Francesco Bacone

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Francesco Bacone

Figlio di Nicola Bacone, guardasigilli della regina Elisabetta I, studiò diritto e tentò di affermarsi nel campo dell'avvocatura. Entrato nel 1593 nella camera dei comuni, vi trovò un protettore nel conte di Essex, favorito della regina; ma quando questi cadde in disgrazia, nel 1601, Bacone ne ottenne, come avvocato della corona, la condanna. Salito al trono Giacomo I, conquistò il suo favore, insieme con quello del duca di Buckingham, e divenne successivamente avvocato ordinario della corona (1604), avvocato erariale (1607), procuratore generale (1613), lord guardasigilli (1617), gran cancelliere e barone di Verulamio [Verulam] (1618), visconte di Sant'Albano [Saint Albans] (1621). Ma, accusato nel 1621 dal parlamento di corruzione, fu imprigionato e condannato a un'ammenda, quindi graziato. Trovatosi così escluso dalla vita pubblica, consacrò gli ultimi anni alla scienza e alla filosofia.
Ambigua personalità di uomo pubblico, Bacone lasciò tracce vaste e profonde nella storia del pensiero scientifico. Egli concepì il grandioso progetto di una riforma di tutte le scienze, la quale avrebbe dovuto essere esposta in una monumentale opera, divisa in sei sezioni e indicata con il significativo titolo di Instauratio magna (La grande restaurazione). Di questa in realtà videro la luce solo le prime due sezioni, costituite rispettivamente dal Progresso del sapere, pubblicata in inglese nel 1605 (The Advancement of Learning) e ripubblicata nel 1623 in latino con il titolo De dignitate et augmentis scientiarum, e dalla sua opera fondamentale, il Novum Organum Scientiarum(1620). Tra le altre opere, spesso appena abbozzate e pubblicate postume, notevoli i Saggi(1597), una Storia di Enrico VII (1622) e La Nuova Atlantide, postuma.
Il merito maggiore della speculazione baconiana è l'avere sostituito una nuova logica (novum organum), sperimentale e induttiva, all'antica, aprioristica e deduttiva. Bacone distingue, infatti, due vie per accedere alla verità: “L'una parte dalle sensazioni e dai fatti particolari e di lì prende il volo per le proposizioni più generali, e, fondandosi su tali princìpi e sulla loro verità ritenuta incrollabile, scopre e giudica le proposizioni intermedie; questa è la via che è stata abitualmente seguita. L'altra, partendo analogamente dalle sensazioni e dai fatti particolari, deriva di lì le proposizioni ascendendo in modo continuo e progressivo fino ad arrivare alle più generali: questa è la vera via, ma nessuno l'ha ancora percorsa”. Questa seconda via costituisce una vera e propria innovazione, un'“instaurazione della scienza”; essa consiste prima di tutto nella sottomissione al fatto: “Non si trionfa sulla natura se non obbedendole”. La sperimentazione, che fa dell'uomo “l'interprete della natura”, deve essere paziente e circospetta, poiché “non di ali abbisogna il nostro spirito, ma di suole di piombo”. La nostra esperienza sensibile deve essere controllata con la massima cura, poiché soggetta a ogni forma di errori o “idoli”: idola tribus (pregiudizi della specie umana), idola specus(pregiudizi dello spirito individuale), idola fori (pregiudizi sociali), idola theatri (pregiudizi dottrinali). Per organizzare razionalmente e metodicamente l'esperienza Bacone istituisce particolari procedimenti o tavole: tavole di presenza, di assenza, dei gradi: se un fatto A è la causa di un fatto B, se A è presente, lo è anche B; se A è assente, lo è anche B; se A varia, varia anche B. Questo mettere in evidenza le cause è il fine di ogni scienza, poiché la vera scienza è la scienza delle cause”, l'unica garantita dalla sua fecondità teorica e pratica: “Ciò che ha funzione di causa per la speculazione, diviene una regola per l'azione pratica”. La legge generale verrà tratta per induzione dall'esperienza condotta così, con precisione e fermezza, e non mediante una semplice “induzione totalizzante”, che si limiti a riassumere i dati acquisiti, bensì grazie a un'induzione amplificante che vada al di là del dato acquisito per intravvedere l'avvenire e legiferare anche su fatti ancora ignoti, ma assimilabili a fatti conosciuti, nel quadro del determinismo universale. In questo modo la scienza diventa veramente conquistatrice e attiva e permette all'uomo di dominare la natura, di cui il suo pensiero riflette l'“azione intima” e il movimento. La scienza sfugge a ogni altra autorità che non sia quella della ragione.
