Filosofia politica

Materie:Tesina
Categoria:Filosofia

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Testo

FILOSOFIA POLITICA

La parola filosofia significa letteralmente “amore(philia) del sapere(sophia)”. Questo sapere consiste nel conoscere tutto. Si configura nel tempo come un susseguirsi di domande alle quali i filosofi cercano di dare risposta. Il passato era visto come garanzia della verità delle proprie tesi e delle proprie credenze; solo in Grecia il sapere stesso era divenuto oggetto d’indagine. Il problema fondamentale dei primi filosofi era la ricerca delle cause e dei principi del mondo. In questo ambito si muovono Talete e Anassimene. Talete sostiene che l’acqua è il principio di tutte le cose sicuramente perché e importante per i suoi processi della vita e della riproduzione ma anche per l’importanza del nome Mileto. Al centro dell’universo c’e la terra di forma cilindrica, equidistante in perfetto equilibrio dalla periferia e per questo non a bisogno di alcun sostegno. Anassimene individua nell’aria il principio di tutte le cose.
I Pitagorici, studiando la matematica con i suoi rapporti e proporzioni, individuano nell’universo un campo di applicazione dei loro studi. Il cosmo è costituito da un fuoco centrale, simile al focolare di una casa, intorno al quale ruotano la terra , il sole , la luna, i cinque pianeti conosciuti, il cielo delle stelle fisse. Per raggiungere il numero dieci aggiungono l’antiterra, tra il fuoco centrale e la terra. Con questo sistema la terra viene tolta dal centro dell’universo. Con Empedocle, l’oggetto principale delle riflessioni torna ad essere il mondo che però non è caratterizzato dal nascere e dal perire di tutte la cose, ma da costanti indistruttibili. Individua quattro elementi costitutivi del cosmo: acqua, aria, terra, fuoco. Il nascere perire di tutte le cose è dovuto all’aggregarsi e al disgregarsi dei quattro elementi causato dall’azione di due forze, l’amore e l’odio.
Viene poi Anassagora che ritiene che tutto ha origine per la mescolanza dei semi; da questa mescolanza si sono generati altri mondi anch’essi abitati da uomini e esseri viventi. Stabilite le cause e i principi della terra, l’attenzione si sposta sulla politica e sulla forma di governo migliore. Protagora intende la città come un complesso apparato educativo che serve a garantire la conservazione di sé mediante la trasmissione dei valori fondamentali. Identifica nelle tecniche lo strumento che ha permesso all’uomo di prevalere sull’animale. Al di sopra delle varie tecniche c’è la tecnica politica ( il rispetto della giustizia e degli altri) che la città trasmette ai cittadini prima con l’insegnamento, poi con le leggi.
Democrito individua come forma di governo quello democratico contrapposto alla tirannide ( come la libertà alla schiavitù). L’obiettivo principale della vita consiste nella tranquillità dell’anima, raggiungibile non facendosi coinvolgere troppo dalle faccende private e pubbliche.
Viene poi presa come modello la polis greca nella quale i filosofi vivevano, e a questa vengono applicate le proprie dottrine. Su questo si basa la politica di Platone e di Aristotele che però riprende e rielabora le dottrine sulla costituzione dell’universo. Il modello politico di Platone è quello incarnato da Socrate. Nella città giusta, la filosofia trova una posizione centrale. Alla base c’è la divisione dei mestieri, ciascuno ha per natura attitudini a svolgere determinate funzioni, o mestieri, meglio di altri. Una città è giusta solo se al suo interno ciascuno svolge le funzioni che per natura gli sono proprie. Perché una città funzioni bene è necessaria un’estensione territoriale limitata e una popolazione non troppo grande suddivisa in tre classi: i produttori dei beni necessari alla sussistenza, i difensori della città ( dotati della virtù del coraggio), i filosofi, i soli col sapere necessario per governare la città. Tra questi tre gruppi esiste una gerarchia secondo la quale alcuni sono migliori di altri. Tutti i cittadini dovranno possedere la giustizia e la temperanza. Nelle città esistenti la famiglia e la proprietà privata impediscono l’instaurarsi della giustizia e la divisione dei compiti. I figli, appena nati, saranno sottratti alla madre al fine di non interferire con l’attitudine naturale; non vi è poi alcuna differenza tra maschi