E' l'uomo che fa l'uomo

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Marx
1. Vita ed opere
Marx nasce a Treviri da una famiglia di origine ebraica, suo padre era avvocato, liberale. Studia a Bonn ed a Berlino frequenta le lezioni dei discepoli di Hegel. Si laurea con una tesi : Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Partecipa al dibattito all’interno della sinistra hegeliana, rinuncia proprio in seguito alla repressione che il governo prussiano fa a proseguire la carriera accademica e rinuncia a conseguire la libera docenza. Ritornato in Renania diventa giornalista della Gazzetta renana. Le posizioni politiche di Marx - in questa fase -sono quelle democratico- liberale. Inizia ad occuparsi di problemi sociali ed a poco a poco misura il passaggio al comunismo. Nel 1843 abbiamo la critica alla filosofia hegeliana del diritto. In seguito all’atteggiamento critico delle comunità si rifugia a Parigi dove Arnold Ruge pensa alla pubblicazione di una rivista di cui escono solo i primi 2 numeri. In questa occasione conosce Engels.
Engels condivide le idee di Marx e collaborano entrambi ad un progetto comune. Engels sarà l’erede di Marx e può vedere lo sviluppo dei partiti della I° Internazionale. Nel 1834 Marx a Parigi incontra il poeta Heine, Prudhon, Blanc, Bakunin. Sulla spinta di stimoli suggeriti da Engels studia economia politica E a questo periodo risalgono i Manoscritti economico- filosofici., pubblicati postumi nel Novecento , insieme alle altre opere giovanili di Marx . Fu espulso da Parigi su pressione del governo prussiano. Nel 45 risiede a Bruxelles1845-46 è il periodo più fertile della produzione di Marx. Nel ’47 su indicazione del congresso della Lega dei comunisti, piccola associazione di artigiani,Marx ed Engels scrivono insieme il Manifesto del partito comunista, pubblicato prima dello scoppio del moto rivoluzionario. Marx ed Engels si trasferiscono in Germania, dove partecipano al movimento rivoluzionario. Esauritosi il ’48 con un sconfitta Marx attraversa un periodo di riflessione, in questo periodo getta le basi del Capitale. Compie vari studi nelle biblioteche londinesi.
Ne ’59 esce Per la critica dell’economia politica. Nel 64 viene finito il primo libro de Il Capitale à partecipazione all’internazionale per cui scrive un saggio. Novembre 67 esce il primo libro del capitale. Il capitale doveva essere un’opera vastissima che Marx non completò. Il terzo volume fu pubblicato postumo da Engels. La comune vide Marx molto partecipe, sostenitore dei comunardi . Nel 1872 - dopo un aspro contrasto con Bakunin - decretò di fatto la fine dell'esperienza della I° Internazionale .
Marx ha dato luogo ad un movimento filosofico – culturale – politico che ha avuto molta influenza nella storia. Il marxismo è stata la corrente dominante del socialismo e del comunismo. Marx non può essere identificato con il marxismo.Il marxismo è il pensiero di Marx ma come è stato pensato e rielaborato poi da altri studiosi. Esso ha una storia complessa, poiché ha avuto stretti rapporti con la politica. Le vicende storiche rischiano di pesare e condizionare . Non è un pensiero con cui ci si pone in un atteggiamento neutrale. Il leninismo, marxismo-leninismo era un credo ufficiale in URSS e nei paesi del "socialismo reale ". L’altro elemento importante è che Marx è stato un sociologo, un filosofo, un rivoluzionario. Queste distinzioni non hanno molto senso per Marx, perché uno dei tratti distintivi per Marx è che lui studia la società intendendola come un sistema e quindi per conoscere il capitalismo non lo si può studiare dal punto di vista solo economico o sociologico. Il marxismo riteneva che un sistema sociale fosse una totalità, ciò che contraddistingue il marxismo è proprio il rifiuto della settorializzazione; essa finisce per produrre una mistificazione che non consente di cogliere la vera essenza dei fenomeni sociali. Marx è un teorico ma anche un rivoluzionario. Teoria e prassi vengono unite da Marx. Questo diventerà uno dei tratti distintivi della filosofia di Marx. L’eredità teorica di Marx non è chiusa solo nell’orizzonte della rivoluzione operaia.
