Filosofia medievale

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Testo

FILOSOFIA MEDIEVALE
La filosofia medievale coniuga la fede con il bisogno di dargli una giustificazione logica. La teologia mantiene comunque e sempre un primato sulla ragione.
Riconoscere il primato sulla ragione renderebbe dio un prodotto della ragione e la fede stessa diventerebbe una costruzione razionale.
Le filosofie cristiane sono filosofie apologetiche ossia cercano di tutelare il dogma con l’ausilio del ragionamento.
• Plotino
• Agostino
• Anselmo
• Tommaso d’Aquino
• Guglielmo d’Ockham
• Eckhart
Questi uomini di chiesa fanno filosofia perché si rendono conto che il cristianesimo è fede ma se questo è l’unico modo di accostarsi alla verità esso è debole e facilmente attaccabile dalle altre religioni.
Gli intellettuali del medioevo veneravano gli autori classici perché riconoscevano la loro forza intellettuale che gli aveva permesso di giungere in anticipo rispetto alla verità rivelata da Cristo. Questi sapienti dell’antichità avevano già intuito qualcosa!
La verità completa è frutto di una grazia, di una rivelazione: Dio attraverso le fattezze di Cristo scese sulla terra e diffuse la buona novella che permette all’uomo di riscattarsi dal peccato.
TEOLOGIA→ discorso su dio a partire da dogmi indemostrabili e indiscutibili.
FILOSOFIA → presuppone l’azione della ragione e la libertà da ogni verità precostituita.
Perché la teologia sente l’esigenza di costruire una filosofia cristiana?
Questi intellettuali-chierici proprio perché consapevoli che la filosofia greca aveva elaborato grandiose strutture di pensiero per sostenere le sue verità sentono il bisogno di confrontarsi, di essere meno attaccabili.
Solamente Tertulliano diceva:”credo perché è assurdo” = la forza della fede nasce dal fatto che il suo contenuto è assurdo rispetto alla filosofia ovvero alla ragione.
PLOTINO
La filosofie post-ellenistica conosce un periodo di forte crisi. Si diffondono filosofie SINCRETISTICHE: miscugli di tematiche platoniche, epicuree…
Non ci sono figure di spicco a parte plotino.
È un neo-platonico.
Neoplatonismo
Il saggio ellenistico è un modello ricercato all’interno del nostro essere uomini.
L’uomo cerca protezione in qualcosa che sovrasti la propria umanità → crisi della filosofia.
La prima grande figura che conferisce nuova importanza alla filosofia è Plotino che riprende le teorie di Platone ma le porta in un contesto nuovo.
L’uomo ha bisogno per trovare la sua tranquillità d’animo di parole d’ordine che più che essere incisive dovranno provenire da un orizzonte soprannaturale.
La filosofia di plotino su poggia su una materia rivelata → il neo platonismo ha molti più elementi irrazionali del platonismo.
L’uno è il principio più trascendente ancora dell’idea di bene platonica. L’uomo per accedere all’uno non può più contare sulla ragione ma deve negare se stessa.
TEOLOGIA NEGATIVA → dio è ineffabile, indicibile, impensabile…
I cristiani limitano dio quando dicono che è buono.
SAPERESPENSARE
Pensare a dio significa inserirlo in categorie logiche, ma dio esiste indipendentemente se io ci penso.
Egli è convinto che debba esserci UNIONE MISTICA con il principio.
Per i Greci conoscere implica un rapporto fra uomo e oggetto, per plotino la vera conoscenza non è un rapporto fra pensiero e oggetto → io conosco dio nel momento in cui mi annullo in lui.
Io colgo l’uno non quando mi pongo in rapporto con esso ma quando mi privo dela mia identità e mi annullo in esso.
AGOSTINO
Rapporto fede/ragione
LA FEDE E’ LA GUIDA DELLA RAGIONE. Non c’è ricerca razionale senza fede, ma la ragione è sempre chiamata a chiarire le verità e i dogmi che la fede illumina → CIRCOLO ERMENEUTICO= fede e ragione si chiariscono a vicenda.
