Filosofia per il quinto liceo

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

FICHTE
L’IDEALISMO ETICO DI FICHTE
Fichte determina il passaggio dal criticismo all’idealismo in quanto sostiene che l’Io è assoluto e infinito.
L’Io fichtiano non è persona, sostanza ma attività creatrice del mondo. Esso è creatore, ed è anke attività autocreatrice, cioè pone se stesso, crea se stesso, l’Io risulta strutturalmente libertà.
In Fichte assistiamo ad una sorta di enfatizzazione dell’Io che da semplice condizione del conoscere (io penso kantiano) diviene fonte del reale
In quanto attività creatrice ed autocreatrice, l’Io , per definizione è assoluto , ovvero un ente che non è limitato dalle cose. Non dipende da nulla.
In quanto assoluto, l’Io è infinito, in quanto abbraccia, in sé tutta la realtà.
LA VITA DELL’IO
L’Io fichtiano è attività, cioè sforzo perenne incessante di autoperfezionamento, cioè un tendere infinito verso un ideale meta di perfezione, pertanto la vita dell’ Io si articola in tre momenti logici (non cronologici):
• Nel primo momento Io pone se stesso, cioè si autodetermina, (attività autocreatrice) affermandosi attraverso il principio di identità (Aristotele) IO = IO.
• Nel secondo momento , l’Io pone il non io , ossia la natura e il mondo, o in termini filosofici l’oggetto. (attività creatrice) .Un oggetto che si contrappone al soggetto ma tale contrapposizione è necessaria poiché essendo l’Io un’attività, ha bisogno di un oggetto (altro da sé) per realizzarsi, ma ciò comporta una reciproca limitazione dell’Io e del non Io.
• Il terzo momento è caratterizzato proprio da questa reciproca limitazione tra Io e non Io che porta ad un continuo scontro ( teatro dell’agire umano).
L’uomo (IO) è limitato dalle passioni, dai sentimenti , dalla materia (non IO) e per superare questo ostacolo deve raggiungere il perfezionamento, cioè deve andare al di là del limite (infinito). Con questo Fichte mostra il concetto di libertà che si raggiunge attraverso la cultura, la formazione e l’educazione quindi attraverso un continuo sforzo (streben) per superare gli ostacoli infiniti e raggiungere appunto la libertà che è solo un ideale irraggiungibile.
I DISCORSI ALLA NAZIONE TEDESCA
Si tratta di una delle opere più singolari apparse sulla scena filosofica, in cui si intrecciano elementi di scienza politica,morale,religiosa,pedagogica…Il fine di questi discorsi è l’educazione. Ma dal piano pedagogico si passa subito al piano nazionalistico. Con questi discorsi,dopo ke la Germania aveva perduto l’indipendenza x l’invasione napoleonica,Fiche intende suscitare la rinascita del popolo tedesco spronandola a ribellarsi alla sua condizione politica. In essi è affermato il principio del pangermanesimo,cioè il primato della nazione tedesca sulle altre,perché essa è la sola ad aver conservato attraverso i secoli la purezza sella lingua,del carattere e della religione
SCHOPENHAUER
La rappresentazione
Il punto di partenza della filosofia schopenhaueriana è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé . Per Kant il fenomeno è l' unica realtà accessibile e il noumeno è un concetto limite che serve a ricordare all' uomo i limiti della conoscenza ; per Schopenhauer , invece , il fenomeno è parvenza , illusione , sogno , ovvero ciò che nell' antica sapienza indiana era il "velo di Maya " , mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro l' ingannevole trama del fenomeno , e che il filosofo ha l' obbligo di scoprire . Mentre per il criticismo kantiano il fenomeno è l' oggetto della rappresentazione ed esiste fuori dalla coscienza , il fenomeno di Schopenhauer è una rappresentazione che esiste solo all' interno della coscienza , tanto che egli arriva a riassumere l' essenza del kantismo con la tesi secondo cui il modo è la mia rappresentazione . La rappresentazione ha due aspetti essenziali e inscindibili: soggetto rappresentante e oggetto rappresentato . Essi esistono solo all' interno della rappresentazione e nessuno dei due può sussistere senza l' altro : quindi il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo all' oggetto , ed è parimenti falso l' idealismo perché nega l' oggetto riducendolo al soggetto La nostra mente agisce secondo tre forme a priori : spazio , tempo e causalità . Poiché , per Schopenhauer , le forme a priori sono paragonabili a vetri sfaccettati attraverso cui si deforma la visione delle cose , la rappresentazione è ingannevole : ma al di là dell' apparenza della realtà fenomenica esiste la verità , sul quale l' uomo non può fare a meno di interrogarsi , perché l' uomo è animale metafisico .
La cosa in sé
Schopenhauer si presenta come il continuatore della filosofia di Kant , perché è sicuro di avere individuato la via d' accesso alla realtà noumeni , possibilità che veniva negata nella " Critica della ragion pura " . Se noi fossimo solamente conoscenza e rappresentazione , sostiene Schopenhauer , non potremmo mai uscire dal mondo fenomenico , cioè dalla rappresentazione esclusivamente esteriore di noi e delle cose; ma poiché noi siamo dati a noi stessi non solo come rappresentazione ma anche come corpo , noi non ci limitiamo a vederci dal di fuori , ma ci vediamo anche dal di dentro . Questa esperienza di ripiegamento su noi stessi ci permette di afferrare l' essenza profonda del nostro io , ossia la cosa in sé del nostro essere : la Volontà di vivere , cioè l' impulso alla vita . Il nostro stesso corpo non è altro che la manifestazione fenomenica della volontà di vivere : l' apparato digerente è manifestazione della volontà di nutrirsi , l' apparato sessuale è manifestazione della volontà di accoppiarsi e perpetuare la specie . L' intero mondo fenomenico non è altro che la maniera attraverso cui la volontà si manifesta nella rappresentazione : da qui il titolo della più importante opera di Schopenhauer : " Il mondo come volontà e rappresentazione " .
