Hegel

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Testo

HEGEL (IDEALISMO LOGICO)
Hegel critica Fichte sulla concezione dell'io puro, che lui vede come un'infinita tendenza morale, un divenire che non trova mai appagamento.
Hegel critica Schelling sul modo di considerare l'assoluto come identità di natura e spirito, unità indifferenziata, come una "notte in cui tutte le vacche sono nere" e perciò tale da non poter spiegare la varietà del reale.
Hegel parte dal problema di trovare un punto di vista della realtà in cui l'ideale non sia sganciato dal reale. Nelle opere giovanili pensa che la risposta si trovi nella religione, così analizza le varie religioni, ma vede nel Cristianesimo la forma più alta in quanto Dio incarnatosi (ideale) si è fatto realtà (reale). Però neppure questa religione rispondeva perfettamente alla domanda perché Cristo separava il Regno dei Cieli dalla Terra. Hegel ritiene quindi che non sia nella religione che avviene questa conciliazione ma nella filisofia.
La Fenomenologia dello spirito costituisce la prima e maggiore opera in cui Hegel espone la propria concezione del mondo. L'obbiettivo che si propone l'autore è quello di delineare una ricostruzione razionale del percorso compiuto dalla coscienza ingenua (spirito che non ha coscienza di sé) per raggiungere la razionalità assoluta (piena coscienza di sé). Questo cammino della coscienza è un cammino dialettico, un procedimento che esige che nessun momento della realtà sia considerato separato dal resto. Hegel, infatti, afferma che " il vero è l'intero", cioè la storia, ovvero l'ultima fase dello sviluppo dello spirito. Le prime tre tappe della storia dialettica sono: coscienza, autocoscienza e ragione. 1) Il momento della coscienza è il momento in cui la coscienza umana si rapporta all'oggetto sentendolo esterno a sé. 2) Il momento dell'autocoscienza nega l'alterità, essendo sintesi di soggetto e oggetto. 3) Il momento della ragione è quello in cui la coscienza è consapevole di essere tutta la realtà. Per raggiungere la piena coscienza di sé, l'autocoscienza passa attraverso tre momenti o figure: -1 quella del servo padrone, che attraverso il lavoro si emancipa -2 lo stoicismo e lo scetticismo, cioè l'affermazione della libertà della coscienza e la successiva messa in crisi -3 la coscienza infelice, tipica del medioevo, consapevole della scissione tra uomo e Dio.
La Dialettica è il metodo del processo di sviluppo dello spirito. Ma siccome Essere e pensiero coincidono, la dialettica è il metodo del farsi della realtà e il metodo con cui il pensiero pensa. Questo metodo consiste in un movimento di tesi e antitesi e sintesi (in sé - tesi, per sé - antitesi, in sé per sé - sintesi). Mentre la vecchia logica aristotelica non riconosceva il legame tra realtà e idea in nome del principio di identità e non contraddizione, la nuova logica riesce a cogliere tale legame in nome del principio di contraddizione. Quindi i due concetti contradditori non vengono più contrapposti, bensì mediati attraverso la "mediazione dialettica".
La Logica (da logos) è per Hegel lo studio delle leggi del pensiero e coincide con la storiografia. La triade fondamentale (tesi, antitesi e sintesi) lungo la quale si attua il ciclo dialettico dell'assoluto è così costituita: nel primo momento lo spirito si presenta come idea preesistente al sorgere della materia e dello spirito; nel secondo si presenta come natura e nel terzo come spirito. In corrispondenza a questi tre momenti, Hegel suddivide il proprio sistema in tre parti: logica, filosofia della natura e filosofia dello spirito. La logica o dottrina dell'essere è a sua volta suddivisa in logica dell'essere, dell'essenza e del concetto, nelle quali sono rispettivamente trattate le categorie dell'intuizione sensibile (qualità, quantità), dell'intelletto (forma e materia, causa ed effetto) e infine le varie specie di concetti, giudizi e sillogismi.
La filosofia dello spirito costituisce la terza parte del sistema di Hegel e concerne l'ultima fase dello sviluppo dell'assoluto. La rivelazione dell'assoluto o spirito avviene attraverso tre gradi: spirito soggettivo, oggettivo e assoluto, dei quali nei primi due esso si manifesta come finito, mentre nel terzo come infinito. Nello spirito soggettivo si ha il nascere della coscienza individuale e il suo elevarsi verso le forme più alte della volontà e del pensiero. Questa elevazione dà luogo ad una nuova triade dialettica e cioè alla formazione dell'anima, della coscienza e dello spirito, oggetti rispettivamente delle tre seguenti discipline: antropologia, fenomenologia dello spirito, psicologia. L'anima è per Hegel "il fondamento di ogni particolarizzazione e individuazione dello spirito" e si svolge attraverso tre stadi: anima naturale, anima senziente ed anima reale. Anche la coscienza si svolge attraverso tre stadi: coscienza, autocoscienza e ragione. Lo spirito è infine l'assoluto che si determina come verità dell'anima e della coscienza. Esso progredisce attraverso tre gradi: spirito teoretico, la cui esistenza è il sapere; spirito pratico e spirito libero, che sfocia nello spirito oggettivo. Anche lo spirito oggettivo dà luogo ad una triade dialettica: diritto, moralità ed eticità (moralità sociale). Nel primo lo spirito è persona di fronte alle altre persone e da questo rapporto nasce il diritto; nella seconda lo spirito si rivela come soggetto animato da una volontà particolare, che tende a diventare universale; nella terza lo spirito diventa "spirito di popolo", secondo il quale essere e dover essere risultano coincidenti e questa coincidenza si realizza nella famiglia e nello Stato.
Mentre per Rousseau il contratto nasceva dalla volontà di un singolo uomo di cooperare, per Hegel il potere dello Stato non può derivare dalla volontà popolare, ma ha in se stesso il proprio potere e la propria ragione d'essere. Secondo Hegel la funzione dello Stato non è quella dell'amministrazione e dell'ordine pubblico, proprie della società civile, ma rappresenta la "realtà etica e consapevole di un popolo". La funzione dello Stato è quella di fare la storia, considerata non come un succedersi di fatti senza nesso e significato ma come espressione e realizzazione dello spirito. La guerra è pertanto vista da Hegel come il movimento necessario allo svolgersi dello spirito. Anche lo spirito assoluto si attua attraverso una triade dialettica: l'arte, la religione e la filosofia. L'arte è espressione dello spirito divino del mondo in forme sensibili. Hegel definisce il bello come armonia della forma con l'idea ed esistono due tipi di bello: in bello naturale e il bello dell'arte. Il bello naturale è a differenza di Kant il grado più basso di bellezza, perché è privo dei caratteri di libertà e idealità. Il bello dell'arte è invece superiore perché libero da ogni legame con il mondo esteriore grazie all'uso della fantasia. Per mezzo della fantasia l'artista coglie l'idea e ne è dominato (ispirazione), ma perché possa esprimerla è necessario che egli a sua volta la domini. Hegel distingue poi tre fasi nell'attività artistica dell'umanità: 1) l'arte simbolica in cui prevale il dato sensibile, che diviene simbolo di qualcosa di più generale 2) l'arte classica in cui prevale l'adeguazione del soggetto all'oggetto 3)l'arte romantica in cui lo spirito prevale sulla forma.
La religione è l'espressione dello spirito assoluto in forme rappresentative elaborate dalla fantasia, così la creazione è la rappresentazione dei rapporti tra Dio e il mondo e la provvidenza è la rappresentazione dei rapporti tra Dio e la storia. Hegel vede nella religione cristiana quella principale, infatti i dogmi fondamentali del cristianesimo esprimono le principali verità della filosofia: il dogma della trinità adombra il concetto della dialettica e il dogma dell'incarnazione adombra il concetto dell'unione tra finito e infinito.
La filosofia è per Hegel "l'unità dell'arte e della religione", è l'autocoscienza assoluta dello spirito, è il frutto più maturo dello sviluppo dello spirito nella storia. Hegel è convinto che la propria filosofia rappresenti lo spirito del tempo in cui è sorta e ritiene che con la propria filosofia il pensiero sia giunto ad un compimento. Infatti Hegel, ripercorrendo le fasi della filosofia, mostra come con la sua filosofia lo spirito sia giunto alla massima maturazione. Infine, essendo la filosofia il simbolo di un'epoca storica, Hegel ritiene che lo stato Prussiano costituisca l'incarnazione del dover essere e l'apice dello sviluppo di tutte le civiltà precedenti.

