HEGEL (1770-1831)

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Testo

HEGEL (1770-1831)
Scritti giovanili (fino al 1800)
Sono tutti gli scritti che vanno dall’inizio della sua carriera fino al 1800, pubblicati solo nel 1907.
Riflettono l’evoluzione del pensiero di Hegel dall’Università di TUBINGA a quella di JENA.
I romantici, sia Fichte, sia Schelling, partendo dalla filosofia, nella seconda fase del loro pensiero, compiono un ritorno verso una religione di tipo romantico (PANTEISTA). Hegel, invece, parte dall’interesse per la religione, per arrivare ad una filosofia con lo stesso contenuto della religione. Tutto questo perché Hegel considera la religione la più alta espressione dello spirito di un popolo. Considera la religione TOTALITÀ che si articola in tutte le attività umane e nel manifestarsi dell’azione umana. Quindi la religione è il punto di unione, di incontro di tutte le attività umane.
• La vita di Gesù
Gesù viene qui interpretato con categorie kantiane: infatti, la predicazione di Gesù equivale esattamente alla morale kantiana del dovere e della libertà, cioè una morale interiore (in cui ognuno determina le leggi per se stesso) che si oppone alla legge farisaica propria degli ebrei al tempo di Gesù, una morale esteriore.
Questo conflitto tra moralità (Gesù ->interiorità) e legalità (Ebrei ->esteriorità) è stata la causa della morte di Gesù.
• Lo spirito del cristianesimo
• Anche in quest’opera la RELIGIONE equivale alla TOTALITÀ, quindi non c’è distacco tra l’individuo e la collettività. Il simbolo di quest’armonia è il POPOLO GRECO, dove sono presenti tutte le manifestazioni equilibrate del sentimento religioso e NON ESISTE SCISSIONE.
• In antitesi al popolo greco, un paradiso perduto, c’è il POPOLO EBRAICO. Nella religione ebraica esiste una SCISSIONE tra dio&uomo e, di conseguenza, tra l’uomo e gli altri uomini, tra il popolo ebraico e gli altri popoli (visione nazista). Ne è prova la DIASPORA, la dispersione degli ebrei, la mancanza di identificazione con gli altri popoli. La diaspora è quindi una CONSEGUENZA DELLA SCISSIONE.
• In un primo momento confonde l’ebraismo con il CRISTIANESIMO, ma dopo, approfondisce ed afferma che nel cristianesimo, religione dell’amore, l’uomo mediante l’amore si ricongiunge con la divinità e agli altri uomini e si restaura non l’integrità primitiva e ingenua dei greci, ma un’integrità più consapevole e più mediata.
1. TESI-> popolo greco-> stato di felicità ingenua
2. ANTITESI-> popolo ebraico-> scissione tra Dio e l’UOMO ->infelicità.
3. INTESI-> cristianesimo-> recupero della tesi attraverso il superamento dell’antitesi
Si sta definendo la dialettica hegeliana.
• Frammento del sistema (1800)
È l’ultima opera del periodo giovanile, in cui il pensiero di Hegel non è ancora maturo. Qui avviene, per così dire, il passaggio dalla religione alla filosofia. L’argomento di quest’opera è sempre il rapporto tra finito e infinito.
La realtà è ancora l’ASSOLUTO, ma che si sta allontanando sempre più dal concetto di assoluto di Schelling.
ASSOLUTO = SINTESI (≠ IDENTITÀ di Schelling) tra FINITO e INFINITO. L’infinito senza il finito, si perde nella trascendenza astratta. Mentre il finito senza l’infinito perde significato nella sua finitudine.
Il concetto di sintesi ≠ concetto di identità.
base di hegel base di schelling
nella sintesi FINITO & INFINITO ASSOLUTO = perfetta
non si fondono identità di SPIRITO &
NATURA
Fase intermedia 1800-1806
In questo periodo scrive:
• Differenza fra il sistema di Fichte e il sistema di Schelling (1802)
Con quest’opera si distacca completamente dal pensiero di Schelling.
