Hegel e Idealismo

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Testo

L’idealismo
domande
La filosofia dell’infinito
- Come superare la frattura tra le cose e il soggetto conoscente, ossia tra il regno della natura e quello della morale?
Il dualismo tra l’Io penso e la “cosa in sè” di Kant rappresentava un limite per al libertà alla quale l’Idealismo aspirava. Per superare tale restrizione, l’Idealismo non accetta l’esistenza a sè stante di cose esterne, come Kant, ma afferma l’Infinità dell’Io e la libertà assoluta dell’autocoscienza, l’Io penso kantiano.
- Se l’Io penso è il legislatore della natura, non è contraddittorio considerarlo “finito”, ossia limitato da un mondo di “cose in sè” indipendenti?
Secondo il pensiero idealista la concezione kantiana di un Io penso finito è inconcepibile se si vuole ammettere che esso è l’omnicomprensiovo legislatore della natura: perchè esso sia libero e quindi non limitato dalle “cose in sè” che formano l’oggetto ed esistono al di fuori di lui stesso, occorre eliminare queste ultime come presenze a loro stanti e considerarle creazioni dell’Io soggetto.
- Come portare a compimento la rivoluzione copernicana della filosofia moderna iniziata da Cartesio e Kant?
La Rivoluzione copernicana del pensiero aveva fatto del soggetto pensante il centro del processo conoscitivo, affermando che è l’oggetto a dipendere dal soggetto conoscente e non viceversa. Si venne a creare però un dualismo in quanto l’Io penso era opposto alla “cosa in sè” che esisteva di per sè. L’Idealismo porta a conclusione questa evoluzione del pensiero, superando tale dualismo e rendendo il soggetto infinito e comprensivo di entrambi.
- È sostenibile il concetto kantiano di “cosa in sè”?
Il concetto kantiano di “cosa in sè”, esistente a prescindere dal soggetto, è inconcepibile per l’Idealismo il quale sostiene che l’Io sia il creatore del mondo e che nulla esista al di fuori di esso.
- Come riconciliare fenomeno e cosa in sè, finito e infinito?
L’Io infinito, dopo aver posto sè stesso e il non-Io, oppone entro di sè all’Io divisibile un non-Io divisibile. In altre parole, i fenomeni o Io finiti e divisibili sia del soggetto che dell’oggetto sono in realtà tutti parte integrante dell’Io infinto.
Secondo Schelling è possibile riconciliare finito e infinito attraverso l’intuizione estetica, ovvero l’arte, capace di ridurre ad unità e quindi di giungere all’infinito (cosa in sè) tramite le sue manifestazioni terrene quali la bellezza.
- Come sono superabili i limiti posti alla ragione dal criticismo kantiano?
Il criticismo afferma che la ragione è limitata in quanto l’Io è creatore delle forme del conoscere, non della “cosa in sè”, che non è conoscibile. Questi limiti sono superati nell’Idealismo sostenendo la libertà assoluta del soggetto che non è limitato dalle cose ed è creatore del senso del mondo.
J.G. Fichte
- Perchè l’idealismo è superiore al dogmatismo?
L’Idealismo è superiore al dogmatismo kantiano perchè elimina i limiti che questo poneva alla ragione ammettendo l’esistenza autonoma della “cosa in sè” e dà assoluta autonomia all’Io, concetto assoluto e infinito.
- La missione etica dell’uomo è finita?
La missione etica dell’uomo è quella di cercare sempre di superare l’ostacolo della propria finitezza per diventare Io puro. Anche se questa meta di perfezione personale e della società tutta non è possibile ed è infinita, l’uomo deve tentere verso essa, perchè in questo sta lo Streben, che è l’essenza stessa e lo scopo dell’universo.
F.W.J. Schelling
- È la filosofia, intesa come attività puramente razionale e consapevole, l’organo supremo della conoscenza?
