Empirismo e razionalismo: definizione e aspetti in comune

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia
Download:1495
Data:07.05.2007
Numero di pagine:2
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
empirismo-razionalismo-definizione-aspetti-comune_1.zip (Dimensione: 3.32 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_empirismo-e-razionalismo:-definizione-e-aspetti-in-comune.doc     22.5 Kb



Testo

Definizione di empirismo:
Deriva dal termine greco emperia, che significa esperienza, ed è ciò che caratterizza le filosofie che: ● individuano nell’esperienza la fonte e l’origine delle conoscenze, negando la presenza nella mente delle idee innate; ● assumono il principio metodologico secondo il quale la conoscenza procede dalla sensazione al concetto: “nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”, oppure “ciò che è vero deve essere nella realtà ed esservi per la percezione” (Hegel).
Definizione di razionalismo:
Con esso si indicano tutte le filosofie per le quali la realtà è interpretabile attraverso un principio intelligibile, ossia comprensibile con il pensiero, e la cui evidenza è di tipo razionale (Cartesio ne è il fondatore).
Confronto tra razionalismo ed empirismo:
Al contrario di quello che si pensa, e vale a dire che razionalismo ed empirismo siano assolutamente opposti, essi hanno alcuni tratti in comune, come c’illustra Hegel; per esempio corre una stretta parentela a proposito del “lessico filosofico”, che è in parte coincidente (nozione di “idea”, comune a Cartesio, Locke, Leibniz), e per la tendenza comune all’interpretazione meccanicistica della natura e alla matematizzazione del metodo scientifico. Inoltre sia i cosiddetti filosofi empiristi, sia i razionalisti considerano del tutto determinante la funzione della ragione, la quale elabora i contenuti che i primi conducono all’esperienza sensibile (matrice prima ed esclusiva, per alcuni), e che i secondi ritengono già innati nel pensiero, o in ogni caso ascrivibili a fonti diverse dell’esperienza; per questi motivi è più conveniente, a eccezione di Hobbes, riunire i principali filosofi seicenteschi sotto la comune etichetta di “razionalisti”, distinguendo poi al suo interno gli “empiristi” dai “non empiristi”, i quali a sua volta sono “innatisti” o “non innatisti”.

Esempio