• Dimensione globale: non si può scindere lo studio della società, della cultura, scomponendola nelle varie discipline altrimenti si perde un significato profondo
• Legame fra teoria e prassi à filosofia della prassi: la filosofia teorica deve trasformarsi in rivoluzione
Engels diceva che alla base del marxismo vi sono tre componenti culturali:
• La filosofia classica tedesca: Hegel, la dialettica
• L’economia politica inglese: Smith, Ricardo
• Il pensiero rivoluzionario socialista francese: quello che va da Saint-Simon a Blanqui
2. Rapporto tra Marx ed Hegel
Vi è stata una netta spaccatura nell’interpretazione di Marx tra due posizioni che si sono distinte nel la caratterizzazione del rapporto tra Marx ed Hegel:
• A. La componente che ha fatto risaltare il rapporto tra Marx ed Hegel > in particolare il cosiddetto "marxismo occidentale" G. LuKacs, K. Korsch. Essa assegna una grande importanza alla dialettica. dialettica. Privilegia le opere giovanili riscoperte negli anni ’20 e ’30, stimolo per un rinnovamento del pensiero di Marx, come alternativa al diamat, il materialismo dialettico , la vulgata sovietica del marxismo .
• B. Una Corrente che si è sviluppata soprattutto negli anni ’60 e ’70 , (Italia, Galvano della Volpe, Francia : Althusser). Essa - al posto della continuità con Hegel - vede una rottura netta tra il pensiero più autentico e maturo di Marx (Marx scientifico ) e l'hegelismo ( visto come un residuo giovanile , di cui Marx si liberò .

Dal punto di vista storico Marx all’inizio era un seguace di Kant e di Fichte ,ma poi alla fine del suo periodo universitario, si avvicinò alle idee Hegeliane. Pero’ in Per la critica della filosofia Hegeliana del diritto ( scritta nel 1843 , ma pubblicata nel 1926 ) Marx sviluppa una critica ad Hegel che si rifa alla critica di Feuerbach. In questa critica vi sono due aspetti:
• Aspetto storico – metodologico. Marx critica quello che ritiene essere il cuore del metodo Hegeliano, cioè secondo Marx il modo di filosofare di Hegel consisterebbe nel trasformare le realtà empiriche in manifestazioni necessarie dello spirito. Hegel afferma che lo Stato presuppone la sovranità e che essa è incarnata dal monarca. Dal momento che tutto ciò che è reale è razionale , Hegel ne deduce la logicità della monarchia , identificandola con la razionalità politica à Marx accusa Hegel di misticismo logico e di trasformare le istituzione che sono realtà di fatto in personificazione di una realtà spirituale che le giustifica. Secondo Marx questo errore di Hegel è dovuto al rovesciamento del soggetto e predicato. Al metodo mistico di Hegel Marx contrappone il metodo trasformativo, che consiste nel capovolgere gli esiti dell’idealismo e rimettere quindi il soggetto al suo posto reale.
• Aspetto storico – politico. Il metodo mistico di Hegel si può spiegarein termini politici : è un metodo conservatore, poiché giustifica la realtà esistente come qualcosa che non si può mettere in discussione. Dietro la critica hegeliana vi è una giustificazione politica e quindi la volontà di difendere l’esistente.
Accanto a questo aspetto negativo viene evidenziata l’importanza ed il valore della dialettica.
La dialettica è rivoluzionaria. Hegel avrebbe sbagliato nel cercare obbligatoriamente la mediazione fra gli opposti, secondo Marx; nella realtà gli opposti vanno concepiti come sono, come due schiere nemiche, come due cose opposte. Marx salva la dialettica ma quella di Hegel va capovolta . Per Hegel il soggetto del movimento è l’idea, il pensiero, mentre il reale si identifica con il fenomeno, per Marx per salvare il nocciolo razionale ,che vi è nella dialettica hegeliana eliminando il suo guscio mistico ,è necessario rovesciarla, restituire il ruolo di oggetto reale al processo sociale ed alle classi, solo in questo modo la dialettica può sprigionare la sua carica reazionaria. La dialettica va mantenuta non esaltando il momento della sintesi , intesa come conciliazioni ed in particolare rovesciando il soggetto idealistico in modo da porre come soggetto reale soggetti concreti.