Passa in rassegna:
• La filosofia di Kant
• La filosofia di Fichte
• La filosofia di Schelling
• I romantici
a. A KANT riconosce il merito di aver scoperto il concetto di SINTESI, ma la sua è ancora una FILOSOFIA DEL FINITO, ossia una filosofia che più che unire separa. Separa l’INTELLETTO dalla RAGIONE, poi l’ESSERE dal DOVER ESSERE, e non riconosce alla ragione la sua capacità di sintesi. Per Kant la ragione arriva solo alle illusioni (idee della ragione) e solo l’intelletto può compiere la sintesi.
Invece la SINTESI è la capacità di superare il negativo, PROPRIA della RAGIONE.
b. Merito di FICHTE è la DIALETTICA: è stato il primo, infatti, a parlare di IO e NON IO, TESI ed ANTITESI. Però ha considerato il NON IO un momento astratto, da superare, e questo superamento non avviene mai, perché la dialettica di Fichte è un processo all’infinito, che Hegel definisce CATTIVA INFINITÀ.
c. SCHELLING, invece, aveva capito che il processo dialettico ha un termine, che è l’ASSOLUTO, ma lo ha definito IDENTITÀ e in questo modo ha negato la dialettica nel suo momento più reale. «L’assoluto di Schelling è come una notte in cui tutte le vacche sono nere» ovvero nell’assoluto di Schelling non si distingue più nulla.
d. L’opera si conclude con una critica ai ROMANTICI, che vogliono raggiungere l’assoluto con la fantasia, con l’INTUIZIONE, con l’immaginazione, con il sentimento, con l’arte, con le ragioni del cuore (PASCAL). Ma l’unica via per raggiungere l’assoluto, l’infinito è la RAGIONE, con le sue meditazioni, con il suo processo lento. L’assoluto non può essere colto con l’intuizione immediata, sarebbe puro narcisismo.
I capisaldi del pensiero hegeliano
Fino al 1807 sta maturando il suo pensiero. Non ha ancora un suo sistema, ma già in queste sue prime opere vengono fuori alcuni concetti fondamentali della sua filosofia:
• concezione DIALETTICA del pensiero e della realtà contemporaneamente. Più tardi scriverà: «Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale». Però questa diventa una giustificazione di tutto ciò che accade (crimini compresi), se tutto ciò che è razionale è bene.
• il MOMENTO NEGATIVO della sintesi, il finito, che, in quanto finito, nega l’infinito limitandolo. Ma l’infinito è sempre presente nel finito e in questo consiste la contraddizione del finito e la ragione della sua irrequietezza, che lo fa tendere al superamento del proprio limite.
• concetto di SPIRITO, scoperto da lui stesso. Lo spirito è l’unica realtà che cambiando continuamente, rimane se stessa.(L’ultima parte della sua filosofia, infatti, è dedicata interamente allo SPIRITO).

Ormai ha chiara la distinzione fra SOSTANZA e SPIRITO. L’ASSOLUTO(=REALTÀ) non può essere la sostanza, neanche di tipo spinoziano, perché sostanza = oggettività, staticità. Invece, per Hegel l’assoluto (=realtà) è spirito, perché è un processo dialettico. Infatti, (cfr. Eraclito) la realtà è in continuo divenire. La prima opera importante che espone il suo pensiero maturo è:
• Fenomenologia dello spirito (1807)
Hegel elabora sinteticamente una prima formulazione di quello che sarà il suo sistema. Quest’opera doveva essere solo un’introduzione al suo sistema filosofico (la logica), ma la considera già filosofia (“non si può imparare a nuotare senza entrare in acqua”). Dunque nel 1807 capisce che il suo sistema è la logica. Ma a differenza delle intenzioni iniziali la Fenomenologia è diventata un’OPERA A SE, completa di per sé, oggi molto rivalutata.
FENOMENOLOGIA = (da φαίνω) descrizione delle manifestazioni della coscienza nel suo progressivo sviluppo, che parte dai gradi più bassi (conoscenza sensibile), fino ai gradi più alti, SAPERE ASSOLUTO. Quando si arriva al sapere assoluto inizia la logica.
L’opera può essere letta in due modi diversi:
• in un’ottica storica - concettuale, ossia come una filosofia della storia. Tratta lo sviluppo della coscienza attraverso figure storiche.