La fede non sostituisce l’intelligenza e non la elimina, al contrario, la fede stimola e promuove l’intelligenza. La fede non può esistere senza pensiero, l’intelligenza non elimina la fede ma la rafforza e la chiarifica.
La fede è una pre-conoscenza rispetto alla ragione, ma la ragione poi può e deve vagliare criticamente le verità di fede.
L’uomo mira al vero sia con la fede che con l’intelligenza.
Lo scetticismo incide molto sulla ricerca filosofica di Agostino. Il tema del dubbio è centrale nello scetticismo, egli sospende il giudizio perché vede i limiti delle singole discipline. Per Platone il filosofare era ricerca di verità in continuo movimento e quindi non cristallizzabile (dialogo).
Il pensiero di Agostino dunque risulta molto influenzato dallo scetticismo e dal platonismo.
Anche per Agostino la filosofia è ricerca: cercare implica il fatto che io non sia soddisfatto delle certezze acquisite, ne colga i limiti e le contraddizioni, io insomma ho un DUBBIO. Agostino è profondamente indifferente rispetto alle certezze che l’uomo comune recepisce dal mondo esterno; egli toglie la mediocrità di questi atteggiamenti: le esperienze del mondo sono contraddittorie, ma quando io colgo queste contraddizioni non riesco a trovare un principio convincente quindi metto in moto un meccanismo di ricerca.
La ricerca è mossa del dubbio quindi in ogni ricerca c’è un alone di scetticismo; ma mentre gli scettici sospendono il giudizio i platonici continuano nella ricerca.
Agostino nelle “confessioni” dialoga con la sua anima in un soliloquio: è un filosofare che l’anima fa con sé stessa. L’inutilità del vagare è stata colta dalla mia solitudine.
Di fronte all’inadeguatezza dell’esperienza contraddittoria del reale io scopro come unico punto di partenza la mia coscienza. Il dubbio alimentando la ricerca ha reso possibile la conquista dell’interiorità; la ricerca assume il volto della confessione. Agostino è un uomo di fede quindi non cerca di dimostrare l’esistenza di dio perché sarebbe subordinare dio alla ragione. Come sintetizzare fede e ragione? La ricerca è fondamentale però nel momenti in cui scopro me stesso intuisco che la fede ha primato sulla ragione.
L’esistenza di dio non può essere dimostrata ma come posso non pensare che poter pervenire alla percezione così profonda dell’interiorità non sia stato guidato da una mano molto più potente? Posso essere pervenuto da solo a questo? La coscienza di me stesso è un’illusione? La fede soccombe la ragione e guida la ricerca; la fede p ciò che mi consente di capire che la coscienza che ho di me stesso è un risultato parziale ma perché io la percepisca come qualcosa di forte, deciso e fermo non posso non pensare di essere stato guidato.
Agostino dunque pone il problema dell’uomo non in astratto ma come individuo irripetibile, come persona, come singolo. È proprio nelle intime tensioni e lacerazioni della sua volontà, messa a confronto con quella di dio, che Agostino scopre l0io, la personalità umana.
Il corpo, non è “vano simulacro” di cui Plotino si vergognava, ma ha molta più importanza.
Io non dimostro l’esistenza di dio con cervellotiche argomentazioni ma la condizione per cui riconosco la mia interiorità e che sia stato guidato da un’entità trascendente → DIO C’E’!!!
LA RICERCA RAZIONALE CHIARISCE QUANTO LA FEDE E’ IN GRADO DI ILLUMINARE.
Dottrina dell’illuminazione
Come l’uomo giunge alla verità?
Il dubbio scettico rovescia se medesimo, e nel momento in cui pretenderebbe di negare la verità la riafferma. Se dubito, esisto.
