GIORDANO BRUNO: Personalità e opere

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Testo

BRUNO
1. Personalità e Opere
Giordano Bruno ritorna al neoplatonismo e alla magia. Nasce nel 1548 a Nola, a 18 anni inizia ad avere i primi dubbi sulla verità della religione cristiana e inizia un urto contro l’ambiente ecclesiastico, per cui fugge nel 1576 a Ginevra, poi a Tolosa e a Parigi, dove pubblica il Candelaio e Le ombre delle idee ed ebbe i primi successi per l’arte lulliana della memoria. Nel 1583 passa in Inghilterra, insegna ad Oxford e sta alla corte della regina Elisabetta. Nel 1586 va in Germania dove termina i poemi latini. Accoglie l’invito di Giovanni Mocenigo a Venezia, ma viene denunciato da lui stesso e arrestato il 23 maggio 1592 dall’Inquisizione. Si sottomise riconoscendo alla religione una certa legittimità nella guida della condotta pratica di chi non sa avvicinarsi alla filosofia, e si giustificò con la teoria della doppia verità averroistica. Si oppose continuamente di ritrattare le proprie teorie ed il 17 Febbraio 1600 viene arso vivo in Campo dei Fiori a Roma. I suoi scritti sono i dialoghi italiani e i poemi latini. Dei dialoghi alcuni trattano di filosofia naturale (La Cena delle Ceneri, Della Causa Principio et Uno, De l’infinito Universo et mondi) e altri di morale (Lo spaccio della bestia trionfante, Cabala del cavallo Pegaseo, Degli Eroici Furori). Invece i poemi latini sono il Minimo, La monade, L’immenso e gli innumerevoli mondi.
2. L’Amore per la vita e la religione della natura
Tutti gli scritti di Bruno presentano un amore della vita nella sua infinita espansione. Amore che gli rende insopportabile il chiostro, che fa rappresentare nel Candelaio l’ambiente napoletano in cui è cresciuto, e da cui nasce il suo interesse per la natura, che sfocia non come un pacato naturalismo, ma nella concezione di una natura tutta viva, animata, a cui egli pose il termine più alto del suo filosofare. Di qui nasce la predilezione per la magia, che si fonda sul pampsichismo universale e vuole conquistare impetuosamente la natura come si fa con qualcosa di animato, e di qui nasce ancora la passione per la mnemotecnica, o arte lulliana, che pretendeva conquistare il sapere con artifici mnemonici e far progredire miracolosamente la scienza senza la lenta ricerca.
Il naturalismo di Bruno è una religione della natura, un impeto lirico, raptus mentis, contractio mentis, esaltazione o furore eroico. La sua opera segna un arresto del naturalismo scientifico, ma esprime un amore per la natura fondamentale nel Rinascimento.
Non è facile capire la posizione Bruniana nei confronti della religione (simile a quella averroistica). Essa appare agli occhi di Bruno come insieme di credenze assurda e ripugnante, tant’è che egli ne riconosce l’utilità solo per l’istruzione di popoli rozzi, ma non le riconosce alcun valore, è un insieme di superstizioni contrarie alla natura ed alla ragione. Di fronte a questa religiosità, o “santa asinità”, sta la religiosità dei teologi, ciò dei dotti che hanno da sempre cercato una via per giungere a Dio. Questa religiosità è lo stesso suo filosofare. Bruno fa sua l’idea di una sapienza originaria che nel corso dei secoli è stata accresciuta e chiarita dai filosofi, ma pensa che questo sviluppo storico della verità sia in realtà un suo rinascere e rigermogliare della verità antica. La natura è il termine della religiosità e del filosofare di Bruno, l’oggetto del suo impero lirico, del suo eroico furore.
3. La Natura e L’infinito
Bruno considera Dio in duplice modo, come mens super omnia (=mente al di sopra di tutto) e come mens insita omnibus (=mente presente in tutte le cose).
