Galileo Galilei

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Categoria:Filosofia

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Testo

LA FINE DELLE ANTICHE CERTEZZE
La formulazione della tesi eliocentrica ha messo in discussione l'immagine tradizionale dell'uomo. La rivoluzione copernicana ebbe parte nella trasformazione della concezione dei valori dell'uomo occidentale.
IL CONFLITTO FRA LA CHIESA E LA NUOVA SCIENZA
Inizia un lungo periodo di tensione e di scontri tra religione e scienza. vengano inflitte le condanne ai sostenitori della rivoluzione copernicana. Il rovesciamento del paradigma tolemaico avrebbe potuto aprire una crepa pericolosa nella sede dell'uomo comune. Il cardinale Bellarmino afferma che la tesi di Copernico è una mera ipotesi matematica e non una descrizione reale dell'universo.
Galileo Galilei
Galileo Galilei è il maggior protagonista della rivoluzione astronomica. Nasce a Pisa nel 1564; nel 1592 diventa professore di matematica dell'Università di Padova, godendo di una maggiore libertà di ricerca e di pensiero e misurandosi con le posizioni dell’ Aristotelismo. Si impegna in un'attività di ricerca sperimentale e apre un'officina meccanica: inventa il telescopio. Galileo dichiara di volersi impegnare nella fondazione di una nuova scienza della natura, cioè di una nuova fisica. Le sue tesi vengono condannate come eretiche, e lo scienziato sembra obbedire nel 1632 scrive dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo: un dialogo tra un Copernicano, un Aristotelico e un interlocutore. Processato il costretto a ritrattare le sue tesi, viene confinato nella sua villa, dove muore nel 1642
LA DIFESA SCIENTIFICA DELL’ELIOCENTRISMO
Galileo afferma che la sua tesi non è un'ipotesi ma è una reale disposizione del mondo. La scoperta delle macchie solari mostra che anche i corpi celesti sono soggetti a mutamenti e alterazioni. Inoltre vi è la constatazione che la superficie della luna non è liscia e levigata (come richiedeva la perfezione attribuita ai corpi celesti). Entrambe le scoperte confuta uno la tesi aristotelica di una “differenza di natura” fra il cielo e la terra. L’ eliocentrismo conferma l'assunto che “la natura non moltiplica le cose senza necessità”, in quanto e più ragionevole è credibile far muovere la terra di un moto circolare piuttosto che far muovere un numero immenso di corpi vastissimi e tener fermo il nostro pianeta. La difesa della teoria richiedeva una risposta soddisfacente alle obiezioni avanzate contro il moto di rotazione della terra. Questo spinge Galileo a gettare le basi di una teoria fisica alternativa a quella aristotelica a questo scopo egli enuncia il principio di relatività del moto, secondo cui è impossibile stabilire, con esperienze compiute all'interno di un sistema, cioè senza alcun punto di riferimento esterno, se tale sistema è in moto oppure in quiete.
LA FONDAZIONE DELLA DINAMICA
Attraverso il lungo rampino giunge al rifiuto della fisica aristotelica per approdare ad una fisica matematica. La fisica galileiana nega ogni rapporto tra la natura del corpo e il suo stato di moto quiete → primo e secondo principio della dinamica.
UN NUOVO PRINCIPIO DI AUTORITà
Egli sostiene che nelle questioni relative alle cose naturali non si deve fare appello all'autorità di Aristotele, ma si deve apprendere direttamente dal grande libro della natura. Galileo attacca più gli Aristotelici che Aristotele, perché è questi si limitano a riproporre le sue teorie in modo pedestre. All'autorità di Aristotele Galileo sostituisce un nuovo principio di autorità: quello costituito dall'esperienza unita la ragione.
IL LIBRO DELLA NATURA E LA SACRA SCRITTURA
Rivendica l'autonomia della scienza dalla fede. Per illustrare la sua posizione Galileo ricorre alla metafora dei due libri. Sia le scritture sia il grande libro della natura sono stati scritti da Dio. Le scritture sono state dettate direttamente dallo spirito Santo e la loro finalità è la salvezza umana. Anche il libro della natura è stato scritto da Dio. La natura è “osservantissima esecutrice degli ordini di Dio”. A differenza delle scritture, il libro della natura non può essere compreso se prima non si impara a intendere la lingua matematica. Non c'è conflitto fra sacre scritture e scienza, tra fede e ragione, poiché esse hanno finalità e ambiti di indagini diversi. Ne è possibile accettare l'esistenza di una doppia verità, quella della fede e quella della ragione, perché vedere non possono mai contrariarsi. Galileo lo sostiene che la Bibbia per essere comprensibile ha dovuto “ accomodarsi all'incapacità del volgo”: è per queste necessità che essa ha affermato molte cose diverse dal vero assoluto