DESTRA E SINISTRA HEGELIANA
Già negli ultimi anni della vita di Hegel ci furono delle critiche del sistema hegeliano per opera di un gruppo di giovani che diede vita alla sinistra hegeliana. Le critiche di questi discepoli vennero poi approfondite ed ampliate da Marx ed Engels, che, partiti dalle posizioni della sinistra hegeliana, si spinsero assai oltre, tentando di scendere dal piano teorico a quello pratico politico. La destra interpretava in modo trascendente l'Assoluto del maestro e lo identificava col Dio della tradizione teologica. Essa pertanto tende a ridurre la dialettica hegeliana alla dogmatica ortodossa, tornando ai principi e ai valori tradizionali. Al contrario la sinistra hegeliana ritiene che ci sia una sostanziale incompatibilità tra il cristianesimo, che afferma la trascendenza di Dio, e il razionalismo immanentistico difeso da Hegel. Va infine sottolineato che la destra e la sinistra sono state entrambe polemiche verso il positivismo. La destra combatté il positivismo in quanto troppo immanentistico, la sinistra invece perché contraria a quanto vi era di poco razionalistico e soprattutto contraria ai molti compromessi con la trascendenza accettati dai positivisti. Infine il contrasto riguardava anche l'atteggiamento verso la società. Il positivismo inglese e francese cercava, sul piano politico, di perfezionare le strutture della società borghese, che era invece criticata dalla sinistra, mentre la destra vedeva nello stato prussiano il punto più alto raggiunto dallo sviluppo dello spirito e quindi imperfettibile. Gli esponenti più importanti della destra sono Rosenkranz, Goeshel e Fisher; al contrario quelli della sinistra sono Feuerbach, Strauss e Bauer. In particolare Strauss pubblicò la Vita di Gesù nella quale sostiene che gli elementi soprannaturali di tale vita non sono né autentici dati storici né una mera invenzione dei primi cristiani, ma mito, cioè trasfigurazione delle idee religiose più largamente diffuse ai tempi di Gesù. In altri termini il Vangelo ci esprime attraverso il mito il significato più profondo del cristianesimo, così il dogma dell'incarnazione non è altro che la raffigurazione mitica dell'idea dell'unità tra finito e infinito.