Nel ’43 Marx aderisce al comunismo. Alla base di questa adesione vi è sicuramente una critica della civiltà moderna, dello stato liberale, alcuni accenni a questa critica li possiamo trovare in uno scritto per gli Annali franco-tedeschi. Qual è la critica che Marx sviluppa nei confronti del mondo moderno ? Il mondo moderno è caratterizzato da una scissione, che si manifesta soprattutto fra stato e società civile. Il termine di paragone è la polis greca nella quale l’individuo si trovava in una unità sostanziale con la comunità e non provava quindi una scissione nel rapporto tra l’io pubblico e l’io privato, cioè sentiva se stesso come parte della comunità . Nel mondo moderno l’uomo vive due vite, come borghese e cittadino. In terra è il borghese , in cielo ( cioè nello stato è il cittadino). Lo Stato non persegue l’interesse comune, non è lo Stato ad imbrigliare la società civile, ma è lo Stato che è lo strumento degli interessi più forti nella società civile.Lo Stato è uno stato di classe. La pretesa liberale di presentare lo stato come neutro -sotto l’aspetto dell’uguaglianza formale - in realtà è ingannatoria . Il cittadino in qualche modo sperimenta nella società borghese una alienazione simile a quella che si sperimenta nella religione.Vi è una falsa universalità dello Stato, che si manifesta nell’uguaglianza formale. Essa nasce dalla società moderna che si basa sull’atomismo sociale, incentrato sulla proprietà privata e sull’interesse individuale. E’ una libertà negativa quella dell’individuo privato che si esprime nella proprietà, di una società strutturalmente asociale. La critica è allo stato borghese ed è un rifiuto delle due principali conquiste dello stato borghese :
• Il principio di rappresentanza, che -per Marx -presuppone la scissione tra individuo e stato
• Le libertà individuali, che sono frutto dell’atomismo borghese, dell’uomo asociale
Marx propone un modello di società alternativa, una democrazia sostanziale totale in cui vi è una perfetta compenetrazione tra individuo e società così come era nella polis greca. Come è possibile questa democrazia totale ? E’ possibile eliminando la disuguaglianza, cioè eliminando al proprietà.
M. è ancora convinto che una società radicalmente democratica si possa realizzare con il suffragio universale. Ma di lì a poco M. finirà per identificare il soggetto della rivoluzione nel proletariato, che è la classe senza proprietà, antitesi della classe borghese, pertanto è spinta ad abbattere questo stato borghese.
Nel ’44 nei Manoscritti economico– filosofici introduce nella sua analisi il concetto di alienazione. M. ha capito che lo stato borghese è uno stato falsamente universale e che maschera dietro alla sua apparente universalità il dominio di classe , è spinto - pertanto -ad approfondire l’analisi della società borghese e trova sulla scia dell’indicazione di Engels utile lo studio dell’economia politica. Marx ritiene che l’economia politica sia l’espressione teorica della società capitalistica, cioè, di una valida anatomia di questa società. L’economia politica è nello stesso tempo una mistificazione perché fornisce una falsa immagine del mondo borghese. L’economia politica non usa la dialettica e non è quindi capace di pensare in termini storico processuali e tende a presentare l’analisi economica che effettua come permanente, eternizzata nel sistema capitalistico, che appare come l’unico modo razionale di produrre ricchezza. L’economia politica non può scorgere le contraddizioni che vi sono nella società borghese; la conflittualità tra lavoro e capitale che si manifesta nell’alienazione.
Il termine alienazione è stato trovato già nello studio del pensiero Hegel à movimento dello spirito che si fa altro da sé, per diventare natura, per potersi riscoprire arricchito. L’alienazione ha un significato strutturale, ineliminabile: positivo perché lo spirito comunque si ritrova arricchito alla fine del processo, negativo perché decade nella natura che non ha una struttura dialettica ed è inferiore allo Spirito .

3. La società comunista e le fasi
Per Marx le contraddizioni della società capitalistica sono la base oggettiva della rivoluzione proletaria. Il proletariato ha una missione storica universale, infatti diversamente dalle precedenti rivoluzioni di cui la classe che rappresenta i nuovi rapporti di produzione, una volta che ha vinto diventa classe dominante, invece il proletariato abolisce la società di classe e quindi la rivoluzione proletaria abolisce ogni forma di proprietà privata.