Il pessimismo
Affermare che l' essere è la manifestazione di una Volontà infinita significa dire, secondo Schopenhauer , che la vita è necessariamente dolore . Infatti volere significa desiderare , e desiderare significa essere in uno stato di tensione , per la mancanza di qualcosa che non si ha e si vorrebbe avere . Essendo l' uomo l' essere con la volontà più cosciente e quindi più desiderante , egli risulta destinato a non trovare mai un appagamento totale .
"Nessun oggetto del volere , una volta conseguito , può dare appagamento durevole ... bensì rassomiglia soltanto all' elemosina , la quale gettata al mendico prolunga oggi la sua vita per continuare domani il suo tormento " ( Il mondo come volontà e rappresentazione ). Con questa affermazione Schopenhauer afferma che l' appagamento della volontà è brevissimo rispetto alle infinite esigenze dell' uomo, perché il desiderio appagato dà sempre luogo a un nuovo desiderio . Ciò che gli uomini chiamano godimento e gioia è nient' altro che cessazione di dolore , ossia l' uscita da una precedente situazione di tensione , che ne è la condizione indispensabile . Perché vi sia piacere vi deve essere stato necessariamente dolore, non è vero il contrario , perché vi può essere una lunga catena di dolori senza che questi siano preceduti da altrettanti piaceri : sintetizzando , con le parole di Schopenhauer, "non v' è rosa senza spine , ma vi sono tante spine senza rose " . Accanto al dolore , che è la realtà durevole , e al piacere , che è qualcosa di breve, Schopenhauer pone come terza condizione esistenziale la noia , che subentra quando viene meno il desiderio oppure il dolore . Quindi il filosofo conclude che " la vita umana e come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia , passando attraverso l' intervallo fugace , e per di più illusorio , del piacere e della gioia " .
Poiché la volontà , che è un desiderio inappagato , si manifesta in tutte le cose , allora il dolore non riguarda solo l' uomo , ma tutte le creature . Se l' uomo soffre di più , è semplicemente perché , avendo maggiore consapevolezza , sente di più il pungolo della volontà . Per lo stesso motivo il genio soffrirà di più dell' uomo comune , perché " chi aumenta il sapere moltiplica la sofferenza " . Così Schopenhauer perviene ad una delle concezioni più pessimistiche di tutta la storia del pensiero , ritenendo che il male non sia solo nel mondo , ma nel Principio stesso da cui dipende . In questa vicenda irrazionale della vita , l' individuo appare soltanto uno strumento per la specie ; al di là del breve sogno dell' esistenza individuale , l' unico fine della natura sembra essere quello di perpetuare la vita , e con essa , il dolore . Testimonianza di quest' unico interesse della Natura , è riscontrabile , per Schopenhauer , nella manifestazione dell' amore . Il fine dell' amore , o lo scopo per cui esso è voluto dalla Natura , è l' accoppiamento - procreazione ; ciò vuole dire che l' individuo è il burattino della Natura proprio nell' atto in cui pensa di realizzare maggiormente il proprio godimento e la propria personalità : prova dell' essenza biologica dell' amore , è per Schopenhauer , la triste constatazione che la donna , dopo aver procreato e allevato i figli , perde ben presto bellezza e attrattiva . Per il filosofo non c' è amore senza sessualità tant'è che in un passo dal sapore pre - psicanalitico scrive che " ogni innamoramento , per quanto etereo voglia apparire , affonda sempre le sue radici nell' impulso sessuale " . Per queste ragioni l' amore viene sentito inconsapevolmente come peccato e vergogna , perché esso commette il più grave dei delitti , cioè la perpetuazione di creature destinate a soffrire . L' amore , per Schopenhauer , non è altro che " due infelicità che si incontrano , due infelicità che si scambiano , e una terza infelicità che si prepara " .
La critica degli ottimismi
Schopenhauer apre una polemica contro l' ottimismo cosmico che caratterizza buona parte delle filosofie e delle religioni occidentali . Questo schema di pensiero interpreta il mondo come un organismo perfetto , provvidenzialmente governato da un Dio oppure da una Ragione immanente ( Hegel ) . Questa visione , pur essendo consolatrice e a ciò va attribuito il suo successo nel corso dei secoli , risulta essere palesemente falsa, perché la vita è un' esplosione di forze irrazionali , e il mondo è il luogo di dolore, illogicità e sofferenza . Tutto ciò si verifica non solo nella natura , ma anche nella società , dove vige secondo Schopenhauer , la legge della giungla . Quindi un mondo governato da un Dio e la realtà di un mondo caotico e malfatto sono in aperta contraddizione . Un' altra menzogna contro cui si scaglia il filosofo tedesco è l' ottimismo sociale , cioè la tesi della bontà e socievolezza dell' uomo . Se si va oltre le illusioni che gli adolescenti hanno sulla realtà , si può osservare , secondo Schopenhauer , che la regola di fatto dei rapporti umani è il conflitto e il tentativo di sopraffazione reciproca ( "l' uomo è l' unico animale che faccia soffrire gli altri al solo scopo di far soffrire ") . Ciò sarebbe testimoniato dalla malcelata soddisfazione del nostro istinto egoistico rispetto alle disgrazie altrui . Se gli uomini vivono in comunità , ripete Schopenhauer riprendendo Hobbes , non è per simpatia o congenita socievolezza , ma soprattutto per bisogno . Lo Stato con le sue leggi è stato eretto non tanto per un' intrinseca eticità dell' uomo , ma solo per la necessità di difendersi e di regolamentare gli istinti aggressivi degli individui . Ultimo ottimismo contro cui si scaglia Schopenhauer è l' ottimismo storico , che caratterizza non solo l' idealismo romantico , ma tutta la cultura dell' 800 . Per il filosofo , gli storici , a furia di studiare gli uomini , finiscono per perdere di vista l' uomo o per cadere nell' illusione che gli uomini mutino davvero di epoca in epoca . Ma se siamo in grado di guardare oltre le apparenze , , non si può fare a meno di scoprire , in accordo con la saggezza orientale , che il destino dell' uomo presenta caratteri immutabili : " mentre la storia ci insegna che in ogni tempo avviene qualcosa di diverso , la filosofia si sforza di innalzarci alla concezione che in ogni tempo fu , e sarà sempre la stessa cosa " .