LUDWIG FEUERBACH fu allievo di Hegel. Feurbach nella Critica della filosofia hegeliana riconosce i meriti del maestro, ma ne individua anche alcuni limiti. In particolare Feuerbach ritiene che quando Hegel parla di spirito assoluto , parla di Dio, così pensa che la filosofia di Hegel sia una teologia mascherata, teologia ridotta a logica. Hegel ha commesso l'errore di aver ridotto a determinazioni, predicati dell'infinito, le determinazioni della realtà o del finito. Si tratta ora di rovesciare l'hegelismo e assumere il finito come momento iniziale della riflessione filosofica. Da ciò la rivendicazione di Feuerbach di una nuova filosofia che ponga al centro della propria riflessione l'uomo. Per questa rivendicazione della centralità dell'uomo come oggetto della riflessione filosofica, l'orientamento del filosofo tedesco è stato definito "umanesimo". Con la sinistra hegeliana era iniziato il progetto di demitizzazione della religione cristiana e si credeva che tutta la componente soprannaturale dei vangeli non fosse altro che una serie di miti e leggende. Feuerbach ritiene che il fenomeno della religiosità possa trovare nell'uomo stesso la sua più completa spiegazione. I principi religiosi non sono altro che costruzioni antropomorfiche nelle quali l'uomo proietta i propri pensieri e le propria esigenze più profonde. Quindi l'essenza del cristianesimo non è altro che l'essenza dei pensieri che albergano nel nostro cuore. E la coscienza che l'uomo ha di Dio coincide con la coscienza che l'uomo ha di se stesso. La religione ha avuto quindi il merito di essere la prima coscienza che l'uomo ha avuto di se, ma la sua illusorietà consiste nel trasformare i più intimi ideali dell'uomo in proprietà di un essere divino, distinto da lui. È quindi necessario negare l'esistenza di Dio e far sorgere nell'uomo una coscienza diretta di se stesso. Feuerbach attribuisce alla filosofia il compito di sviluppare questa coscienza. Per Feuerbach la filosofia deve essere antropologia e quindi da idealismo diventa materialismo. L'uomo si realizza compiutamente nel rapporto con gli altri, nella vita sociale ed è proprio dal rapporto tra uomo e uomo che si sviluppa la moralità. Dal vincolo della solidarietà sorge il sentimento del dovere, come rimorso di fronte all'azione che ha causato l'infelicità altrui; ancora dal vincolo della solidarietà sorge l'istinto politico che si realizza nella costruzione di istituti sopra-individuali.

