Freud

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Testo

Freud e la psicoanalisi:
La psicoanalisi ha profondamente colpito la cultura del Novecento.
La “Rivoluzione Psicoanalitica” partita come metodo per curare alcune malattie mentali ha finito per assumere un ruolo filosofico generale. Infatti la scoperta dell’inconscio con tutto il suo mondo caotico di passioni istintuali ha avuto la funzione di mettere in crisi la verità della coscienza.
La vita di freud Si svolge a cavallo fra 800 e 900 , è nato in Moravia da genitori ebrei trasferitisi a Vienna nel 1860.
È un medico che all’inizio della sua carriera si imbatte in casi di Isteria e si ispira alle ricerche di Breuer , il quale aveva tentato di curare l’isteria con l’ipnosi .
Freud fu portato a riflettere che attraverso l’ipnosi i pazienti facevano affiorare alla conoscenza le loro esperienze dolorose , con ciò fu portato a ritenere che esistono in noi ricordi che abbiamo dimenticato e che tuttavia agiscono su di noi causando disagio e malattia. → prima intuizione dell’inconscio.
L’inconscio e i modi per accedere ad esso
La medicina ufficiale dell’ottocento tendeva ad interpretare i disturbi della personalità in chiave somatica, e quindi a
Non prendere sul serio ad esempio le isterie. Quest’ultima aveva attirato l’interesse di medici come charcot e breuer.
Charcot utilizzava l’ipnosi come metodo terapeutico ottenendo successo grazie al controllo dei sintomi isterici.
Breuer utilizzava l’ipnosi come mezzo per richiamare alla memoria avvenimenti penosi dimenticati, che erano spariti solo quando breuer li aveva portati alla coscienza.
Questi due medici mettono a punto il “metodo catartico” → nel tentativo di dare una “scarica emotiva” capace di liberare il malato dai disturbi.
Freud arriva alla scoperta che la causa delle psiconevrosi è da ricercarsi in un conflitto tra forze psichiche inconsce , i cui sintomi risultano derivanti dalla psiche stessa.
La scoperta dell’inconscio segna l’atto di nascita della psicoanalisi , che si configura come psicologia del profondo.
Freud afferma che la maggior parte della vita mentale si sviluppa al di fuori della coscienza , e che l’inconscio non costituisce il limite inferiore del conscio , ma la realtà abissale primaria di cui il conscio è solo la manifestazione visibile. Infatti l’inconscio viene eletto a punto di vista privilegiato da cui osservare l’uomo.
L’inconscio viene diviso in 2 zone:
1) preconscio: insieme dei ricordi momentaneamente inconsci ma che possono divenire consci.
2) in questa zona vi troviamo elementi psichici stabilmente inconsci (mantenuti tali dalla rimozione)
che può venir superata solo in virtù di tecniche apposite.
Freud per superare le “resistenze” che sbarrano l’accesso alla coscienza pensò di usare l’ipnosi ma non gli dà i risultati sperati , perciò elabora un nuovo metodo : le “associazioni libere”→ consiste nel mettere il paziente in grado di abbandonarsi al corso dei propri pensieri.Questo metodo presenta tuttavia notevoli difficoltà che solo lo sforzo solidale del paziente e dello psicoterapeuta sono in grado di superare.
Tutto deve essere messo al servizio della cura , compreso il fenomeno del Transfert → trasferimento sulla persona del medico di stati d’animo ambivalenti provati dal paziente durante l’infanzia nei confronti dei genitori.
In particolare nel suo aspetto positivo il transfert implica un attaccamento amoroso verso il medico che può aiutare al successo dell’analisi.
La scomposizione psicoanalitica della personalità
La psiche è un unità complessa composta da sistemi dotati di funzionalità diverse.
La prima topica psicologica (studio dei luoghi della psiche) distingue tre sistemi:
1) conscio (Cs) 2) preconscio (Pcs) 3) inconscio (Ucs)
La seconda Topica distingue le tre istanze :
1) Es → (termine tedesco che indica il pronome neutro della terza persona singolare) , è la matrice originaria
Della nostra psiche. Esso non conosce ne il bene ne il male ma obbedisce solo all’inesorabile principio
Del piacere . Esso esiste al di là delle forze spazio-temporali e ignora le leggi della logica.