• in un’ottica concettuale – sistematica. Quindi la fenomenologia diventa una parte dell’ENCICLOPEDIA DELLO SPIRITO (opera successiva). Momento dello spirito soggettivo.
La fenomenologia dello spirito è stata influenzata dai Romanzi di formazione, molto in voga nel periodo romantico, il cui protagonista era un giovane che attraverso molte avventure riusciva a liberarsi del suo passato e a raggiungere la libertà e la verità. Il protagonista è dunque come lo SPIRITO UMANO che vuole liberarsi della propria INDIVIDUALITÀ (finitudine) per raggiungere l’IO TRASCENDENTALE KANTIANO.
I momenti del percorso della nostra coscienza, del nostro IO EMPIRICO per arrivare a capire di essere spirito, ovvero IO TRASCENDENTALE sono:
a. coscienza
b. autocoscienza
c. ragione
d. spirito
All’interno di ogni tappa egli individua altre tappe minori in cui si passa da una maggiore ad una minore determinatezza: si supera cioè sempre il limite per giungere, infine, all’infinito.
a.1 la coscienza parte dalla CONOSCENZA SENSIBILE (attraverso i sensi), il risveglio della conoscenza, il primo contatto con il mondo esterno che ad una prima analisi sembra la più ricca, ma si rivela subito come la più astratta, perché con i sensi capiamo solo che esiste qualcosa oltre a noi, che esistono degli oggetti.
a.2 c’è poi la PERCEZIONE, che è una conoscenza sensibile unificata: in altre parole quando noi unifichiamo tutte le nostre sensazioni, percepiamo. Ma in questo modo cogliamo ancora l’oggetto come uno e molteplice, in rapporto con altri.
a.3 il terzo momento è l’INTELLETTO, con cui noi prendiamo coscienza non dell’oggetto singolo, ma del mondo intero, ma prendiamo coscienza del mondo come fenomeno (apparenza) di un noumeno, come diceva Kant.
b. l’uomo vuole recuperare il suo IO (se stesso), quindi si separa dal mondo per concentrarsi su se stesso, per conoscersi. Questa è l’AUTOCOSCIENZA, che è sempre, fin dal primo momento AUTOAFFERMAZIONE (per conoscere meglio noi stessi dobbiamo affermarci, autoporci, come diceva Fichte). L’autoaffermazione può avvenire soltanto a contatto con gli altri.
b.1 Hegel introduce la figura del SERVO – PADRONE: in questa lotta per l’affermazione di sé c’è sempre un vincitore e un vinto. Il “padrone” ha rischiato la vita nella lotta e con la vittoria è diventato padrone. Il “servo” ha avuto timore della morte e, nella sconfitta, pur di aver salva la vita, ha accettato la condizione di schiavo ed è diventato come una “cosa” dipendente dal padrone. Il padrone usando il servo e facendolo lavorare per se, finisce col diventare dipendente dalle cose che solo il servo può produrre, diventa servo del servo (!), perché ha disimparato a fare tutto ciò che il servo fa per lui, mentre il servo finisce per diventare indipendente dalle cose, facendole. Inoltre il padrone non può realizzarsi pienamente come autocoscienza, perché lo schiavo, ridotto a cosa, non può rappresentare un polo dialettico con cui il padrone possa adeguatamente confrontarsi; invece lo schiavo ha nel padrone un polo dialettico tale, che gli permette di riconoscere in lui la coscienza, perché la coscienza del padrone è quella che comanda e il servo fa quello che il padrone comanda. Il servo trova dunque “se stesso” nel lavoro.
In questo esempio bisogna sottolineare:
• la forza del negativo, importante quanto il positivo. Il negativo corrisponde alla paura della morte, senza la quale il vinto non si affermerebbe come servo.
• l’alienazione (=vivere in un altro): il vinto, offrendosi come servo, si aliena nel padrone, ovvero trasferisce la sua dignità nella dignità del padrone, vive nel padrone.
• la forza “redentrice” del lavoro: il servo recupera se stesso solo attraverso il lavoro.
