Filodemo di Gadara

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Testo

VITA:
Filodemo nacque a Gadara, in Siria, attorno al 110 a.C. fu allievo di Zenone di Sidone e verso l’80 si trasferì in Italia, dove riuscì a ottenere la protezione di Calpurnio Pisone che gli regalò una splendida villa a Ercolano, dove fondò una scuola epicurea. Secondo la testimonianza di Cicerone nella sua scuola si raccolsero moti dei più brillanti giovani studiosi di letteratura e filosofia, fra i quali Virgilio.
Filodemo fu, secondo quanto detto, una figura di primo piano nella fioritura del movimento epicureo nella Roma tardo-repubblicana, movimento a cui parteciparono, fra gli altri, anche Lucrezio, Orazio e Virgilio.
Nelle sue opere lasciò trasparire chiare tendenze repubblicane, tanto che, con molti dei suoi allievi, nel 44 si schierò contro Antonio.

Dettaglio di un mosaico pompeiano che illustra un incontro di filosofi. Tali convegni avevano luogo nelle ville di ricchi romani, e Filodemo ad alcuni sarà anche stato presente. Sicuramente riunioni di questo genere si svolsero proprio nella Villa dei Pisoni ad Ercolano.
Dei suoi scritti filosofici restano vasti frammenti grazie ai ritrovamenti papiracei della villa dei Pisoni: si tratta di opere di carattere essenzialmente compilativi, che rivestono però un ruolo fondamentale nella documentazione di posizioni filosofiche epicuree e antipicuree fino al I secolo.
Fu autore di una storia della filosofia di oltre 10 libri e si dedicò anche a studi della teoria musicale; di lui si conservano, nell’Antologia Palatina, una trentina di epigrammi, tutti di argomento erotico.
Esempio di uno dei papiri salvatisi dall’incendio della città partenopea del 79 a.C., ritrovato, studiato e analizzato.
Papiri Ercolani, 1674 cornice 8 colonna 30 versi 7-16
La cifra poetica fondamentale di Filodemo fu certamente la limpidezza stilistica e la semplicità espressiva: i suoi versi erano così depurati da quell’eccesso di manierismo che talvolta appesantiva i componimenti di Meleagro, e, proprio per questo, Filodemo, pur essendo suo contemporaneo, è ben lontano dalle tendenze fiorite nella scuola fenicia.
Filodemo fu sostanzialmente un poeta d’amore, ma in modo diverso rispetto a Meleagro: infatti, nell’autore epicureo, l’amore appare come un’esperienza della ragione e non dei sensi e del sentimento (rif. concezione epicurea dell’imperturbabilità). Inoltre nella tematica amorosa non trova spazio la passione tormentosa, ma un soddisfacimento privo di implicazioni di un impulso naturale
Le tematiche amatorie di Filodemo presentano spunti di notevole vigore espressivo per la sua tendenza a un impiego pittoresco e originale dell’immaginario poetico tradizionale. Basti pensare alla lucerna, testimone e confidente dei segreti degli amanti (Anthologia Palatina V-4) o all’enumerazione delle bellezze di un’amante provinciale (Anthologia Palatina V-132).
Ma l’amore del poeta ellenistico non fa difetto anche di momenti di intensità emotiva,che, seppur controllata, è rintracciabile nella contrapposizione di eros e thanatos, rielaborati con toni melanconici come all’ epigramma riportato nell’ Antologia Palatina IX-570
Filodemo ebbe un sostanziale interesse per le situazioni non comuni e un certo gusto per la curiosa trasgressività di situazioni estreme. Un precipuo esempio riferito a questo discorso può essere l’epigramma della Anthologia Palatina V-13 in cui è descritto il miracolo della bellezza di una donna che ha saputo fermare il tempo.
Anche un altro tema ricorre spesso negli epigrammi di Filodemo: esso consiste nella vecchiaia che non sopisce il desiderio, semmai lo indirizza verso altri soggetti.
(Anthologia Palatina V-112

Esempio