Processo conoscitivo:
a) la sensazione non è una affezione che l’anima subisce, gli oggetti sensoriale agiscono sui sensi. Quest’affezione del corpo non sfugge all’anima la quale agisce traendo non dall’esterno ma all’interno di sé quella rappresentazione dell’oggetto che è la sensazione. Quindi nella sensazione l’anima è attiva, il corpo passivo.
b) La sensazione è il primo gradino della conoscenza infatti l’anima mostra la sua spontaneità e la sua autonomia rispetto alle cose corporee in quanto le giudica sulla base dei criteri che contengono un “plus” rispetto agli oggetti corporei. Gli oggetti sono mutevoli e imperfetti, contingenti e corruttibili mentre i criteri secondo cui l’anima li giudica cono immutabili e perfetti.
c) Da dove derivano all’anima questi criteri di conoscenza secondo cui si giudicano le cose? Al di sopra della nostra mente vi è un criterio o una legge che si chiama verità e pertanto esiste una natura immutabile, superiore all’anima umana. L’intelletto umano dunque trova la verità come “oggetto” a lui superiore, con essa giudica ma da essa è giudicato. La verità è misura di tutte le cose e lo stesso intelletto è misurato rispetto ad essa.
d) Questa verità è costituita dalle idee che sono le supreme realtà intellegibili.
La dottrina dell’illuminazione sostituisce la dottrina dell’anamnesi o della reminescenza ma Agostino riforma Platone in due punti:
1. Fa delle idee i pensieri di dio
2. La dottrina della reminescenza è trasformata sulla base del creazionismo.
Come dio che è puro essere con la creazione partecipa l’essere alle altre cose così analogamente in quanto esso è verità partecipa alle cose la capacità di manifestare alla mente la verità che è in esse, alle menti la capacità di conoscere la verità, producendo un’impronta metafisica della verità medesima nelle menti.
Dio come essere ci crea, come verità ci illumina, come amore ci attira e ci dona la pace.
La conoscenza delle cose perviene solo alla mente, la parte più elevata dell’anima. Non tutte le anime sono idonee ma solo quelle che sono sante e pure. La purezza dell’anima diventa una condizione necessaria per la visione della verità oltre che per la fruizione della medesima.
Creazione
Dio crea il mondo con la parola in quanto quest’atto di creazione è governato dalla ragione stessa; non è un capriccio, ma esso segue un disegno della sua mente che si accompagna ad un ordine.
Per Agostino le Idee non sono DI dio ma sono IN dio, sono parte costitutiva della sua essenza che lo caratterizzano.
La creazione per il cristianesimo:
l’essere delle cose proviene dal nulla. Se si ammette un dio non si può ammettere un processo meramente generativo. A differenza che per i greci i cristiani non accettano che ci sia continuità ontologica fra principio e principiato, il creato è subalterno a dio.
Dio è l’essere, la creatura ha l’essere.
L’essere del mondo è un essere subordinato a quello trascendente. L’essere per definizione e nella sua pienezza è dio, le creature hanno solo ricevuto l’essere.
L’essere delle cose non è eterno ma subordinato all’atto volontario di dio della creazione.
Per capire dio non possiamo applicare la stessa logica con cui capiamo le cose del mondo che hanno un essere molto inferiore.
La creazione è stato una atto di volontà di dio.
La volontà implica che c’è un tempo, inoltre implica che ora voglio qualcosa che prima non volevo; ma un dio che cambia è facilmente attaccabile dal punto di vista filosofico!!! Devo considerare che la volontà di dio non è la volontà umana che può cambiare: la volontà di dio è una volontà eterna che si concretizza nell’atto della creazione.
La creazione è il modello per studiare il rapporto tra principio e principiato, per marcare la differenza ontologica: il principio si configura come trascendenza.
Il concetto di creazione introduce un elemento nuovo, mette in evidenza l’aspetto sottolineato dal cristianesimo ovvero che la vita è un dono gratuito di dio.
Non si dà per scontato l’essere, se non quello di Dio → ciò che ci appare è contingente, non necessario, non c’è un semplice rapporto causa-effetto ed un principio.
Dio nell’atto della creazione ha dato dignità ontologica, anche se inferiore, alle cose.