L’AUTOAFFERMAZIONE, l’autocoscienza non è un processo pacifico, infatti, nella storia, l’autoaffermazione di un popolo avviene sempre attraverso la guerra.
b.2 Questo momento di conflitto viene superato solo dallo STOICISMO che mette da parte il concetto di schiavitù in nome della libertà. Infatti, Epitteto e Marco Aurelio entrambi stoici e liberi, erano l’uno schiavo e l’altro imperatore. Tutti possono essere, dunque, liberi. Lo Stoicismo supera la DIALETTICA servo – padrone. Ma la LIBERTÀ degli stoici è ASTRATTA: infatti, disprezzano la Natura, la necessità, ma non si liberano davvero da essa.
b.3 quindi lo stoicismo viene superato, dialetticamente, dallo SCETTICISMO. Gli scettici negano la NATURA (con εποχή e αφασία) riducendola a pura soggettività. Ma la CONTRADDIZIONE è IMPLICITA perché ciò che afferma uno scettico, viene negato da un altro, essendo la loro verità è soggettiva.
b.4 ultimo grado dell’autocoscienza è la COSCIENZA INFELICE che ha il suo apice nella RELIGIOSITÀ MEDIOEVALE. L’uomo si rende conto che la sua coscienza è mutevole, mentre quella di DIO è stabile e immutabile. Il divario tra le due coscienze crea dunque questa COSCIENZA INFELICE che si cerca di superare attraverso l’ASCETISMO (negazione della propria natura) ma è stato un tentativo inutile, quindi con l’autocoscienza non si può superare il distacco tra dio e uomo.
c. bisogna elevarsi ad un livello superiore: la RAGIONE.
la RAGIONE nasce nel momento in cui la coscienza acquisisce “la certezza di essere ogni realtà”. Ma questa è una certezza soggettiva e deve trasformarsi in verità oggettiva attraverso varie fasi.
c.1 dapprima la RAGIONE è OSSERVATIVA (osserva la natura), e a questa ragione scientifica corrisponde l’UMANESIMO, periodo in cui si ha la rinascita della scienza.
c.2 poi la RAGIONE diventa ATTIVA nell’EDONISMO (godimento di tutti i beni della natura). Ma anche in pieno EDONISMO non si può superare il male, la sofferenza, la morte.
c.3 si cerca quindi di superare il male attraverso la VIRTÙ, che pur di affermare la giustizia non esita a distruggere il mondo. Questo avviene perché la virtù è individuale, tutto ciò che è individuale è astratto e va superato. Il superamento avviene ad un livello più alto: lo spirito.
d. la VIRTÙ (MORALE) diventa ETICITÀ, poiché non è più individuale ma SPIRITO DI UN POPOLO. A partire da Hegel nasce la distinzione tra:
• morale (virtù): individuale
• eticità (spirito): della totalità
d.1 “bella vita del popolo greco”, dove c’è armonia ma anche un’antitesi rappresentata da ANTIGONE e CREONTE:
• Antigone: legge divina interiore che comanda di seppellire il fratello
• Creonte: legge umana esteriore che nega la sepoltura.
Ma in quest’antitesi soccombono entrambi e in questo modo finisce l’armonia e dalle sue ceneri:
d.2 nasce il concetto di INDIVIDUO che nel diritto romano viene definito come persona = maschera. Lo spirito inizia ad estraniarsi da sè. Il culmine dell’individualismo si ha con l’illuminismo, al quale Hegel dedica molte pagine. Approfondisce soprattutto il concetto di cultura che essendo intellettuale è astratta, pura erudizione, e non fa altro che estraniare l’uomo da se stesso.
d.3 la reazione a questa cultura fredda si ha con il SENTIMENTALISMO ROMANTICO. Anche qui si crea l’antitesi tra cultura illuminista e sentimentalismo romantico. Questa antitesi si può risolvere solo nella FILOSOFIA, nel SAPERE ASSOLUTO, una filosofia che non è intuizione ma RAGIONE SPECULATIVA, capacità di sistematizzare i concetti. La coscienza arrivata al SAPERE ASSOLUTO ha raggiunto la piena consapevolezza, ma non ha fatto altro che compiere un cammino già tracciato dallo SPIRITO nella STORIA.