Come liberarsi del dolore
Schopenhauer afferma che la vita è dolore , e che l' esistenza , in virtù del dolore che la costituisce , risulta tal cosa che si impara poco per volta a non volerla . Si potrebbe quindi pensare che il pensiero di Schopenhauer porti ad una filosofia del suicidio universale ; invece il filosofo rifiuta il suicidio per due motivi :
1) perché " il suicidio , lungi da essere negazione della volontà , è invece un atto di forte affermazione della volontà stessa " , in quanto " il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate" ;
2) perché il suicidio uccide solo una manifestazione fenomenica della Volontà di vivere, lasciando intatta la cosa in sé , che pur morendo in un individuo rinasce in mille altri. Per Schopenhauer la risposta al dolore del mondo sta non nel suicidio ma nella liberazione dalla Volontà di vivere ; questo processo salvifico avviene in tre tappe : l' arte , la morale e l' ascesi .
L' ARTE , per Schopenhauer , è conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee , cioè alle forme pure delle cose : questo avviene perché nell' arte questo amore, questa guerra , questo dolore diventano l' amore , la guerra , il dolore , ovvero l' essenza immutabile di tali fenomeni . Per questo suo carattere contemplativo e per questa sua capacità di muoversi nel mondo delle forme eterne , l' arte sottrae l' individuo alla catena dei bisogni e dei desideri quotidiani : di conseguenza l' arte, secondo Schopenhauer , risulta catartica per eccellenza perché l' uomo , grazie ad essa , più che vivere contempla la vita , elevandosi al di sopra della volontà , del dolore e del tempo .
L' ETICA DELLA PIETÀ : la morale , per Schopenhauer , è un tentativo di superare l' egoismo e di vincere la lotta interminabile degli individui tra di loro , che costituisce un' ingiustizia ed è una delle maggiori cause di dolore . Pur riconoscendo , come Kant, che la morale deve essere disinteressata , per Schopenhauer essa non nasce da un imperativo categorico dettato dalla ragione , ma da un sentimento di pietà attraverso cui sentiamo come nostre le sofferenze altrui . Quindi la pietà non nasce da una logica astratta , ma dall' esperienza vissuta , che ci accomuna agli altri e permette di identificarci con i loro tormenti . La pietà si concretizza nelle virtù della giustizia , che consiste nel non fare a gli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi , e della carità, che consiste nel fare del bene al prossimo .
L' ASCESI : essa nasce dall' orrore dell' uomo per quella Volontà di cui egli è manifestazione fenomenica . , e si concreta nell' astensione dal piacevole , nella ricerca dello spiacevole , nell' espiazione e nella volontaria macerazione personale . La soppressione della Volontà è l' unico atto di libertà concesso all' uomo : quando si raggiunge questo obiettivo non si raggiunge l' estasi , come accade per il misticismo cristiano , ma l' esperienza del nulla , cioè di negazione del mondo .
Comte
IL POSITIVISMO
I caratteri generali delle filosofie positiviste si distinguono in tre aspetti:
• METODOLOGIA:essendo una dottrina metodologica il positivismo si divide in due tipi di affermazioni, scientifiche e non. Quelle scientifiche rispettano i criteri di osservazione dei fatti, formulazione e verifica di leggi riguardanti i fenomeni e il rifiuto di ipotesi non verificate.
• IL RAPPORTO SCIENZA-SOCIETA’: le scienze dell’uomo e della società condividono le stesse leggi fondamentali delle scienze della natura. La scienza non è valorizzata come processo puramente teorico e fine a se stesso, ma come strumento di trasformazione della natura e di regolazione dei fenomeni sociali, che devono essere sottratti all’influenza metafisica e religiosa per poter essere osservati in modo razionale.
• LA CONCEZIONE DELLA STORIA: la filosofia storica è concentrata sull’idea di progresso, inteso come sviluppo delle conoscenze e delle capacità intellettuali dell’umanità.
COMTE
Comte mirava a una rivoluzione filosofica, cioè un mutamento del sistema delle idee. La rivoluzione politica, cioè delle istituzioni potrà avvenire solo in seguito. Il metodo di raggiungimento di questo scopo è esposto nel Corso di Filosofia Positiva.Comte definisce filosofia positiva la particolare maniera di filosofare che consiste nell’indagine delle teorie di qualsiasi ordine di idee, avente come oggetto la coordinazione dei fatti osservati.Questo termine abbraccia anche lo studio dei fenomeni sociali e esamina le diverse scienze come soggette a un unico metodo.Il corso assume cosi l’aria di un enciclopedia, intesa come quadro unitario del sapere in cui ogni scienza fondamentale viene considerata in relazione all’intero sistema.
La giusta classificazione si interesserà dei fenomeni naturali e di come vengano affrontati dalla mente umana. Comte prevede una questa classificazione:
- conoscenze teoriche / SCIENZE: scienze astratte (ricerca di leggi generali) e scienze concrete (indagine su fenomeni particolari).
- Applicazioni / ARTI
Comte prende in esame solo le SCIENZE ASTRATTE, che sono tutte fisiche. La scala enciclopedica va dalle scienze più semplici a quelle più complesse.
Le tre scienze che non compaiono nel corso sono:
- matematica: comte la considera fondamentale per l’attività scientifica e la pone a base di tutta la filosofia.
- La logica: perché il metodo non è suscettibile ad essere studiato separatamente dalle ricerche in cui è impiegato.
- La psicologia: Non esiste un’analisi introspettiva. La psicologia è concepita solo come parte della fisiologia o della sociologia.
Le scienze sono quindi collocate in un quadro dove ordine logico, storico e pedagogico coincidono.
