la comprensione della realtà , che le dava motivo d’essere. Spinoza è il padre spirituale della sua concezione filosofica. Se la sostanza spinoziana si manifesta coi modi, così la ragione non può che manifestarsi nella realtà.
La coscienza è il porsi iniziale dello spirito non ancora consapevole. Si sviluppa in 3 tappe: certezza sensibile: è quel momento in cui la coscienza viene a rapportarti all’alterità e è legato al dato sensibile. E’ il risvegliarsi della coscienza nei confronti di una realtà esterna. Mi garantisce l’esistenza di una realtà esterna:crea rapporto sogg\ogg. Si rende consapevole solo con la certezza sensibile (Qui ed ora!) individuo differenza tra me e l’altro da me.
Si approfondisce nella Percezione che è il tentativo dopo la sensibilità, di riunire queste esperienze sensibili in una contesto caratteristico, quindi ci siamo perchè io voglio dare caratteristiche alle tante esperienza per riunirle sotto l’aspetto dei dati esteriori. Unisco tutto ciò che è bianco e granuloso nella realtà bianca e granulosa. Sono caratteristiche esteriori, ma comunque unisco il particolare sotto l’universale. Parto dalla sensibilità per cercare di uscirne e giungerà ad universalizzare i dati. Ma se ho davanti a me zucchero e sale (bianchi e granulosi) non so dire che uno è dolce e l’altro è salato!Gli ho uniti ma non ho trovato la differenza distintiva tra l’unificazione della certezza esteriore. Per arrivarci dobbiamo capire diversificatrice con l’intelletto che è un separatore perchè pone l’elemento che diversifica realtà anche simili, ma diverse per la forza che le distingue.
Il processo del Geist è tutto ciò che accade nella realtà attraverso un processo dialettico triadico, perchè il divenire è del Geist, ma visto che lui è alla base della realtà, anche la realtà si evolverà attraverso un divenire dialettico. La dialettica dunque non è solo lo strumento del conoscere ma è anche il metodo con cui si manifesta il Geist e dunque la realtà. E’ perciò alla base del Geist. Nel momento in cui l’intelletto agisce separa la coscienza dalle diverse realtà, che diventa autocoscienza perchè si rende consapevole dell’esistenza di altre autocoscienza e fa diventare le realtà dunque autocoscienze, perchè solo nell’alterità è possibile un processo conoscitivo.