e femmine. I filosofi governanti e i guerrieri devono vivere a spese della terza classe in cambio dei servizi offerto. Agli occhi di Platone una città di questo tipo è difficilmente realizzabile; spesso è qualificata come utopia. Per accertare le doti di ciascuno e perfezionarle si ricorre all’educazione. La prima fase è costituita dalla ginnastica, dalla musica e dalla poesia. Guerrieri e possibili filosofi vengono selezionati tramite esercizi fisici ed intellettuali. Per diventare filosofi è necessario un lungo apprendistato matematico. Il politico è un uomo tra gli uomini il cui compito somiglia a quello di un tessitore. Deve infatti intrecciare tra loro tutte le tecniche esercitate dai suoi cittadini. Per fare questo occorre avere un’arte della misura, essere cioè capace di evitare l’eccesso e il difetto. L’esistenza di un vero politico rende inutile un corpo di leggi, ma finchè questo non c’è sono necessarie le leggi per evitare mali peggiori e la degenerazione della forma di governo. Nella vecchia matura una nuova concezione secondo la quale la maggior parte degli uomini non sono in grado di riconoscere la necessità di un governo dei filosofi, le leggi devono essere imposte e fatte rispettare, infliggendo pene a coloro che le infrangono. È indispensabile far precedere le leggi da preamboli con lo scopo di chiarire il perché della loro introduzioni. Famiglia e proprietà possono essere riammesse mentre l’educazione e impartita dalla città. Il compito di difendere la città è ora esteso a tutti i cittadini. I riti e le credenze diventano un fattore decisivo nella stabilità interna della città. Lo stato diventa uno stato teocratico. Aristotele, riprendendo l’impostazione platonica, distingue due zone dell’universo: il mondo celeste percorso dal movimento degli astri, e il mondo sublunare nel quale è situata la terra. Le sostanze del mondo sublunare sono costituite dai quattro elementi acqua, aria, terra, fuoco. Ogni elemento si muove in una direzione determinata dal peso, ciascuno ha per natura un luogo naturale al quale tende. Una delle conseguenze è il geocentrismo: la terra, in quanto corpo più pesante, occupa il centro dell’universo. Un oggetto può mantenere il suo moto grazie all’aria. Al di sopra del mondo terrestre vi sono la luna, il sole, i pianeti, le stelle fisse o primo cielo che sono legati a una seria di sfere concentriche che si muovono circolarmente intorno alla terra. Questo movimento è eterno come eterno è il mondo. Il moto circolare è proprio delle sostanze incorruttibili, dei corpi celesti. Per spiegare la loro composizione introduce una quinta essenza, l’etere. Ribadisce poi l’unicità del mondo. È sulla terra che vive l’uomo. L’uomo è “per natura un animale politico”, per sua natura vive nella polis nella quale vive compiutamente e realizza la propria natura. La polis è una formazione naturale che nasce dall’unione di più villaggi, ciascuno formato da più famiglie( adulto maschio libero, moglie, figli, schiavi). Teorizza l’esistenza di una schiavitù naturale. Individui che sono privi delle proprietà che fanno di un uomo un uomo e soprattutto che non hanno la capacità di formulare ed effettuare deliberazioni, sono per natura schiavi di coloro che le hanno. Ritiene che la polis sia la forma naturale di società politica. Riprende poi la tripartizione tra monarchia, aristocrazia, politeia che corrispondono in forma degenerata alla tirannide, oligarchia e democrazia. Privilegia una forma di governo mista in cui l’accesso alle cariche sia riservato ai migliori, ma con decisioni prese da tutti i cittadini. Il cittadino può anche avere conoscenze filosofiche, ma per diventare un politico deve apprendere soprattutto le virtù etiche e ciò che avviene più facilmente in città.
L’attenzione viene poi nuovamente spostata sullo spazio da Aristarco e Ipparco. Aristarco avanza una teoria eliocentrica dell’universo per spiegare le variazioni di luminosità dei pianeti, cioè il variare della loro distanza rispetto alla terra. Ipparco avanza l’ipotesi secondo la quale il centro di rotazione del sole e dei pianeti non coincide col centro della terra; ma è eccentrico rispetto ad esso. Introduce così le dottrine degli epicicli secondo la quale i pianeti non ruotano intorno al loro eccentrico, ma intorno ad un altro punto tracciato anch’esso da un moto di rotazione.