LA LEGGE DEI TRE STADI sostiene che ogni scienza deve attraversare tre diversi stadi nel suo processo evolutivo:
- TEOLOGICO: i fenomeni naturali vengono interpretati facendo appello a entità sovrannaturali, vengono quindi utilizzate la fantasia e l’immaginazione.
- METAFISICO: le entità soprannaturali vengono sostituite da entità concettuali e principi astratti. Si utilizza perciò la ragione e la riflessione.
- POSITIVO: si ricercano le leggi, cioè le relazioni tra fenomeni. Ci si avvale del metodo scientifico che si basa su esperienza e ragionamento.
Questa legge propone quindi anche un ordinamento storico delle scienze. Alcune di esse hanno bisogno di un tempo maggiore per arrivare allo stadio positivo,come la sociologia.
Il METODO POSITIVO si basa sul rapporto di osservazione/immaginazione e relativo/assoluto.
L’osservazione si distingue in:
1. osservazione in senso stretto
2. esperimento
3. comparazione dei diversi fenomeni.
Il buon metodo è quindi una sintesi di osservazione e ragionamento
La SOCIOLOGIA è quella scienza che si occupa dello studio delle leggi fondamentali proprie dei fenomeni sociali. Essa
viene invece studiata attraverso il metodo comparativo e quello storico: l’organizzazione e l’evoluzione della società vengono paragonate a modelli del mondo animale, altre società con diversi livelli di sviluppo e nel passato.
Il METODO STORICO è quindi fondamentale per lo studio di questa scienza perché essa è sempre in relazione con il passato, non si può predire il futuro se non si conosce il passato.Comte suddivide la società in STATICA E DINAMICA. La biologia considera statico il punto di vista anatomico, mentre dinamico quello fisiologico. La statica sociale darà quindi le leggi di organizzazione, mentre quella dinamica il suo sviluppo.Nella trattazione della DINAMICA DELLA SOCIETA’ comte pone l’importanza sulla legge dei tre stadi nel processo di sviluppo progressivo della società, la usa cioè per collegare il complesso del futuro con quello del passato. Spiega quindi come ogni fase, per quanto abbia svolto una funzione costruttiva, deve essere sorpassata per evitare uno stato si stagnamento che impedisca l’avanzare del progresso.L’elemento costitutivo lo sviluppo è quello intellettuale, in quanto il progresso non è altro che un continuo adattarsi dell’ordine fra i diversi fattori.\\\\\ Nello stadio positivo troviamo quindi la riconciliazione di due termini che sono sempre stati in antitesi: ordine e progresso.Il principio fondamentale della società industriale è la divisione tra potere SPIRITUALE e potere TEMPORALE, scienza e tecnica. Questa separazione è espressione di una più profonda distinzione, quella tra MORALE E POLITICA, che comte identifica in una subordinazione.I diritti dell’uomo, la libertà e l’uguaglianza sono per comte i dogmi dell’epoca metafisico-critica, che però adesso sono assolutizzati. Comte dice che la vera libertà può esistere solo in una sottomissione razionale alle leggi fondamentali della natura, lontano da ogni arbitrio personale.Il problema di una società positiva è quindi quello di istituire vincoli gerarchici che non si basino sulla ricchezza ma sulla base della gerarchia espressa dalla classificazione delle scienze. Questa gerarchia sociale avrà all’apice il potere spirituale, la cui preminenza è di ordine morale. La gerarchia si estende poi in un ordine decrescente delle attività. Lo stesso principio governa la subordinazione della donna all’uomo. Il potere spirituale deve affrontare il problema delle condizioni del proletariato in quando i suoi rappresentanti. Comte non crede nell’uguaglianza, ma crede nella legittimità delle disuguaglianze, se collocate in una razionale gerarchia sociale. Crede anche nella proprietà e nella privatizzazione se in armonia con gli interessi collettivi della società. Sostiene inoltre che l’educazione positiva, operando in modo tale da collocare ciascuno nella posizione più idonea in base alle proprie capacità, può riuscire a porre fine ai conflitti della società.
FEUERBACH
DESTRA E SINISTRA HEGELIANA
Già negli ultimi anni della vita di Hegel ci furono delle critiche del sistema hegeliano per opera di un gruppo di giovani che diede vita alla sinistra hegeliana. Le critiche di questi discepoli vennero poi approfondite ed ampliate da Marx ed Engels, che, partiti dalle posizioni della sinistra hegeliana, si spinsero assai oltre, tentando di scendere dal piano teorico a quello pratico politico. La destra interpretava in modo trascendente l'Assoluto del maestro e lo identificava col Dio della tradizione teologica. Essa pertanto tende a ridurre la dialettica hegeliana alla dogmatica ortodossa, tornando ai principi e ai valori tradizionali. Al contrario la sinistra hegeliana ritiene che ci sia una sostanziale incompatibilità tra il cristianesimo, che afferma la trascendenza di Dio, e il razionalismo immanentistico difeso da Hegel. Va infine sottolineato che la destra e la sinistra sono state entrambe polemiche verso il positivismo. La destra combatté il positivismo in quanto troppo immanentistico, la sinistra invece perché contraria a quanto vi era di poco razionalistico e soprattutto contraria ai molti compromessi con la trascendenza accettati dai positivisti. Infine il contrasto riguardava anche l'atteggiamento verso la società. Il positivismo inglese e francese cercava, sul piano politico, di perfezionare le strutture della società borghese, che era invece criticata dalla sinistra, mentre la destra vedeva nello stato prussiano il punto più alto raggiunto dallo sviluppo dello spirito e quindi imperfettibile. Gli esponenti più importanti della destra sono Rosenkranz, Goeshel e Fisher; al contrario quelli della sinistra sono Feuerbach, Strauss e Bauer. In particolare Strauss pubblicò la Vita di Gesù nella quale sostiene che gli elementi soprannaturali di tale vita non sono né autentici dati storici né una mera invenzione dei primi cristiani, ma mito, cioè trasfigurazione delle idee religiose più largamente diffuse ai tempi di Gesù. In altri termini il Vangelo ci esprime attraverso il mito il significato più profondo del cristianesimo, così il dogma dell'incarnazione non è altro che la raffigurazione mitica dell'idea dell'unità tra finito e infinito.