2) Io → si trova a fare i conti con L’Es , il super-io e il mondo esterno, è l’istanza che si trova a dover equilibrare
pressioni in contrasto fra loro. Ha il ruolo di creare armonia tra le forze che agiscono su di lui e in lui
3) Super-io → si chiama coscienza morale , è l’insieme delle proibizioni instillate nell’uomo nei primi anni di
vita e che poi lo accompagnano anche in forma inconsapevole. (perpetua le funzioni degli educatori)
normalità e nevrosi: nell’individuo normale L’Io riesce abbastanza bene a padroneggiare la situazione e fornisce
soddisfazioni all’Es, ma se le esigenze dell’Es sono eccessive può accadere che l’Es prenda il
sopravvento su un Io troppo debole . il soggetto diventa perciò un delinquente oppure un perverso.
I sogni, gli atti mancati , i sintomi nevrotici
Freud ritiene che i sogni siano l’appagamento camuffato di un desiderio rimosso.
Per motivare ciò distingue all’interno dei sogni un contenuto manifesto (la scena così come viene vissuta dal soggetto)
E un contenuto latente (l’insieme delle tendenze che danno luogo alla scena).
Questa distinzione viene fatta perché per Freud questi sono desideri incettabili dal soggetto che cadono sotto censura.
Ossia il “contenuto manifesto” dei sogni è la forma travestita in cui si presentano i desideri latenti.
L’interpretazione dei sogni consiste nel ripercorrere a ritroso il processo al fine di cogliere i segreti dell’Es.
Nella psicopatologia della vita quotidiana esso prende in esame quei contrattempi della vita di tutti i giorni (lapsus,errori,ecc) che prima si attribuivano al caso. Ma nella nostra mente nulla avviene per caso ma ogni evento è il prodotto di determinate cause e Freud scopre anche come questi fenomeni abbiano un preciso significato.
Egli vede in essi un compromesso fra l’intenzione cosciente del soggetto e pensieri consci che si agitano nella sua psiche.
Per quanto riguarda i sintomi nevrotici invece sostiene che il sintomo rappresenta il punto di incontro tra una o più tendenze rimosse e quelle forze della personalità che si oppongono all’ingresso di tali credenze nel conscio.
Scoprì anche che gli impulsi rimossi stanno alla base dei sintomi psiconevrotici sono di natura sessuale.
La teoria della sessualità e il complesso edipico
Prima di Freud la sessualità era identificata con la genialità (congiungimento di due individui ai fini della procreazione).
Esso fu condotto ad ampliare il concetto di sessualità sino a vedervi un energia suscettibile che denominò libido ; e che pensò di un flusso migratorio localizzato su alcune parti del corpo dette “zone erogene”.
Parallelamente elabora una teoria sulla sessualità infantile sostenendo che lo sviluppo del soggetto avviene attraverso
3 fasi : orale, anale e genitale.
1) orale: (primi mesi di vita/sino ad un anno e mezzo circa) → ha come zona esogena la bocca. Infatti in tale
periodo l’attività principale del bambino è il poppare.
2) anale: (un anno e mezzo/3 anni circa) → ha come zona esogena l’ano ed è collegata alle funzioni escrementizie.
3) Genitale: ( inizia alla fine del terzo anno) → ha come fattore erogeno la zona genitale .
Si articola in 2 sottofasi:
- fallica : a) la scoperta del pene sia per il bambino che per la bambina che soffrono di un “complesso di
castrazione” (il bambino per la paura di una possibile evirazione mentre la bambina prova
“invidia per il pene”.
b) perché l’organo di eccitamento sessuale è il pene o l’equivalente femminile ossia la clitoride

- Genitale: è caratterizzata dall’organizzazione delle pulsioni sessuali sotto il primato delle zone genitali
connessa alla sessualità infantile nelle dottrine freudiane è quella relativa al
“complesso di Edipo” (si sviluppa dai 3 ai 5 anni).
In generale il complesso edipico (che prende il nome dal personaggio mitico greco che era destinato dal Fato ad uccidere il padre ed a sposare la madre) consiste in un attaccamento “lipidico” verso il genitore di sesso opposto e in un atteggiamento ambivalente (con componenti positive di affettività e negative di gelosia) verso il genitore di egual sesso.
La religione e la civiltà
Per quanto riguarda le “rappresentazioni religiose” le ritiene delle illusioni, degli appagamenti dei desideri più antichi
E questi sarebbero quelli tipicamente infantili di sentirsi protetti contro i pericoli della vita.
Quindi la figura di Dio sarebbe la protezione dei rapporti psichici ambivalenti con il padre terreno.