Il fine della filosofia di Epicuro è la ricerca del piacere e per questo analizza anche lo stile di vita da mantenere per raggiungere questo scopo. Con le sue teorie si allontana da Aristotele ma soprattutto da Platone. Epicuro individua come luogo in cui il piacere e la felicità possono essere raggiunti, in una piccola comunità di amici raccolti intorno ad un maestro. La giustizia è un patto , una convenzione stipulata tra gli uomini. Lo scopo della vita associata è quello della protezione e della difesa. La vita politica deve essere praticata solo quando è l’unica via per garantire la propria sicurezza, altrimenti l’uomo saggio si asterrà poiché causa di conflitti e competizioni. Di qui il motto epicureo “vivi nascosto”. Riconosce nell’amicizia un grande bene, una causa massimo piacere e felicità; può essere realizzata pienamente solo nella piccola cerchia della scuola filosofica. Seguono poi gli stoici secondo i quali la libertà non consiste nella scelta tra azioni alternative, ma nel seguire volontariamente ciò che è comunque dettato dal fato. La schiavitù diventa soltanto una metafora della vita morale. Gli stoici fanno riferimento a una città di soli sapienti che costituiscono una città che si allarga a una dimensione cosmica. Questa città cosmica è retta da una legge naturale, le cui norme sono dettate dalla ragione universale. Ritengono che il sapiente potesse partecipare alla vita politica; l’ambito di azione è costituito dall’intero cosmo e non dalla singola città.
Con Agostino troviamo una politica fortemente influenzata dalla religione. Per lui l’allontanamento dalla città rappresentava una separazione fisica dal mondo degli uomini. Infatti le città da lui presentate, non sono reali ma concetti universali. Agostino guarda la storia secondo una prospettiva escatologica. Questa sfocia in un evento finale ultraterreno capace di dar senso a tutto quanto precede. Il filo della storia è dato dalla lotta tra il bene e il male,che si costituiscono in due regni: la città di Dio, ossia la città celeste retta dall’amore di Dio, e la città terrena dominata dall’amore di sé. Nella prima vivono gli uomini giusti che vivono secondo lo spirito, nella seconda gli ingiusti che vivono secondo la carne. L’appartenenza a ciascuna delle due dipende soltanto dalla grazia divina. La città terrena non è identificata con lo stato ma è la società che venera i falsi dei. Da qui nasce il desiderio di potere. Il rispetto delle relazioni si caratterizza come obbedienza delle parti inferiori dell’ordine gerarchico verso quelle superiori. La politica è il mezzo per garantire la sicurezza e impedire la violenza. La città di Dio è la Chiesa di quanti vivono secondo Dio. Non coincide numericamente con tutti quelli della chiesa visibile. Non a tutti Dio concede la grazia. Solo nel giorno del giudizio la chiesa sarà composta solo da elementi puri. Sulla terra non si può realizzare la vera pace; il bene trionferà completamente solo dopo la fine della storia. Nell’età Carolingia la città di Dio è identificata con la chiesa istituzionale, mentre la città terrena si identifica con l’impero. Si capisce così la subordinazione dell’impero alla chiesa. L’impero è strumento della fede cristiana e della chiesa nella sua opera mediatrice de redenzione degli uomini. Nasce così l’agostinismo politico.
Tommaso presenta una politica simile a quella di Aristotele ma in cui è presente la religione. A differenza di Agostino presenta possibilità reali. Tommaso non pensa che il peccato originale non abbia corrotto definitivamente la natura umana. L’uomo è un animale politico e le leggi sono finalizzate al raggiungimento del bene comune. La politica è la scienza che identifica gli strumenti per realizzare il bene comune. La forma di governo che meglio permette il realizzarsi di questo obiettivo è la monarchia che è la forma che più assomiglia al governo divino del mondo. Lo stato però non è capace di orientare l’uomo verso il superiore fine soprannaturale al quale mira la chiesa: il governo politico deve quindi subordinarsi a quello religioso. La volontà e la bontà delle leggi umane dipende dalla loro conformità alla legge naturale secondo la quale l’inclinazione al bene naturale e agli atti insegnati dalla natura è comune ad ogni creatura; la legge umana non conforme a quella naturale non è una vera e propria legge, ma solo un’imposizione arbitraria che non può pretendere obbedienza. La legge eterna coincide con l’ordine dell’universo realizzato da Dio. Il fondamento della legge eterna è la legge divina che governa tutte le cose. Mentre la legge divina può essere riconosciuta solo dalla ragione, la legge divina può essere conosciuta solo grazie alla rivelazione di Dio stesso ed è necessaria per indirizzare l’uomo alla beatitudine eterna.