Si apre quindi una nuova fase per la storia del mondo. La rivoluzione di Marx implica in qualche modo la violenza. Nella fase finale Marx era portato a pensare che fosse possibile una soluzione pacifica anche se la riteneva poco probabile nel superamento della società borghese. Marx si distingueva dagli anarchici perché riteneva che il proletariato doveva togliere il potere alla borghesia ma prima doveva abbattere lo stato e quindi il proletariato doveva impadronirsi della macchina statale borghese per distruggerla e riformarla, ma in una prima fase il proletariato avrebbe dovuto gestire lo stato per evitare il ritorno della borghesia che avrebbe potuto mettere in discussione le conquiste rivoluzionarie. Si doveva trattare comunque di una progressiva estinzione dello stato. Tra comunismo e capitalismo vi è una fase intermedia che è il socialismo che serve a preparare il comunismo in cui si realizza la socializzazione dei mezzi di produzione ed in cui si realizza la dittatura del proletariato. Ciò significa che all’opposto del controllo borghese vi è una dittatura della maggioranza sulla minoranza.
4. Problema del rapporto con la Comune di Parigi
La comune di Parigi è l’unico modello storico concreto di Marx. La comune di Parigi avrebbe realizzato la dittatura del proletariato (aveva sostituito l0esercito con la milizia proletaria, aveva soppresso la buocrazia attraverso i comitati popolari, aveva eliminato la distinzione dei poteri, strumento di mistificazione dello stato, aveva stabilito che le cariche politiche erano transitorie.)
L’obbiettivo finale di Marx è uguale a quello degli anarchici ma si distingue per le tappe
Marx non ha dato indicazioni precise sulla società comunista e neppure su quella socialista. IL fatto che Marx non si sia pronunciato a riguardo è stato visto da alcuni come un segno di serietà mentre da altri come una mancanza.
Qualche indicazione è stata comunque lasciata da Marx in uno scritto Le lotte di classe in Francia, nei Manoscritti economico filosofici e in particolare Nella Critica al programma di Gotta (1875). Nei manoscritti Marx fa una distinzione fra comunismo rozzo e comunismo superiore.
• Nel comunismo rozzo la proprietà non viene abolita ma viene universalizzata. Alla base di questo comunismo rozzo vi è la comunione delle donne. Questa mentalità rozza è ancora presenta nelle grandi proprietà ed ha la sua radice nell’invidia.
• Il comunismo superiore invece è quello in cui l’uomo ha superato l’orizzonte antropologico della proprietà, l0uomo cessa di avere nei confronti del mondo stretti rapporti di possesso, l’homo economicus, l’uomo borghese si sostituisce un uomo nuovo, un essere unilaterale capace di esercitare in modo creativo l’insieme delle sue potenzialità.
Nella critica al programma di Gotta, nella critica all’unificazione del partito di orientamento marxista Francese che ha dato luogo all’spd., si hanno indicazioni più precise. Si parte dal programma che il nuovo partito si era dato. Marx distingue due fasi: una prima fase che emerge dalla società capitalistica ed anbcora gli uomini non sono liberati dai condizionamenti che questi esercitano su di essa è la società socialista o di transizione.IN questa fase avviene la socializzazione dei mezzi fiscali cioè si afferma un unico datore di lavore e tutti diventano salariati à la proprietà viene collettivizzata. Questa fase è dominata dal principio secondo cuin ognuno riceve sulla base del proprio lavoro, ognuno riceve una quantità di beni equivalente al lavoro prestato, questa regola è uguale è quello dello scambio delle merci. Nella fase successive, la fase del comunismo, vige il principio a ciascuno secondo i propri bisogni. Ciò presuppone che si abbia uno svioluppo così forte delle forze produttive che ci siano risorse illimitate per tutti, questa società ha abolito la distinzione fra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Il lavoro non è quqalcosa di costruttivo ma di creativo in cui l'’omo si realizza ed è questo il momento in cui si può realizzare una umanità unilaterale nuova, un vero salto nella storia. Il problema di Hegel della fine della storia viene da Marx affrontato nel senso che esaurita la società di classe non finisce la storia ma assume un significato diverso.
5. Il materialismo storico
Per provvedere alla risoluzionedella società attraverso l’attività puramente teorica hegeliana essi crearonola Sacra Familia.
Nelle 11 tesi su Feuerbach di Marx e nell’Ideologia tedesca i due trattano dei problemi affrontati da Feuerbach.