KIERKEGAARD
Polemica con l’hegelismo :il fulcro della critica di K. a ogni razionalismo e in particolare a quello di H. si basa sull’affermazione che il pensiero logico non è in grado di afferrare la realtà, né quella naturale né quella spirituale. Se nello sviluppo dell’assoluto hegeliano gli opposti possono conciliarsi questo è possibile solo perché la loro opposizione è una mera apparenza; nella realtà invece le opposizioni sono inconciliabili e si escludono a vicenda. Inoltre siccome il sistema hegeliano si presenta come una concezione dell’essere infinito, esso non perviene mai al singolo uomo ed è quindi una filosofia incapace di cogliere l’effettivo processo del reale. K. parte invece da una riflessione diretta sull’individuo nella sua interiorità e innanzitutto afferma che esistere, per il singolo, significa existere, cioè uscire fuori dall’infinità, trovarsi al confine fra l’essere e il non essere. La categoria fondamentale del singolo non potrà essere la necessità razionale che sceglie Hegel, ma la categoria della possibilità . Il singolo ha la caratteristica di trovarsi sempre nella situazione di dover scegliere fra illimitate possibilità. Egli è libero di decidere, ma la sua libertà si traduce in un profondo e invincibile sentimento di angoscia. Come Hegel, egli vede nella realtà un processo, un perenne divenire, ma la legge di questo divenire non è la dialettica hegeliana, ma tale processo si può ricostruire mediante una dialettica qualitativa che considera ogni momento distaccato dall’altro. L’esempio più significativo di questa considerazione ci è offerto dalla riflessione sull’esperienza religiosa :in un primo momento l’uomo è vissuto in uno stato di completa innocenza ,come Adamo nel paradiso terrestre, cioè ignorando se stesso, ma ciò che ha fatto portare l’uomo alla coscienza di sé è stato un atto di ribellione ,il peccato originale, che ha fatto scoprire ad Adamo la propria esistenza di individuo.
I tre stadi :K. studiando la vita umana nella sua concretezza vi individua tre stadi alternativi.
Lo stadio estetico :è quello di chi considera il mondo come un grande spettacolo da cui trarre gioia e “si lascia vivere” senza dover compiere alcuna scelta né impegnarsi in alcuna cosa. La figura tipica dell’esteta è quella del “seduttore” che finisce , disperdendo la propria personalità, nella noia e nell’ansia di una vita diversa.
Lo stadio etico : E’ grazie all’ironia che l’individuo si solleva al di sopra del mondo delle cose in cui si trova immerso ed evita di restarne imprigionato. L’ironia ha un potere distruttivo, è la forza del contrasto e mediante essa l’uomo deve abbandonare la propria situazione di indifferenza a tutto ,rientrare in sé e decidere di assumere il compito assegnatoli dalla vita(es. uomo coniugato dedicato alla famiglia).
Lo stadio religioso :è lo stadio estremo ,in cui il singolo attraverso il pentimento ha rinunciato a qualsiasi scopo relativo e finito di cui riconosce la reale contingenza ed esso nasce da una paradossalità, che scopre l’interiorità nascosta dell’individuo. Egli scopre in tal modo la propria finitezza , sente la propria dipendenza da un essere fuor di misura ed entra in rapporto diretto e personale con Dio. L’organo di tale scoperta è la fede, non la ragione. Sviluppandosi nell’interiorità più profonda dell’individuo, essa lo porta ad abbandonarsi alla grazia divina, senza però liberarlo dall’angoscia della propria finitezza.

IL “SINGOLO” E LA “FOLLA”
Dio :Dio si rivela nell’interiorità nascosta del singolo uomo e lo fa come persona. Il vero cristiano però non si limita ad accettare tutte le contraddizioni che la ragione ha sempre rivelato in questa figura, ma deve fare q.cosa di più :non solo ammirare Cristo ,ma imitarlo. L’effetto della rivelazione di Cristo nell’interiorità si esaurisce in tale inter. o si manifesta nei rapporti con gli altri uomini ? il primo K. presentava la fede come rapporto diretto tra l’anima dell’uomo e Dio, che rivela al credente di essere peccatore , gli fornisce la coscienza della propria singolarità e quindi incide esclusivamente sulla sua coscienza interiore. Il 2° K. invece non dice più che il cristianesimo rimane estraneo alle vicende del mondo, ma che entra in conflitto con esso, vi porta la discordia e rende gli uomini infelici. Di qui il dovere del vero cristiano di non rinchiudersi in se stesso, ma opporsi a chi è pago di questo mondo e aiutarlo a salvarsi. Diventa facile capire il disprezzo per la massa o folla che segue la moralità generale passivamente e il ripudio della “mondanità tiranna che vuole tutti gli uomini uguali”. Inoltre la “folla” considera la vita quale bene supremo ,mentre il cristiano sa che l’unico bene supremo è il contatto diretto del singolo con Dio. Questo è un atteggiamento sinceramente e K. si pone fuori da ogni forma di razionalismo oltre che dalla corrente romantica perché la sua concezione di Dio come persona trascendente è infatti inconciliabile con le forme di panteismo romantico.

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