Edipo Re: trama

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Data:20.12.2005
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Testo

EDIPO RE (SOFOCLE)

L’Edipo re è una tragedia di Sofocle, la data di composizione è ignota ma argomenti interni ed esterni al dramma fanno supporre che debba essere situato al centro della sua attività artistica.
Edipo, re di Tebe, è impegnato a debellare una pestilenza che tormenta la sua città. Non riuscendo a trovare una soluzione, si rivolge a Creonte che si è recato a Delfi per interrogare l’oracolo. Questi, dice che la città è contaminata dall’uccisione impunita del re Laio e che quindi sene deve cercare il colpevole, quando questi sarà identificato e cacciato, torneranno pace e prosperità. Edipo chiede altre informazioni a Creonte, il quale continua dicendo che al tempo in cui la città era sotto l’incubo della Sfinge, Laio stava andando a Delfi, quando lungo la strada fu assalito da briganti, da cui, secondo il racconto di un testimone, fu ucciso.
Edipo assicura che non si darà pace fin tanto che no troverà l’assassino. L’indovino Tiresia viene portato fino all’ingresso del palazzo, dove rimane immobile, rifiutandosi di parlare, ma,data la collera che questo scatena in Edipo, dice che occorre prima mettere ordine nella propria casa prima di cercare un colpevole fuori, quindi accusa formalmente Edipo come l’autore dell’omicidio e di vivere scandalosamente ed incestuosamente. Il re è indignato, gli ordina di andarsene e sospetta che ci sia un complotto tra Creonte e Tiresia per detronizzarlo, quindi provoca nuovamente Tiresia, che afferma che prima della fine del giorno il colpevole sarà scoperto. Non è uno straniero, è un uomo che è nato a Tebe e che abita in città e ne ripartirà mendicante, aprendosi la strada con un bastone. Quest’uomo figlio e marito della stessa donna, è anche parricida. A questa situazione da esito Giocasta, vedova di Laio ed ora moglie di Edipo. Ella invita infatti il marito a no dare ascolto a nessun oracolo perché anche a Laio era stata fatta una profezia, in cui era stato detto che sarebbe stato ucciso dal figlio, mentre l’unico figlio nato era morto da piccolo, esposto sul monte Citerone.
Laio non è stato ucciso da suo figlio, ma da banditi sulla strada per Delfi, là dove si incontrano tre strade. Edipo viene turbato dalle affermazioni della moglie e quindi chiede di far venire a lui il testimone dell’omicidio. La regina accetta di farlo cercare, ma chiede al marito il motivo del suo turbamento. Edipo racconta a lei e agli anziani la propria giovinezza, di quando era principe ereditario di Corinto, dove rimase fino a che un giorno, un ospite sotto gli effetti del vino, gli aveva rimproverato di non essere figlio legittimo di Polibo. Di come si fosse recato a Delfi, per avere una risposta dall’oracolo, dove gli fu predetto che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre e che. Per evitare tutto ciò, come avesse abbandonato la sua casa. Sulla strada di Delfi e Tebe aveva incontrato un uomo altero a un crocevia, dove si uniscono tre strade e di come l’avesse ucciso. Giocasta cerca di calmare il marito, ed il capo degli anziani gli assicura il proprio rispetto. Uno straniero giunge nel cortile del palazzo, l’uomo chiede di Edipo, re di Tebe. Egli l’avverte che Polibo è morto e che il trono ora è di Edipo. Giocasta manda a chiamare il marito, felice nel vedere tutte le sue preoccupazioni svanire, anche questa volta l’oracolo ha fallito, Edipo non potrà più uccidere il padre e ritroverà la pace.
Edipo è assicurato da quelle parole, ma per certezza, chiede notizie della madre. Stupito, il messaggero comunica a Edipo che può tornare a Corinto senza temere e regnare in pace, in quanto Polibo e Merope non erano i suoi genitori naturali, ma era stato adottato. Il messaggero può testimoniarlo perché un tempo faceva il pastore sul monte Citerone…
Il corinzio continua, affermando che Edipo gli era stato consegnato da un amico che aveva ricevuto l’ordine di abbandonarlo sulla montagna. Fu lui a liberargli le caviglie legate e dargli il nome Edipo, e a condurlo a Corinto.
Edipo chiede chi fosse il pastore e gli anziani lo indicano come l’uomo che stanno aspettando, il testimone del delitto. Arriva l’uomo che Edipo attende con tanta impazienza. Gli anziani lo riconoscono, è l’uomo di fiducia di re Laio. Il corinzio conferma, è l’uomo che gli affidato il bambino. Edipo chiede al pastore che ne sia stato del bambino. Il vecchio conferma di aver consegnato il bambino al corinzio, ma che quel bambino non fosse il suo, e che aveva avuto l’ordine di abbandonarlo. Il bambino veniva dalla casa di Laio, ma non era figlio di uno schiavo, doveva essere figlio di Laio stesso. È stata la regina stessa a consegnarmelo, in quanto temeva una profezia: il piccolo avrebbe ucciso il padre. Vacillando, Edipo si precipita nel palazzo. Il salvatore di Tebe è divenuto burattino degli dei: destinato alla morte, ne sfugge soltanto per divenire parricida e incestuoso. Edipo quindi si trafigge gli occhi con due fibbie, mentre Giocasta si è strangolata con un laccio. Creonte piangendo il destino tragico della sorella, viene eletto reggente.

Nell’animo di Edipo, si trova quanto di più umano si possa pensare: intelligenza e autorità. Questo mortale che svelò il mistero della Sfinge, non esita ad oltraggiare dei e deridere oracoli: in lui è presente il peccato originale, a causa del quale la sua saggezza e potenza si trasformano in follia e rovina. Fin dal suo apparire, la sua figura è un’ombra nel buio. Egli, l’accorto, l’esperto, non vede nulla, non si accorge di quanto gli accade intorno.
Anche quando la verità gli appare chiara, per lui è talmente incomprensibile ed assurda, da portarlo ad un gesto che lo renda cieco, come se così gli potesse essere più facile non vederla.
Edipo è un uomo nel quale vivono tutte le contraddizioni, da cui nascono tutti i problemi, per cui la vittoria è sconfitta e la sconfitta trasfigurazione.
L’arte di Sofocle di accentrare il dramma attorno ad un unico personaggio, a lui abituale, trova in quest’opera il suo culmine, mostrando tutti gli aspetti dell’uomo.
La cecità di Edipo è sia una metafora che una realtà. Sofocle porta l’uomo al più basso grado di degradazione e di miseria, per poi risollevarlo e purificarlo in un alito di compassione; gli attribuisce i delitti più orrendi per poi compiangerlo nella rovina.
Ma è proprio distruggendolo che lo ha ricreato.

“I personaggi di Sofocle parlano tutti bene, e noi siamo inclinati a dar ragione a l’ultimo che parla.”
Goethe

Esempio



  


  1. francesca

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