Dio ha creato le cose dal nulla: non dalla sostanza e nemmeno da qualcosa che preesisteva. Una realtà può derivare in tre modi:
a) per generazione e in questo caso deriva dalla sostanza stessa del generante
b) per fabbricazione e in questo caso deriva da qualcosa che preesisteva
c) per creazione dal nulla assoluto.
CREAZIONE → elargizione dell’essere da parte di dio in maniera gratuita, dovuta alla sua libera volontà e alla sua bontà oltre che alla sua infinita potenza.
Tempo
Dio creando dal nulla il mondo ha creato insieme ad esso il tempo stesso.
Il tempo implica passato, presente e futuro:
• passato: non è più
• futuro: non è ancora
• presente: se fosse sempre e non trascorresse nel passato non sarebbe più tempo ma eternità. Eternità e tempo sono due cose assolutamente e inevitabilmente incommensurabili fra loro. L’essere del presente è un continuo tendere al non-essere.
Il tempo esiste nelle spirito dell’uomo perché è in esso che si mantengono sia il passato (memoria) il presente (intuizione) e il futuro (attesa).
Il tempo dunque pur avendo una stretta connessione con il movimento non sta nel movimento e nelle cose in movimento ma nell’anima umana.
Dottrina del male
Inizialmente abbraccio la filosofia manichea:, la vicenda umana consiste nel conflitto fra bene e male. Il male non è un prodotto del ben, è indipendente e non deriva da dio.
Poi convertitosi al cristianesimo ripudiò questa dottrina.
Il cristiano si chiede come possa essere stato originato il male.
Il male non è una sostanza o un essere è una privazione d’essere:
1. Metafisico-ontologica: nel cosmo non esiste male ma solo gradi inferiori di essere. Agostino rifiuta di pensare che Dio. Creatore di tutto, abbia creato anche il male. Non può averlo creato perché dio è infinitamente buono. Dio=essere=bene profondamente diverso dal non-essere=male.
2. Morale: è il peccato che dipende dalla cattiva volontà. La volontà per sua natura dovrebbe tendere al bene sommo ma poiché esistono molti beni creati e finiti la volontà può errare e tendere ad essi, può preferire il principiato al principio. L’aver avuto da dio una volontà libera è stato un grande bene; male è il cattivo uso di questa.
3. Fisico: è la conseguenza del peccato originale, conseguenza del male morale.
Il male non esiste dal punto di vista ontologico, è il non-essere e non esistendo non può nemmeno corrompersi (come dio che è essere per eccellenza). Il male è un venir meno all’essere delle cose che, essendo corruttibile, può appunto dare origini al male.
Il male non è una scelta è un normale venir meno all’essere corruttibile.
La volontà è profondamente diversa della ragione: la ragione conosce, la volontà sceglie e può scegliere anche un essere inferiore a quello di dio e quindi fare male.
SCOLASTICA
1. Dal IX al XII sec: fede e ragione sono distinte ma non separate → totale rapporto d’armonia
2. XIII sec: interviene Tommaso, fede e ragione sono nettamente distinte ma cooperanti. La ragione è uno strumento umano, la fede è un dono di dio reso possibile da una grazia. Sono due vie differenti ma cooperanti dal momento che anche la ragione è stata creata da dio. Un corretto uso della ragione consente a questa di chiarire i preamboli della fede.
3. XIV sec: con Ockham si dissolve la scolastica: ragione e fede sono distinte e anche inconciliabili. La ragione ci conduce ad un dio subordinato alle leggi della ragione, ma dio si conosce solo attraverso la fede. La ragione perde la funzione di dover essere al servizio della fede, può invece mettersi al servizio dell’uomo: essa è autonoma, non più subordinata, obbligata a spiegare la fede → LAICISMO

ANSELMO D’AOSTA
Si interroga sul rapporto fede/ragione ma agisce entro una prospettiva prettamente logica: bisogna far si che ciò che è oggetto di fede risulti comprensibile anche dalla ragione. L’intelletto sostiene il contenuto di fede: la ragione deve dimostrare che dio esiste.
Dio è la causa, tutto il resto è effetto. Anselmo ragiona per assurdo come aveva fatto Platone per dimostrare l’esistenza del Demiurgo.