LUDWIG FEUERBACH fu allievo di Hegel. Feurbach nella Critica della filosofia hegeliana riconosce i meriti del maestro, ma ne individua anche alcuni limiti. In particolare Feuerbach ritiene che quando Hegel parla di spirito assoluto , parla di Dio, così pensa che la filosofia di Hegel sia una teologia mascherata, teologia ridotta a logica. Hegel ha commesso l'errore di aver ridotto a determinazioni, predicati dell'infinito, le determinazioni della realtà o del finito. Si tratta ora di rovesciare l'hegelismo e assumere il finito come momento iniziale della riflessione filosofica. Da ciò la rivendicazione di Feuerbach di una nuova filosofia che ponga al centro della propria riflessione l'uomo. Per questa rivendicazione della centralità dell'uomo come oggetto della riflessione filosofica, l'orientamento del filosofo tedesco è stato definito "umanesimo". Con la sinistra hegeliana era iniziato il progetto di demitizzazione della religione cristiana e si credeva che tutta la componente soprannaturale dei vangeli non fosse altro che una serie di miti e leggende. Feuerbach ritiene che il fenomeno della religiosità possa trovare nell'uomo stesso la sua più completa spiegazione. I principi religiosi non sono altro che costruzioni antropomorfiche nelle quali l'uomo proietta i propri pensieri e le propria esigenze più profonde. Quindi l'essenza del cristianesimo non è altro che l'essenza dei pensieri che albergano nel nostro cuore. E la coscienza che l'uomo ha di Dio coincide con la coscienza che l'uomo ha di se stesso. La religione ha avuto quindi il merito di essere la prima coscienza che l'uomo ha avuto di se, ma la sua illusorietà consiste nel trasformare i più intimi ideali dell'uomo in proprietà di un essere divino, distinto da lui. È quindi necessario negare l'esistenza di Dio e far sorgere nell'uomo una coscienza diretta di se stesso. Feuerbach attribuisce alla filosofia il compito di sviluppare questa coscienza. Per Feuerbach la filosofia deve essere antropologia e quindi da idealismo diventa materialismo. L'uomo si realizza compiutamente nel rapporto con gli altri, nella vita sociale ed è proprio dal rapporto tra uomo e uomo che si sviluppa la moralità. Dal vincolo della solidarietà sorge il sentimento del dovere, come rimorso di fronte all'azione che ha causato l'infelicità altrui; ancora dal vincolo della solidarietà sorge l'istinto politico che si realizza nella costruzione di istituti sopra-individuali.

Kierkegaard
Kierkegaard è un esponente di quella tendenza che prende il nome di “reazione all’idealismo”. L’unico elemento che associa Kierkegaard e Schopenauer è la svalutazione della razionalità umana, vista come un elemento utile alla vita, ma non alla conoscenza della realtà. Kierkegaard è sostenitore dell’ individualismo: qualunque visione di tipo collettivo, per lui non conta niente. L’uomo è solo con la propria individualità, ed è solo di fronte al problema della vita, della morte e di Dio; parlare di questi problemi con gli altri uomini, quindi, è un modo sbagliato di cercarne la risoluzione. Il cristiano, dunque, è veramente tale quando instaura un dialogo con Dio al proprio interno, individualmente, e non quando si riunisce con altri uomini (ad esempio in Chiesa durante la messa). Quella di Kierkegaard, quindi, è una visione anti – Hegeliana. Kierkegaard si può considerare il primo pensatore esistenzialista, anche se il termine “esistenzialismo” in senso stretto sarà coniato più tardi da Heidegger. Sartre, un esistenzialista contemporaneo, afferma che l’esistenzialismo è una posizione filosofica in cui l’esistenza precede l’essenza. L’ “esistenza” consiste nel fatto, che è mutevole, l’ “essenza” è il significato, il ti estin, la definizione logica e ontologica di qualcosa; l’essenza non è mutevole, è l’Idea di Platone: è l’aspetto della realtà che ha una sua valenza eterna, immutabile. La posizione inversa, cioè “l’essenza precede l’esistenza”, ha sempre costituito la base della metafisica, da Parmenide, Platone fino ad Hegel.L’esistenzialismo, dunque, ribalta la posizione dei filosofi precedenti, affermando che l’unico modo per descrivere l’uomo è analizzare la sua esistenza, e non ricercare forme eterne nella sua essenza.L’esistenza, il fatto, è imprevedibile e contingente, non ha nessuna necessità. Dato che ogni fatto è a posteriori, l’unica cosa che possiamo dire dell’uomo è che esiste.Dio, allora, essendo l’ente la cui essenza implica l’esistenza, non è assolutamente postulabile. Ma questo non significa che Dio non esista (vi sono infatti due tipi di esistenzialismo: quello ateo ma anche quello cristiano).L’esistenzialismo cristiano afferma che Dio esiste, ma noi non lo possiamo conoscere. Le cose, quindi, non migliorano né peggiorano, ma semplicemente mutano; le cose, nel senso leopardiano, sono perfette perché compiute in sé, e non perché simili ad un modello predefinito.Tuttavia sarebbe illusorio pensare che Kierkegaard o Leopardi, distruggendo le Idee e la metafisica platoniche, non debbano niente al filosofo greco; Platone aveva definito il divenire con il termine epamphoterìzein (essere conteso tra i due). Tutto ciò che esiste, in quanto ente materiale, oscilla tra essere e nulla Infatti, se ammettiamo che esista Dio, l’entità suprema che tutto gioverna, egli controllerà anche il divenire, ma allora il divenire non è possibile, poiché l’eterno prevede tutte le cose che possono apparire. Se, al contrario, affermiamo l’esistenza del divenire, allora inevitabilmente si deve negare Dio, che è per definizione l’ente perfetto ed eterno, che sfugge cioè al divenire.DIO→ ¬ Divenire