La filosofia speculativa crea il dualismo tra natura e spirito, dal momento che la riflessione isola e divide. Essa non è dunque l’organo supremo della conoscenza che mira all’unità dell’Io, ma deve appoggiarsi all’arte, che è composta in parte dall’intuizione, essendo formata da conscio e inconscio. L’arte è la sola in grado di cogliere l’Assoluto tramite le sue manifestazioni particolari, unificando finito e infinito, azione impossibile con la razionalità.
- Su quali facoltà e strumenti si basa l’arte?
L’arte si basa da una parte sulla consapevolezza della creazione artistica, sullo studio delle forme artistiche e sulla tecnica, dall’altra sull’inconsapevolezza dell’ispirazione che le permette di cogliere ciò che resta celato alla razionalità, fondendo finito e infinito.
G.W.F. Hegel
- Come lavora la ragione hegeliana? In che cosa si differenzia dalla ragione illuministica?
La ragione hegeliana si muove secondo un metodo scientifico e razionale, distaccandosi dai vuoti sentimentalismi romantici. La filosofia tende a creare un concetto del reale il quanto più completo e unitario possibile, riassumendo i vari aspetti disgiunti della realtà e della storia. Hegel si sforza di interpretare la realtà senza tenere un punto di vista unilaterale, ma concependola nel suo complesso, con un porcedimento logico razionale basato sull’andamento trinaitario del pensiero (idea, opposto, sintesi). Il pensiero hegeliano si distacca dunque in primo luogo dal Romanticismo, con il quale ha in comune l’aspirazione all’assoluto ma non il mezzo per raggiungerlo (razionale da una parte, il sentimento dall’altra), ma anche dalla filosofia illuministica: questa sosteneva l’individualità dell’uomo, contrapposto alla natura, sottolineando il dualismo in tutte le cose (razionalità-sentimento, anima-corpo, individuo-società). Hegel, pur mantendendo il concetto di dialettica tra gli opposti che si garantiscono vecendevolmente l’esistenza e formano il motore della realtà, ammette un superamento di tale dualismo nell’unità superiore della sintesi tra gli opposti, ovvero l’Assoluto.
- Cosa significa che il vero è l’intero? Che cos’è la dialettica? Il suo valore è solo gnoseologico o anche ontologico?
Secondo Hegel la funzione della ragione è unificatrice. Non si tratta dunque di scomporre la realtà col pensiero astratto, ma di ricondurla ad una sintesi superiore ed inclusiva. Ciò che è vero e reale, ovvero l’Assoluto, non è che il pordotto finale di un processo dialettico. La verità è totalità, sintesi della tesi e del suo opposto (dualismo).
Dunque, grazie alla sintesi verso cui tende il dinamismo dialettico, il processo è completato positivamente (Hegel ammette ottimisticamente che la dialettica ha un termine).
Lo scontro quindi è ciò che viene prima dell’unità finale, è il suo motore. Non può esserci unificazione, se prima non c’è la contaddizione. Questo, applicabile a tutte le cose: sul piano del reale (ontologico) la dialettica regola l’essere nel suo “in sè” e “per sè”; sul piano gnoseologico, pure, la dialettica è la legge del pensiero, con la tesi e l’antitesi. In questo modo il pensiero si identifica nella realtà e l’idea esiste in sè perchè si estranea dalla natura. Dunque la dialettitca è la forma adeguata per cogliere la realtà in divenire, ma il processo ontologico e conoscitivo non si esaurisce qui, ma supera il dualismo dinamico per giungere alla verità nella sintesi assoluta: il vero è l’intero.
- Il flusso del reale e lo sviluppo storico sono casuali o obbediscono a leggi precise? Sono processi razionali? La Storia ha un fine?
L’andamento della realtà e della Storia è per Hegel del tutto razionale. Essendo immerso nel divenire, lo spirito del mondo, il Weltgeist, è in continua evoluzione e tende ad una forma più alta di unità. La storia è dunque ciclica e ascendente verso un fine. Tutto ciò che accade non è quindi casuale, ma fa parte di un progetto più grande che ha come scopo il progresso (a questo riguardo vi è in Hegel una distinizione tra realtà accidentale e insignificante nel disegno generale, Wirklicheit, e realtà influente sullo sviluppo storico, Realitat).