Hegel matura il suo pensiero e scrive:
• ENCICLOPEDIA DELLA SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
Tutto il SAPERE ASSOLUTO si divide in 3 momenti:
• Idea in sé
• Natura: caduta dell’idea
• Spirito: ritorno dell’idea in se stessa
• Logica di Norimberga (1816)
Scritta nella città di Norimberga, quando era direttore del ginnasio, diverrà poi, ridotta, la prima parte dell’ Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. La coscienza nella Fenomenologia è un dato, un momento e non può essere l’inizio (“incominciamento”) della filosofia. Ma il principio di tutto è l’IDEA, oppure la DETERMINAZIONE DEL PENSIERO PURO, cioè la LOGICA. La logica diventa, quindi, la scienza dell’idea in sé, dell’incominciamento assoluto. Spiegando cosa significa questo dice che la logica espone Dio prima della creazione del mondo e di ogni spirito finito. Per spiegare meglio cosa studia la logica descrive le 3 posizioni della mente umana di fronte all’oggettività, all’ Essere:
a. PENSIERO INGENUO: la mente umana ha di fronte l’essere e lo comprende. È dunque una conoscenza di tipo speculare: il pensiero, come uno specchio, riflette l’essere.
b. EMPIRISMO: la conoscenza non è più uno specchio, ma una nostra rappresentazione, conosciamo il mondo rappresentato a modo nostro (come diceva Kant), così supponiamo l’esistenza di un mondo oscuro, il NOUMENO, che noi non conosciamo.
c. FILOSOFIA DELLA FEDE: posizione fideista dei romantici per i quali era necessario compiere un salto dalla nostra soggettività all’oggettività per arrivare al noumeno. Questo salto “mortale” è stato mortale solo per la filosofia.
Nessuna di queste 3 posizioni ci avvicina all’essere e dunque non sono sufficienti.
La logica studia l’UNIVERSALE CONCRETO, l’IDEA. Non possiamo studiare la pura idealità se prescindiamo dalle cose, che sono tutte presenti nel pensiero non nella loro materialità ma nella loro essenzialità (come nell’iperuranio platonico).
Guarda, come Kant, ad Aristotele, l’unico ad aver elaborato una logica, la apprezza riconoscendo però che può essere perfezionata, introdotta ad uno spirito nuovo, quello hegeliano, perché è una logica astratta, intellettuale ed individuale che tende alla definizione. Ma definendo, limitando, tutte le cose noi le separiamo dalla totalità e dunque non le possiamo conoscere pienamente.
Il PRINCIPIO D’IDENTITÀ (A=A) è fondamentale per Aristotele, mentre per Hegel, la conoscenza di un oggetto consiste nel suo inserimento nella realtà, nella totalità, perché al di fuori è astratto e insignificante.
La logica si svolge in 3 momenti:
a. astratto intellettuale (Aristotele)
b. razionale negativo: negazione della pretesa della tesi di essere la verità.
c. razionale positivo: si torna alla tesi arricchita degli elementi dell’antitesi (la pace dopo la guerra). Questo momento viene chiamato anche speculativo (mistico), cioè incomprensibile all’intelletto ma comprensibile alla ragione, unica facoltà dell’uomo capace di mediare tra gli opposti, di farne una sintesi.
La ragione non può fermarsi alle singole determinazioni, perché non hanno una realtà in sé: il FINITO non è REALE, l’idealismo consiste nel negare che il finito abbia una realtà. In questo modo spiega anche il suo concetto di INFINITO che non è un assoluto trascendentale, al di fuori del finito; non è neanche la “cattiva infinità” di Fichte ma è l’insieme delle singole determinazioni. Dunque l’IDEALISMO consiste in una totale immanenza dell’infinito nel finito, in cui il finito perde significato.

• LA LOGICA
Hegel parte dal concetto più indeterminato che ci sia, l’ESSERE, che è talmente indeterminato che coincide col NULLA e la sintesi tra i due è il DIVENIRE.