• Feuerbach aveva smascherato il mkondo rovesciato della religione, trovandone la radice antropologica, ma non aveva colto il carattere storico della natura umana e le condizioni storiche che rendono possibile il costituirsi della religione stessa. Il materialismo di Feuerbach concepisce l’uomo come entità naturale dotata di corporeità e sensibilita, passiva à la realtà sensibile è un oggetto già costituito e non prodotto dall’attività umana.
• Per Marx ed Engels è necessario non abolire la religione ma le cause e le condizioni storiche che rendono possibile il costituirsi della religione stessa à i filosofi si sono accontentati di interpretare il mondo mentre ora si tratta di trasformarlo. Gli uomini si distinguono dagli animali non per il fatto che sono dotati di pensiero, ma quando producono i loro mezzi di sussistenza. Ciò che gli individui sono dipende dalle condizioni materiali della loro produzione. Viene in questo modo respinta ogni concezione della storia come raccolta di fatti senza connessioni e della storia speculativa à bisogna dedurre i fatti nella loro successione.
Alla base della società civile è il modo in cui gli uomini si procurano la sussistenza à la base della società è economica ed è data dal modo di produzione che la caratterizza.
• Il grado delle forze produttive è indicato dal grado di sviluppo della divisione del lavoro, questa ha assunto storicamente varie forme dando luogo alla separazione tra città e campagna, tra agricoltura ed industria
• Ai gradi di sviluppo della divisione del lavoro corrispondono forze produttive diverse forme della proprietà:
• La proprietà tribale: in essa predonominano la caccia, la pesca e la pastorizia ed interviene anche l’agricoltura à la divisione del lavoro è ancora scarsa
• La proprietà della comunità antica: si è formato lo stato e la principale forza produttiva è costituita dagli schiavi à compare già la divisione del lavoro tra città e campagna
• La proprietà feudale: in essa predomina l’agricoltura, la società è organizzata gerarchicamente in corporazioni ed incominciano a formarsi le prime forme di capitale
• La proprietà del modo di produzione capitalistico: in essa predomina l’industria
• In questo tipo di concezione la natura non è più statica poiché anch’essa ha una storia legata ai processi industriali ed ai rapporti umani
• La storia umana non è più concepita come svolgimento dell’essenza umana in generale, ma come sviluppo di forme di produzione della vita materiale e corrispondenti modi di organizzazione sociale
• I modi di produzione determinano il carattere dei rapporti sociali e politici e la stessa produzione delle ideeDistinzione tra struttura e sovrastruttura: le idee, la religione, la filosofia, la politica ed il diritto non si generano in maniera del tutto indipendente, ma sono anch’esse il prodotto di determinati tipi di organizzazione economica e sociale
6. La lotta di classe ed il ritorno all’economia
La tesi di Marx ed Engels è che il motore della storia è la lotta delle classi. Infatti quando ad un determinato gardo di sviluppo della divisione del lavoro non corrispondono più i raqpporti sociali adeguati, allora la relazione tra forze produttive e forme di cooperazione sociale entra in contraddizione e si produce una crisi ed una transizione rivoluzionaria ad un diverso modo di produzione ed al dominio di una nuova classe.
Marx ed Engels ne rintracciarono un esempio nella borghesia nei confronti del mondo feudale.
Quando con il fallimento delle rivoluzioni del 1848 in Europa il centro di potenziale rivoluzione si era spostato in Inghilterra Marx riprese lo studio dell’economia politica ed affrontò la questione del metodo corretto dell’analisi economica. (Per la critica dell’economia politica). L’indagine dell’economia politica deve partire dalla realtà, dal concreto. IL concreto diviene il punto di partenza per effettuare astrazioni, che consentono di ricavare concetti sempre più semplici e sottili. Tali concetti sono le categorie dell’analisi eocnomica, come per esmepio quella della divisione del lavoro, soggetto del lavoro, prodotto, strumento di produzione…
Le astrazioni più generali sorgono soltanto dove il concreto raggiunge il maggior sviluppo, dove una caratteristica appare comune a una vasta totalità di fenomeni. à le idee si formano a partire dai caratteri assunti storicamente da un determinato modo di produzione. Le astrazione che si raggiungono costituiscono un insieme di variabili rispetto alle quali si possono stabilire soltanto leggi logiche generali. à il procedimento corretto sarà quello di sostituire alle variabili ottenute per astrazione le proprietà storiche specifiche di ciascuna formazione sociale ed economica à individuare le relazioni intercorrenti tra le variabili di fatto.