Secondo Ockham lo stato a lo scopo di garantire e salvaguardare una vita pacifica e ordinata. Da questo si distingue la chiesa costituita dall’insieme di tutti i fedeli. L’infallibilità in materia religiosa risiede nella chiesa. Rientra nei compiti dell’imperatore difendere la chiesa, reprimendo le eresie. Confuta le tesi secondo le quali il papa ha ricevuto da Cristo pieno potere anche nelle cose temporali. Riconosce poi l’autonomia del potere civile che non ha quindi bisogno di ricevere l’investitura papale.
In Macchiavelli lo sfondo storico è la trasformazione della signoria in principato il cui potere è esercitato da uno solo o da pochi su un intero territorio. Lo stato per Macchiavelli è quel territorio sul quale viene esercitato un potere sovrano concentrato nelle mani di una sola autorità politica. Il fine del principe è la conservazione dello stato e del proprio potere. Per realizzare questo scopo può usare i mezzi più opportuni. Il principe non può essere buono perché gli uomini sono infidi,tendono a macchinar tranelli; per questo il principe sarebbe ingenuo se si comportasse da buono. La virtù è quell’attività che lo perfeziona e gli permette di riuscire nel suo lavoro. La virtù del principe è essere volpe e leone: astuto come una volpe e forte come un leone. Se non sono presenti entrambe le virtù, è meglio essere volpe. Nell’operato, virtù e fortuna se la giocano alla pari. Una piena non si può prevedere ma, se costruisco degli argini,posso limitare i danni; allo stesso modo se il principe ha agito bene, gli eventi non possono danneggiarlo tanto. Oltre alla virtù e alla fortuna vi è anche la necessità con la quale gli stati obbediscono alle leggi che determinano il loro benessere e la loro decadenza. Studia poi le origini delle società politiche con le diverse forme di governo monarchia, aristocrazia, democrazia che degenerano in tirannide, oligarchia, oclocrazia. Propone così il modello di costituzione mista della repubblica romana in cui compaiono separatamente il principe, gli ottimati e il popolo.
Bodin è rappresentante dei politic. Assiste in Francia a un governo monarchico che si estende su tutto il territorio ma che è messo fortemente il crisi. Per Bodin “lo stato è il governo giusto che si esercita con potere sovrano su diverse famiglie e in tutto ciò che esse hanno in comune tra loro”. Il nucleo fondamentale è la famiglia a capo della quale c’è il pater familias che esercita la patria potestas. Accanto alla famiglia ci sono i cittadini, liberi sudditi caratterizzati dall’obbedienza assoluta alla legge e dal diritto di conservare la libertà personale e la proprietà. Fulcro del suo discorso è la sovranità intesa come un potere sovrano perpetuo e assoluto che è proprio dello stato, che lo esercita sui cittadini. È un blocco di marmo,una forma coesiva perpetua e assoluta che tiene unito un gruppo. Perpetuo, cioè non limitato nel tempo; assoluto, cioè non sottoposto ad alcun potere superiore eccetto quello divino. Le soli leggi che vincolano il sovrano sono quella divina e quella naturale (espressione della volontà di Dio). Il sovrano è sciolto dall’autorità delle leggi. La sovranità si estende anche alla materia religiosa; è così possibile riappacificare le diverse confessioni religiose.