• tesi -> ESSERE
• antitesi-> NULLA
• sintesi -> DIVENIRE
Il primo momento della logica è dunque l’ESSERE da cui derivano le prime categorie mentali:
• Qualità
• Quantità
• Misura
Ma alla logica dell’essere si oppone dialetticamente la logica dell’ESSENZA (secondo momento) che è l’essere che si sdoppia e si riflette su se stesso. Appartengono a questa logica le categorie di:
• Sostanza
• Causalità
• Azione reciproca
Ma questi due momenti in sé sono astratti e si sintetizzano nel terzo momento: la logica del CONCETTO oppure dell’IDEA IN Sé, con cui la logica ha raggiunto la perfezione. Introduce due figure logiche:
a. Giudizio
b. Sillogismo
Già usate da Aristotele, ma con lui assumono un nuovo significato.
a. Il giudizio esprime il particolare nel suo farsi universale.
b. Il sillogismo esprime meglio il farsi universale del particolare perché c’è un termine medio, la mediazione.
Così conclude la logica affermando che il sillogismo ha valenza universale, perché esprime tutta la realtà.
• LA FILOSOFIA DELLA NATURA
Una volta concluso il processo dell’idea in sé, l’idea si aliena, si estranea, nega se stessa e diventa tesi di una successiva dialettica. L’idea diventa altro da sé, diventa NATURA, l’opposto dell’IDEA IN Sé.
La NATURA è la caduta dell’idea,della razionalità, in essa non c’è razionalità pura. È dunque irrazionalità ed è irreale. A tale proposito critica i romantici che ammirando la natura, ammirano qualcosa di imperfetto.
Critica anche la FISICA EMPIRICA che vuole studiare la natura: se questa fisica si fonda tutta sulla percezione e la percezione sui sensi, lo scienziato dovrebbe sempre stare a vedere, sentire, fiutare. Invece la natura può essere colta solo attraverso uno studio concettuale; perché la semplice esperienza è solo materiale grezzo, da sola è insignificante. Attraverso questo studio concettuale la natura si sviluppa dialetticamente per gradi (no evoluzione), ogni grado scompare perché sorga l’altro.
Recupera i gradi di Schelling:
• MECCANICO: le forze della natura si sintetizzano nella gravitazione universale
• FISICO: la sintesi è la luce
• ORGANICO: vita che non è qualcosa di ordinato, ma di irrazionale. Nella vita c’è la grande contraddizione tra il singolo che muore e la specie che rimane.
Questa contraddizione può essere superata solo ad un livello superiore: lo SPIRITO. Ribadisce l’inadeguatezza della natura al concetto: infatti la natura come idea è divina, ma come realizzazione è irrazionale.
• LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO
Lo spirito è il terzo momento della dialettica, il più concreto in cui si recupera la tesi (idea) arricchita dell’antitesi (natura). L’ASSOLUTO è lo SPIRITO. Tutta la cultura, la religione, la filosofia non sono altro che un tentativo di capire questo concetto. Questo è veramente difficile, mentre la rappresentazione mentale di esso è possibile e facile. La filosofia hegeliana dello spirito è proprio un tentativo di capirne il concetto.
I tre momenti sono:
• SPIRITO SOGGETTIVO
• SPIRITO OGGETTIVO
• SPIRITO ASSOLUTO
1. Con l’apparire dell’uomo nell’universo, l’idea si rialza dalla sua caduta e recupera la sua razionalità. Dunque se l’uomo non fosse apparso l’idea sarebbe rimasta natura. Questo è il momento dello SPIRITO SOGGETTIVO: momento dell’apparire dell’uomo. Che si divide in:
a. MOMENTO ANTROPOLOGICO: momento dell’anima dell’uomo come anima naturale; l’uomo appartiene ancora ad una specie di psichicità oscura; un residuo è il sonno, in contrapposizione alla veglia. Questo passaggio, sonno/veglia, per lui è come l’alternarsi del dì e della notte. A questo momento appartengono anche le nostre abitudini e tutti i condizionamenti dovuti alla natura. Le nostre abitudini ci dimostrano, da una parte, che apparteniamo al mondo della natura, dall’altra , il fatto che sono abitudini, concede alla nostra mente spazi di libertà, perché se agiamo per abitudine, agiamo automaticamente, senza pensare e la mente è libera di pensare ad altro.