Divenire→ ¬DIO…..Kierkegaard distrugge il Dio della metafisica, ma lo ricerca attraverso altre vie.In Kierkegaard troviamo la categoria della singolarità: l’uomo è solo, e il filosofo lo ribadisce continuamente, affermando che per risolvere i propri problemi egli non deve cercare aiuto da altri, poiché se fa questo perde di vista la condizione che gli è propria, ovvero la condizione di solitudine. Cercare l’aiuto dagli altri, quindi, è un atteggiamento che risulta essere una forma di alienazione.L’uomo che segue passivamente i valori e le regole della massa dimentica la propria singolarità, e dà importanza a cose che in realtà non contano niente.Per Kierkegaard la vita dell’individuo che, nato in una certa società, accetta passivamente i valori che gli sono stati inculcati come una pecora del gregge, è una vita inautentica. E’ quindi un doppio significato che esprime bene la piccolezza di chi si adegua al comportamento degli altri. Per Kierkegaard l’uomo più disperato è colui che non sa di esserlo. E’ un discorso socratico (l’uomo migliore è colui che sa di non sapere): è meglio vivere consapevoli della propria solitudine piuttosto che dare importanza a valori falsi e infondati, vivendo così nel divertissement.Dio non appare in modo evidente, tuttavia l’unica possibilità che ha l’uomo è quella della fede i Dio. Il vero rapporto tra uomo e Dio non è la certezza ma la speranza, la fede.Per Kierkegaard davanti all’uomo si aprono tre stili di vita. Il numero tre non fa riferimento ad un sistema dialettico vero e proprio come, ad esempio, quello di Hegel; quest’ultimo procede in un modo che potremmo definire ET – ET……cioè l’uomo, nella storia, percorre inevitabilmente tutte le tappe, e le conserva dentro di sé. Il modello Kierkegaardiano, invece, si può rappresentare con la forma AUT – AUT…… , una scelta ne esclude un’altra: se si percorre la via di destra non potremo mai sapere che cosa c’era nella via di sinistra. E non ci si può nemmeno pentire, tornare indietro e prendere l’altra via.Kierkegaard crede in Dio, ma esso è invisibile, ci si può solo fare una scommessa, e quindi l’uomo deve scegliere da solo la propria strada, non ha nessuna guida durante la sua vita. In questa condizione di assoluto disorientamento, l’unica prospettiva che dà un senso alla propria vita, è per Kierkegaard la scelta religiosa, la scommessa su Dio.Nessuno può stabilire se la vita religiosa sia giusta o sbagliata, ma è l’unica strada che potrebbe avere al suo sbocco la luce, la salvezza. Per questo la via della scelta religiosa sta su un piano diverso rispetto alle altre.
Nelle sue opere Kierkegaard parla delle tre vie che, durante la sua vita, gli si sono prospettate davanti:
- VITA ESTETICA [“Diario del seduttore”] DISCONTINUITA’
- VITA ETICA [“Aut – Aut”] CONTINUITA’
- VITA RELIGIOSA [“Timore e tremore”] DISCONTUINITA’
Nel “Diario del seduttore” Kierkegaard sembra essere un personaggio che ricerca in tutta la sua vita l’attimo fuggente derivante dai piaceri.Nell’opera “Aut – Aut” si descrive l’uomo che rifiuta la vita estetica, e che si inserisce nella società con famiglia, figli, con il proprio lavoro, ecc.In “timore e tremore” Kierkegaard esprime un concetto Schopenaueriano: il piacere deriva in qualche modo dal dolore, e noi in realtà desideriamo di desiderare. Colui che desidera in realtà non vuole raggiungere il suo obiettivo; la sete ideale è quella che si realizza pur restando sete. Arrivare alla cosa che si desidera, dunque, è la cosa peggiore che può accadere a colui che desidera; l’esteta vive per attimi infinitesimi in cui si raggiunge ciò che si desidera, senza che ancora il desiderio sia spento, un attimo che dura pochissimo. La vita estetica, dunque, è caratterizzata dalla discontinuità, ma anche dalla disperazione, poiché la vera bellezza non viene mai raggiunta in modo stabile.La vita etica, invece, è caratterizzata dalla continuità; chi approda alla vita etica è consapevole che la sua non è una scelta perfetta, ma la considera migliore rispetto all’angoscia della vita estetica. Per questo si cerca di costruire dei fondamenti, delle basi, dei valori fittizi, e di vivere basandosi su questi valori, pur essendo consapevoli che non si tratta di valori assoluti. Si accetta quindi di vivere con una famiglia, con dei figli, e secondo le regola che gli uomini intorno a noi rispettano.La vita religiosa è discontinua, come la vita estetica, e si fonda sul concetto di attimo (Augenblick). L’attimo è l’istante del tempo che non è legato ad altri istanti.Nella vita estetica si ha una rottura della continuità in senso negativo: si ricerca l’attimo ma senza avere una reale speranza, e questo porta alla disperazione. La vita religiosa, invece, rompe la continuità in senso positivo, in quanto c’è sempre la chance di fondo, che è Dio.Chi vive in modo religioso rompe i ponti col passato e con la società, tuffandosi totalmente in Dio ogni momento della propria vita (la morte può arrivare in qualunque momento).C’è un abisso quindi tra vita etica e vita religiosa, e l’emblema di questo è Abramo: egli, fidandosi di una voce nel buio, va sul monte e uccide quasi suo figlio, prima di essere fermato dalla mano di un angelo. Abramo è l’antitesi della vita etica, poiché fa l’opposto di quello che farebbe un bravo padre. Il cristiano deve buttarsi, deve tuffarsi ogni momento nell’abisso di Dio.La vita religiosa è la scelta delle scelte; tutte le scelte che l’uomo fa nella sua vita non hanno fondamento, ma la scelta della vita religiosa è un tipo di scelta che sta su un piano superiore rispetto alle altre, poiché se non altro ha il fondamento della scommessa su Dio, che è l’unica possibilità per l’uomo di uscire dall’angoscia e dal dolore.L’attimo (Augenblick), nella vita religiosa, è l’istante in cui l’uomo rompe la continuità della sua storia e dei suoi valori per gettarsi nella fede; in ogni istante, e senza motivo, l’uomo può gettarsi in questa scommessa.Il vero Cristianesimo consiste nella rottura di tutte le forme, di tutti i valori, e quindi egli critica aspramente tutta quella serie di rituali collettivi propri della Chiesa cattolica, ma anche protestante, dal momento che la vera religiosità è individuale, riguarda il singolo.Nell’attimo in cui l’uomo decide di affidarsi a Dio, la storia passata viene trasfigurata, assume un altro aspetto; il Cristianesimo, in questo, è scandalo: la stessa figura di Cristo come figlio di Dio suscita scandalo. A seconda di come si vede Cristo, se figlio di Dio o uomo qualunque, la visione della storia cambia completamente. Per Kierkegaard, quindi, l’unico strumento che permette di conoscere la storia non è la ragione, ma la fede.