Continuatore della speculazione naturalistica rinascimentale, Bacone appare nello stesso tempo come l'iniziatore non solo dell'empirismo inglese ma anche del pensiero scientifico moderno. Suo merito fondamentale, infatti, fu di aver intuito le vaste possibilità di una scienza della natura.
Francis Bacon ha fornito alla scienza nascente del '600 alcuni punti fermi ed una immagine di fondo, per cui va considerato per Paolo Rossi uno dei padri, con Cartesio e Galilei, della filosofia moderna. Assertore di una concezione che vede il mondo simile ad una macchina, considerava che la realtà vera perciò non apparisse come nei sensi ma che fosse composta di piccole particelle in movimento secondo certe leggi. In questo Bacon è vicino all'atomismo antico sebbene le sue particelle non somiglino agli atomi di Democrito. Voleva riformulare la storia naturale eliminando ogni aspetto mitico per una sua autentica descrizione. Egli vide la scienza come un sapere da ordinare sulla base delle facoltà - senso, memoria ed intelletto - e non più come il sapere enciclopedico medievale di tipo aristotelico ordinato gerarchicamente a modello d'un mondo gerarchizzato. Inoltre, in polemica con l'aristotelismo universitario dell'epoca e la tradizione magico-alchimistica, affermò che il sapere scientifico deve spingersi verso nuove conoscenze e fondarsi su prove di cui si pubblicizzano e si discutono i risultati. Come Cartesio critica l'anacronismo dello aristotelismo universitario, ma in senso storico, come un sapere antico non inferiore ma inadeguato a spiegare le mutate condizioni date dall'ampliamento dei confini del mondo.
Pur avendo prefigurato il carattere liberatorio, quasi salvifico, della tecnologia, Bacon non è il filosofo dell'età industriale poiché fondava il valore della scienza nella "carità" verso l'intero genere umano. Inoltre condannava la superbia intellettuale nella filosofia e nella scienza e invitava all'umiltà nel leggere "Il libro della natura". Tre invenzioni tecniche simbolizzano per Bacon il mutamento avvenuto nella vita degli uomini: stampa, bussola e polvere da sparo. Ma Rossi nota come egli avesse già il senso dell'ambiguità della tecnica quando osservava che essa può dare il male ed il rimedio. Ideatore con Cartesio del metodo scientifico, in particolare del metodo induttivo, il cui ruolo però Rossi vede sopravvalutato. Per prima cosa Bacon non lo considerava normativo ma solo una tecnica per rimediare agli errori connaturati ai limiti della mente umana - i famosi quattro gruppi di "idola". Inoltre il metodo non è stato mai applicato esattamente come si crede. In sintesi Bacon da empirista invitava a costruire ipotesi generali solo dopo aver descritto e classificato i fenomeni. Rossi vede estinguersi nella filosofia della scienza del '900 l'antibaconismo, e riconoscere che Bacon non credeva in una scienza fatta solo di fatti ne all'uomo dominatore della natura con la tecnica.
In epoca moderna Bacone e Galileo riaffermarono energicamente l'importanza dell'esperienza sensibile, senza la quale nulla è possibile costruire (Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu); questa rivalutazione dell'esperienza è rimasta caratteristica di tutto l'empirismo, anche se in seguito il concetto di esperienza è stato usato in senso più lato come nel caso degli empiristi inglesi che con lo stesso termine hanno voluto alludere a ogni possibile contenuto di coscienza.

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