Durante la rivoluzione scientifica l’attenzione viene spostata nuovamente sull’universo. In opposizione al finalismo, viene introdotto il meccanicismo che spiega i fenomeni soltanto in base alle connessioni causali tra i corpi. Questa connessione è anche sottoposta alla verifica empirica. L’esperimento deve servirsi di strumenti di indagine e di misurazione che consentano la massima osservabilità; vi è una stretta connessione tra scienza e tecnica. Copernico per spiegare le irregolarità di alcuni moti celesti introduce l’eliocentrismo: al centro vi è il sole, intorno al quale ruota la terra. L’universo appare finito e chiuso nella sfera delle stelle fisse, i movimenti dei corpi celesti sono circolari e le velocità costanti, le sfere cristalline, non sono orbite reali, ma enti reali. Dopo la condanna da parte della chiesa, Brahe propone un sistema alternativo, una soluzione intermedia tra quella tolemaica e quella copernicana. La terra è al centro e le ruotano intorno il sole, la luna e il cielo delle stelle fisse; intorno al sole ruotano cinque pianeti. Le orbite non sono più entità reali ma traiettorie ideali e immateriali, e i moti degli astri non sono moti circolari perfetti. Viene poi Keplero che utilizza il modello dei cinque solidi platonici che potevano essere inseriti alternativamente tra le sfere dei pianeti. Accortesi dei limiti di questo modello ne elabora uno nuovo che si basa su tre leggi: le orbite dei pianeti sono ellissi di cui il sole occupa uno dei due fuochi; la velocità orbitale di ciascun pianeta varia in modo tale che una retta congiungente il sole e il pianeta percorre, in uguali intervalli di tempo, eguali porzione di superficie dell’ellisse; quadrati dei periodi di rivoluzione dei pianeti sono nello stesso rapporto dei cubi delle rispettive distanze dal sole. Rappresenta l’universo come un sistema dotato di un ordine matematico in cui si riflette la perfezione del divino autore. Con Giordano Bruno si abbatterà la convinzione della finitezza dell’universo. Galilei con il cannocchiale fa alcune scoperte : le macchie solari e l’irregolarità della superficie della luna, cade così la tesi aristotelica della differenza tra le sostanze terrestri e celesti; quattro satelliti di Giove; le fasi di Venere; la Via Lattea, il cielo delle stelle fisse non è l’ultima sfera che racchiude l’universo. Le sue scoperte favoriscono le concezioni copernicane e nonostante il sostenere questa tesi lo porti all’abiura non si pone mai contro ciò che ha osservato per la sua immensa fiducia nei sensi umani.
Hobbes, Locke e Rousseau sono influenzati nella politica dalle vicende storiche loro contemporanee. Hobbes vive i conflitti che portano l’Inghilterra alla guerra civile e alla successiva dittatura di Cromwell; Locke è legato alle alterne fortune del suo protettore e assiste alla prima Rivoluzione inglese, all’instaurarsi del governo di Cromwell, alla restaurazione della monarchia e alla seconda rivoluzione; Rousseau vive nel periodo dell’illuminismo francese che porta alla rivoluzione. Secondo Hobbes tutti gli uomini sono concordi sulla conservazione delle vita e sull’integrità del corpo. Queste vengono messe a rischio nello stato di natura nel quale l’uomo ricerca un proprio vantaggio a danno degli altri uomini, sia per una volontà individuale sia per una tendenza originaria. L’uomo è homo homini lupus, ha una tendenza a sopraffare l’altro; gli uomini stanno insieme per timore reciproco, non per benevolenza. Lo stato di natura è uno stato di guerra (bellum omnium contra omnes) in cui ciascuno ha un diritto su tutte le cose. In questo stato di cose si rischia una morte violenta, e per questo occorre uscire dallo stato di natura e obbedire alle leggi naturali passando così allo stato di diritto. Questo passaggio è possibile poiché l’uomo non è solo istinto ma è anche dotato di ragione che ritiene conveniente uscire dallo stato di natura poiché li si rischia una morte violenta. La legge di natura fondamentale indica la realizzazione della pace che si può raggiungere soltanto attraverso un patto con il quale si esce dallo stato di natura. Con questo patto ognuno si impegna a rinunciare al suo diritto naturale su tutto e attribuire a una sola persona il diritto naturale. Nasce così lo stato in cui coloro che rinunciano al diritto naturale diventano sudditi mentre colui che riceve il potere è il sovrano che decide per tutti ciò che è bene e ciò che è male. Il patto è stipulato non tra cittadini e sovrano ma tra i cittadini. È un patto di unione e di soggezione al sovrano (pactum unionis, pactum subjectionis) al quale cedono tutti i diritti tranne