Anselmo deve dimostrare che l’oggetto di fede ha una dignità ontologica.
Dio non può che esistere. Anselmo parte dall’idea che ho di Dio: egli è oggetto della fede, di un sentimento soggettivo, quindi deve anch’egli essere soggettivo cioè può esistere come no, ma in ogni caso ognuno ha una sua idea su di esso ma l’idea di dio è ciò di cui non si può pensare niente di maggiore. Questo implica la perfezione e la perfezione è un attributo dell’esistenza quindi dio essendo somma perfezione in quanto non si può pensare nulla di maggiore deve anche esistere!!!
L’insipiens, ovvero colui che non crede, deve ritenere valida questa dimostrazione perché è logicamente inattaccabile.
La fede non è di tutti, l’insipiente non ha fede e deve rendersi conto che il contenuto di fede non è così irrazionale → il sentimento religioso ha una sua definizione ontologica.

TOMMASO D’AQUINO
Per Tommaso fede e ragione sono due percorsi autonomi ma conciliabili a patto che la ragione non smentisca i contenuti della fede.
La filosofia ha una sua configurazione e una sua autonomia ma non può esaurire tutto quello che si può dire e conoscere; occorre integrarla con quanto è contenuto nella fede.
La differenza fra filosofia e teologia non sta nel fatto che una si occupa di certe cose e l’altra di altre perché entrambe parlano di dio, dell’uomo, del mondo; la loro differenza sta nel fatto che la filosofia offre una conoscenza imperfetta delle cose di cui la teologia è in grado di chiarire aspetti e connotati specifici relativi alla salvezza eterna.
La fede migliora la ragione, la grazia non soppianta ma perfeziona la natura: la teologia rettifica la filosofia non la sostituisce, la fede orienta la ragione non la elimina.
In ogni ragionamento bisogna partire dalle verità razionali perché è la ragione l’unica cosa che accomuna tutti gli uomini. Su questi primi risultati universalmente accettati proprio perché razionali si possono impiantare un successivo discorso di approfondimento di carattere teologico.
Non possiamo fare a meno di partire dalla ragione perché costituisce la nostra natura, sarebbe un venir meno a un’esigenza primordiale anche se in nome di un lume superiore. Inoltre Tommaso è convinto che l’uomo e il mondo nonostante la loro radicale dipendenza da dio nell’essere godano comunque di una certa autonomia da esso su cui occorre riflettere con gli strumenti della ragione.
Le cinque vie
Le cinque vie sono percorsi della mente che ci portano a riconoscere che dio esiste. La ragione dimostra l’esistenza di UN principio che solo la verità di fede identifica con il dio cristiano.
Dio è primo nell’ordine ontologico ma non in quello gnoseologico: ciò significa che non è colto immediatamente dalla mente ma per via d’inferenza attraverso i suoi effetti.
1. Tutto ciò che si muove è mosso da un altro e che quindi, per non finire in un regresso all’infinito che non spiegherebbe nulla, bisogna ammettere un “primo motore” che non è mosso da nulla.
2. Nessuna cosa può essere causa di sé stessa e quindi deve esistere una causa prima e incausata che produce e non è prodotta.
3. Ciò che può non essere un tempo non c’era. Se tutte le cose possono non essere (sono contingenti) in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero anche ora non esisterebbe niente (perché ciò che non esiste non comincia ad esistere se non in virtù di quel che già c’è) a meno che non ci sia qualcosa di necessariamente esistente.
4. Esiste una gradazione di perfezione (bene, vero…) di cui dio è somma perfezione.
5. I corpi fisici operano per un fine ed essi agiscono perché sono diretti da un essere intelligente.
GUGLIELMO D’OCKHAM
È più di ogni altro consapevole della fragilità teorica dell’armonia fra ragione e fede, come del carattere sussidiario della filosofia rispetto alla teologia. Il piano della sapere razionale e quello della conoscenza teologica sono asimmetrici. Non si tratta solo di distinzione ma di separazione.