La storia segue dunque la stessa evoluzione della conoscenza: non a caso le “figure”, ovvero le tappe evolutive della coscienza dell’individuo sono rintracciabili anche nella Storia, nell’ethos di un popolo, dal momento che il porcesso interiore del singolo si riflette identico nel complessivo andamento dell’umanità.
- Qual’è il compito della filosofia? E quel’è il rapporto tra filosofia e storia?
La funzione della filosofia hegeliana è quello di conoscere il presente, escludendo gli scopi educativi, morali, artistici, religiosi. La filosofia hegeliana, come si è già detto, tende ad una comprensione puramente sciantifica della realtà. Per quanto riguarda la Storia, occorre sottolineare che non è possibile un’interpretazione unilaterale e univoca: la Storia è in divenire continuo, quindi anche la conoscienza deve adattarsi a questo andamento, poichè la verità diviene con lei. La cognizone della Storia non può essere affidato ad un principio atemporale, visto che la verità è figlia del proprio tempo. Il rapporto tra filosofia e storia è dunque di questo genere: la filosofia è il mezzo che permette di interpretare razionalmente la storia nella sua intima sostanza e il suo scopo è quello di conscere il proprio presente, quindi la propria storia: la filosofia è la sua storia.
- Qual’è la differenza tra diritto e moralità? E tra moralità ed eticità?
Il diritto regola i rapporti esteriori tra i cittadini, nascendo dalla loro volontà libera e verte a ripristinare l’ordine sociale razionale nel caso esso venga turbato. La moralità invece riguarda la sfera interiore del singolo che si propone di seguire certe leggi morali che lo rendano soggetto libero e responsabile (rifiuto della morale formalistica kantiana). L’eticità infine, risulata essere una sintesi di diritto e moralità individuale, in una morale oggettiva (Sittlichkeit) che si realizza nell’ethos di un popolo. Essa tende al bene etico del popolo tutto e, differenziandosi dall’etica, la sua personificazione concreta è lo Stato, le cui leggi non sono imposizioni per i cittadini, ma sono l’espressione naturale della loro cultura. Attraverso l’eticità, la morale si oggettiva e concretizza nelle istituzioni pubbliche.
- Qual’è la differenza tra società civile e Stato? E qual’è il rapporto tra individuo e Stato?
La società civile è composta da individui che non si conoscono e non hanno niente da spartire, uniti solamente dall’economia e dalla legislazione. Essa è quindi atomistica e conflittuale, al contrario dello Stato che è un organismo compatto, espressione unitariua dell’ethos e moderatore del conflitto sociale. Il rapporto che l’individuo ha con lo Stato non deriva da un contratto sociale, ed è garantito non dalla volontà del singolo, ma da tutto lo spirito del popolo al quale l’uomo appartiene. Questo rapporto è espressione della ragione universale.
- Come si realizza la libertà dell’uomo nella storia e nello Stato?
La libertà del singolo componente dello Stato si realizza tramite l’osservanza delle sue leggi, in quanto esse sono l’espressione dello Spirito del popolo, dell’eticità. La libertà dell’uomo non sta in una concezione propria di moralità, ma nell’uniformarsi a quello che è il percorso comune dell’ethos, superando i particolarismi per mirare all’Assoluto.
- La guerra è necessaria?
Secondo Hegel la guerra non solo è necessaria, ma anche auspicabile in quanto essa è un antidoto contro l’infiacchimento dei popoli, strumento di pulizia sociale e stimolo per l’economia. A differenza di quanto sosteneva Kant, è impossibile costituire organi internazionali con lo scopo di prevenire i conflitti, poichè la guerra è espressione naturale dello spirito dei popoli e diventa metafora della finitezza del singolo e del suo superamento.

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