Marx

LA VITA
Karl Marx nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia medio borghese di origine ebraica. Studia prima a Bonn e poi a Berlino dove si laurea in filosofia con la tesi Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro (1843) nella quale si può notare una particolare predilezione per il materialismo. Conosce e frequenta l'ambiente della sinistra Hegeliana. Collabora alla "Gazzetta Renana" e agli "Annali Franco Tedeschi". Si trasferisce a Parigi dove conosce ENGELS con il quale pubblica il Manifesto del Partito Comunista. Engels apparteneva alla ricca borghesia tedesca, un profondo conoscitore dell'economia inglese che seguì affascinato Marx, divenne il suo più grande amico e lo aiutò nella stesura delle opere ed anche quando ebbe problemi economici a Londra.Marx, intanto, si distacca dalla sinistra hegeliana e dalla filosofia tedesca in generale. Con i moti del '48 si trasferisce poi a Londra e, aiutato economicamente dall'amico Engels, conduce le ricerche che lo porteranno a terminare la sua colossale opera: Il Capitale.Fu attivamente impegnato nell'organizzazione del movimento operaio.Marx muore il 14 Marzo 1883, e fu sepolto nel cimitero di Highgate. Le sue opere più importanti sono: "Critica della filosofia del diritto di Hegel",
"Miseria della filosofia ", " tesi sulla filosofia di Feuerbach", "la sacra famiglia", "Il manifesto del partito comunista", "il capitale", "critica dell'economia politica" e "critica al programma di gotha".
 CRITICA A HEGEL
Hegel considera lo stato come realizzazione dello spirito e l'istituzione più alta dove si risolvono i conflitti della società civile. Subordina la società civile allo Stato ed inverte soggetto e predicato, crede di descrivere l'essenza dello stato ma in realtà descrive lo stato Prussiano. Marx, al contrario, considera lo Stato come uno strumento che protegge e difende i cittadini, cioè l'esatto opposto di Hegel la cui dottrina è l'ideologia e ragiona come se le istituzioni esistenti, come per esempio il maggiorascato (legge di ereditarietà del primogenito), derivano dalle necessità razionali.In breve, per Marx, è l'uomo che da origine allo stato e non viceversa. Solo una rivoluzione può liberare dalle disuguaglianze e gettare le basi per un recupero dell'esistenza sociale umana e per la realizzazione della vera democrazia che consiste nel comunismo.
 CRITICA LA SINISTRA HEGELIANA
Marx partecipa inizialmente alla sinistra Hegeliana e trova esaltazione nelle teorie del Feuerbach. Solo dopo il distacco, attraverso due opere, "La sacra famiglia" e "L'ideologia tedesca", attacca soprattutto Bauer, Stirner e lo stesso Feuerbach.Secondo Marx la sinistra è incapace di comprendere che le vere catene che imprigionano gli uomini sono il prodotto delle loro idee o condizioni materiali di vita.Essa cercava di trasformate le idee, ma non sono quelle che devono essere cambiate perché sono il prodotto di situazioni materiali e possono essere modificate solo cambiando radicalmente le situazioni materiali che le determinano: " Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza".Ma la critica è puramente ideologica e, per cambiare le condizioni materiali, c'è bisogno dell'azione rivoluzionaria o prassi che agisce per modificare la realtà e non le idee.
 CRITICA AGLI ECONOMISTI CLASSICI
Gli economisti classici, Adam Smith e David Ricardo, avevano elaborato una teoria secondo cui il valore di una merce dipende dal lavoro socialmente utile impiegato per produrla. Marx completa questa teoria valore-lavoro sviluppandola coerentemente: l'errore sta nel riconoscere che il capitalismo è una produzione naturale e immutabile e giustificarlo e quindi ritenere che le leggi sono eterne ed immutabili di natura. Poiché l'economia ci dice che le cose vanno così me non ci spiega il perché, Marx non si pone nemmeno il problema del suo cambiamento. Però essa parte dalla proprietà privata che è un fatto non una legge eterna e di conseguenza, è il prodotto e necessaria conseguenza del lavoro.
 CRITICA AL SOCIALISMO UTOPISTICO
Marx ed Engels distinguono il loro socialismo scientifico dal socialismo e comunismo critico utopistico i cui esponenti sono Saint- Simon, Fourier, Proudhon e Owen.Questi socialisti, pur avendo individuato gli aspetti negativi dello sviluppo dell'industrializzazione, denunciando all'opinione pubblica lo sfruttamento del mondo operaio e i mali della società non hanno prodotto un'analisi scientifica del sistema di produzione capitalistico, non hanno rintracciato le leggi che regolano lo sviluppo del capitalismo e che determinano la necessità del suo superamento.I socialisti Utopistici pretendono di eliminare gli inconvenienti della società borghese, ponendosi al di sopra della lotta di classe e facendo appello ai buoni sentimenti o ideali di solidarietà.A questi tipi di socialismo Marx contrappone il socialismo scientifico nel quale stabilisce leggi capaci di regolare lo sviluppo del capitalismo
 CRITICA ALLA RELIGIONE
Secondo Marx la religione è l'oppio dei popoli. La condizione per giungere alla felicità è l'abolizione della religione che è una realtà illusoria. "Come non è la religione che crea l'uomo, ma è l'uomo che crea la religione, così non la costituzione crea il popolo ma è il popolo che crea la costituzione".Nella nuova società umanizzata realizza una rivoluzione attraverso la quale scomparirà la religione perché non esisteranno più le condizioni di infelicità dell'uomo, che la determinano.