b. Da questo mondo naturale l’uomo si risveglia grazie alla coscienza: MOMENTO FENOMENOLOGICO. L’uomo si distingue dal mondo naturale grazie ad un progressivo evolversi della sua coscienza (autocoscienza, ragione, spirito). Questo momento non è che una sintesi di quanto aveva scritto nella FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO. Ma questi due momenti sono astratti e si concretizzano solo nel terzo momento:
c. MOMENTO PSICOLOGICO in cui l’uomo si scopre come sintesi degli altri due momenti, come conoscenza e volontà, non due facoltà diverse ma due aspetti della stessa realtà, perché la conoscenza è l’impulso di dare esistenza ai nostri concetti. La sintesi fra conoscenza e volontà e la LIBERTÀ, che è l’essenza dell’uomo, la negazione dell’arbitrio, in cui io è indeterminato e l’oggetto è determinato. L’io è condizionato dall’oggetto, quindi non è libero. In questo momento viene affermata solo la libertà individuale.
2. SPIRITO OGGETTIVO, che descrive le istituzioni di una libertà che non è più individuale ma oggettivata. La volontà libera da sola non ha significato, si deve dare un’esistenza. Il primo rapporto che istituisce la volontà libera è un rapporto col le cose, la proprietà privata.
a. Il primo momento della LIBERTÀ è il DIRITTO, perché le proprietà sono limitate solo mediante un contratto. All’interno del diritto distingue:
• Contratto
• Reato = antitesi (perché viola un contratto)
• Pena = sintesi (perché vuole ristabilire lo stato del contratto)
Ma la pena è sempre una ritorsione del pubblico sul privato, toglie la libertà, bisogna, quindi, affermarsi ad un livello più alto.
b. Il secondo momento è la MORALITÀ, di tipo kantiano, che risiede nell’intenzione buona, nell’agire per dovere, anche se Hegel aggiunge che non si può prescindere dal BENE, che è fondamentale in un azione morale. Ma c’è sempre un’interna contraddizione tra essere e dover essere: il bene non esiste se non è realizzato.
Questa contraddizione deve essere superata nel terzo momento:
c. L’ETICITÀ che supera e conserva i primi due momenti. Il BENE PUBBLICO, l’eticità si realizza attraverso 3 istituzioni:
• FAMIGLIA
• SOCIETÀ
• STATO
• La FAMIGLIA è il primo momento in cui l’uomo rinuncia alla propria libertà individuale in favore di qualcosa di concreto: un FIGLIO. Infatti, la famiglia si fonda sul sentimento, sull’attrazione fisica, ma soprattutto è ciò che trasmette lo SPIRITO DI UN POPOLO. Ma quando i figli diventano grandi si allontanano per formare altre famiglie.
• Da questo nasce la SOCIETà CIVILE, il secondo momento, in cui i rapporti affettivi delle famiglie sono sostituiti dai rapporti contrattuali, oggettivi. Quella che vede HEGEL è una società diversificata, formata da varie classi sociali, varie istituzioni, fondata sul lavoro che soddisfa le necessità personali e collettive, superando quindi l’individualità. Il PRINCIPIO DELLA RAPPRESENTATIVITà (sovranità popolare) è proprio della SOCIETÀ CIVILE, non dello stato, così come l’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA.
• Ma il vero momento dello spirito oggettivo è lo STATO: che è superiore sia alla famiglia sia alla società civile, non perché può schiacciarli, ma perché solo nello stato trovano significato. Il popolo senza lo stato sarebbe una MASSA INFORME. Lo STATO è l’incarnazione di DIO nella storia, per questo non ha bisogno di giustificazioni. Non tutti i cittadini hanno diritto di partecipare alla guida dello stato: ogni individuo realizza la sua libertà nelle sue istituzioni, ed appartenendo a queste istituzioni appartiene allo stato.