IL METODO DELLA SCIENZA
per indagare i fenomeni naturali e di coglierne le leggi, lo scienziato deve combinare l'osservazione empirica con il ragionamento deduttivo: si tratta di integrare le sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni. Le sensate esperienze devono essere anteposta il discorso; da sole non producono scienza perché questa implica un'interpretazione. La scienza quindi richiede le necessarie dimostrazioni nelle quali gioca un ruolo fondamentale la matematica.
• l'osservazione degli aspetti quantitativi dei fenomeni e la loro misurazione
• sulla base dei dati quantitativi relativi dei fenomeni osservati, si passa a denunciare come ipotesi una relazione matematica
• dall'ipotesi si deducono, mediante dimostrazione matematica, determinate proprietà e relazioni
• Le proprietà e le relazioni dedotte dall'ipotesi devono essere verificate mediante esperimento, in presenza di condizioni date, opportunamente predisposte controllate.
La scienza galileiana limita dunque la propria considerazione all'aspetti quantitativi. La verifica sperimentale costituisce un altro passaggio decisivo dell'indagine: ove tale verifica abbia esito positivo, l'ipotesi assume il valore di legge.
il metodo Galilei hanno si sottrae alla tradizionale dicotomia “induzione-deduzione”, unisce una dimensione induttiva-sperimentale, centrata sull'esperienza.
pur riconoscendo che gli uomini non possiede una sapienza assoluta infinita, che è prerogativa solo di Dio, Galileo afferma con forza la potenza conoscitiva dell'uomo: estensivamente in rapporto alla infinita moltitudine degli intellegibili; ma intensivamente alla certezza, l'intelletto umano è capace di intendere alcuni oggetti in modo perfetto → conoscenze matematiche
LA STRUTTURA QUANTITATIVA DEL MONDO
attribuendo alla scienza il compito di individuare le relazioni quantitative. Lo scienziato deve limitare le proprie indagini alle “affezioni” delle cose, ossia le determinazioni e i processi quantitativi che possono essere misurati. La realtà si riduce alle determinazioni quantitative, che sono le uniche ad essere davvero inseparabile dai corpi stessi, costituendo la struttura matematico-geometrica. Invece le determinazioni quantitative dei corpi sono un fatto meramente soggettiva. Si afferma quindi la distinzione tra le proprietà oggettive della natura, cioè i suoi caratteri quantitativi, e gli aspetti soggettivi, meramente quantitativi. L'impossibilità di conoscere l'essenza delle cose è un motivo di forza: eliminata ogni considerazione qualitativa, la matematizzazione della natura ci permette di vedere ciò che è comune a tutte le cose e toglie alla scienza ogni carattere finalistico. Lo scienziato non si chiede più a che cosa serve, ma come un fenomeno si verifichi.
IL VALORE DEL SAPERE TECNICO
Galileo manifesta ammirazione per i tecnici degli artigiani. Come il grande intellettuale dell'umanesimo e del Rinascimento, Galileo si è più volte impegnato nella riflessione su problemi legati alle concrete attività tecnico-produttive. Sono testimoniati dal suo impegno nello sviluppo e perfezionamento del telescopio.
DAL MONDO DEL PRESSAPPOCO ALL’UNIVERSO DELLA PRECISIONE
l'opera di Galileo costituisce un fondamentale passo in avanti per affermarsi di una nuova immagine dell'universo, basata su due fondamentali principi: la materia e il movimento. Si tratta di una concezione che è legata allo sviluppo delle arti meccaniche e inoltre si fonda sull'idea di un ordine matematico-geometrico della natura. Si passa dal mondo delle qualità a quello delle quantità misurabili e verificabili sul piano sperimentale. La natura viene concepita come una macchina funzionante. Viene considerato come atteggiamento non è scientifico quello degli alchimisti, dei mai chi e degli astrologi.
DAL MONDO CHIUSO ALL’ UNIVERSO INFINITO
Nel modello di Copernico l'universo risultava ancora delimitato dalla sfera delle stelle infisse e quindi finito. Bruno ritiene che tolta la centralità della terra non abbia senso a sostituirla con quella di un altro corpo celeste; pertanto sostiene che l'universo è infinito e popolata da infiniti mondi. Egli afferma che proprio l'esistenza di un numero infinito di mondi dimostra l'infinita potenza di Dio. In tal universo, privo di centro e di circonferenza, viene meno qualsiasi differenza fra mondo celeste mondo terrestre. Eliminate le sfere cristalline e i motori celesti dell'aristotelismo, il movimento risulta intrinseco alla natura stessa.

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