Per quanto riguarda la “Civiltà” essa ne implica un “costo”, poiché è costretta a “deviare” l’energia lipidica in prestazioni sociali e lavorative, inoltre la società dà origine ad un super-io sociale incarnato in una serie di divieti.
Questo non significa che esso sia contro la civiltà poiché l’antropologia dell’ultimo Freud presenta punti di contatto con Shopenhauer ed è realistica e pessimistica.
Infatti Freud ritiene che la sofferenza sia una componente strutturale della vita,poiché siamo costretti a patire e a morire,in più ritiene che l’uomo sia una creatura con doti istintive seguite da un forte quoziente di aggressività ; perciò la “civiltà” è un male minore di quello che sarebbe un umanità senza società. Infatti sarebbe ancora più pericoloso.
Freud è favorevole ad una società che non esclude regole e sacrifici e che riduca gli spazi di sofferenza e repressione.
Esso ha poi diviso le pulsioni in 2 , quelle che tendono a conservare (erotiche)e quelle che tendono a distruggere.
Perciò nella lotta fra Eros e thanatos Freud ha visto condensata l’intera storia del genere umano e ritiene che , ad esempio dinnanzi a dinnanzi ad orrori come la violenza scatenata dal nazifascismo , non ci sia speranza di sopprimere totalmente la tendenza aggressiva ma si può dominarla al punto che non trovi espressione nella guerra.
Max Weber e la scuola di francoforte:
il mondo nell’epoca del disincanto
uno dei temi di riflessione del 900 è il rapporto fra l’esistenza degli individui e le caratteristiche della società tecnologica nel capitalismo avanzato. Varie sono le domande che la filosofia si pone:
1) come si propone il mondo nell’epoca del “disincanto”, ossia dopo che la visione scientifica ha distrutto i miti?
2) esiste un etica del capitalismo moderno e cosa ha favorito il nascere dell’organizzazione razionale del lavoro industriale?
3) La ragione dovrà intendersi soltanto come “strumentale”, ossia funzionale alla maggiore produttività economica? E quale società riveste l’arte in un contesto dominato dall’industria culturale?
Queste sono alcune delle questioni affrontate da un movimento di pensiero che va da Weber agli esponenti della scuola di Francoforte. Questi pensatori sono consapevoli che la “razionalità moderna” successiva all’illuminismo da un lato ha disancorato il mondo dalle ipoteche teologiche e metafisiche ma dall’altro ha creato un profondo senso di oppressione sull’uomo , formato dalle leggi del grande meccanismo economico ; portandolo dal disincanto alla grande “gabbia d’acciaio” della razionalizzazione tecno-industriale.
Max weber e l’etica della responsabilità
Weber ritiene che la sociologia debba studiare le forme dell’agire sociale evitando sia le pretese al positivismo di interpretare i fenomeni secondo il modello delle scienze naturali , sia l’approccio riduttivo dell’economicismo marxista.
A weber la società appare caratterizzata dall’interazione fra le sfere d’azione, da quelle economiche a quelle religiose e artistiche. Dinnanzi ad esse la teoria deve interrogarsi sui motivi dell’agire.
La società infatti non è caratterizzata da oggetti fisici ma da soggetti che nella loro azione si propongono degli scopi.
Agiscono in vista a determinati scopi poiché il comportamento umano si caratterizza come agire razionale in vista del raggiungimento di obiettivi definiti ; infatti la razionalità è la corrispondenza fra i mezzi e gli scopi dell’agire sociale.
Per weber la produzione industriale e la vita stessa dell’occidente sono caratterizzate da una razionalità formale, ossia dall’orientamento degli individui verso mezzi utili.
La razionalizzazione intellettualistica della società moderna è per Weber dominio della ragione strumentale che calcola i profitti di questa grande azienda che sta diventando il mondo; ma ciò non ha portato ad un incremento conoscitivo.
La progressiva intellettualizzazione e razionalizzazione significa dunque la coscienza che basta volere per potere, e che ogni cosa può essere dominata dalla ragione.
Perciò weber si chiede qual è l’origine di tale mentalità capitalistica e se essa sia interessata al problema dell’infelicità degli individui.
Per esso infatti il “disincantamento” dell’uomo indotto dalla tecno-scienza ha comportato maggiore libertà all’uomo.
L’odierno ordinamento capitalistico si presenta come un enorme cosmo in cui il singolo è obbligato a vivere , esso impone a ciascuno le norme della sua azione economica.
Non sono ammessi in questa specie di “gabbia d’acciaio” l’ozio e neppure il piacere.