quello della vita: il sovrano non può essere ucciso ne può uccidere o obbligare qualcuno a confessare qualche cosa che potrebbe costargli la vita. È un patto unilaterale,poiché obbliga uno solo dei due contraenti, irrevocabile. Esprime poi una preferenza per la monarchia e teorizza il modello dell’assolutismo politico. Per quanto riguarda i rapporti tra stato e chiesa, lo stato non può tollerare una chiesa che gli si contrapponga come potere autonomo. La chiesa deve far parte dello stato il cui capo eserciterà la sua autorità anche sulla gerarchia ecclesiastica. Punto di partenza di Locke è la definizione dello stato di natura in cui l’individuo non possiede un generico diritto su tutto ma il diritto alla vita alla libertà e alla proprietà, legittimata dal lavoro, che terminano dove iniziano quelli degli altri. C’è anche un diritto di farsi giustizia da sé per difendere i diritti. È una condizione labile, fragile, precaria poiché non essendoci un potere superiore che impone il rispetto della legge naturale questo stato di pace può trasformarsi in uno stato di guerra. Per questo bisogna costituire la società civile attraverso un patto sociale bilaterale attraverso il quale cedo solo il diritto di farmi giustizia e delego il sovrano di fare le leggi e farle rispettare. Il potere dell’ autorità non è assoluta ma fondata sul consenso dei cittadini. Vi è quindi un diritto di resistenza. Teorizza una separazione di poteri in legislativo, esecutivo e federativo. Teorizza una distinzione tra stato e chiesa. Lo stato è una associazione di individui che ha come scopo la tutela del diritto naturale alla vita, alla libertà e alla proprietà. Esclude dalla tolleranza i cattolici e gli atei. La chiesa è una associazione volontaria di fedeli dediti alla salvezza della propria anima. L’adesione a questa dipende esclusivamente dalle convinzioni interiori e non può essere indotta con la forza. La chiesa può scomunicare se non si è allineati, ma lo scomunicato conserva i diritti civili. Rousseau da allo stato di natura un carattere puramente ipotetico (forse non è mai esistito) ma necessario per comprendere la condizione positiva nella quale si sarebbe trovato l’uomo nello stato di natura. L’uomo sentirebbe pochi bisogni e sarebbe perfettamente autosufficiente. L’uguaglianza naturale degli uomini consiste nell’autosufficienza e nell’indipendenza di ciascuno. L’uomo va incontro a una progressiva civilizzazione attraverso la quale i bisogni naturali diventano sempre più complessi e aumentano anche le forme di interdipendenza tra gli uomini dovute alla soddisfazione dei nuovi bisogni. Il progresso ha peggiorato l’uomo, l’ha reso più egoista. La società che si è formata e la dipendenza degli uomini dagli altri uomini comportano la nascita della disuguaglianza tra gli uomini. Il sorgere dell’agricoltura e della metallurgia provoca la nascita della proprietà che è alla base della disuguaglianza tra ricchi e poveri; le istituzioni politiche determinano le disuguaglianza tra potenti e deboli; la trasformazione del potere da legittimo ad arbitrario determina la disuguaglianza tra padroni e schiavi. Lo stato di natura è anche un criterio normativo, cioè un modello per le leggi che devono portare la pace. Nasce così lo stato di diritto attraverso un’associazione, contratto sociale, con cui i cittadini sono tutelati e mantengono l’uguaglianza dello stato naturale. Ciascun individuo cede tutto se stesso non a un singolo ma alla volontà generale che è insieme la volontà del singolo e la volontà della totalità. Ogni individuo non solo fa parte del corpo politico, ma si identifica con questo. È un patto di unione ma non di soggezione. La volontà generale, essendo la volontà del corpo politico, vuole necessariamente il bene generale. Questa esercita nella sovranità e appartiene al popolo; per emettere i decreti occorre il governo. Pur prevedendo questa distinzione è contrario a una separazione dei poteri; la volontà generale è indivisibile e inalienabile. Introduce una democrazia diretta e questo comporta una preferenza per gli stati di piccole dimensioni. Ci deve però essere qualcuno al potere e questo comporta il rischio dell’instaurarsi di un dispotismo.
Ho scelto come tema, il pensiero politico e la concezione dell’universo, poiché dall’origine del pensiero filosofico ai giorni nostri sono due temi che hanno appassionato ed appassionano tutti coloro che si avvicinano a queste scienze. La politica è alla base della vita sociale e un’adeguata conoscenza è fondamentale per capirne e interpretarne attualità e sviluppi futuri.

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