 L'ALIENAZIONE DEL LAVORO
Mentre per Hegel la natura era l'alienazione dell'idea e per Feuerbach la religione era una produzione dell'uomo estraniato da se stesso, per Marx l'alienazione si verifica all'interno del processo di produzione del sistema capitalistico.-Un ragno, compie operazioni che sembrano delle tessiture e l'ape fa vergognare molti architetti delle sue cellette di cera. la differenza è che, queste costruzioni, sono già pensate e formate nella testa dal ragno e dall'ape, mentre negli uomini, nonostante possano trasformare la realtà esterna a loro piacimento, non pensano più e lavorando, eseguono un lavoro non loro che lo porta a sentirsi estraneo.L'operaio è una merce nelle mani del capitale ed è questa l'alienazione del lavoro. L'uomo per superare questa situazione agisce attraverso la lotta di classe, che eliminerà la proprietà privata che, quindi, è causa di tutto questo.Quindi l'operaio non realizza se stesso, ma si nega, si aliena. I caratteri di questa alienazione sono:
I. Il prodotto finale del lavoro non appartiene al lavoratore.
II. Il lavoro nella produzione capitalistica è ripetitivo e toglie spazio alla creatività.
III. L'attività lavorativa si svolge in funzione degli interessi del capitale ed è accettata dall'operaio in cambio del salario.
 IL MATERIALISMO DIALETTICO
Marx ed Engels trasportano sul piano della materia quello che Hegel aveva impostato sull'idea: accettando i fondamentali principi dell'ideologia moderna e del Darwinismo con l'evoluzione, vuole dimostrare che anche la materia si evolve dialetticamente ed ha una vera storia così vengono formulate tre leggi:
- Il passaggio dalla quantita' alla qualita'
- la compenetrazione degli opposti
- la negazione della negazione
Anche l'uomo è materia e quindi è in evoluzione
 IL MATERIALISMO STORICO
Questa dialettica si prolunga nel mondo degli umani secondo le medesime leggi. L'uomo, infatti, deve soddisfare i propri bisogni vitali che trae dalla natura con cui entra in lotta tramite il lavoro, ed entra ,così, in rapporto con gli altri uomini.L'inizio della storia, coincide con la produzione dei mezzi di sussistenza da parte degli uomini, ciò implica un lavoro in determinati rapporti sociali e varie forme di proprietà. La prima forma è la proprietà tribale cui segue quella della comunità antica ed infine quella della proprietà feudale da cui si è sviluppata la proprietà privata ad opera della classe borghese.Le forze antagoniste della borghesia e proletariato giungono al momento risolutivo nella lotta di classe che si realizza attraverso la prassi rivoluzionaria.Le idee sono il prodotto dell'attività pratica, conseguenze della vita materiale.Subentra così il concetto di struttura e sovrastruttura.
 STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA
La struttura fondamentale della società è costituita dalle sue componenti economiche e sociali dalle quali dipendono tutti i fenomeni culturali e spirituali che formano la cosiddetta sovrastruttura. Esse sono la morale, la filosofia, la religione, la politica in quanto non hanno autonomia o storia, ma dipendono dalla struttura principale che è quella economica.
La STRUTTURA è data dai mezzi di produzione, dall'ambiente sociale-economico, dagli strumenti, e dalla divisione sociale fra gli uomini.
La SOVRASTRUTTURA è il modo di pensare che porta alle leggi, letteratura, arte e filosofia che dipendono direttamente dalla struttura.
Da ciò deriva il fatto che un uomo che deriva da un certo ambiente, pensa come tale.
 LA LOTTA DI CLASSE
Dunque la società si realizza in un ciclo continuo d'oppressi ed oppressori. Nel periodo medievale erano rispettivamente i servi della gleba e i feudatari, poi i primi sono passati in borghesia grazie alla situazione del tempo, che a loro volta aveva come secondi il proletariato e così di seguito.
Gli OPPRESSI sono coloro che non hanno i mezzi, ma solo la forza lavoro.
Gli OPPRESSORI, invece sono coloro che possiedono i mezzi ed i capitali e che regolano la forza lavoro, cioè gli oppressi.
 TEORIA DEL VALORE
L'analisi del Capitale inizia con una differenza tra valore d'uso (utilità del prodotto) e valore di scambio (capacità di essere scambiate con altre merci). Ogni merce deve avere un comune denominatore con le altre per essere scambiata, per questo, si prende in considerazione la quantità di lavoro socialmente utile per produrlo.Anche il lavoro dell'operaio diventa, dal punto di vista economico una merce che Marx definisce forza lavoro, una merce che l'operaio vende in cambio del salario, al capitalista, e non soltanto è un valore ma produce altri valori.Ma il lavoro dell'operaio, incorporato nel prodotto, produce valore in più rispetto al salario, questo è il plusvalore vale a dire, lavoro elargito non retribuito dal capitalista. Questo viene intascato dal capitalista e rende possibile l'accumulazione e l'accrescimento del capitale.
 LA SOCIETA' SENZA CLASSI
Marx prospetta due fasi della realizzazione della società comunista.La prima è caratterizzata dalla dittatura del proletariato, per quanto riguarda il ramo politico, e la proprietà collettiva, per quanto riguarda il ramo economico.La seconda fase, invece, è caratterizzata da una nuova società nella quale non esiste la proprietà privata. in tale situazione, Marx, concepisce la realizzazione della libertà come sviluppo delle facoltà umane.

Esempio



  


  1. filomena

    positivismo