C’è dunque un etica della responsabilità che prescrive una sorta di ascesi in tramontana.
Il capitalista quindi non si deve porre domande sul senso della sua attività e nemmeno consumare ciò che accumula.
Egli deve badare solamente ad accrescere i guadagni , è questo “il volto ascetico” del capitalismo moderno.
Weber profetizza un futuro denso di pericoli, poiché l’uomo tutto preso dalla routine quotidiana può essere tentato dal lasciare agli altri (possibili despoti) il compito di provvedere a dare un significato ai propri sacrifici e alla vita.
Il problema della razionalizzazione interrogandoci sulla mentalità calcolante del capitalismo moderno, egli non crede neppure che la nuova etica derivi dalla scienza della natura e dal suo metodo matematico.
Egli osserva che nella società capitalistica vige una concezione del dovere professionale sentito come obbligo morale,
questa “vocazione” deriva dalla concezione protestante rappresentata dal calvinismo ; dovunque si è sviluppata l’etica calvinista si è avuto un forte sviluppo del capitalismo.
Il calvinismo ha espresso un ideale di vita dissimile dal cattolicesimo, esso vede nell’attività lavorativa il segno della predestinazione degli eletti. L’uomo si salva solo grazie alla fede ma l’unica base sicura per avere la certezza di essere salvati da Dio sta nella giusta condotta di vita terrena.
L’azione cattolica viene definita un’etica dell’intenzione , poiché per il fedele ciò che conta è adempiere ai doveri religiosi tradizionali , la singola azione è buona o cattiva a seconda del cuore di chi la compie.
Inoltre secondo l’etica cattolica il fedele che pecca può salvarsi tramite la penitenza mentre l’etica calvinista non ammette consolazioni per chi cade in fallo.
La prassi dell’uomo medio viene perciò condotta come una vita metodica e l’etica calvinista definita come un etica della responsabilità , essa infatti si cura degli affetti concreti delle azioni umane.
La vita calvinista è indirizzata ad una beatitudine oltremondana e per questo essa deve essere razionalizzata per
Accrescere sulla terra la gioia di Dio, e in questa “ascesi intramondana” viene bandita la impulsiva gioia di vivere che distrae dal lavoro professionale e nasconde la preoccupazione per un futuro fatto di razionalismo pietrificato.
La scuola di Francoforte
Costituitasi a partire dal 1922 presso il celebre “Istituto per la ricerca sociale” di quella città.
I protagonisti sono Horkheimer, Adorno, Marcuse , Benjamin e infine Habermas.
1936 → Horkheimer fonda la “ Rivista per la ricerca sociale”, e l’avvento del nazismo il gruppo emigra a New York.
La scuola di Francoforte svolge le sue ricerche in una fase cruciale della storia segnata dal nazi-fascismo e dall’affermazione del comunismo staliniano e dal trionfo della società tecnologica dell’Occidente.
I Francofortesi sviluppano alcune idee di critica sociale già presenti nel pensiero di Weber e hanno anche altri punti di riferimento , in particolare Marx, Hegel (tendenza ad impostare il discorso sulla società in modo dialettico , ossia andare a cogliere le tendenze contraddittorie nel processo storico e criticarle) e Freud (strumenti per l’analisi dei meccanismi all’origine del comportamento autoritario e della repressione del piacere nell’individuo).
Verso un mondo amministrato
Il tema centrale della scuola di Francoforte è l’esplorazione del concetto di razionalità , alla base della moderna civiltà industriale. Horkheimer traccia il profilo di una ragione soggettiva che risolve il sapere nella tecnica generando un umanità che non si pone mai l’interrogativo sui fini ultimi dell’agire.
Tale mentalità si coglie nelle filosofie come il pragmatismo e il neo-empirismo , che tendono a risolvere la razionalità nella funzionalità , al contrario dei sistemi del passato che si interessavano ai fini dell’agire.
Tali concetti vengono ripresi nella “dialettica dell’illuminismo”, in cui vi è una contraddizione nel rapporto scienza/tecnica nate come mezzi di emancipazione finiscono per diventare terribili fattori di repressione.
A differenza di Weber in Horkheimer e Adorno è prevalente l’interesse per le forme di dominio , infatti l’illuminismo ha messo in campo una paradossale forma di auto-distruzione,tradotta in un dominio dell’uomo su se stesso e sugli altri.
In altri termini si punta all’accrescimento delle ricchezze materiali ma contemporaneamente si sviluppa anche l’infelicità degli individui (sempre più repressi).