13 OTTOBRE 2004

La prima tappa parte dalla coscienza inconsapevole che man mano si rende conto della realtà esterna attraverso percezione, intelletto e forza. Infatti parte dal qui ed ora per arrivare a raggruppare i diversi particolari nell’universale anche se diversi per aspetto esteriore.
Quando opera così significa che ha già creato l’intelletto, che separa una realtà dall’altra.
L’autocoscienza è quando i vari aspetti della realtà prendono consapevolezza di sé, come la coscienza messa di fronte alle altre autocoscienze. Dunque la realtà è una molteplicità di autocoscienze, derivate dalla consapevolezza di sé nei confronti dell’altro.
Succede che ogni autocoscienza cerca di prevalere sulle altre, quindi c’è un conflitto, perché si limitano a vicenda (idealismo superare alterità), e poi perchè non tutti siamo allo sesso livello : forte e debole. La forte è quella che è riuscita ad operare un percorso di consapevolezza maggiore, è più sviluppata rispetto alla consapevolezza sviluppata dalle deboli. In questo scontro le forti hanno il sopravvento e rischierebbe di sopraffare la debole, uccidendola. Per paura della morte e per aver salva la vita si dichiara serva della forte e si crea il rapporto servo\padrone. Per Hegel la storia è il divenire dello spirito, e dunque individua questa situazione nel medioevo, quando il feudatario si faceva servire dai servi, autocoscienze deboli. Riassumendo sono in lotta per: tendenza a superare l’altra che rappresenta il suo limite (idealismo è la filosofia della libertà); la divisione in autocoscienze non è omogenea e dunque quelle più forti, con percorso maggiore di auto-consapevolezza, voglio prevalere sulle deboli, come i feudatari possiedono tutto compresa la vita delle deboli che sono i servi che si sono dichiarati tali per aver salva la vita. E’ sia il padrone in senso materiale, ma è anche la cultura predominante che in un periodo si impone sulle altre schiacciandole.(n.b. L’autocoscienza ce l’hanno tutte le cose, ma si manifesta solo in quelle che hanno spirito, dunque nell’uomo che da valore alle realtà esterne, perchè, essendo una filosofia trascendentale, e dunque lo spirito come principio primo che va operare la razionalità per analizzare la realtà materiale). Quando però la forte possiede tutto non ha più nulla con cui confrontarsi, non avendo più alterità. L’unico che continua ad acquisire consapevolezza con il lavoro per qualcuno altro, lavoro dato che non possiedo nulla, fino al punto in cui il servo può diventare padrone anch’esso. E’ il divenire dalla storia, degli stati, del tutto. Quando qualcosa raggiunge il max non ha più nulla da migliorare e decade, per lasciar posto ai servi, che diventano la forza dominante. Questa filosofia del negativo mette in luce l’altro e il bisogno di confrontarsi.
Infatti dopo il feudalesimo nascono i comuni, che ovviamente fanno emergere quelli che erano stati svantaggiati nel feudalesimo e che durante questo periodo avevano acquisito sempre maggiore consapevolezza. Cosa fa il servo ora che ha acquisito consapevolezza, e cosa gli manca per continuare la ricerca? La libertà ! Così ripercorre le tappe già deposte nello spirito per ricercare la libertà, e guardando il passato, ripercorre le tre tappe del terzo stadio dell’autocoscienza.
Per la ricerca della libertà e guarda se quei modelli usati nel passato che sono già presenti nello spirito possano avere una validità nel presente con aspetti positivi. Valuta l ricerca attuata dallo Stoicismo, che la ricercava a livello personale. Per esempio Catone e Seneca che avevano trovato la libertà dentro di sé. L’uomo trovava la libertà anche se in catene! Guarda il suicidi come affermazione della propria libertà interiore che non dipende dalla libertà esteriore. Tuttavia per la coscienza odierna non potrebbe accettarla: che senso ha parlare di libertà se non posso concretizzarla con le azioni? Quindi questa meravigliosa libertà stoica è inutile!L’uomo è libero se può operare nella realtà proclamando la sua libertà.
Passa allo Scetticismo che ricercava la libertà, ma né Pirrone né Carneade avevano trovato l’elemento che permettesse di trovare la Verità, applicando l’ EPOQUE, che non identificava nemmeno la realtà figuriamoci la libertà!

Lunedì 18 ottobre 2004

Ecco quindi che dopo il tardo ellenismo si approda al Cristianesimo, che è la ricerca libertà. E’ una religione che rappresenta l’evoluzione della Giudaica che vedeva Dio come giudice, della guerra, il punitore. Così si era creata separazione uomo – Dio attraverso il patto, quindi no libertà.
Col Cristianesimo si recupera finito – infinito, e si parla di un Dio incarnato che permette al dio personificato di risultare limitato anche se divino e quindi lontano dall’uomo che se ne accorgono col sepolcro vuoto, dunque la libertà si individua con un sistema non praticabile fino in fondo. Da questo non conoscere nasce la devozione medioevale, così intensa da arrivare alla auto flagellazione, visto come tentativo di arrivare alla libertà. Così però si è arrivati alla coscienza infelice: la ricerca della libertà proiettata al divino rende l’uomo (la coscienza) infelice perché si rende conto dell’impossibilità di rendere il divino l’oggetto della sua ricerca, dato che è esterno alla sua realtà. Così la coscienza si ripiega su se stessa per cercare in sé il principio di libertà primo, e quando fa ciò, l’autocoscienza diventa ragione e quindi si comprende come Geist principio a fondamento del tutto. Dio non è più visto come quid che ci fa comprendere tutto il resto della realtà, perché lo fa ola ragione. Da qui ci sarebbe la ragione ma ne parliamo con la logica non ora nella fenomenologia dello spirito.

Schema fenomenologia:
Percorso attraverso cui il Geist prende gradualmente coscienza di sé attraverso delle tappe.