La storia è la STORIA DEL PROGRESSO UMANO; ma al di sopra di queste vicende si realizza la STORIA DELLO SPIRITO OGGETTIVO, vero protagonista della storia. Lo spirito si incarna successivamente in tutti gli STATI VINCITORI: tutto ciò che non riguarda la storia dello spirito è pura accidentalità, reale è soltanto la storia dello spirito. Per determinare lo stato vincitore, però, è necessaria la GUERRA, che è negativa, ma necessaria. “Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale”, quindi tutto ciò che accade nella storia deve accadere, perché l’unico giudice della storia è la storia stessa(“il tribunale della storia è la storia, la storia si giudica da se”). Tutti gli ideali e le utopie non realizzati sono pura astrazione, non sono importanti, pura accidentalità. La storia dello spirito è la storia progressiva della libertà dello spirito.
Nella STORIA UNIVERSALE riconosce tre tappe:
• TIRANNIDI DEL MONDO ANTICO: uno solo è libero e tutti gli altri sono schiavi;
• ARISTOCRAZIE E DEMOCRAZIE CLASSICHE: pochi erano liberi e molti erano schiavi;
• MONDO GERMANICO - CRISTIANO: tutti sono liberi perché la libertà dell’individuo coincide con lo stato, la storia si incarna nello stato.
L’uomo singolo persegue le sue ambizioni, mentre lo spirito realizza la sua storia con le “astuzie della ragione”, che consistono nel farci credere che siamo noi protagonisti della storia, ma noi siamo solo lo strumento dello spirito. Lo spirito si incarna negli uomini COSMICO – STORICI: i grandi uomini che portano avanti la storia (Alessandro Magno, Napoleone…), sono i simboli delle “astuzie della ragione”, perché dopo aver svolto le missioni dello spirito vengono abbandonati. Pensa che lo spirito sia incarnato nel popolo tedesco. Lo stato è sempre temporale e transitorio, si realizza nel tempo, mentre lo spirito per natura è eterno, ha bisogno di incarnarsi in forme eterne.
3. SPIRITO ASSOLUTO, le cui forme eterne sono:
• ARTE si serve di immagini per esprimere l’assoluto;
• RELIGIONE si serve di forme rappresentative;
• FILOSOFIA si serve di forme logiche, concettuali.
Il contenuto delle manifestazioni è sempre lo stesso: lo spirito che prende coscienza di se e diventa assoluto.
• ARTE: si serve di forme sensibili per esprimere l’infinito, la BELLEZZA che è “lo splendore dell’idea”
• ARTE SIMBOLICA, corrisponde all’arte primitiva e ha un intenso contenuto, ma una forma inadeguata ad esso;
• ARTE CLASSICA (GRECA), equilibrio perfetto tra forma e contenuto.
• ARTE ROMANTICA in cui la soggettività dell’artista prevale sull’oggettività dell’opera.
Qui finisce l’arte che quindi può essere vista solo come una forma del passato. Il bello d’arte è superiore al bello di natura (≠ Kant), la natura è l’irrazionale, mentre l’arte esprime lo spirito. La fine dell’arte è il preludio alla:
• RELIGIONE: il cui contenuto è sempre l’ASSOLUTO, rappresentato come DIO, che è dunque una rappresentazione dell’assoluto. Con la religione finalmente il finito (l’uomo) può unirsi con l’infinito (Dio). Nella religione c’è , dunque la sintesi tra finito e infinito!!
• RELIGIONE NATURALE: Dio è visto ancora nei fenomeni naturali (animismo, panteismo);
• RELIGIONE DELL’INDIVIDUALITÀ (o della LIBERTÀ), Dio si identifica con una persona, si hanno, dunque, la religione ebraica e musulmana, ma Dio è statico.
• CRISTIANESIMO in cui Hegel vede il riflesso della sua filosofia: Dio è spirito ed in esso è intrinseca la dialettica:
• DIO -> idea
• GESÙ -> natura
• SPIRITO -> ritorno dell’idea in sé, SPIRITO.
• FILOSOFIA in cui lo spirito recupera se stesso e si esprime in forme concettuali. Per questo la FILOSOFIA è STORIA della FILOSOFIA, in cui lo spirito si rivela progressivamente dialetticamente. La rivelazione totale dello spirito avviene dunque nella sua filosofia.

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