L’uomo industriale si presenta come rinuncia al godimento immediato per imporsi un etica del profitto.
Ciò viene espresso nella “dialettica dell’illuminismo” con l’esempio di Ulisse che per ascoltare il canto delle sirene si fa legare all’albero della nave dopo aver tappato con la cera le orecchie dei suoi compagni per udire il canto delle sirene e non caderne sotto l’effetto ammaliatore.
Esso costituisce una metafora della logica di repressione della civiltà borghese occidentale.
Gli esiti dei 2 pensatori sono decisamente pessimistici, anzi, con la fine della guerra Horkheimer riconosce che Marx si è illuso poiché giustizia e libertà sono codici dialettici e libertà,giustizia e fratellanza sono parole meravigliose ma se si vuole l’uguaglianza allora si deve limitare la libertà.
Civiltà e repressione:
la polemica contro la repressione sociale dell’individuo trova espressione in Herbert Marcuse , la sua opera “Eros e civiltà” (1955) afferma che la civiltà si è sviluppata attraverso la repressione delle passioni e degli istinti , in particolare alla ricerca del piacere.
Osserva che nella nostra civiltà industriale vi è un eccesso di repressione derivante dal modo di produzione capitalistico.
Questa società ha ridotto il fine della natura umana nella produzione anziché nel piacere insieme agli altri.
L’aspetto più drammatico è l’accettazione da parte degli uomini di questo stato di cose come naturale, Marcuse infatti qualifica questo processo come “autorepressione da parte dell’individuo represso”.
L’eroe di tale condizione è Prometeo , simbolo della ragione scientifica.
Perciò il filosofo propone 2 vie di salvezza:
1) l’arte , che esprime il desiderio di liberazione ed è il prodotto di una creatività non alienata.
2) Critica la società tecnologica che ha defraudato l’uomo della sua creatività e individua nuovi soggetti
Rivoluzionari negli esclusi dalla società opulenta. (ciò è nel libro “l’uomo a una dimensione” (1968)).
Tali soggetti rivoluzionari (disoccupati, reietti,ecc.) devono compiere il grande rifiuto , essi devono prendere coscienza della propria forza rivoluzionaria che un giorno potrà risultare decisiva.
Arte,tecnica e industria culturale:
l’estetica del 900 , grazie ad una concezione dell’artista come genio , partecipa al clima di ribellione antiborghese contro la meccanizzazione della vita sociale che distrugge ogni creatività.
Sul versante socio-politico dell’arte troviamo Adorno e Benjamin.
Adorno è un critico letterario oltre che filosofo e musicologo e vede l’arte come una parte asservita alla moderna “industria culturale” che tratta i soggetti come “consumatori”anche del prodotto artistico sottomettendoli alla logica dell’economia pianificata.
Sotto questo profilo l’arte è uno strumento nelle mani del potere, e dimostra anche (specie nella musica in cui ha un ruolo decisivo la dissonanza ) una potente valenza critica nei confronti della società.
Essa infatti denuncia la “disarmonia” del mondo ed assume una valenza positiva di speranza : l’esperienza dell’arte è un
esperienza di verità inquietante.
Una posizione favorevole alla tecnologia moderna viene espressa invece da Benjamin , di formazione Marxista , a cui sta a cuore la demitizzazione del prodotto artistico caratterizzato da un doppio valore:
quello collegato alla sua aura di grandezza e quello venale.
L’opera d’arte è circondata da un aura di superstiziosa sacralità che la rende un bene dal valore economico inestimabile.
L’avvento della fotografia renderà un servizio positivo all’arte , in quanto consentirà alle masse di accedervi e di divenire autori autori di arte ; ma Benjamin non è un cantore delle meravigliose sorti della tecnica moderna , quello che
Vuole è il superamento della tradizionale concezione classicista dell’arte .
La tecnica a suo avviso può operare mettendo a disposizione al pubblico i capolavori del passato.
Insiste sul porre l’arte al servizio di tutti per porre l’accento sul momento della ricezione come costitutivo della esistenza stessa dell’opera d’arte ; poiché secondo lui la Riproducibilità amplifica il valore espositivo dell’opera traendone una valenza politica.
La teoria Benjaminiana prefigura quella che sarà la nuova forma dell’arte : l’arte riproducibile è l’arte del 900 , strettamente congiunta alla tecnica.

Esempio



  


  1. maria fFranca Zuccarello

    Il valore dell'arte, dell'etica e dell'estetica nelle opere di Primo Levi