Fichte

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Fichte
Vita
Johann Gottlieb Fichte nacque a Rammenau il 19 maggio del 1762 da una famiglia poverissima. Studiò teologia e fece il precettore in case private. Entrò in contatto con la filosofia di Kant tanto che nel 1791 si recò a Königsberg per far leggere a Kant la sua opera Ricerca di una critica di ogni rivelazione, scritta nello spirito del kantismo. Mentre stava per stendere una difesa degli editti prussiani sulla censura, gli venne rifiutata la pubblicazione della Ricerca, così scrisse Rivendicazione della libertà di pensiero (1793). Dal 1794 al 1799 fu professore a Jena dove scrisse le sue opere più importanti Dottrina della scienza, Dottrina morale, Dottrina del diritto. Da questi scritti fu mossa la “polemica sull’ateismo” perché Dio era inteso come ordine morale. Allontanatosi da Jena andò a Berlino dove conobbe Schlegel e Schleiermacher. Durante l’occupazione francese pronunciò i Discorsi alla nazione tedesca dove affermava il primato del popolo tedesco. Morì il 19 gennaio del 1814.
Opere
La caratteristica di Fichte è costituita dalla forza con cui egli sente l’esigenza dell’azione morale.
L’influenza kantiana si può scorgere solo nel primo periodo a cui appartengono Ricerca di una critica di ogni rivelazione e Rivendicazione della libertà di pensiero.
Le opere della maturità sono Dottrina della scienza, Dottrina morale e Dottrina del diritto.
L’infinità dell’Io
Dall’io penso di Kant derivava solo la realtà fenomenica perché era principio formale del conoscere. Dall’ Io di Fichte non deriva solo il pensiero della realtà oggettiva, ma anche la realtà stessa. L’Io non è solo finito, ma anche infinito.
La Dottrina della scienza ed i suoi tre principi
La Dottrina si presenta come un discorso definitivo sulla realtà che diventi base di ogni scienza particolare, una volta conosciuto il principio primo della realtà e come si deduce tutto il resto. Il principio primo è l’Autocosienza come coscienza di se medesima. Fichte arriva a questa conclusione attraverso tre principi:
1. Tesi: l’Io pone se stesso. La legge dell’identità non è il fondamento della scienza in quanto implica un ulteriore principio che è l’Io. Non ci sarebbe nessuna identità se non ci fosse una coscienza che lo afferma, perché la realtà esiste nella misura in cui c’è una coscienza che la afferma. Quindi l’Io afferma in primo luogo la propria esistenza. L’Io è allo stesso tempo attività agente e prodotto dell’azione stessa (Streben o Tathandlung).
2. Antitesi: l’Io pone il non-Io. L’Io, il soggetto, crea anche un non-Io, l’oggetto. Tale non-Io, essendo creato dall’Io, si trova dentro di esso.
3. Sintesi: opposizione di un Io divisibile ad un non-Io divisibile. L’Io si trova ad essere limitato dal non-Io.
Chiarificazioni
1. la natura non è una realtà autonoma ma esiste solo come momento dialettico dell’Io.
2. l’uomo è uno sforzo infinito verso la libertà, ovvero una lotta inesauribile contro i limiti esterni ed interni.
3. questo Streben se riuscisse a ricondurre a se tutti gli ostacoli cesserebbe di esistere. L’Io è un concetto dinamico: “Frei sein its nichts, frei werden its der Rimmel” (essere libero è niente, divenirlo è cosa celeste).

In principio era l’azione
Io = attività autoponente in una condizione di attività autoproduttiva inconscia
Io – Io incoscienza, non c’è dualità perché non riconosce ciò che ha prodotto che è uguale a sé
Io – non-Io dialettica necessaria, l’Io si sente finitizzato da ciò che ha prodotto
Io – io/non-io – Io l’Io pone nell’Io un io divisibile ad un non-io divisibile
L’Io pone l’Io per poter agire e per potersi conoscere e per essere libero, perché la libertà esiste nella misura in cui esiste un ostacolo
La scelta fra idealismo e dogmatismo
La filosofia è una riflessione sull’esperienza che mette in luce il fondamento dell’esperienza stessa a partire dal soggetto o dall’oggetto.