Coscienza
E’ il momento in cui lo spirito si pone. Inizio percorso per conoscere sé e l’alterità. Inconsapevolezza di sé. Si sviluppa con:
1) Qui e ora. Prende consapevolezza ma è legata al momento della sensazione con l’altro.
2) Percezione. Non faccio altro che unificare gli oggetti sensibili in un universale in funzione di
qualche loro caratteristica esteriore.
3) Intelletto. Separa perché ricerca qualità oggetti per non confonderli solo per l’uniformità del
dato visibile (sale diverso da zucchero anche se simile esternamente. Ritrova le caratteristiche
dei singoli fenomeni distinguendoli, permettendo lo sviluppo dell’autocoscienza in funzione
del notare l’altro da sé.
Autocoscienza
Con la creazione delle autocoscienze si crea un conflitto tra autocoscienze perché ci sono quelle forti e quelle deboli, in funzione del loro grado di consapevolezza e quindi di gestione della realtà. Così nascono il servo-padrone. Ma così la debole rischia di essere schiacciata che per non morire (paura della morte) si dichiara serva di quella forte come in feudalesimo. Ma poi la forte non ha più opposizioni e quindi non cresce più e decade. Ma così la debole che non ha nulla e che lavora per il padrone e quindi si confronta con l’alterità e acquista forza a discapito del padrone, ribaltando prima o poi la situazione. Il servo diventa la nuova coscienza filosofica, ma come tale ricerca la libertà che era ciò che le mancava quando era servo. Inizia quando capisce di aver sostituito la filosofia precedente, e ripercorre la tappe già deposte nello spirito. Quindi la ricerca passate dello spirito possono avere validità nel presente?
Quando analizza il cristianesimo (medioevale), dice che vive più che nel reale in Dio, che è irraggiungibile dalla coscienza, che il questa inutile tensione si lacera e diventa infelice (medioevale). Decide così di ripiegarsi in sé per trovare in lei la ragione d’essere del tutto.
Ragione

19 ott. 04

Scienza della LOGICA

1812-16 nella qual opera Hegel esamina l’idea in sé cioè la ragione, è lo studio di come la ragione si strutturi e quali siano gli strumenti da applicare alla realtà esterna. La differenza tra lui e Kant è notevole perché Kant aveva trovato i concetti, le categorie che erano funzioni a priori presenti nel pensiero. Per Hegel questi concetti sono strutturati dal pensiero, perché il pensiero è nella realtà, e dunque quando il pensiero pensa nella realtà pensa a agli strumenti attraverso i quali la realtà è pensabile. Non è + un concetto appartenente al pensiero ma ne è struttura, e quindi non sono a priori. In Kant il pensiero applicava un dato alla realtà, mentre in Hegel il pensiero rielabora anche quello che si applica alla realtà.
Per Hegel la metafisica (studio dell’essere come in Aristotele) coincide con la logica. Quindi tutta la realtà è vista sotto una visione panlogistica (tutto è pensiero e quindi essere). Pensiero ed essere coincidono perché la razionalità determina la realtà! Dobbiamo pensare a come il pensiero si strutturi in tappe che portano alla formazione di un pensiero applicabile a una data realtà, passando da essere indeterminato a uno determinato. E qui nasce il problema: il suo punto di partenza è Parmenide che dice che solo l’essere esiste e niente è fuori dall’essere. Se il pensiero si pone nella sua indeterminatezza inizialmente diventa l’essere intero ma nella sua massima astrattezza poiché non ha ancora gli strumenti necessari per elaborare. Del pensiero non posso dire nulla se non che è.
L’essere così però può scivolare nel nulla perché nulla si può dire. Come da Eraclito, per superare questa situazione parte il meccanismo attraverso cui si origina il divenire nell’opposizione tre essere e non essere. Ma il divenire della realtà porta alla determinazione dell’essere. Ogni determinazione è una negazione poiché definisco ciò che appartiene e ciò che no. Ma ciò avviane attraverso il divenire che è la determinazione della realtà passando da un aspetto all’altro. Così il pensiero si autodetermina e dunque passando a determinare se stesso, diviene pensiero determinato attraverso il divenire determinando quindi anche la realtà: l’essenza che è lo studio dell’essere nelle varie esistenze. Se il divenire mi determina la realtà fa si che il pensiero studia la realtà nel suo aspetto qualitativo, aspetto della differenziazione, quantitativo, che si integrano, in misura o quanto qualitativo, studio del collegamento dei 2 precedenti in modo unitario.
La sua logica la definisce come logica del concreto in opposizione alla logica formale aristotelica che studiava solo la forma e che quindi non aveva alcun rapporto con la realtà. La sua logica è direttamente collegata con la realtà perché è la logica che determina la realtà. Il pensiero se non determina la realtà non ha ragione d’essere. E’ per quello che è logica del concreto.
La Logica è anche Dio prima della creazione. Perché si auto determina prima di tutto come interno alla realtà. Se non avesse creato nessuno lo conoscerebbe e avrebbe rischiato il nulla. La logica studia l’essere in quanto essere
E’ divisa in tre momenti: 1) l’Essenza che è il pensiero che si riscopre nella determinazione. E’ in questo momento che si stanno creando gli strumenti per operare nella Realtà 2) Il Concetto. Successivo al momento dell’essenza. E’ quando l’essere riporta, applicandosi come copule a quindi giudicando la Realtà in atto dunque l’essenza, l’Essenza all’Essere. Attraverso i vari giudizi l’essere si scopre a fondamento dalla Realtà, poiché l’Essenza stessa è una sua determinazione. L’Essenza si manifesta solo mentre è l’Essere ad applicare un processo conoscitivo. Questo processo è riconducibile ad un sillogismo dove Tesi = Essere Antitesi = Essenza Sintesi = Essere come alterità. 3) L’Idea che è la totalità della Realtà in tutta la ricchezza delle sue determinazioni e relazioni interiori. Nella sua forma immediata l’idea è vita, anima realizzata in un corpo, ma nella sua forma razionale è il conoscere nel quale il soggettivo e l’oggettivo appaiono distinti e tuttavia uniti. Questo contrasto costituisce appunto la finalità del conoscere.
Al di là della vita, del conoscere e della loro unità c’è l’Idea Assoluta, cioè l’Idea che si riconosce nel sistema totale della logicità. Essa è l’identità dell’idea teoretica e dell’idea pratica ed è vitacee ha però superato ogni finitudine. E’ la logica stessa nella totalità e nell’unità delle sue determinazioni.