C’è dunque una netta distinzione fra dio onnipotente e la molteplicità degli individui senza alcun legame se non quello identificabile con il puro atto della divina volontà creatrice razionalmente indecifrabile. Il mondo è un insieme di elementi individuali senz’ alcun vero legame fra loro. L’esaltazione dell’individuo è tale che Guglielmo nega anche la distinzione interna fra materia e forma.
Guglielmo ritiene che oggetto proprio della scienza sia costituito dall’oggetto individuale. L’universo è frantumato in tanti individui isolati assolutamente contingenti perché dipendenti dalla libera volontà divina.
Il primato dell’individuo porta al primato dell’esperienza su cui si onda la conoscenza.
• Conoscenza incomplessa: relativa a singoli termini.
• Conoscenza complessa: relativa a proposizioni composte da più termini.
La conoscenza in complessa può essere intuitiva e astrattiva.
Intuitiva
Astrattiva
Si riferisce all’esistenza di un essere concreto e si muove nella sfera della contingenza.
Si riferisce a qualcosa di astratto da molti singolari, fa astrazione dell’esistenza o della non esistenza delle cose contingenti.
È la conoscenza fondamentale senza cui le altre non potrebbero esistere in quanto determina se una cosa c’è o meno.
Si occupa di verità necessarie e universali.
Perfetta → presente
Imperfetta → passato
Sensibile → tavolo, ciabatta ecc…
Intellettuale → amore, odio ecc…

La disputa sugli universali: realismo e nominalismo
REALISTI=coloro che ritengono che gli universali siano cose che hanno una realtà oggettiva oltre l’uomo nelle mente di dio.
NOMINALISTI=ritengono che tutto quello che produce la ragione è libera di produrlo ma questi concetti non necessariamente corrispondono alle idee specchio della realtà. Gli universali non hanno nessuna realtà che la ragione può dimostrare; sono oggetti confusi che fanno riferimento ad una realtà inesistente.
La realtà è tutta individuale per cui l’universale non è reale, esso è un termine di esclusiva portata logica. Gli universali non sono altro che segni abbreviativi per indicare il ripetersi di molteplici conoscenze simili, prodotte da oggetti simili.
Addirittura Roscellino sostiene che i concetti sono talmente confusi che non possono essere identificati con degli universali: la parola uomo è solo il suono che si sente.
RASOIO DI OCKHAM = espirme un concetto antiplatonico secondo il quale non è necessario moltiplicare gli enti e costruire un mondo ideale di essenze; non occorre andare oltre l’individuo. Azzera tutta la tradizione filosofica che nasce dall’ontologia parmenidea
Ockham riforma la logica. Ai segni necessari per comunicare non dobbiamo attribuire nessun’ altra funzione se non quella dell’insegna o del simbolo il cui significato sta nel segnalare ed indicare realtà diverse da essi → separazione radicale fra logica e realtà. Il pensiero di Ockham è un impianto logico che mette ordine nel pensiero, porta chiarezza nel linguaggio ed esige realismo nel sapere.

Ockham nega che si possa conoscere Dio intuitivamente e ritiene che nessuna delle prove “a posteriori” precedentemente elaborate sia convincente. Egli piuttosto che parlare di causa efficiente si dovrebbe pensare a una causa conservante dalla quale si dovrebbe interferire, dall’esistenza in atto del mondo, l’esistenza di Dio.
ECKHART
Egli cerca una relazione diretta fra la creatura e il creatore, addirittura l’unificazione dei due. Il mondo e l’uomo senza Dio sono nulla e l’idea del mondo è presente ab eterno in Dio. Si deve allora ritenere che in dio coincidano pensiero ed essere e che il suo essere purissimo consista appunto nella capacità di dare l’essere alle cose. Dio è anche uno e principio di unità e come tale discende totalmente in tutte le cose determinando l’essenza di ciascuna. L’uomo se deve trovare se stesso deve risalire all’origine del suo essere cioè a Dio attraverso un distacco dalle realtà mondane e un’identificazione con la volontà di Dio → mi annullo in lui!!!

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