La vera dialettica si articola secondo 3 momenti : CONCRETO – ASTRATTO – CONCRETO. Alla articolazione delle categorie della formazione economica e sociale capitalistica ci penserà il Capitale
7. Il capitale
• Le merci.La merce è qualcosa che per le sue qualità può soddisfare bisogni umani di qualsiasi tipo, materiali ed intellettuali. Essa quindi ha un valore d’uso, che relizza soltanto nel consumo che si fa di essa. Accanto a questo vi è il valore di scambio, che prima si presenta come rapporto quantitativo, cioè la proporzione rispetto ad altre merci di baratto. Affinchè la merce sia scambiata è necessario che tutti i valori delle merci scambiate siano equivalenti e di guale grandezza. In queste merci vi deve essere dunque qualcosa di comune
• Il lavoro, rappresenta la base comune della merce, intendendolo come lavoro eguale in astratto. Si fa infatti astrazione delle differenze reali fra i vari tipi di lavoro e li si riduce al carattere comune che essi posseggono in quanto dispendio di forza – lavoro umana. La forza lavoro è basata quindi sulla quantità di lavoro che è a sua volta basata sulla durata temporale. Ciò che detremina il valore del prodotto è dunque : il tempo di lavoro socialmente necessario in media, in specifiche condizioni storiche di produzione.
• Le cose, quando sono viste soltanto come merci interscambiabili , senza che si veda il lavoro che vi è dietro di esse, diventano feticci, assumono una qualità sovrasensibile che contiene nascosto in sé il rapporto sociale à feticismo delle arti à il prodotto domina l’uomo ed i rapporti sociali appaiono come semplici rapporti tra cose.
• Anche il denaro è equivalente alle merci, è il mezzo di determinazione , in base al calcolo deomanda offerta, del prezzo delle merci. Nei modi di produzione capitalistici il metodo D – M – D (M= merce D=denaro) ha come scopo l’aumento del denaro e quindi il profitto. A differenza il primo mondo mercantile funzionava secondo il M – D – M. Nel capitalismo domina invece il D – M – D’ dove D’ > D
• La fonte del profitto va cercata nella sfera della circolazione delle merci, in quella della loro produzione à forza lavoro, l’energia erogabile per produrre oggetti.
• La condizione di esistenza del rapporto forza lavoro non è eterna e non è propria della età moderna dove ci sono i condizionamenti della produzione capitalistica, nella quale il lavoro, sotto forma di forza – lavoro, diventa merce. E’ necessaria anche l’esistenza di individui unici possessori di produzione I i capitalisti, che spendono una parte del capitale sotto forma di salario per acquistare forza lavoro e generare profitto o plus valore. Fonte del profitto è il plus lavoro. Infatti il valore della forza – lavoro non p calcolato in base al suo rendimento, ma al costo necessario per produrla, ossia per garantire la continua disponibilità di forza lavoro. Il plusvalore potrà generarsi solamente se il salario corrisposto dal capitalista equivale ad una sola parte del tempo impiegato dall’operaio nella produzione e precisamente alla parte che garantisce all’operaio la sussistenza stessa.
Sono vari i modi e i sistemi di produzione del plusvalore:
• Cooperazione, forma di lavoro di molte persone che lavorano insieme in uno stesso lugoo e contemporaneamente secondo un piano.
• Le macchine, comprate dal capitalista, costituiscono un capitale costante, mentre i salari corrisposti agli operai costituiscono un capitale variabile. Le macchine dunque sono lo strumento fondamentale per accrescere la produttività, perché contengono la divisione del lavoro illimitata.
• Più aumenta la specializzazione dell’operaio più egli è costretto a vendere la sua forza lavoro, non soltanto perché non possiede più i mezzi di produzione ma in particolare perché non ha più la capacità di svolgere un mestiere compiuto. Infatti tutte le diverse operazioni compiute nella produzione rientrano in un sistema operaio – macchina.
• Per non soccombere alla concorrenza, il capitalista deve investire sempre più il plusvalore ricavato in macchinari, e per cercare di tenere sempre più basso il suo capitale variabile, ossia i salari
• Nonostante ciò esiste una legge tendenziale di caduta del saggio di profitto, con la conseguente caduta del capitale in poche mani. à immiserimento crescente degli operai

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