Filosofia della Spirito

Lo sviluppo dello Spirito avviene attraverso tre importanti momenti: 1) Soggettivo 2) Oggettivo 3) Assoluto. Nello Spirito diversamente che nella Natura, ogni grado è compreso e risolto in quello superiore.

Spirito Soggettivo

E’ lo spirito individuale, considerato nel suo lento emergere dalla Natura, attraverso un processo che va dalle forme più elementari di vita psichica alle più elevate attività conoscitive e pratiche.
Si divide in 1) Antropologia 2) Fenomenologia 3) Psicologia
L’antropologia studia lo spirito come anima, la quale si identifica con quella fase aurorale della vita cosciente che rappresenta una sorta di dormiveglia dello spirito. L’anima (naturale, senziente e reale) dunque indica tutto quel complesso legame tra spirito e natura che nell’uomo si manifesta come carattere, come temperamento, come varie disposizioni psicofisiche coneesse alle diverse età della vita e alle differenze di sesso. E’ la vita del sonno e della veglia, dello sviluppo mentale regolare o delle sue deviazioni nella pazzia, è la vita psichica infine che culmina nell’abitudine.
La fenomenologia studia lo spirito in quanto coscienza, autocoscienza e ragione.
La psicologia studia lo spirito in senso stretto, cioè in quelle sue manifestazioni universali, che sono il conoscere teoretico, l’attività pratica ed il volere libero. Il conoscere viene inteso come la totalità di tutte quelle determinazioni (intuizione, rappresentazione, pensiero) che costituiscono il processo conoscitivo attraverso il quale la ragione trova se stesse nel suo contenuto. L’attività pratica è intesa come l’unità di quelle manifestazioni (sentimento pratico, impulsi, felicità) attraverso le quali lo spirito giunge in possesso di sé e quindi diviene libero, determinandosi indipendentemente dalle condizioni accidentali e limitatrici nelle quali vive l’individuo. Lo spirito libero è la volontà di libertà, divenuta essenziale e costitutiva dello spirito.