Per il primo aspetto Dio è fuori dal cosmo e dalle capacità razionali umane (Bruno crede che sia vano il tentativo di risalire dalla natura a Colui che l’ha creata), perciò in quanto sostanza trascendente è oggetto di fede e lui ci parla la rivelazione.
Per il secondo aspetto Dio è principio immanente del cosmo ed è accessibile alla mente umana, essendo l’oggetto principale della filosofia.
In quanto mente delle cose Dio è anima del cosmo, e opera tramite l’intelletto universale (insieme di idee o forme che plasmano intrinsecamente la materia). L’attività dell’intelletto opera come forza seminale intrinseca alla materia.
In quanto spirito animatore delle cose Dio è causa (Energia produttrice del cosmo) e principio (elemento costitutivo delle cose) dell’essere. L’universo è un immenso organismo dotato di un’unica forma e unica materia, l’unica forma è Dio (principio attivo=anima del mondo datrice di forme), l’unica materia è la massa corporea del mondo (principio passivo=sostrato animato e plasmato dall’intelletto). Nonostante ciò la materia, per Bruno, non è pura potenza in quanto non riceve le forme dall’esterno, ma le ha già in se; e non è separata dalla forma, con la qual costituisce un tutt’uno globale, essendo entrambe due aspetti dell’unica sostanza universale che è la Natura (concepita da Bruno come l’Uno-Tutto Eleatico e realtà divina).
Nella concezione di Dio come mente sopra le cose alcuni studiosi hanno visto una sorta di doppia verità, altri una persuasione per cui l’Uno è contemporaneamente superiore ad esso. L’ispirazione più profonda del sistema Bruniano è la visione del divino nel mondo. “La natura o è Dio stesso o è la virtù divina che si manifesta nelle cose”.
Come in Cusano egli vede la coincidenza degli opposti nell’universo, in quanto in esso coincidono massimo e minimo, centro e circonferenza, però l’attributo fondamentale dell’universo Bruniano è l’infinità, che rappresenta un punto d’incontro tra Bruno a la rivoluzione astronomica moderna. Egli concepisce l’universo come qualcosa di illimitato e infinito, che ospita in se una molteplicità inesauribile di mondi e creature.
4. L’etica eroica
La natura infinita è il movente della speculazione Bruniana, ed è il fine della conoscenza e della vita. Negli eroici furori Bruno simboleggia ciò con il mito di Atteone, che dopo aver contemplato Diana nuda viene trasformato in cervo, passando da cacciatore a preda, e diventando egli stesso parte della natura. Per Bruno il grado filosofico maggiore è la visione magica della natura e della sua vita: il filosofo è furioso, assetato di infinito, e raggiunge, tramite degli sforzi eroici e appassionati, un’immedesimazione con il processo cosmico per cui l’Universo si dispiega nelle cose, ed esse si risolvono nell’Universo.
L’eroico furore è la traduzione naturalistica del concetto di amore platonico, perché l’uomo arso d’amore, ma non soddisfatto dall’unione carnale con la donna, ricerca l’infinito e crea un’unione tra lui e la natura, si identifica con essa, si fa natura. Questo avviene anche in campo morale: Bruno esalta la fatica, l’ingegnosità ed il lavoro umano, criticando il mito dell’età dell’oro (epoca felice in cui era dato tutto il necessario all’uomo) egli esalta il lavoro come attività che assoggetta la materia all’intelligenza e distingue la nostra specie. L’uomo attraverso l’ingegno conquista la propria posizione nel mondo (uomo-faber), conscio di essere artefice della propria redenzione.
Qualche studioso ha visto un contrasto tra etica filosofica e del lavoro (etica di contemplazione e di azione), ma in realtà per Bruno vi era una reciproca implicanza delle due, convinto che: l’uomo non contempli senza azione e non operi senza contemplazione. Era convinto inoltre che l’individuo fosse impegnato a realizzare in se lo slancio della vita, continuando l’opera della natura. In conclusione la contemplazione di Dio non è fine a se stessa ma è un incentivo a fare come Dio, a produrre ed a creare, dando luogo ad altre nature.
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