La scelta tra dogmatismo e idealismo deriva da una presa di posizione in campo etico: il dogmatismo (materialismo, realismo, naturalismo) rende sempre nulla o problematica la libertà; l’idealismo si struttura come una rigorosa dottrina della libertà.
La dottrina della conoscenza
Dall’azione reciproca tra l’Io ed il Non-Io nasce sia la conoscenza sia l’azione. Fichte è sia realista, perché afferma che alla base della conoscenza c’è un’azione del non-io sull’io, sia idealista, perché ritiene che il non-io è un prodotto dell’io.
• Perché il non-io appare come qualcosa indipendente dall’io? Fichte risponde con la teoria dell’immaginazione produttiva inconscia che è l’atto in cui l’Io pone il Non-Io, ma ciò avviene in maniera inconsapevole perché inizialmente non c’è quella polarizzazione necessaria al processo conoscitivo.
• Se il non-io è un prodotto dell’Io è allora solo un sogno? Il non-io ha una sua consistenza perché viene riportato all’Io solo attraverso vari gradi della conoscenza.
La dottrina morale
Il “primato” della ragion pratica
L’Io pone il non-Io ed esiste come attività conoscente solo per poter agire (natura pratica). L’Io pratico costituisce la natura stessa dell’Io teoretico. Agire significa imporre al non-Io la legge dell’Io plasmando il mondo ad immagine dell’Io che è essenzialmente libertà (spiritualizzazione del mondo).
La posizione del non-io è la condizione indispensabile affinché l’Io si realizzi come attività morale trionfando sul limite che è il non-Io stesso tramite un processo infinito.
La missione sociale dell’uomo e del dotto
Ammessa l’esistenza di altri esseri intelligenti, perché l’invito al dovere può provenire solo al di fuori di me, l’uomo è costretto a riconoscere ad essi lo scopo della mia esistenza, quindi la libertà. Farsi liberi e rendere liberi gli altri, questo è lo scopo dello Streben sociale dell’io. Per realizzare adeguatamente questo scopo si devono mobilitare per primi i dotti che diventano maestri del genere umano.
La filosofia politica
► Rivendicazione della libertà di pensiero dai principi d’Europa che l’hanno finora repressa (1793) – Contributo per rettificare i giudizio del pubblico sulla Rivoluzione francese:
Fichte ha una visione contrattualistica ed antidispotica dello Stato lo scopo del contratto sociale con lo stato è l’educazione alla libertà, se questo non avviene la rivoluzione è legittima. La proprietà è frutto del lavoro produttivo.
► Lezioni sulla missione del dotto (1794):
lo scopo ultimo dello Stato è la società perfetta, lo stato è solo un mezzo in vista di essa è deve “rendersi inutile” (perché quando lo sarà ormai la società sarà perfetta).
► Fondamenti del diritto naturale secondo i principi della dottrina della scienza (1796):
lo Stato è il garante del diritto (mediazione tra necessità e libertà) che concerne solo le manifestazioni esterne della libertà, le azioni. I principi del diritto naturale sono tre: libertà, conservazione e proprietà e lo Stato li deve garantire.
Questi scritti avvicinano Fichte al sistema liberale
► Stato commerciale chiuso (1800):
lo Stato deve garantire a tutti lavoro e benessere. Questo prevede uno statalismo socialista (perché basato sulla regolamentazione statale del lavoro) e statalismo autarchico (perché autosufficiente sul piano economico). Lo Stato ha il compito di sorvegliare la produzione e la distribuzione dei beni e deve organizzarsi come “tutto chiuso” senza contatti con l’estero.
► Discorsi alla nazione tedesca (1807-08)
È necessaria una nuova azione pedagogica per trasformare il popolo alle radici. Solo il popolo tedesco è adatto a promuovere questa “nuova educazione”. Infatti i tedeschi non sono stati soggetti alla scissione tra popolo, lingua e cultura, sono l’incarnazione dell’Urvolk, il popolo primitivo puro. La nuova generazione di tedeschi deve essere educata secondo i principi di Enrico Pestalozzi. La nazione tedesca è eletta e deve realizzare l’umanità fra gli uomini e deve divenire per gli altri popoli ciò che il filosofo è per il singolo uomo, la guida, il “sale della terra”.
Chiarificazioni
1. i Discorsi furono male interpretati e divennero una guida del programma nazionalistico del Terzo Reich, ma in realtà il primato della nazione tedesca e solo spirituale, non militare.
2. il fine dell’umanità intera sono i valori etici della ragione e della libertà.
►Sistema della dottrina del diritto (1812)
Il diritto e la morale non sono più due dimensioni separate come affermava prima. Il diritto prepara alla morale perché questa non è universalmente realizzata. Per la realizzazione della morale occorre una disciplina obbligatoria, il diritto. La missione educatrice dello Stato, attraverso il diritto, risolve l’io empirico del singolo uomo nel Noi spirituale della Nazione.
La seconda fase del pensiero di Fichte
Tutto parte della polemica sull’ateismo, visto che Fichte riteneva che non c’era bisogno della religione quando si comprende e si vive una tensione etica di libertà. Fichte viene messo in difficoltà dalla polemica sull’ateismo e dall’ascesa di Schelling, così rivede la sua posizione sull’Io che pone l’Io, trasformando il suo idealismo in senso metafisico e religioso. L’Io puro non si identifica più con l’autocoscienza ma con l’assoluto trascendente, Dio.
L’assoluto in sé è inaccessibile, la filosofia si muove dal sapere assoluto. Nell’Introduzione alla vita beata si comprendo i legami con il Vangelo di Giovanni, perché Fichte parla del Logos, il Sapere come espressione diretta di Dio e mediatore tra Dio ed il mondo. Non solo il mondo va considerato come semplice fenomeno, ma anche il sapere è fenomeno e la vocazione del filosofo è il compimento dell’azione morale e l’elevazione che parte dal distacco dal mondo sensibile per giungere all’unione con Dio.
La filosofia della storia
Nell’opera Tratti fondamentali dell’epoca presente, Fichte divide le epoche in due stadi: lo stato in cui l ragione è incosciente e lo stadio in cui la ragione domina il mondo (Regno dei Fini). La storia è letta in termini di evoluzione della coscienza\ragione. Le epoche sono degli orizzonti della conoscenza e nel confronto dialettico tra coscienza e autocoscienza si acquisisce sempre maggiore conoscenza.

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