Spirito Oggettivo

E’ lo spirito che si relaziona con l’alterità, è sempre il momento del negativo, importante perché attraverso esso lo spirito prende consapevolezza di sé. Lo spirito oggettivo si suddivide in 1) Diritto 2) Moralità 3) Eticità. Questi sono già i momenti necessari a relazionarsi con l’altro.
il Diritto rappresenta la necessità di norme che possano regolare la vita sociale dell’individuo all’interno di una società, che permettano al singolo di agire in libertà ma in comunione con gli altri.
Questo diritto è ancora un diritto astratto dato che le sue norme sono del tutto esteriori e coercitive nel senso che vengono seguite per poter esercitare i propri diritti anche se non vengono condivise. C’è una sottomissione alla regola che mi da i termini della mia azione. La regola però è applicata ma non vissuta perché può anche non essere condivisa intimamente ma viene seguita perché da essa deriva la vita sociale dell’individuo. I momenti fondamentali del diritto sono: 1) Proprietà 2) Contratto 3) Diritto contro il torto. La Proprietà è il diritto alla proprietà privata: l’individuo sente come sua libertà l’acquisire proprietà ed è importante perché in essa si identifica, assumendo una connotazione. Ma la proprietà e diversa dal possesso. SI può infatti possedere cose su cui non si ha la proprietà. Posso possedere qualità artistiche ma se esse non vengono da me curate ed esercitate non ne ho la proprietà, oppure posso possedere un latifondo, ma ne assumo la proprietà solo nel momento in cui lo vivo e lo concretizzo facendolo produrre. Quando il possesso diventa proprietà, posso stipulare un Contratto che è un atto giuridico stipulato (vendita o affitto) che può anche essere rotto. Questo rappresenta il limite del diritto astratto perché se io rompo un contratto non rispetto la norma e commetto un delitto infrangendo il diritto fra gli uomini e dunque il loro giusto rapporto. Quando ciò succede bisogna ristabilire il diritto, riparando al torto. Con il Diritto contro il Torto si punisce chi commette la violazione. Non è una vendetta di chi ha subito il torto ma è un riportare alla normalità anche in modo coercitivo. Dato che la coercizione necessaria per ristabilire il diritto, si capisce il limite del diritto astratto poichè un diritto non dovrebbe avere bisogno della coercizione per essere condiviso, perché dovrebbe passare naturalmente dall’esteriorità all’intimità dell’individuo che la sente sua. Così si passa alla Moralità dove arrivo alla comprensione che non bisogna adeguarsi alla norma ma devo interiorizzarla rendendola modello comportamentale, dato che ne ho capito intimante la necessità. Nella Moralità esiste la tensione tra e essere e dover essere nel momento in cui l’uomo decide di voler operare in funzione degli altri. IL superamento di questa tensione si ha nella Eticità che si suddivide in tre momenti: 1) Famiglia 2) Società Civile 3) Stato. Questa triade è un riproposizione di Aristotele a cui Hegel aggiunge la posizione mediatrice della Società, elemento di grande discussione nella successiva sinistra Hegeliana. La famiglia è espressione di eticità, ma di eticità nucleare dato che le regole di comportamento son valide solo all’interno della famiglia. La famiglia è sancita dal matrimonio, unione di opposti, ed ha la gestione del patrimonio famigliare ed il compito di educare i figli, i quali usciranno dal gruppo per formarne dei nuovi. Quindi finita l’educazione dei figli la famiglia perde la sua caratteristica e “muore” esaurendo il suo ruolo. Le famiglie tuttavia non sono autosufficienti ma hanno bisogno di altre e unendosi con esse riescono a sopperire ai bisogni. Da ciò nasce la società civile: scontro di famiglie con regole diverse che devono incontrarsi per i bisogni, l’amministrazione della giustizia, e le corporazioni (polizia).
I bisogni non sono solo naturali come per le bestie ma sono anche artificiali. Nella sua attività intellettuale l’uomo crea nuovi bisogni e lavora per piegare la natura al fine di soddisfare tali bisogni. Ci si avvia a una società di consumi che deriva dal sempre maggiore raffinamento dei beni artificiali che comunque Hegel vede in ottica positiva e prevedibile derivazione dei beni naturali e che alla fine determinano i bisogni di una società.
La società civile nasce prima dello Stato. In essa l’intelletto è solo separatore, è ancora strumento in costruzione e trova nello Stato il superamento del limite dell’individuo. Lo Stato che è una totalità non più legata alla necessità reciproca quindi in ottica di sfruttamento in funzione dell’individuo, ma in ottica di solidarietà di azioni in funzione di una più ampia collettività. Lo Stato Etico rappresenta la razionalità. E’ precedente a ogni forma politica, concretizzazione dello spirito del popolo. Non è assoluto ma è la legge che lo vincola. Non può agire dunque al di là della legge ed è quindi uno Stato di diritto. Lo Stato si divide in 1) Legislativo 2) Esecutivo 3) Monarchico
Il legislativo consite nel potere di determinare e di stabilire l’universale e concerne le leggi come tali. Struttura questa assemblea in Camera Alta e Bassa. Dice che i Ceti sono importanti ma è diffidente dl loro agire politico, ritenendo che questi siano inclini per natura a far valer gli interessi personali a discapito di quelli generali
Il potere Esecutivo consiste nello sforzo di tradurre in atto, in riferimento ai casi specifici, l’universalità delle leggi.
Il potere del monarca rappresenta l’incarnazione stessa dell’uniotà dello Stato,cioè il momento in cui la sovranità di quest’ultimo si concretizza in un’individualità reale, cui spetta la decisione ultima circa gli affari della collettività.La sua funzione è quella di mettere i puntini sulle i. La monarchia costituzionale rappresenta la costituzione della ragione sviluppata. Il monarca è uno, con il potere esecutivo intervengono alcuni e con il legislativo interviene la pluralità in genere, quindi questa forma di governo assolve in sé tutte le altre esistenti.

Lo Spirito del popolo FOLKGEIST è in continuo divenire. Uno stato può quindi essere per un certo periodo la massima espressione della razionalità poi però decadere per lasciare il posto ad un altro. E’ la Storia del mondo. Da oriente ad occidente, dall’occidente agli USA come successivi modelli di razionalità. O lo Stato decade e lascia il posto o se, nonostante sia ormai decaduto, non vuole perdere il suo primato si crea la guerra tra questo e lo stato emergente. Hegel non è un guerrafondaio ma dice che non sempre gli stati si accorgono di non essere più un modello e dunque la guerra è necessaria per il divenire della storia. Questi nuovi modelli sono espressione dell’ Astuzia della ragione che affida loro il divenire della storia attraverso i loro interessi personali che casualmente coincidono con quelli della ragione. La storia li abbandona quando non servono più. Allo stesso modo agisce con certi personaggi come Cesare, Alessandro Magno o Napoleone.

Spirito Assoluto

Lo Spirito cerca di superare l’estraneamento da sé (Stato Spirito oggettico). E’ l’idea in sé per sé realizzata perché è il raggiungimento del concetto.
Si Divide in 1) Arte 2) Religione 3) Filosofia che sono tesi antitesi sintesi e i tre momenti del concetto, il quale si manifesta in 1 e in 2, ma si compie in 3.
L’Arte può essere Simbolica, classica o romantica. Sono tre gradi dell’arte nel suo sviluppo.
Nell’arte simbolica orientale e in particolare nell’architettura indiana ridondante, la forma supera di molto il contenuto: un concetto in fieri e ancora magno viene espresso attraverso un forma pesantissima.
L’ arte classica è l’arte greca che raggiunge la sua massima espressione nella statuaria. Rappresenta la perfezione dell’equilibrio. Contenuto e forma sono in perfetta armonia. E’ insuperabile poiché è già giunta alla perfezione ed è quindi antitesi così elevata da essere consapevole della sua irriproducibilità.
L’arte romantica rompe l’equilibrio classico a vantaggio del contenuto rispetto alla forma. E’ così alto il contenuto che non è possibile esprimerlo completamente nella forma. Alcuni critici dicono che Hegel avesse portato alla morte l’Arte, ma in realtà lui parla di continua ricerca del contenuto della sua forma ideale nella consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno al classicismo.
Dall’Arte si passa alla Religione che attraverso la spiritualità vuole comprendere Dio che è espressione del Concetto. Ma non ce la fa poiché la religione si esprime attraverso rappresentazioni che sono le allegorie, la trinità, la simbologia rappresentativa di. Questo perché sono forme che mediano per rendere più comprensibile il concetto. La religione è uguale all’Arte, solo che esprime il concetto in modo differente. La Cristiana è la massima espressione spirituale perché si perde l’antropomorfismo ebraico o classico.
Si passa quindi alla Filosofia che è il concetto, e quindi non ha bisogno di mediazioni poiché già lo è. E’ la nottola di Minerva. Infatti la filosofia opera a cose fatte, dopo la storia. Non crea nulla ma analizza le cose passate. E’ lo spirito che ripiegato su se stesso scopre il s8uo sviluppo.
Nella storia si trova il divenire del concetto quindi filosofia e storia della filosofia tendono a coincidere perché si scopre come ogni elemento del passato sia elemento del presente. Non è possibile comprendere il presente senza un’analisi approfondita del passato. La storia è il processo conoscitivo del Geist. Ogni filosofia è conclusione del periodo storico precedente e la sua massima espressione. Hegel di fatto è stato l’ultimo grande filosofo completo, che analizza cioè tutti gli aspetti della realtà.

Esempio